mercoledì, Maggio 25

Ucraina: parole, dubbi, certezze Gli esseri umani devono, hanno bisogno di odiare sempre qualcuno, è parte della nostra natura ferina, feroce. Anche quando si declamano grandi e nobili cause. Anzi quelle, per chi è vicino ad un pensiero realistico e laico, fedi, certezze e verità vengono accolte con dubbio, essendo il dubitare l’unica verità

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“Rimane il fatto che capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando”

(P. Roth, Pastorale americana)

Capire male la gente è vivere, sbagliando. Perché si racconta che sbagliando s’impara. Vi sono poi quelli che brandiscono certezze. L’invasione in Ucraina è un esempio di scuola con i suoi agguerritissimi difensori. Qui ed ora è colpevole Putin e giù esempi storici per similitudini con Hitler, un pazzo, psicopatico, macellaio, gli ucraini come nuova Resistenza, ecc. ecc. con le televisioni che solo adesso ci vanno giù con film con evidenza ‘occidentali’ in cui si parla di Putin mafioso, miliardario, nefasto, un novello Mefistofele. Tra La 7 e Discovery, racconti delle gesta putiniane. Ottimi sostegni alle propagande. Se sono contenuti mediatici recentissimi sono un rafforzamento di quanto sta avvenendo per eliminare residui dubbi sull’individuo. Se al contrario sono ripresi dal passato, io sapevo già molto del girato, ma molti intuivano, però o ne parlavano poco, come i grandi demiurghi del giornalismo Mieli, Rampini… che non ricordo essersi stracciati le vesti per le uccisioni della Politovskaja, o con il polonio per Litvinenko e tanti altri. Oppure lo blandivano come stupidGeorge (Bush jr quello che scatenò l’invasione in Iraq e tutti i giornalistoni, Mieli, Rampini…) che incontrando Putin scolpì ‘ho visto nei suoi occhi un democratico’! Fenomenale se ne accorse dagli occhi, una specie di preveggente santone, ed era presidente degli Usa!!

Spezzoni di storia branditi contro altri che ne offrono un quadro dubbioso più articolato. Come cantava Lucio Battisti, ‘Abbi dubbi’. Soprattutto noi europei vicini al nemico russo che vuole espandersi. Allineati con la NATO a comando americano che si è già espansa oltre ogni misura difensiva e che nella base Nato a Ramstein, Germania, pochi giorni fa ha fatto una chiamata alle armi per un’escalation con tutti soddisfatti. L’Ucraina pare divenuta il centro del mondo delle democrazie, la Russia delle autarchie (timidezza per non dire dittatoriale). La prima aggredita amplifica ogni evento sanguinoso che sta subendo, con propaganda del nuovo ‘eroe’ Zelensky che bacchetta a destra ed a manca il mondo intero. Però poi scopriamo da vari servizi che invece avanzano, hanno armi sofisticatissime e pare migliori dei russi che vecchi ferrovecchi li hanno rispolverati.

Mentre come ho ricordato, non si è mai vista prima una guerra combattuta su tre livelli di percezione. La prima dei morti uccisi, da ambo le parti, la seconda nel cyberspazio tra propaganda falsità menzogne realtà alternative sceneggiate. La terza è originale. Mentre il Presidente ucraino racconta il non farsi uccidere, gira il mondo virtuale da qualche luogo reale fisico, connettendosi con i parlamenti di mezzo mondo, uno sdoppiamento identitario sempre con la stessa simbolica tenuta da camporesistenziale. Contro c’è il suo nemico, solo, in giacca e cravatta in stanze gigantesche dove siede scompostamente dando ordini ai subalterni. Comunicazione stravinta dall’ucraino per come movimenta la scena e muovendosi tra macerie in mezzo ai sui fidati. Ma c’è pure un quarto livello della realtà. Mentre scorre la cronaca di massacri prodromo della storia futura, in tempo reale va in onda la finzione dell’attuale vero presidente che ieri impersonava in una serie televisiva da attore un finto presidente. Una realtà rifratta di finzioni e realismi che alterano i codici simbolici ed intrigano gli utenti. E mi sovviene un libro degli anni ’80 di Peter Handke, il discusso negazionista delle stragi dei serbi, Nobel per la letteratura, ‘Il mondo interno dell’esterno dell’interno’ gioco letterario di formule linguistiche che alterano la nostra comprensione della realtà. Come questa guerra di cui pare chiaro tutto, eccetto per le tante ombre retrostanti. Mentre i russi riscrivono la realtà, negando ciò che accade (non abbiamo attaccato noi, i morti non esistono, sono attori, è una guerra di liberazione dai nazisti ucraini che ci volevano invadere)! Con una propaganda tale per cui i russi non sanno che c’è una guerra e comunque loro ne sono estranei. In un panorama di irrealtà scatenato per desiderio di revanscismo che dopo i ne-fasti dell’Unione Sovietica vorrebbe riportare la Russia alla mitologia di un impero retrodatando il mondo, e se stesso più giovane, fino all’invasione nazista di 80 anni fa nelle steppe russe per affermare che sta combattendo, oggi, contro un nuovo nazi-fascismo. Una distopia retrodatata. Cui il 9 maggio prossimo dedicherà una mitologica parata del vincitore. Di allora, ché oggi conta meno.

Non è solo la nostalgia per un passato non modificabile. Si tratta di battere i pugni in modi infantili quanto pericolosi per accreditare che lì ad oriente riscrivere la storia, che non accade mai, li farebbe tornare ad apparenti antichi fasti. , ci sono raggruppamenti nazi in Ucraina e combattono insieme ai ‘liberali’ ucraini, ma di là c’è un potere totalitario che usa e fomenta armate neonaziste. Incarcera oppositori, uccide, quelli che poi chiama fratelli. Sempre lo stesso canovaccio. Prima in passato ero grande, oggi che conto meno non riesco a farmene una ragione. Dunque non c’è una guerra, morti non ce ne sono, tutte le immagini sono false, in un set cinematografico. Dinanzi a ciò la comunicazione è inutile e le facce di sorrisetti di pseudo giornalisti/e russi nella tv italiana lo confermano. E mentre ci si scanna su armi sì/no, troppe/poche, le diplomazie arrancano, come Guterres dell’Onu prima accolto a Mosca poi subito sbeffeggiato a Kyiv con missili. Ma se si vuol risolvere qualcosa e da lì che le nazioni dovranno passare. E si cerca qualche idea almeno di tregua armata. Lavoro lungo silenzioso e faticoso, che non si risolve con cumuli di telefonate. Aspettando Macron rieletto, perché Draghi è proprio non pervenuto. E siamo quasi al 70simo giorno del conflitto Ucraina Russia. Quando un fenomeno sociale di accentuata intensità incide sulle nostre opinioni, credenze, tendenze, orientamenti, la realtà agisce come un insieme di forze, concetti, categorie, dubbi e certezze che costruiscono l’habitat mentale con cui misurare e classificare azioni e risposte. Cause ed effetti. Torti ragioni e possibilità. Entro le quali si svolgono tenzoni tra visioni e premesse, certezze ed esiti tra loro divergenti che danno luogo ad uno spostamento di oggetto.

Nel caso dell’irruzione violenta della guerra molto vicina a noi, noi opinioni pubbliche che abbiamo assistito ad altri conflitti con relativo interesse ed emotività, siamo diventate tutte sostenitori accaniti degli ucraini. Giusto, opportuno, doveroso. Ma mentre lì muoiono, dalle nostre parti si guerreggia con modi, toni e parole altrettanto violente, come in una guerra. Forse perché non spariamo come vorremmo, il nostro vicino, quello che la pensa in modo diverso, il dubbioso? Mentre non si riesce a conservare un minimo di distanza necessaria discutendo con spirito di dialogo. Oggi impossibile perché l’etichettamento sociale diviene quasi un meccanismo riflesso. Divincolandoci dall’attribuzione ‘noi’, ‘loro’, anzi Lui, il cattivissimo pazzo folle nuovo ‘Hitler’ Putin. Gli esseri umani devono, hanno bisogno di odiare sempre qualcuno, è parte della nostra natura ferina, feroce. Anche quando si declamano grandi e nobili cause. Anzi quelle, per chi è vicino ad un pensiero realistico e laico, fedi, certezze e verità vengono accolte con dubbio, essendo il dubitare l’unica verità. Il volume di troppe parole con cui tutti parlano, straparlano, definiscono, accettano, rifiutano, danno voti e pagelle agli altri, definiscono i confini linguistici, classificano circoscrivendone i moti di dubbio, sorpresa, non negazione, dando luogo in modo arbitrario ad una collocazione non richiesta. Così agiscono diverse riflessioni tra ‘Intransigenti senza se e ma, gli amici degli americani a prescindere, con tantissimi cavalli di ‘razza’ di battaglia, dalle firme del giornalismo fino ad intellettuali di varie discipline e tanti altri che dettano la linea: Putin ha torto è un dittatore, l’Ucraina è la vittima. Punto, senza discutere. Ogni altra parola è una deviazione dall’unico corso da percorrere. Dunque, dicono, bisogna aiutarli mandando più armi possibili.

Un secondo raggruppamento vede avanzare i ‘Dubbiosi storicisti’ che cercano di non scivolare su un piano molto inclinato fatto di accusa alla Russia per l’invasione, ‘poi’ provando ad argomentare motivi e ragioni per cui si è arrivati a tutto ciò, ricordando amnesie, dimenticanze, favori, interessi tra accordi, affari, proficui commerci ed affari intrapresi tra molti e la Russia. Da oltre 20 anni. I terzi sono i ‘Certi ai confini della realtà’, ovvero coloro i quali provano a declinare un canone intellettivo e linguistico dove la premessa sia di negare alle armi l’ordine di qualsiasi discorso. I pacifisti, belli sicuri che non hanno alcuna strategia oltre ‘Pace’ che pare proprio un serio esercizio di a-storicità, come se il genere umano fosse progredito tra accordi favori cooperazione. Mentre i progressi della Storia, piaccia o meno, sono l’esito di uccisioni, ruberie, domini, sottomissioni. Di tutti, a cominciare da quelli oggi evoluti, gli Occidentali, che dispensano morale a tutti gli altri. Che intanto sono cresciuti, si sono evoluti con canoni culturali e percorsi identitari alternativi ai processi violenti e sanguinosi di pari modernizzazione ma non di occidentalizzazione.

Questi tre ‘ideal-tipi’ weberiani costituiscono l’estensione teorica di azioni e comportamenti. Dove non vi sono sicuri e certi della verità o in questo caso non della sua rifrazione negativa, la menzogna, quanto di altre certezze. Tutte facenti capo a sistemi valoriali diversi con diverse abrasioni del pensiero, stando ognuno nel giusto, forse. E qui si situa la modernità dell’epoca che sta pagando i suoi conti che non ha voluto vedere e mettere in conto. Facendo proliferare nella modernità il suo lato oscuro. Anzi, proprio per il tipo di modernizzazione impressa prima dal mondo libero e poi diffusosi, non si è stati capaci di osservare e vedere i corpi delle persone, privilegiando il denaro, il profitto, gli oggetti, le cose, le proprietà acquisitive piuttosto che i moti delle persone, gli attori assenti nel mondo globale da questa storia del mondo. Ormai relegati a comprimari tra realtà virtuale intelligenza artificiale algoritmi. Miliardi di persone sono affamate, 1 miliardo non ha acqua; grano, mais farina sono introvabili per il conflitto Russia Ucraina di cui sono grandi produttori. L’ambiente ed il clima ci stanno abbandonando e gli umani partoriscono nuove idee di dominio e di controllo geopolitico. La specie umana non può che sparire nelle sue miserevoli potenze. Homo faber fortunae suae.

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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