venerdì, Luglio 30

Ucraina: Putin gioca al gatto col topo con l'Occidente field_506ffb1d3dbe2

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putin normandia


Mosca
– Con il piano di pace elaborato dal Presidente ucraino, Petro Poroshenko, bene in vista sul tavolo, il Presidente russo Vladimir Putin ora è sotto pressione, e deve dimostrare una volontà di sostegno per evitare le sanzioni dell’Occidente. Lo scopo di Putin è mantenere il suo vicino nell’orbita della Russia e impedire che possa aderire alla NATO, anche se l’obiettivo più immediato è quello di ridurre l’incombente minaccia della punizione economica degli Stati Uniti e dell’Unione europea

Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno avvertito la Russia che potrebbe dover affrontare sanzioni economiche più pesanti, se non riuscirà a sostenere il processo di pace, cercando al contempo di convincere i ribelli filo-russi dell’Ucraina orientale a deporre le armi e a interromperne il flusso chiudendo la frontiera.

La Russia ha respinto le accuse occidentali di aver incoraggiato gli ammutinamenti a est tramite truppe e armi. Putin ha ripresentato in Parlamento la richiesta di poter impiegare l’Esercito in Ucraina, ed i legislatori russi hanno rapidamente deciso di autorizzarlo.  La mossa aveva lo scopo di smorzare le critiche occidentali che affermavano come la Russia stesse facendo pressioni sull’Ucraina in vista di un vertice dell’UE. Ha inoltre inviato un chiaro segnale ai ribelli: non possono attendersi che l’Esercito russo attraversi il confine per aiutarli

 

Durante tutta la crisi ucraina, Putin ha vagliato attentamente ogni mossa possibile, dalla forza bruta, già applicata durante l’annessione della Crimea, alle pressioni e alle minacce. 

Gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno introdotto il divieto di viaggiare e hanno ‘congelato’ i beni di funzionari russi e uomini d’affari legati a Putin, dopo che la Russia ha preso la Crimea nel mese di marzo. Hanno minacciato di rivolgere sanzioni contro interi settori dell’economia russa, se la Russia avesse insistito nel violare la sovranità dell’Ucraina, ma sono rimasti evasivi su quale azione specifica di Mosca dovrebbe innescare la prossima reazione. 

Sembra  un po’ il gioco del gatto col topo

Da principio, Washington e la NATO, scioccati dal Blitz di Putin in Crimea, temevano che avrebbe potuto fare lo stesso in Ucraina orientale, dove la Russia ha accumulato decine di migliaia di truppe lungo il confine. L’Occidente ha avvertito che arriveranno sanzioni più pesanti, se la Russia dovesse mandare le sue truppe nell’Ucraina orientale. L’invasione non è mai arrivata, e Putin, alla fine, ha richiamato la gran parte delle truppe nelle sue caserme. 

Gli Stati Uniti e l’Unione europea avevano anche minacciato sanzioni se la Russia si fosse mossa per far saltare le elezioni presidenziali di maggio in Ucraina. Le votazioni si sono svolte senza intoppi, e Poroshenko è stato eletto al primo turno, anche se a est i ribelli hanno bloccato le consultazioni. Subito dopo il voto, Poroshenko ha incontrato Putin, in Normandia, a margine delle celebrazioni del 60° anniversario dello sbarco alleato. 

Ora l’Occidente dice che Putin ha bisogno di far sì che i ribelli rispettino il piano di pace ucraino e di chiudere il confine. Ma lui non può richiamare direttamente gli insorti a deporre le armi, a meno che non voglia perdere la faccia a casa sua, dove il suo elettorato potrebbe vedere la cosa come una resa all’Occidente.

In una certa misura, Putin è diventato ostaggio della sua stessa propaganda. Con la televisione nazionale di Stato che per mesi ha biasimato la cosiddetta ‘giunta fascista di Kiev’ e l’azione militare condotta in Ucraina orientale, molti russi si chiedono perché il Presidente non stia agendo in modo più deciso per aiutare i russofoni che si trovano nel Paese. 

Il leader russo sta già affrontando le pungenti critiche dei compatrioti nazionalisti, che lo accusano di aver tradito i russi in Ucraina per placare l’Occidente. La sua richiesta affinché il Parlamento annullasse l’autorizzazione per l’invio di militari in Ucraina ha scatenato la rabbia dei nazionalisti.  Mentre questi ultimi non rappresentano un pericolo immediato per il potere di Putin, potrebbero, però, diventare una grave minaccia se la situazione economica russa si dovesse deteriorare

I funzionari russi fanno buon viso a cattivo gioco in merito al possibile aggravamento delle sanzioni occidentali, affermando che queste danneggerebbero l’UE almeno quanto la Russia, e sono, pertanto, improbabili. L’UE è il principale partner commerciale della Russia, con circa 450 miliardi di dollari di commercio ogni anno, molto più degli appena 20 miliardi di dollari circa tra Russia e USA. 

Mentre non è probabile che l’UE tagli le importazioni di petrolio e di gas, potrebbe comunque introdurre delle sanzioni contro le istituzioni finanziarie russe, complicando l’ottenimento di prestiti di denaro in Occidente, tagliando i trasferimenti di tecnologia e adottando altre dolorose misure. 

L’Amministrazione USA ha spinto per appesantire le sanzioni, ma ha anche dovuto affrontare la forte opposizione degli ambienti economici statunitensi, quella di giganti come Exxon, che ha una joint venture con Rosneft, importante major a controllo statale russo, o di Boeing, che spera di espandersi nel mercato russo e dalle industrie russe riceve materiali e componenti. 

Il business europeo è sempre più profondamente radicato in Russia e ha sempre più da perdere in caso di sanzioni. La decisione di Putin di rinunciare al diritto di usare la forza ha dunque dato agli europei, contrari alle sanzioni, un potente argomento per resistere alla spinta degli Stati Uniti, che invece cercano sanzioni più severe anche nella semplice mancanza di mosse russe per ridimensionare le tensioni. 

La tattica di Putin sembra chiara. Per ora, probabilmente, lui assumerà una posizione pacifica dichiarando il suo sostegno al piano di pace in Ucraina e, forse, prenderà alcune misure simboliche, come stringere i controlli alle frontiere per placare l’Occidente. 

Una volta esauritasi la minaccia immediata di altre sanzioni, potrebbe lasciar emergere le tensioni senza lasciare prove del coinvolgimento diretto russo. 

Mosca insiste che i cittadini russi, impegnati a combattere a fianco dei ribelli nella parte orientale dell’Ucraina, hanno aderito alla rivolta spontaneamente. Ha respinto le affermazioni di ucraini e occidentali sull’invio di truppe e di armi pesanti attraverso il confine, sfidandoli a fornire prove specifiche. Finora, non ne è stata prodotta nessuna. 

 

L’Ucraina ha detto che i carri armati e i lanciarazzi ricevuti dai ribelli provenivano dalla Russia, e gli Stati Uniti l’hanno confermato. Tuttavia, l’Esercito ucraino è dotato esattamente dello stesso armamentario e i ribelli hanno insistito dicendo di aver requisito l’attrezzatura delle truppe ucraine. 

Le ripetute rivendicazioni ucraine circa il coinvolgimento dei servizi speciali russi nei combattimenti si sono dimostrate altrettanto illusorie. Se gli agenti russi hanno sostenuto la ribellione, sono stati comunque abbastanza intelligenti da non lasciare tracce

Putin è propenso a impiegare tattiche egualmente furtive, incoraggiando il seguito delle turbolenze in Ucraina ma anche calibrando attentamente le sue azioni per non dare all’Occidente il pretesto di infliggergli una punizione

Sperava che i problemi economici dell’Ucraina si aggravassero, permettendo alla Russia di rafforzare gradualmente la sua presa sullo stato vicino. Mentre il pacchetto di 17 miliardi dollari di aiuti promessi dal Fondo Monetario Internazionale potrebbe ancora evitare il fallimento dell’Ucraina, gli standard di vita certamente precipiteranno e gli aiuti resteranno condizionati all’esecuzione di dolorose riforme strutturali, compreso il ritiro delle massicce sovvenzioni statali che hanno mantenuto bassi i prezzi del gas per la popolazione. 

La rimozione di questo e di altri privilegi sociali colpirà la popolazione, facendo diminuire l’entusiasmo del pubblico circa l’integrazione con l’Europa. Putin può anche sperare che l’accordo di associazione UE-Ucraina che ha scatenato la crisi dello scorso novembre possa colpire l’inefficiente economia ucraina, in passato legata alle sovvenzioni energetiche statali e al mercato dell’export russo. La necessità di adeguarsi alle difficili norme comunitarie e di trovare nuovi mercati sarà capace di colpire le industrie ucraine e di alimentare ancora di più il malcontento sociale. 

La bruciante insurrezione a est, dove, anche dopo la conclusione delle ostilità, la popolazione locale rimarrà lungamente sospettosa nei confronti del Governo centrale, sarà un altro problema che si aggiungerà a quelli dell’Ucraina. 

L’Ucraina, che ha iniziato con il suo ex Presidente a costruire un dialogo con  l’Unione europea in vista di più stretti legami con Mosca, vive una resa dei conti che è ben lungi dall’essere conclusa. Per Putin è una battaglia esistenziale nella quale può sacrificare molto, e non è ancora chiaro se un Occidente così frammentato sia in grado di resistere alla sfida.

(Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli)

 

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