venerdì, Maggio 20

Ucraina: riparliamo di Crimea Il diritto internazionale e la storia di quel pezzo di terra donato da Kruscev all'Ucraina

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Ieri, ho cercato di spiegare come la situazione politica, ma anche giuridica, si sia evoluta in Europa e nel mondo dopo la seconda guerra mondiale -che, non essendo una guerra punica, può essere nota, spero, anche a taluni dei nostri ministri- e ho parlato di Ucraina.
Non posso non ritornare sull’Ucraina.
L’Ucraina è, come noto, la culla della civiltà russa. Tanto per dire, Gogol era ucraino, ma in realtà russo. Solo per dire che, qualora l’Ucraina si allontanasse da Mosca al punto da esserne ‘nemica’, alla Russia non farebbe certo piacere; e certamente non farebbe piacere anche a molti ucraini che si ‘sentono’ russi o fortemente legati alla Russia.
L’Ucraina, inoltre, durante la guerra sopportò l’invasione germano-italiana, anche italiana sì, non dimentichiamolo mai, e molti italiani sono morti lì, e combatté validamente per fermare le armate tedesche e italiane. Di ciò, nel 1954, vollecompensare l’Ucraina il Presidente sovietico Kruscev, con un atto insolito nella storia del diritto internazionale: ladonazione della penisola della Crimea all’Ucraina, Stato parte della Confederazione Sovietica. A quanto pare, si potrebbe dire, la Russia ha una specie di particolare simpatia verso i doni: tutti ricorderete che in precedenza aveva se non esattamente donato, venduto, l’Alaska agli USA!

Ma insomma, donazioni o vendite, la storia e il diritto, compreso il diritto internazionale, hanno una loro logica. Il diritto internazionale stabilisce che ogni territorio (badate bene: territorio, non Stato … ma entrare in questa spiegazione richiederebbe troppe pagine) identificabile in una sua identità storico politica (quindi non etnica), ha diritto all’autodeterminazione. O meglio il suo popolo ha ‘diritto’ -uso le virgolette perché in questo caso più che di diritto si deve parlare di garanzia, ma questi sono discorsi da addetti ai lavori, sta in fatto che a tutti quei popoli spetta la garanzia- all’autodeterminazione e a decidere del proprio destino. E ciò è reso anche plasticamente in talune risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare la risoluzione 1541 del 1960, dove è esplicitamente indicata questa possibilità: ogni popolo può scegliere se aderire o meno ad un altro Stato, oppure restare indipendente. Ma la vendita o il regalo non è contemplato.
Il discorso sarebbe molto lungo, ma penso che ciò basti a capirci qualcosa in una vicenda che appare molto più intricata di quanto non sia. Mi limito quindi a ripetere che, per il diritto internazionale ogni popolo ha il ‘diritto’ all’autodeterminazione, sia interna che esterna: cioè, sia ad essere, se lo vuole, indipendente, sia a disporre di un regime giuridico confacente ai propri desideri. Il diritto internazionale, una volta definito quale sia il popolo in questione, ha la funzione di garantire che la volontà popolare sia soddisfatta. Che ci riesca di rado è altro discorso.

E quindi, partiamo da qui: nel momento in cui l’Ucraina, amica strettissima o addirittura ‘culla’ della Russia, cambia atteggiamento (e adesso vediamo in che senso) è perfettamente comprensibile e giuridicamente sostenibile, che la Crimea decida di separarsi dallo Stato al quale è stata appiccicata con un atto così inusuale come una donazione. Si potrebbe dirlo con una formula: si può donare la terra, ma non le persone, gli esseri umani non sono suscettibili di essere donati e meno che mai comprati. Credo che su una cosa del genere sia difficile non essere perfettamente d’accordo, e comunque il diritto internazionale, lo prevede senza equivoci.
La donazione della Crimea, insomma, è stato un sopruso, che, fin tanto che è durata l’URSS, poteva essere irrilevante, dato che parte o meno dell’Ucraina sia quest’ultima che la Crimea erano e restavano parte dell’URSS. È anche abbastanza ovvio che, fin tanto che la situazione fosse restata così, la Crimea, in quanto parte dello Stato Ucraina, poteva essere considerata rientrante pienamente nella sovranità ucraina, ma, posto che l’Ucraina abbia cambiato posizione (parlo di status internazionale: non più Stato parte della URSS) la Crimea, entità comunque ben identificabile e riconoscibile all’interno dell’Ucraina, poteva ragionevolmente aspirare a … tornare indietro. Ma, dato che la Confederazione non esisteva più, nulla ostava a che diventasse parte della Federazione russa.

È, quindi, fuori di ogni dubbio che la separazione e la conseguente annessione alla Russia della Crimea, nella misura in cui fosse stata la Crimea parte dell’Ucraina pre-fine della URSS, sarebbe stata del tutto illegittima, in quanto avvenuta in violazione della integrità territoriale dell’Ucraina. Che, beninteso, avrebbe anche potuto accettare di privarsene, ma solo in base ad un accordo tra la Russia e la stessa Ucraina. Per non parlare del fatto che in ogni caso la popolazione avrebbe almeno il diritto di essere ascoltata.
Ma, stante il citato cambiamento di situazione giuridica dell’Ucraina, se non altro in presenza di una pretesa della popolazione della Crimea, una separazione dall’Ucraina si può considerare legittima e pertanto legittima la successiva annessione alla Federazione russa. Tanto più se si potesse dimostrare che, al mutare della situazione giuridica dell’Ucraina, il popolo della Crimea abbia espresso una volontà in tal senso.

Accade spesso nel diritto, e in quello internazionale in particolare, che si debbano conciliare due complessi di diritti in conflitto: la sovranità Ucraina, indubbia sull’intero territorio ucraino quale esso è, e il ‘diritto’ della popolazione della Crimea di decidere per sé.
Conciliare non significa né prevalenza di un diritto su un altro, né bilanciamento: i diritti non possono essere bilanciati, vanno applicati in maniera integrale. E qui, mi pare, il diritto della popolazione ad esprimere la sua scelta viene logicamente prima del diritto di sovranità dell’entità statale. Beninteso, ciò non vuol dire dare ragione all’uno o all’altro: si tratta di verificare nel concreto se e quali siano state le pretese espresse validamente. Per dire che, se il referendum fosse stato falsificato, o vi fossero state altre situazioni, il risultato potrebbe essere diverso.
Mi sono limitato, spero che sia chiaro, ad indicare i termini del problema e la loro possibile interpretazione.
Un ulteriore elemento potrebbe essere ricavato dal fatto che la Crimea era un territorio autonomo all’interno dell’Ucraina, così come Sebastopoli, come elemento di dimostrazione della consapevolezza ucraina che la Crimea era qualcosa di estraneo o non ancora completamente assorbito.
Sempre in termini strettamente giuridici, si potrebbe discutere della stessa validità della ‘donazione’ all’Ucraina, sia in sé, sia in quanto essa avveniva da parte di uno Stato federale (la Russia) nel quale quindi i vari Stati non godono del diritto a riacquistare l’indipendenza, ad uno Stato parte di una confederazione. Ma il discorso sarebbe troppo tecnico e mi fermo qui. Rilevo solo che la situazione è tutt’altro che cristallina e meriterebbe molti approfondimenti.
Resta, però, il fatto che la popolazione della Crimea, ha espresso il proprio consenso alla annessione. Anche qui, come ovvio, è tutto da vedere se quel consenso sia genuino o estorto, ma, allo stato dei fatti non vi sono motivi apparenti che siano validi per dire il contrario.

Non molto diversa è la situazione per quanto riguarda la parte dell’Ucraina dove, attualmente, vi sono movimenti indipendentisti o insurrezionali, salvo che, in tal caso, essendo se non sbaglio l’Ucraina uno Stato unitario, la separazione di una parte del territorio e della relativa popolazione può solo avvenire, in punta di diritto internazionale, se tutta la popolazione dell’Ucraina sia d’accordo. Occorrerebbe, cioè, un referendum o altro dell’intera Ucraina per permettere al Donbass di diventare indipendente, anche se storicamente era una parte ben precisa della ‘Rus’, che è il nome originario dell’Ucraina.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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