martedì, Maggio 17

Ucraina: rifugiati incombono sulla UE 4 forse 7 milioni di ucraini potrebbero fuggire nel caso la Russia invadesse l'Ucraina. La prima vittima dell'invasione, dunque, sarebbe l'Europa. La mancanza di una politica estera comune peggiora la situazione

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Prossimo appuntamento: febbraio. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, secondoWashington, sarebbe in agenda a Febbraio -quando termineranno le Olimpiadi cinesi, perchè altrimenti si disturberebbe Xi Jinping, e quando il ghiaccio dovrebbe finalmente aver attanagliato il terreno ucraino. La telefonata, ieri, tra il Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il Presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, però, secondo le cronache ucraine, avrebbe rilevato un disaccordo tra i due presidenti non tanto sulla tempistica, quanto sul livello di probabilità che la Russia effettivamente invada l’Ucraina, divergenza smentita dalla Casa Bianca -ma che comunque evidenzia quanto rilevavamo nelle scorse ore, ovvero che i toni si stanno abbassando più da parte ucraina che da parte americana, come se la tensione fosse l’ingrediente base della strategia della Casa Bianca.
Dell’Europa, che già da giorni cerca di minimizzare, in queste ore non vi è traccia.
Più dei decibel, l’Europa ha un problema ben più grave:
la prima vittima dell’invasione sarebbe l’Europa. Tre fronti quanto mai rischiosi: rifugiati,gas, grano. Traducibile, se si volesse drammatizzare (ma neanche troppo) così: ‘una UE al freddo, affamata, piena di rifugiati’.

Quella dei rifugiati è potenzialmente una crisi di proporzioni inimmaginabili, probabilmente la crisi politica più grave che l’Unione si troverebbe ad affrontare, potenzialmente a rischio di destabilizzarla, spaccandola ancor di più.
Ricordiamo che
l’Ucraina confina direttamente con quattro Stati membri dell’UE, ovvero Polonia, Slovacchia, Ungheria e Bulgaria, eindirettamente, cioè attraverso un confine marittimo, con la Romania. Tutti, o quasi, Stati in cui rifugiati e migranti non sono graditi, con politiche migratorie molto respingenti e che proprio su queste si sono fortemente scontrati con i partner del Sud dell’Unione.
Toomas Hendrik Ilves, Presidente dell’Estonia dal 2006 al 2016, e oggi Distinguished Non Resident Fellow presso il Center for European Policy Analysis, afferma:
«Gli ucraini già oggi godono dell’esenzione dal visto verso l’UE. Non si tratterebbe di fuggire attraverso il mare come con i Balts nella seconda guerra mondiale o con i siriani nel 2015, questi rifugiati devono solo attraversare il confine dell’UE, mostrare i loro passaporti e saranno nell’UE legalmente». A differenza della più piccola crisi migratoria del 2015, non ci sarebbe modo di fermare questa ondata di rifugiati, proprio perchè sarebbero legali.
Continua l’ex Presidente estone: «rappresenterebbe il maggior numero di sfollati in fuga in Europa dal 1946-48». Allora, l’agenzia UNRRA (l’United Nations Relief and Rehabilitation Administration) spese circa 40 miliardi di euro in denaro odierno per far fronte ai milioni di sfollati. Per la fuga degli ucraini quanto dovrebbe spendere l’Europa?
Oleksii Reznikov, Ministro della Difesa ucraino, ha affermato: «Una grande guerra in Ucraina farebbe precipitare l’intera Europa in crisi. L’improvvisa comparsa di un numero compreso tra tre e cinque milioni di profughi ucraini in fuga dall’invasione russa sarebbe solo una delle tante grandi preoccupazioni che la società europea deve affrontare». Altri osservatori sostengono che i rifugiati potrebbero arrivare a sette milioni.
Il precedente del 2014 giustifica queste previsioni.
«La guerra scoppiata allora nell’Ucraina orientale ha provocato 14.000 morti, 30.000 feriti e circa 1,5 milioni di sfollati. Fortunatamente per l’Occidente, nel 2014, l’Ucraina ha assorbito questi sfollati all’interno dei suoi territori occidentali, quindi non c’è stato alcun esodo di immigrati e nessun onere di rifugiati a carico dell’UE. Questa volta sembra probabile che le cose vadano diversamente. A seconda del grado dell’invasione, potrebbero non esserci territori ucraini ad assorbire gli sfollati»,afferma Andy J. Semotiuk, avvocato specializzato in immigrazione statunitense e canadese, su ‘Forbes‘. E comunque, dopo che la Russia ha annesso la Crimea e che nel 2014 si sono verificati combattimenti separatisti nella regione orientale del Donbas, nella sola Polonia sono arrivati fino a 1,5 milioni di ucraini.

Un’invasione molto probabilmente coinvolgerebbe le centrali nucleari. «L’Ucraina è fortemente dipendente dall’energia nucleare, dal mantenimento di quattro centrali nucleari e dalla gestione del sito nucleare in frantumi di Chernobyl. In una grande guerra, tutti i 15 reattori degli impianti nucleari dell’Ucraina sarebbero a rischio, ma è probabile che anche un’incursione russa occasionale nell’Ucraina orientale esponga almeno sei reattori attivi all’incertezza di un ambiente di combattimento terrestre», afferma ancora ‘Forbes‘.  «Se le centrali nucleari venissero colpite, non ci possono essere dubbi che l’esodo sarebbe massiccio. Come ha ipotizzato un funzionario canadese, considerando che l’invasione russa in circa il 20 per cento del territorio dell’Ucraina dal 2014 ha generato circa 1,5 milioni di sfollati, in base a tale misura, un’invasione russa più ampia potrebbe generare fino a 7 milioni di rifugiati ucraini». E secondo il Ministro della Difesa ucraino, nel 2022, i rifugiati premerebbero in particolare proprio sul confine polacco-ucraino, e poi al confine polacco-tedesco.

«È spaventoso immaginare quale portata potrebbe raggiungere la crisi dei rifugiati in caso di escalation delle ostilità in Ucraina. Sarà un disastro umanitario in tutto il continente con milioni di rifugiati che cercheranno protezione nei paesi europei vicini», ha affermato Agnès Callamard Segretario Generale di Amnesty International. «L’Ucraina è attualmente la destinazione per coloro che cercano protezione quando fuggono dalla Russia, dalla Bielorussia e dai Paesi dell’Asia centrale. Se la Russia dovesse usare la forza militare contro l’Ucraina, non sarà più così», questi rifugiati si unirebbero agli ucraini diretti verso i Paesi UE dell’Est e del Centro.
7 milioni di persone, nell’ipotesi peggiore, 3 o 4 milioni, nell’ipotesi migliore, si riverserebbero nella UE, o meglio, nei Paesi dell’Europa dell’Est. Una situazione che inevitabilmente coinvolgerebbe gli alleati NATO, visto che da sola la UE non potrebbe gestire una folla di queste dimensioni.  Seth G. Jones del Center for Strategic and International Studies afferma che gli Stati Uniti e i loro partner dovrebbero «offriresostegno umanitario per aiutare l’Ucraina a gestire i rifugiati e gli sfollati interni. Questa assistenza potrebbe anche dover essere estesa agli alleati della NATO ai confini dell’Ucraina per i rifugiati in fuga verso ovest». Gli Stati Uniti e gli alleati come Regno Unito, Canada e Australia «potrebbero dover prendere in considerazione una programmazione speciale per l’immigrazione per aiutare ad affrontare la crisi umanitaria», afferma ancora ‘Forbes.

E si ritorna alla crisi politica che uno sfollamento su scala molto più ampia comporterebbe per l’Europa. Questa fuga ucraina, potrebbe «portare a gravi sconvolgimenti tra i Paesi dell’Europa centrale e orientale che, nonostante abbiano accolto un gran numero di migranti economici ucraini dal 2014, sono stati uniti nell’opposizione ai rifugiati che arrivano dai Paesi dilaniati dalla guerra in Medio Oriente. Dato che le minoranze ucraine nell’Europa centrale e orientale tendono già a svolgere lavori poco qualificati, un ulteriore afflusso potrebbe generare un certo risentimento anche tra i lavoratori locali», afferma il giornalista William Nattrass, corrispondente dalla Repubblica Ceca. «Ma è probabile che una grande ondata di profughi dall’Ucraina venga vista sotto una luce diversa. Leader tradizionalisti come Viktor Orbán si oppongono alla migrazione dal Medio Oriente sulla base di una temuta ‘islamizzazione‘ dell’Europa, ma questo tipo di disagio culturale non si sarebbe replicato con l’arrivo dei migranti ucraini. In questo contesto, leader come Orban e il polacco Mateusz Morawiecki potrebbero essere più ricettivi nei confronti dei migranti ucraini in arrivo».
Un’altra differenza sarebbe negli atteggiamenti degli stessi rifugiati, sostiene Nattrass, cercando di interpretare il clima di questo frangente. «Coloro che fuggono dai Paesi dilaniati dalla guerra in Medio Oriente tendono a vedere l’Europa occidentale come la loro destinazione finale, mentre gli ucraini probabilmente preferirebbero stabilirsi nell’Europa orientale, unendosi a comunità ben consolidate dei loro connazionali».  E l‘Europa orientale «sentirà un senso di dovere morale se dovesse scoppiare la guerra in Ucraina, in parte derivante dall’identificazione storica della regione con la sofferenza per mano del Cremlino. Ma anche così, il solo peso della potenziale nuova ondata migratoria coinvolgerebbe rapidamente l’intera UE». E «le Nazioni che hanno a lungo denunciato l’uso dei meccanismi diredistribuzione all’interno dell’UE potrebbero dover chiedere a Bruxelles la loro reintroduzione. Per anni sono stati gli Stati del Sud a subire il peso di enormi flussi di migranti, ma ora la situazione si invertirebbe». Il che potrebbe sicuramente alla lunga essere una buona lezione per i politici sovranisti, ma il problema non sarebbe per questo superato, anzi.

Amnesty International, attraverso Agnès Callamard, alza ulteriormente l’asticella della questione politica. «Un ulteriore conflitto armato nel centro dell’Europa che coinvolge una potenza nucleare e che potenzialmente attrae altri Paesi, minaccia di sconvolgere l’intero sistema di controlli ed equilibri geopolitici con implicazioni imprevedibili sui diritti umani a livello globale». «Se l’Occidente e la Russia dovessero entrare in un confronto più aspro, ciò potrebbe potenzialmente portare a un intervento più attivo delle parti nei conflitti regionali in tutto il mondo,all’armamento della politica energetica e a più Paesi disposti a usare la forza come parte della loro politica estera». Un rischio che tra il resto rimanda alla latitanza politica della UE in questa crisi.
La UE «non ha fatto nulla per giustificare un ruolo di primo piano» nelle trattative, dove la controparte dei russi sono solo gli Stati Uniti,  «ha in gran parte ignorato l’Ucraina come questione di sicurezza». «Gridare ora che l’UE è esclusa dai negoziati quando non ha fatto nulla di serio per sviluppare un ruolo di sicurezza da quando il Trattato di Lisbona del 2009 ha creato un posto di vicepresidente in politica estera è francamente bizzarro. Come ha scritto il diplomatico senior veterano Wolfgang Ischinger, ora Presidente della Conferenza sulla sicurezza di Monaco: “È colpa nostra, non [degli Stati Uniti] se Mosca discute bilateralmente della sicurezza europea con gli Stati Uniti”. Ci piace parlare dell’apprendimento della lingua del potere, ma ci mancano tutti gli strumenti di base del potere: capacità militari, visione strategica e volontà politica». Se la UE vuole davvero essere presa sul serio e non essere esclusa a priori da trattative serie, «deve cominciare a prendere sul serio se stessa e la propria sicurezza. Creare, come suggerito da Ischinger, un responsabile della sicurezza dedicato per supervisionare la dimensione della sicurezza di tutte le politiche dell’UE. Istituire un consiglio di sicurezza permanente che rispecchi il Consiglio Nord Atlantico (NAC) della NATO». «Se l’UE si prendesse sul serio nel campo della difesa e della sicurezza, tra diversi anni potrebbe anche essere presa sul serio dalla Russia», conclude Toomas Hendrik Ilves. «»
Una gestione seria della crisi dei rifugiati che sicuramente verrà se la Russia invade l’Ucraina, potrebbe essere un modo per iniziare la lunga risalita dal pozzo dell’ignavia e degli egoismi sovranisti.

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