Ucraina: pacifisti fini a sé stessi, nell’Europa che ‘non capisce’ Il problema reale è l’assetto del mondo da qui a cinquanta anni. L'Europa, provincia dell’impero USA, sembra non capirlo. Non si sta tenendo conto del fatto che, a guerra finita, i giocatori veri saranno la Cina, l’India, e, probabilmente, l’Africa. La partita sarà tremenda per noi europei

Ucraina: pacifisti fini a sé stessi, nell'Europa che 'non capisce'
Ucraina: pacifisti fini a sé stessi, nell'Europa che 'non capisce'

Per quanto è dato sapere e commentare la guerra in Ucraina non finirà molto presto, malgrado gli ‘spiragli’ che pare si siano aperti ieri in Turchia, e ogni giorno che passa, si nota meglio lastoffadei contendenti. Diciamo pure la poca stoffa.
Joe Biden, si è rivelato per quello che è, e che è sempre stato, in quanto statunitense: un cow-boy arrabbiato, sempre con la pistola in pugno, ma per i propri interessi. Vladimir Putin, subdolo e irridente, accecato dal terrore di trovarsi accerchiato, tutta la storia della Madre Russia gli pesa sulle spalle: credo che sia perfino sincero. Volodymyr Zelenski, un ottimo propagandista per caso, coraggioso di certo, ma con poca visione‘: sa gestire l’immagine non solo sua ma del Paese, ma non comprende la situazione. Ancora un po’ e si arrende direttamente: ha rinunciato alla NATO, ha accettato l’idea della neutralità (sulla quale vi sarebbe molto da discutere per comprenderne il senso), lascia intendere che se anche perdesse un prezzo dell’Ucraina gli andrebbe bene. Come dicevo, politica poca.
Beninteso mi sbaglierò certamente, ma a me pare che tutti e tre, e anche di più quelli che appartengono alle varie cornici, abbiano non tanto idee poco chiare, ma idee di poco o nullo spessore, e spesso solo istinti.

 

Premesso, come ho detto e ripeto, che Zelenski non ha minimamente capito che la vera guerra in corso è quella tra USA e Russia, e viene combattuta sul territorio dell’Ucraina, il problema reale non è né la NATO, né il presuntoimperorusso (posto pure che ciò significhi qualcosa), ma l’assetto del mondo da qui a cinquanta anni.
Gli attori di questa commedia sembrano marionette che fanno i gesti per i quali sono state create; tutti prevedibili, tutti senza prospettive. Non credo di essere all’altezza di una valutazione geopolitica (come si dice da quelli che ‘sanno’ l’inglese), ma a me pare che non si stia tenendo conto alcuno del fatto che, a guerra finita, i giocatori veri saranno la Cina, l’India e, probabilmente l’Africa; gli USA, mi sa, avranno solo le armi, troppe armi. E allora la partita sarà tremenda per noi europei. Che non lo capiscano e non se ne preoccupino gli statunitensi è comprensibile: loro cadranno sempre in piedi, per un po’. Ma l’Europa e gli europei no. Se l’andazzo che ha preso la situazione continuerà, l’Europa, con tutte le sue stranezze e le sue bizze, diventerà un giocatore senza importanza, che oggi viene illuso a pensare che si può fare a meno della Russia e del suo gas e petrolio e per di più ancora non ha capito che il suo futuro è quasi esclusivamente a sud, oltre il canale di Sicilia.

Oggi si leggono considerazioni amare sulla ‘dipendenza’ dell’Italia e della Germania e dell’Europa dal gas russo, pensando forse che i problemi economici si risolvono sulla base delle ideologie e i preconcetti storico politici. Si rimprovera, da illustri commentatori, che non si è tenuto conto del rischio della dipendenza: quale rischio? Il problema è: quanto costa il gas e chi ce lo dà al miglior prezzo, poi se gli puzzano i piedi, l’importante è il gas! Con l’ideologia, si fa pessima politica, con l’antipatia ancora peggio.

Ma l’Italia è l’Italia, sempre speciale e contorta, sempre presa nella sua politichetta da cortile, una volta si sarebbe detto da sacrestia.
Se c’è un tema che è apparso evidente a seguito di questo conflitto è quello della difesa, della difesa europea. Non in sé. Perché, voglio dire, il problema non è sapersi o meno difendere da qualche aggressore, ma quello di avere autonomia di giudizio e di scelta. Che significa poter fare a meno, non dico della forza, della NATO, ma poter decidere da soli, senza essere coinvolti nelle diatribe e litigi di altri: nel caso USA e Russia. Tanto per dire, ma è solo una ipotesi, se non avessimo avuto il ‘problema’ degli USA, forse l’Europa avrebbe potuto trovare una mediazione, prima della guerra. Ma, con gli USA scatenati è divenuto impossibile.
L’Europa, se non sbaglio, si è trovata coinvolta in questo conflitto molto di malavoglia, ma ha dovuto seguire la strategia (peraltro pessima) statunitense, e poi trovarsi a dover aspettare che Biden facesse qualche guaio di sua iniziativa, nel senso di alzare il tono del conflitto. L’Europa, alla fine, ha contato assai poco, tutte le decisioni sono state prese a Washington, e noi le abbiamo seguite, anche perché non avevamo alternative.
Se l’Europa avesse avuto una maggior forza contrattuale e una maggior forza militare, avrebbe potuto influire sulle decisioni statunitensi, e almeno evitare gli insulti personali e le minacce, che se è vero che lasciano il tempo che trovano, avranno per effetto che sarà molto difficile ormai fare sedere al medesimo tavolo Biden e Putin, e, per di più, ‘per colpa di Biden’!
Il fatto è che Biden si è ricreato un impero, l’Europa no, è una provincia dell’impero. E, giustamente, il provincialismo diventa la dominante dei discorsi europei, che conducono allasparatadi Giuseppe Conte contro il Governo, e cioè contro la decisione di aumentare le spese militari, un insulto in sé e per sé per un grillino.

La ‘logica’ è sempre la stessa: se compri armi lo fai per fare la guerra e, comunque, usi denaro che potrebbe essere usato per altri scopi, magari truffaldini. E in questa logica elementare, i partiti italiani, e in particolare il maggiore partito qualunquista italiano, ha deciso di incominciare in maniera superficiale e decisa ad opporsi.
Perché? Perché se si comprano armi vuol dire che si pensa di fare la guerra.
Come dice Luigi Manconi, in una intervista di qualche giorno fa: «Il pacifismo politico lo seguo e marcio con esso quando assiste le vittime delle guerre, aiuta i profughi, protegge le case, cura i feriti, si impegna nelle trattative, crea occasioni di comunicazione tra le due parti in conflitto. Ma poi quando l’aggressore punta il fucile su quel profugo, su quella donna o su quell’anziano, il pacifista sul quale ripongo la mia fiducia interviene come sa e come può per rendere inoffensivo l’aggressore». E vallo a fare capire a un grillino, a cui, poi, viene affidato il Ministero degli Esteri: è surreale!
E quindi, ora gli stellini si preparano a fare una battaglia di retroguardia in Parlamento, tesa solo a farsi vedere e ricordare come ‘pacifisti’ senza se e senza ma: pacifisti fini a sé stessi.
Ma non basta: i grillini sono scatenati, Paola Taverna in testa, e strillano all’orrore … giusto nel momento più opportuno: quando finalmente si parla seriamente di pace -fatti salvi Enrico Mentana e Antony Blinken- in un momento di una delicatezza inimmaginabile, i ragazzini giocano al Risiko!
Vergogna!