Ucraina: oltre il grano, la tregua Dopo gli accordi sul grano, vi sono due cose da affrontare e tenere presenti: se le sanzioni saranno effettivamente ridotte, e se questo accordo possa essere un passo verso una vera tregua

Ucraina: oltre il grano, la tregua
Ucraina: oltre il grano, la tregua

Una volta di più, mi vedo costretto ad intervenire sulla guerra in Ucraina, con il conseguente rischio di essere definito pro-Putin o che so io.

Nei giorni scorsi, con la mediazione delle Nazioni Unite, sono stati stipulati due accordi (in gran parte non noti) per la partenza del grano ammassato in Ucraina, verso le loro destinazioni.
Da internazionalista, faccio notare una particolarità segnalata da molti, ma, temo, capita da pochi. La tecnica seguita da Recep Tayyip Erdogan, abile negoziatore bizantino, questa è la parola chiave, è né più né meno che quella seguita a suo tempo da un certo Klemens von Metternich, quando, al Congresso di Vienna, promosse una sorta di rete di trattati bilaterali, più o meno tutti sotto il suo controllo.

Qui si è imitata quella tecnica, che ha il vantaggio di non costringere i contraenti a ‘stringersi la mano’, come è ovvio tra Paesi in guerra tra di loro, ma legare il rispetto dell’accordo alla autorevolezza e alla voglia di impegnarsi del mediatore. Ovviamente le Nazioni Unite, purtroppo, sono più una copertura di facciata che un contraente reale. Nella politica internazionale attuale, le Nazioni Unite sono sostanzialmente emarginate e la Segreteria Guterres, mi pare, aumenta la sua marginalità.

 

Ciò che è inequivocabile, è che i contraenti principali (Russia e Ucraina) non, ripeto, non hanno stipulato né un trattato di pace, né una tregua o un cessate il fuoco. Né intendevano farlo.
Entrambi i contraenti, chiamiamoli così ‘principali‘, ne hanno il loro tornaconto: l’Ucraina perché incassa il dovuto e si prepara ad ammassare e vendere anche il nuovo raccolto; la Russia perché mostra di non avere nessuna intenzione di passare per l’affamatore del mondo, ma anche perché si mette nelle condizioni di vendere il proprio grano, anche grazie ad una riduzione delle cosiddettesanzioni‘. In altre parole, i due, indirettamente riaprono il dialogo, ed entrambi appaiono generosi verso i Paesi affamati e non solo.

Ma anche -e guarda caso non lo rileva nessuno- sottovoce le sanzioni tendono a regredire, cioè a predisporre il terreno per una trattativa. È male, nascondere certe cose, si fa solo propaganda. Poi magari la cosa non funzionerà, ma la cosa è quella.

Erdogan, a sua volta, ha un enorme guadagno: innanzitutto non appare più come l’autocrate autore di un colpo di Stato finto contro di sé, repressore delle donne, ecc…., ma specialmente si prende (e il resto del mondo chiude gli occhi e non si vergogna) la massima libertà di azione contro i curdi, sia ‘interni’ che esterni, espandendosi, a spese della Siria, nella Siria nord orientale -cioè là dove i curdi hanno combattuto e battuto l’ISIS, cioè la Turchia che ne era tra i finanziatori (ricordate la battaglia di Kobane?), e poi sono stati abbandonati dai soliti menzogneri statunitensi, sia alla riconquista del territorio da parte della Siria di Assad, sia alla aggressione da parte turca, e questa è tecnicamente un aggressione, diversamente, forse, da quella russa all’Ucraina!
Mentre, dunque, si osanna Erdogan che aiuta a risolvere i problemi deipoveri ucraini‘, si mandano al massacro i curdi in Turchia e in Siria, dove almeno avevano trovato un rifugio relativamente sicuro e garantito dagli USA che, infatti, subito se ne sono andati.

Ma, ripeto, l’accordo indiretto tra Ucraina e Russia, riguarda solo il grano e il suo trasporto, in cambio di una riduzione delle sanzioni. Quindi vi sono due cose da affrontare e tenere presenti: se le sanzioni saranno effettivamente ridotte, e se questo accordo possa essere un passo verso una vera tregua. Per quest’ultima, come noto, lavorava alacremente il Governo italiano, buttato giù dagli sciagurati stellini e leghisti.
E quindi la Russia, da buon negoziatore, ha subito fatto capire, bombardando Odessa in luoghi non troppo dannosi, che: a. la guerra è tutt’altro che finita e la Russia vuole Odessa, sia come merce negoziale, sia per chiudere l’accesso al mare all’Ucraina; b. che la Russia osserva l’accordo e infatti non ha bombardato il porto o le navi; c. che la Russia vuole trattare.

La domanda vera da porsi, a mio parere, è perciò: come riprendere il dialogo con la Russia da parte dell’unica persona al mondo che ancora potrebbe trattare con la Russia, cioè Mario Draghi e insomma l’Italia. E noi, spiritosamente, lo abbiamo buttato giù Draghi!

 

La guerra, come ha spiegato a iosa Lucio Caracciolo (sorvolo sul fatto che io lo sto dicendo dall’inizio della guerra) è tra USA e Russia: l’Ucraina e gli ucraini sono solo il teatro di guerra e le vittime di ambo le parti. Certo, vi sono anche molte vittime russe, ma i russi sono molto più numerosi degli ucraini.

Mandare altre armi in Ucraina serve a consolidare la posizione militare ucraina, senza possibilità divittoria‘, cioè, in altre parole, serve solo a mandare a morte altre migliaia di ucraini.

I sostenitori dell’invio di armi all’Ucraina, oltre a non conoscere il diritto internazionale, non hanno capito, o non se ne curano, che compito di un Paese civile è quello di evitare i massacri: tutti e quindi anche quelli dei curdi, vittime sacrificali con gli ucraini del ridimensionamento e ricollocazione degli interessi universali.
Del resto, posto che l’obiettivo di costoro fosse effettivamente quello di ‘ridare la loro terra agli ucraini’, e posto altresì che fossero in grado di dimostrare quale sia la terra degli ucraini, e posto, infine, che riescano a spiegare chi siano gli ucraini (tutto ciò dal punto di vista giuridico e ‘geopolitico’), dovrebbero fare ben altro che fornire qualche arma per sofisticata che sia. Dovrebbero intervenire direttamente e pagarne le conseguenze … avendone il coraggio!
Ma questi sono discorsi troppo sottili per certe persone.