martedì, Maggio 17

Ucraina: quello che non si dice … per belligeranza La condotta della guerra, regolata da varie Convenzioni (Aja, Ginevra, Ottawa, ecc...) e violata dalle porcate; la condizione di neutralità e i comportamenti di non neutralità di quelli che si dicono neutrali; i media (non ultimi quelli italiani) e la loro belligeranza

0

Sempre nell’intento di portare a termine questi interventi sulla guerra in Ucraina, avendo espresso la mia opinione sulla posizione e sugli errori dell’Europa, restano da chiarire altri due punti: la qualità e le modalità delle mediazioni offerte per la soluzione della questione, e il tema del modo di svolgimento di questa guerra per molti versi atipica, ma di una pericolosità non comune.

Cominciamo dalle modalità e la relativa liceità degli atti degli attori in guerra.
Non so assolutamente non so come si faccia una guerra, non sono un soldato, né uno stratega e quindi mai ne parlo. Ma non riesco a comprendere la facilità con la quale si ‘giudica’ il modo (‘ovviamente criminale’) in cui la Russia conduce la guerra, la legittimità (‘ovviamente nulla’) dell’attacco a potenze estranee al conflitto ma ‘parteggianti’ per una parte, il diritto (‘ovviamente indiscutibile’) di fornire aiuto militare ad una delle parti in lotta, eccetera. Non essendo uno stratega, non so neanche giudicare la ‘criminosità’ del modo in cui una o l’altra delle parti in lotta si comporta.
In termini di diritto internazionale, la condotta della guerra è regolata dalle Convenzioni dell’Aja, adottate a cavallo del 1900, dalle Convezioni di Ginevra e relativi protocolli, e da una serie di convenzioni sull’uso di determinate armi, come ad esempio lebombe a grappolo‘, di cui ad una convenzione firmata ad Ottawa il 30.5.2008, della quale -diciamolo subito così togliamo un problema dal tavolo- né la Russia, né gli USA, né Israele, ecc…. (la Palestina, sì) fanno parte. In un documento pubblicato dal sito della Convenzione, prima dell’elenco degli Stati parte della Convenzione stessa, c’è una cartina del mondo in cui sono evidenziate in bianco le zone in cui la Convenzione non è firmata o ratificata. Guardatela, è impressionante!
Ora, che l’uso di quegli ordigni sia una porcata, anzi, peggio, è assolutamente ovvio a chiunque abbia senso comune e minima umanità; che, del resto, l’uso di armi capaci di portare danni molto gravi e inutili alle persone colpite è proibito già nella Convenzioni dell’Aja, anche se i ‘nomi’ degli ordigni risentono della datazione delle Convenzioni. Voglio dire che, anche se certe armi non sono indicate con il loro nome preciso, logica giuridica elementare non può non ritenere che siano vietate: tutte, indipendentemente dal nome. Ma, per lo più, gli Stati ritengono che, non avendo sottoscritto quelle convenzioni, sono liberi di usarle quelle armi. Ripeto (spero che il direttore non si arrabbi), è una evidente porcata.
Ma, e lo dico chiaro chiaro, è una porcata alla millesima potenza, che da parte di uno Stato che non ha nemmeno firmato la Convenzione, si accusi un altro (che nemmeno l’ha firmata) di essere criminale perché le usa! C’è, secondo me, un limite a tutto, perfino all’ipocrisia, perfino all’ipocrisia degli Stati più o meno bellicosi. Quando poi dei giornalisti molto amici di qualche Stato gridano allo scandalo perché l’altro usa le armi che lo Stato amico usa e userebbe senza problemi, confesso che urlo.
Certo, i giornalisti devono denunciare le porcherie che vedono e raccontano, ma anche il racconto giornalistico non può essere avulso dalla realtà, dall’analisi della realtà ‘globale’, come ad ogni piè sospinto gli stessi giornalisti dicono: quando non lo si fa, si corre il rischio di apparire ciò che talvolta si è, di parte.

 

Vengo all’altro aspetto della questione del quale vorrei parlare brevemente, sempre per precisare e integrare ciò che spesso non si dice o si tace perché non si sa.
Quella in corso in Ucraina è una guerra, una ‘semplice’, normale -maledettamente normale- guerra, nella quale, come in ogni guerra, c’è chi aggredisce e chi viene aggredito, nella misura in cui la guerra non è statadichiaratadopo una discussione sui temi che la determinano. Ciò accadeva spesso nelle guerre più antiche, ma dalla seconda guerra mondiale in poi, anzi, già nella stessa seconda guerra mondiale, quella prassi è scomparsa, le guerre si fanno perché uno attacca l’altro, che talvolta se lo aspetta talaltra no e talvolta attacca prima che l’altro lo faccia. Il diritto internazionale definisce entrambe -badate bene entrambe- le situazioni: aggressione.
In questo senso, guardando il problema in maniera sommaria, i russi hanno aggredito l’Ucraina. Ciò non toglie che, ad una analisi più ampia e approfondita, l’aggressione russa potrebbe apparire legittimata dalla situazione che ha condotto ai fatti odierni.
Basterebbe dare un’occhiata alla risoluzione della AG delle NU 3314 del 1974, che definisce aggressore, per farla breve, chi spara per primo, salvo poi a vedere se l’aggressione sia o meno giustificata da atti precedenti. Del resto, se ci pensate, è logico: chi spara si ferma e si apre la discussione.
Quando inizia, ‘scoppia‘, una guerra, non solo scattano tutte le norme che regolano la condotta della guerra da parte dei belligeranti, ma scattano anche quelle norme che servono a regolare il comportamento degli Stati che non partecipano alla guerra: gli Stati neutrali. Per quanto qui detto, queste sono regole, norme di diritto internazionale, quelle che qualche giornalista in vena di finezze sento e vedo definire ‘la grammatica della guerra’. Mah!
La neutralità implica che gli Stati che non partecipano alla guerra abbiano, sì, il diritto di non essere coinvolti nella guerra, ma abbiano anche l’obbligo di evitare qualunque comportamento che sia, in qualunque maniera, di aiuto ad una delle due parti. Beninteso cum grano salis, nel senso che se non altro le esigenze umanitarie con riferimento alla popolazione civile vanno soddisfatte: cioè a dire che rifornire la popolazione civile di cibo e medicine, non rompe lo stato di neutralità.
Ma è ben chiaro e noto a tutti che se uno Stato interviene a rifornire lo Stato in guerra con armi –ma ovviamente anche con denaro utile ad acquistare armiperde lo status di neutralità, diventa insomma ‘nemicodella parte che non aiuta.
Nel momento in cui uno Stato lo fa, diventa a tutti gli effetti nemico, e quindi suscettibile di essere colpito dallo Stato in guerra. Anche qui, beninteso, cum grano salis, nel senso che dubiterei assai che fosse lecito colpire, che so, la capitale di uno degli Stati che abbia rotto la neutralità, ma certo, ecco il punto, colpire un convoglio di aiuti militari che entri nel territorio di una delle parti in guerra, o colpire eventuali, che so, campi di addestramento militare organizzati da Statineutrali‘, è del tutto lecito.
Anche qui, mi spiace di tornare sul punto, la stampa molto male si comporta nel trascurare di illustrare sempre questo punto, o addirittura indicare come illecito il fatto che si colpisca un convoglio che trasporta armi, o un campo di addestramento, come è stato minacciato per la prima ipotesi, e fatto per la seconda cosa ad opera della Russia. Molto male, perché la stampa, almeno quella, dovrebbe essere neutrale, per fornire informazioni corrette al pubblico che la segue. Di nuovo sarebbe bello, anzi, sarebbe indispensabile che, almeno la stampa dei Paesi neutrali, rispettasse la regola del rispetto della verità e dell’oggettività della ‘narrazione’ giornalistica. Beninteso, è del tutto normale, oltre che prevedibile (benché poco ‘elegante’), che la stampa dei Paesi in guerra tenda a distorcere o almeno ad abbellire le cose fatte dal proprio Stato.
A leggere, ascoltare e guardare i media italiani, si percepisce bene la situazione di belligeranzain cui si trova il nostro Paese. Una belligeranza, lo ripeto ancora una volta, a beneficio anche dei super giuristi, super strateghi, super moralisti e super politici che affollano quella stampa, una belligeranza che non è stata deliberata nei modi e nei tempi esplicitamente previsti dalla nostra Costituzione, ma che, dal punto di vista del diritto internazionale, ci vede parte in guerra contro la Russia.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->