mercoledì, ottobre 24

Ucraina: quelle pericolose armi americane per la proxy war Oltre 40 milioni di dollari di armi americane per la guerra dell’Ucraina ai separatisti. Kiev ordina ai suoi diplomatici a Roma il ‘no commet’. Ne parliamo con Elvio Rotondo, analista de Il Nodo di Gordio

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L’Amministrazione degli Stati Uniti  ha disposto una nuova vendita di armi leggere all’Ucraina per far fronte alle guerriglie in atto nel Donbass contro i separatisti filo-russi. 40 milioni di dollari in armi.

Si tratta del più grande stanziamento di fondi dal 2014, anno di inizio delle ostilità tra lo Stato ucraino e le Repubbliche di DonetskLugansk, autodichiaratesi indipendenti a seguito di un referendum tenuto l’11 marzo del 2014, con l’intenzione di secedere dall’Ucraina ed avvicinarsi alla Russia, atto politico dichiarato illecito da parte delle autorità ucraine.

In particolare il Dipartimento di Stato americano ha autorizzato l’esportazione di armi da fuoco dell’azienda Barrett, modello M107A1, per un ammontare di 41,5 milioni di dollari, destinati alle forze ucraine.

La decisione non ha ricoperto, però, anche la vendita degli strumenti anticarro Javelin che il Governo ucraino ha richiesto esplicitamente. Questa decisione ha fatto seguito allo Ukraine Freedom Support Act, legge a supporto del Governo filo-occidentale ucraino, approvata nel 2014 durante l’Amministrazione del Presidente USA Barack Obama. Il precedente presidente non aveva mai autorizzato vendite così ingenti.

Prima di quest’ultima scelta, infatti, erano state soltanto concesse licenze per vendite commerciali di armi leggere in piccole quantità e le commesse inviate venivano concesse soltanto caso per caso. Quella attuale è, quindi, una totale inversione di rotta.

Si può prevedere, quindi, che nei prossimi mesi il Congresso americano deliberi altre scelte di vendita di armi letali americane per la crisi ucraina. Anche il Canada, nei giorni scorsi, sulla stessa linea d’onda, ha approvato una vendita simile di armi letali in favore dell’Ucraina, dimostrando di essere pienamente in asse con Washington sull’approccio nei confronti del conflitto regionale.

La mossa è stata fortemente sostenuta dai vertici militari e dal Congresso degli Stati Uniti, ma potrebbe incidere in maniera sostanziale sui rapporti con Mosca. Lo stesso Donald Trump aveva più volte manifestato durante la campagna elettorale e nei primi mesi di presidenza, il desiderio di lavorare con Putin per risolvere la crisi ucraina e pacificare la zona, diversamente da quanto sembra con quest’ultima scelta.

L’iniziativa americana ricorda molto il Land-Lease Act del ’41, una legge approvata dal Congresso statunitense che deliberava di prestare ed affittare armamenti alle nazioni che combattevano contro la Germania nazista, quando gli Stati Uniti erano ancora ben lontani dall’entrare in guerra. Nella maggioranza al Congresso si sta diffondendo la convinzione che prestare armi, per quanto letali, all’Ucraina, sia un atto assolutamente lecito e non provocatorio nei confronti della Russia, perché secondo l’Amministrazione americana l’Ucraina si sta difendendo da una presunta invasione. Sull’altro versante, quello russo, a quanto risulta da un report della ‘BBC’, Mosca sta ritirando i suoi uomini dalla missione osservativa per garantire il rispetto delle tregue, lamentando come sia impossibile operare in un contesto nel quale l’Ucraina non rispetta gli accordi. Non è la prima volta che le parti si sono accusate a vicenda di non rispettare le tregue. Secondo le Nazioni Unite, da quando è scoppiato il conflitto nell’aprile 2014, nelle regioni orientali del Donbass sono morte oltre 10.000 persone.

Proprio a fronte di queste situazioni l’Amministrazione USA ha ritenuto che l’invio di armi letali a scopo difensivo costituisce una forma di assistenza appropriata.  Che questa decisione influenzi gli equilibri della regione e segni un nuovo riaccendersi del conflitto? Dopo le sanzioni commerciali alla Russia, l’invio di armi letali potrebbe essere il primo passo di un vero e proprio conflitto convenzionale? Abbiamo provato a richiedere informazioni all’Ambasciata Ucraina in Italia in merito alla fornitura degli armamenti, ma i diplomatici ucraini a Roma, su indicazione del Governo di Kiev, a quanto ci hanno detto, non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito.  Abbiamo parlato con Elvio Rotondo Elvio Rotondo, Country Analyst del think tank ‘Il Nodo di Gordio’.

 

L’imminente vendita di armi da parte del Governo americano e canadese al Governo ucraino  -si parla di 40,5 milioni di dollari di merce- è la più grande commissione dall’inizio della Crisi Ucraina. Come mai tutte queste armi? C’è un’escalation della Crisi?

Anche se esiste un cessate il fuoco in vigore da più di due anni, negli ultimi giorni sono state riportate notizie di intensi bombardamenti. Dal 2014 sono state uccise più di 10.000 persone e circa 1,5 milioni sono state costrette ad abbandonare le loro case. Kiev continua ad accusare Mosca di inviare truppe e armi pesanti nella regione, mentre la Russia continua a negare. La situazione di empasse sul campo e l’annuncio della fornitura, da parte degli USA di armi a Kiev, oltre a causare un grave danno alle relazioni russo-americane, potrebbe portare a un’ulteriore escalation del conflitto nel Donbass. Ma secondo il Segretario di Stato americano, Mattis, la fornitura di armi, a solo scopo difensivo, a Kiev non è incoraggiare un’escalation dei combattimenti o attirare la Russia in uno scontro diretto con gli Stati Uniti, ma contrastare l’interferenza russa in Ucraina. Uno dei motivi che potrebbero aver portato Canada e Stati Uniti a decidere di vendere armi all’Ucraina potrebbe essere il fallimento dei colloqui USA-Russia sulla proposta di una missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nel Donbass. Secondo Mosca la decisione degli Stati Uniti di fornire armi all’Ucraina, oltre a minare gli accordi di Minsk, è pericolosa perché incoraggerà Kiev a usare la forza nell’Ucraina orientale.

L’Ucraina ottiene altri aiuti militari o economici da parte di potenze o industrie estere? Se sì in quali entità?

Nonostante l’Ucraina si trovi alla nona posizione (con il 2,6%) nella graduatoria mondiale degli esportatori di armi, il suo settore della difesa ha bisogno di una profonda revisione, specialmente con un apporto di tecnologie moderne e una maggiore efficienza. Una parte significativa delle armi e delle attrezzature ucraine sono obsolete. I produttori nazionali non sono in grado di fornire alcuni sistemi di armi fondamentali, tra cui la fanteria corazzata, comunicazioni, missili anticarro, droni da ricognizione UAV, fucili da cecchino e munizioni.L’Ucraina è particolarmente interessata alle armi anticarro, al radar di artiglieria contro batteria e ai veicoli di pattugliamento corazzati come gli Humvees fabbricati negli Stati Uniti. Gli USA hanno già provveduto a inviare diversi equipaggiamenti “non letali”: radar antimissile, presidi medici, giubbotti antiproiettile e altro ancora.

Il 12 dicembre, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un bilancio per la difesa per il 2018 che prevede la possibilità di fornire armi letali all’Ucraina di ‘natura difensiva’. Il Congresso ha approvato un finanziamento di 500 milioni di dollari in ‘assistenza difensiva letale’ all’Ucraina. 350 milioni di dollari in più dei 150 milioni originariamente proposti dall’amministrazione.  Tra le armi autorizzate dagli USA ci sarebbero missili anticarro ‘Javelin’, fucili di precisione etc.

Questa Crisi sta diventando una vera e propria guerra con una possibile discesa in campo delle forze occidentali? O ci si limiterà ad assistere la propria fazione in una sorta di proxy war (Occidente-Ucraina vs Russia-Separatisti)?

Credo sia più corretto parlare di proxy war. Una discesa in campo delle forze occidentali significherebbe la catastrofe con esiti inimmaginabili. Gli Stati Uniti sono presenti nel Paese da circa due anni, con un contingente militare di circa 300 istruttori che hanno addestrato i militari ucraini per prepararli a combattere nella parte orientale. Ogni 55 giorni un nuovo battaglione ucraino partecipa a un corso di addestramento presso il Centro di addestramento per il combattimento a Yavoriv nell’Ucraina occidentale. Dal 2014, gli Stati Uniti e le forze armate partner hanno contribuito a far crescere le forze ucraine da poco più di 100.000 soldati ai quasi 250.000 di oggi. Il centro operativo marittimo gestito dagli Stati Uniti presso la base navale di Ochakov, in Ucraina, è diventato operativo a luglio, per fungere da importante centro operativo e di pianificazione durante le future esercitazioni militari ospitate dall’Ucraina.

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