mercoledì, Maggio 25

Ucraina: profughe e Impresa Sociale Valutiamo il che fare con il sentimento della solidarietà, ma anche con la razionalità dell’imprenditorialità sociale

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Emergenza Ucraina. E’ una esigenza da gestire in modo diversificato e su vari fronti: ospitalità e reperimento di alloggi e case, risposta alle esigenze di lavoro, sforzo formativo sulla lingua italia, fund raising per per trovare risorse indispensabili, accompagnamento nel ginepraio burocratico e così via. E’ significativo il caso del Paese di Rota d’Imagna (900 abitanti) che ha accolto cento bambini ucraini fruendo di alberghi,colonie non più  in funzione e sviluppando servizi di solidarietà(dice un bambino: ”…Qui è come essere in vacanza”).

Una delle prime esigenze è la copertura sanitaria considerando che il 40% dei profughi è composto da minori. Inoltre, nello specifico, stiamo parlando delle profughe ucraine accolte in Italia che, ad oggi, sono circa 40.000 considerando che il totale dei profughi è di ca.8o.000 persone.

Tutte le profughe ucraine diventeranno badanti?Impossibile e spreco di risorse e talenti. Non abbiamo ancora dati sul profilo esatto delle ucraine profughe, ma le prime impressioni ci dicono che sono di cultura media e medio-alta, molte parlano inglese, alcune sono arrivate con la propria automobile ed hanno con sè i figli minori (circa 29.000). Rispetto ai migranti ucraini in tempo di pace; in Italia ad oggi sono circa 240.000 e rappresentano 28% dei residenti ucraini in Europa che rappresentavano prevalentemente persone in cerca di ‘un lavoro per il lavoro’, allontanandosi da una situazione critica e di povertà in Ucraina, oggi l’ondata di profughi è composta da piccola borghesia,da persone che avevano un lavoro in patria e,quantomeno, erano in una situazione di equilibrio fra qualità della vita e status economico. In sintesi sono ‘migranti non migranti’ e costretti da circostanze drammatiche ed imprevedibili ed etero dirette dall’invasione russa. L’età media delle ucraine in italia è piuttosto elevata (46 anni),mentre le ucraine profughe di guerra hanno un’età decisamente inferiore. Da ‘profughe economiche’ a ‘profughe di guerra’. La polarizzazione della migrazione bellica è su città come Milano, Roma, Napoli, Bologna ed in regioni come la Lombardia e l’Emilia-Romagna.

In questa situazione la solidarietà e l’altruismo non bastano e sono valide opzioni tampone dell’oggi che sono la base per una esigenza di convivenza strutturale. Questa è una diaspora qualificata e costretta, diversa dalla migrazione in cerca di lavoro.

Una risposta parziale,ma costruttiva e non solo riparativa,  è quella di sviluppare Imprese Sociali (D.Lgs.112/17,art.2 punto 4,nlettera b, per il quale si possono creare Imprese Sociali che operano in qualsiasi settore economico considerando le ucraine profughe delle persone svantaggiate). I vantaggi di questa operazione sarebbero di strutturazione di sistema, si darebbe un respiro di prospettiva decisamente più certo. Queste Imprese Sociali potrebbero essere uno spin-off delle imprese sociali non profit e profit e si eviterebbero in parte opportunismi di sfruttamento o peggio ancora di tratta. Oggi ,in Italia, la comunità già residente sta ammortizzando l’arrivo dei profughi (circa il 90%). In parte è un ricongiungimento qualificato, in parte è una solidarietà spontanea di ceppo etnico. Ed ha il vantaggio che che si innesta su un tessuto di occupazione diffuso. Anche se una parte delle profughe ucraine si dedicheranno al lavoro di cura è necessario che si strutturino in imprese sociali che avrebbero un livello di penetrazione nel mercato decisamente superiore rispetto alle singole persone.

C’è un raccordo fra impresa sociale e ‘territorio’ perché la partecipazione e la ‘filiera corta’ produttiva ed erogativa scambia beni e servizi a costi/prezzi equilibrati ed a controllo sociale implicito sia dal lato dell’offerta che della domanda. E l’impresa sociale,in questa fattispecie,è pervasiva e possibile in ogni settore economico-finanziario. Fra l’altro potrebbe anche incanalarsi nella rivalutazione dei borghi nascosti e turisticamente attraenti. E’ una sfida dell’accoglienza che però deve acquisire lo stadio della protezione temporanea (direttiva EU del 2001) come base per sviluppare un inserimento nel mercato del lavoro duraturo. Leggo che la regione Piemonte ha attivato il progetto FORWORK che permette ai richiedenti asilo di fruire del network del potenziale mercato del lavoro. C’è anche un job mentor personale che disegna uno sviluppo professionale ‘ad hoc’, risponde all’esigenza di avere corsi di lingua e di orientamento civico.

Facendo riferimento all’articolo 18 del D.lgs. 112/17 ci sono in  via di attuazione a fronte di  una apposita autorizzazione,in itinere, da parte della Commissione Europea,ci potrebbero essere delle agevolazioni anche fiscali per le start-up di Imprese Sociali o per costituire delle SIAVS(………..)

L’articolo 18 comma 9 specifica infatti come “L’efficacia  delle  disposizioni  del   presente   articolo   e dell’articolo  16  è  subordinata,  ai  sensi   dell’articolo   108, paragrafo 3, del  Trattato  sul  funzionamento  dell’Unione  europea, all’autorizzazione della Commissione europea, richiesta  a  cura  del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.” :

Articolo 18 comma 1

“(…) Non concorrono alla formazione del  reddito  imponibile  delle imprese sociali le somme destinate  (…)  ad apposite riserve ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e  2 (…)”.  Quindi nelle imprese sociali costituite in forma societaria gli utili non distribuiti non vengono tassati, a condizione che vengano reimpiegati per il raggiungimento delle finalità istituzionali dell’ente.

Articolo 18 comma 3

E’ prevista una detrazione, sul reddito delle persone fisiche, per un  importo  pari  al  trenta  per  cento  della   somma   investita, nel capitale delle società che abbiano acquisito la qualifica  di  impresa sociale da non più di cinque anni. L’investimento massimo  detraibile  non  può  eccedere,  in  ciascun periodo  d’imposta,  l’importo  di  euro  1.000.000  e  deve   essere mantenuto per almeno cinque  anni.

Articolo 18 comma 4

Per le società non concorre alla formazione del reddito, il trenta  per  cento  della somma investita,  nel  capitale  sociale  delle società, che abbiano acquisito la  qualifica  di impresa sociale da non più di cinque anni. L’investimento  massimo deducibile non può eccedere, in ciascun periodo d’imposta, l’importo di euro 1.800.000.

Articolo 18 comma 5

Le menzionate disposizioni si  applicano  anche  agli atti di dotazione e ai contributi di qualsiasi  natura, posti in essere in favore di fondazioni che abbiano acquisito la qualifica di impresa sociale da non più di cinque anni.

Per esempio, dei 3.4 milioni di euro stanziati dalla Fondazione Cariplo si potrebbe sviluppare qualche impresa sociale pilota.

Valutiamo il che fare con il sentimento della solidarietà, ma anche con la razionalità dell’imprenditorialità sociale.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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