lunedì, Giugno 27

Ucraina: piano di pace italiano buono, con boicottatori all’opera Il piano sembra muoversi sulla linea indicata da Draghi, con l'Ucraina che a qualcosa dovrà rinunciare, e che, se necessario, non si mancherà di farglielo capire anche con qualche ruvidezza. Il piano metterebbe al centro della politica internazionale una Europa autonoma, forte, alternativa, benché amichevolmente, agli USA e alla NATO

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Il ‘pianoin quattro punti portato da Luigi Di Maio alle Nazioni Unite  –diffuso da ‘Repubblica‘-,  per una possibile soluzione della questione ucraina, andrà valutato analiticamente e bene quando se ne avrà il testo completo. Ciò che conta, però, è che, innanzitutto è portato alle Nazioni Unite, cioè all’organismo finora escluso da ogni capacità di azione e intervento, anche se in gran parte a causa della -detto in tutta franchezza- scarsa capacità o scarso attivismo del Segretario Generale -se si pensa alla presenza continua e autorevole ad esempio di Kofi Annan, qui siamo all’inerzia. Posto, inoltre, che il famoso missile su Kiev poco dopo la visita di António Guterres a Volodymyr Zelenski, avesse voluto significare qualcosa, il senso potrebbe essere stato proprio quello di ‘svegliare’ il dormiente. Non dico che Di Maio possa essere una sveglia significativa, ma Mario Draghi sì.

 

E infatti, il piano sembra muoversi esattamente sulla linea indicata da Draghi e ribadita anche al Parlamento, ma certamente non scritta solo da Draghi, evidente e certo frutto di incontri e conversazioni e confronti, magari anche con Joe Biden. Certo, affermativo di un ruolo separato e distinto non tanto e non solo di Draghi, ma dell’Europa, o meglio di una sua parte, che smette il silenzio obbediente e sottomesso, per agire autonomamente.
Il contenuto, in quattro punti, si dice, prevede: negoziato immediato per la pace e quindi altrettanto immediato cessate il fuoco, trattativa sottola direzione‘ per così dire, ma specialmente con la garanzia, di una sorta di comitato di Paesi terzi ma affidabili per entrambe le parti, mettendo al centro della trattativa sia lo status internazionale futuro dell’Ucraina, sia la questione dei territori.

 

Sorprende un po’, -ma è ancora presto per dirlo- che nel gruppo di Stati di cui si parla, siano ricompresi gli USA, ma non la Russia. Certo, tecnicamente è corretto, dato che la Russia è parte del conflitto e, formalmente, gli USA no. Ma, a mio parere, è un trucco che può solo portare a danneggiare il negoziato. È molto probabile che, pur contrari -temo- al piano, gli USA abbiano preteso di partecipare a quel gruppo.
Quale affidabilità, infatti, avrebbe un gruppo difacilitazione‘, così definito, del quale faccia parte la vera altra parte in guerra, è difficile immaginare. Anche se, sul piano formale, gli USA non sono in guerra, dicono, con la Russia, e nemmeno quegli Stati garanti che, a loro volta, non sono formalmente in guerra con essa, compresa l’Italia.

 

Ho già detto ripetutamente cosa penso della situazione e non ci torno, salvo ricordare che da un punto di vista giuridico serio, gli Stati che aiutano l’Ucraina con armi e quant’altro, sono tecnicamente belligeranti, e quindi nemici della Russia. Affidare ad un belligerante la qualifica e la funzione di mediatore, non è certamente la cosa migliore da fare. Serve solo a perpetuare l’equivoco micidiale che c’è sotto tutta questa storia, anzi, gli equivoci: il fatto che, in realtà, la guerra è tra Russia e USA, con l’Ucraina a fare da terra di conquista e carne da cannone, e il fatto per cui i Paesi europei partecipi della mediazione, sono in realtà parte del conflitto, ma anche i principali danneggiati … tanto che finalmente si muovono.
Sorvolo sul fatto che uno Stato, il cui Ministro degli Esteri ha definito Vladimir Putin un ‘animale’, abbia poche probabilità di essere credibile. Per fortuna, però, l’Italia, almeno ora come ora, è Draghi, Draghi e basta: lo sappiamo tutti e lo sanno anche i russi. E Draghi, rispetto a tutti gli altri, ha un asso potente in mano: è stato il primo a parlare (cioè proporre, alla fine imporre, come spiego tra un momento) di pace, a muso duro, direttamente a Biden. In termini calcistici si potrebbe dire che lo ha ‘spiazzato’. Biden, apostrofato direttamente in quel modo, in poltrona, davanti ai giornalisti, da un Draghi che parla e non legge come Biden (cioè mostra di pensare da sé!), non poteva, finito l’incontro, tornare a parlare di guerra infinita, tanto più che Draghi era ed è l’Europa. Può darsi benissimo, sia chiaro, che le rispettive diplomazie avessero previsto quello scambio (peraltro unilaterale) come spesso accade, ma l’impressione è che non fosse preparata quella frase, proprio perché Biden è rimasto in silenzio.

 

Ciò premesso, e premesso altresì che il piano sembra gradito all’Europa intera, e specialmente a Emmanuel Macron e Olaf Scholz, tolte quelle perplessità, il piano sembra avere delle prospettive per funzionare.
Se le parti accettano, infatti, di discutere innanzitutto dell’assetto internazionale futuro dell’Ucraina, uno dei problemi più gravi sarebbe risolto d’incanto. Non credo che l’Ucraina potrebbe avere difficoltà sia ad accettare una sorta di neutralizzazione, o almeno non partecipazione alla NATO, garantita, però, da un ingresso nella UE a tempo debito, sia ad accettare di offrire nuovamente ai russofoni la garanzia di rispetto della propria lingua e cultura.

Il tema più difficile è quello della sorte dei territori occupati delle repubbliche del Donbass (in gran parte annesse dalla Russia), del resto del Donbass, e della Crimea. Ma, come ho detto, è nella complessità giuridica lo spazio per trattare.
Come ho detto più volte, discutere o ipotizzare di poter discutere della Crimea, è tempo perso, anche perché, ammesso che il comitato di facilitazione sia realmente un ente di mediazione, la Crimea era stata nel 1954 illecitamente trasferita all’Ucraina, senza minimamente curarsi del parere della popolazione, e specialmente degli interessi della Russia post-comunista, che in Crimea aveva le proprie basi navali.
Anzi, potrebbe essere un modo intelligente di partire nella trattativa, se l’Ucraina riconoscesse subito (come varie volte ha detto o lasciato intendere) che della Crimea è inutile parlare, o che se ne riparlerà, che so, magari fra quindici anni, promuovendo un referendum.
Una scelta del genere potrebbe facilitare enormemente la trattativa sul resto dei territori, orientando la soluzione sulla federalizzazione dell’Ucraina, con grandi dosi di autonomia al Donbass, e un potere disupervisione vincolante da parte della Russia.
Non sarebbe semplice, né facile. Anche perché la Russia, lo si voglia o no, detiene quei territori in parte, e accettare di andarsene potrebbe essere molto difficile, a meno, ad esempio di farlo tra ‘tot’ di anni, sulla base di un referendum, o qualcosa del genere.
Sarà, certo, il tema più difficile sul quale trattare, dato che, da un lato l’Ucraina rivendicherebbe il ‘proprio’ territorio, peraltro in gran parte non più sotto il suo controllo da molto tempo, e dall’altro la Russia potrebbe semplicemente rifiutare di andarsene.
Molto, moltissimo, sono certo, dipenderà daimediatori‘, tra i quali gli USA faranno di tutto per impedire una conclusione chesoddisfila Russia, ma dall’altro il fatto che, almeno una parte dei mediatori, e Draghi certamente, sembrino orientati verso una soluzione chefotografi lo stato attuale della situazione sul terreno, potrebbe essere decisivo.
Draghi ha usato una espressione assai precisa in Parlamento, quando ha spiegato la sua affermazione circa il fatto che non potrebbe esservi una soluzione che prescinda dalla volontà dell’Ucraina, dicendo che si dovrà trovare una soluzione che corrisponda a quanto l’Ucraina vorràaccettare‘. Che è un modo molto diplomatico e sottile per dire che l’Ucraina a qualcosa dovrà rinunciare, e che, se necessario, non si mancherà di farglielo capire anche con qualche ruvidezza.
L’Ucraina, se ben capisco, ha accettato il principio, ribadendo la pretesa alla integrità territoriale: nonostante tutto, un buon inizio.

 

Si apre una situazione del tutto nuova, dunque, che, se partisse presto con un cessate il fuoco, non solo farebbe tirare un sospiro di sollievo alla gran parte degli europei, ma, e specialmente, metterebbe al centro della politica internazionale una Europa autonoma, forte, armata e alternativa, benché amichevolmente, agli USA e alla NATO.
Ma un fatto è certo: i boicottatori sono all’opera, e ci vuol poco a fare saltare tutto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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