Ucraina: nome di battaglia ‘Orso’ “Ci sono arrivate tanti armi, ma le abbiamo già finite!”. A colloquio con il Sergente Andrey della Brigata della Difesa Territoriale di Kiev

Dopo una lunga mattina trascorsa in giro a raccogliere storie di militari ucraini, ci concediamo una pausa caffè. Pausa che serve ad aspettare che ci diano il via libera per la prossima intervista. Il collega giornalista di Kiev mi spiega che sta aspettando le ultime conferme dall’intera catena di comando, mentre chiacchieriamo riceve una telefonata che ci dà luce verde. Prenotiamo una macchina Uber, il mezzo più comodo ed economico per viaggiare in Ucraina, e in cinque minuti siamo a bordo direzione campo di addestramento di un gruppo di reclute della Difesa Territoriale.

In poco tempo ci troviamo in mezzo a un bosco, l’autista si ferma. Siamo arrivati al punto indicato! Siamo praticamente in mezzo al nulla nella boscaglia alle porte di Kiev. Aspettiamo, e dopo qualche minuto si affianca alla nostra auto un fuoristrada con due persone a bordo, ci squadrano rapidamente, e subito dopo ci indicano di seguirli. Il driver Uber è contrariato, anche perché la sua corsa sarebbe finita qua, ma esegue. Ci addentriamo ancora di più nel bosco e in poco tempo ci troviamo nelle vicinanze di un rudere. Liquidiamo l’autista lasciandogli delle Grivnie in più rispetto alla tariffa indicata dalla app, per il percorso non concordato e facciamo subito la conoscenza dei due del fuoristrada. Sono, un uomo robusto e barbuto sulla quarantina ovvero il Sergente Andrey nome di battaglia ‘Orso’ e una ragazza giovane, minuta e carina che è l’ufficiale addetto alle pubbliche relazioni dell’unità. Fanno tutti parte della Brigata della Difesa Territoriale di Kiev.

 

All’ingresso del campo ci sono varie squadre di giovani militari tutti a volto coperto dai mephisto per il timore che io possa scattare foto e che possano essere riconosciuti dai russi sui social. Non è la prima volta che sento questa teoria a dimostrazione che questa guerra non è solo una guerra classica ovvero simmetrica, ma anche una guerra fatta sul fronte dei social. Nello stesso tempo Orso mi dice “… a me puoi fotografare, tanto le mie foto sono già in possesso dei russi, ma questo per me è una medaglia!” abbinando la frase a un gesto di quelli da caserma.

Ci presentiamo e subito mi dice “che vuoi sapere?”, sono interdetto dalla disponibilità del sergente a interloquire, non vi nego che di solito su questo fronte sono molto restii a parlare dei combattimenti e di aspetti militari. Mi faccio spiegare cosa fanno in questo campo di addestramento, mi dice che il gruppo che vedo davanti a me ha appena finito di addestrarsi al combattimento urbano. Questi ragazzi sono al secondo di tre moduli che li porterà a essere pronti per il fronte.

Gli chiedo di parlarmi delle armi occidentali e dell’addestramento ad esse. Mi dice subito entusiasta che loro continuano ad addestrarsi con istruttori NATO, come del resto hanno sempre fatto dal 2014 a oggi, unica differenza che prima veniva la NATO qui, adesso sono gli ufficiali e sottufficiali ucraini che vanno nelle caserme all’estero per imparare le tecniche e le tattiche di guerra, per poi tornare in patria e insegnarle.

Continuo chiedendogli: “…dimmi qualcosa sulle armi controcarro occidentali” e lui subito: “Ci sono arrivate tanti armi ma le abbiamo già finite!”. Ghigna compiaciuto battendo la mano sul pugno in un tipico gestaccio, gli dico che in Italia quello non è un del gesto, sorride e mi dice “… Anche qua!”. Poi continua: “I Javelin li abbiamo usati in tutte le situazioni possibili, anzi abbiamo riscritto le modalità d’impiego. Gli americani ce li hanno dati e ci hanno insegnato che la distanza minima di utilizzo per una buona efficacia è 500 metri, noi li abbiamo usati anche a 50 metri! Non è come dicono gli americani che sotto i 500 metri sono efficaci al 60% perché funzionano al 100%”. Non vorrei trovarmi al seguito di una squadra fucilieri che lancia un FGM-148 Javelin contro un tank nemico a 50 metri di distanza, con la possibilità molto alta di essere investito dall’onda d’urto conseguente all’esplosione della santabarbara del carro target.

Gli chiedo ancora: “ma utilizzate e vi trovate bene solo con i contro carro occidentali o anche con i più classici e ogni presenti RPG?” Subito mi risponde accompagnando le frasi al solito gesto con le mani: “no, no, noi utilizziamo tutto al meglio, gli RPG sono molto buoni ed efficaci, se volete mandateci quelli, per noi vanno bene uguale! L’importante che mandate ancora armi perché noi qui li abbiamo già finite” e ancora “servirebbe più artiglieria e anche aerei in funzione antinave”.

Ho ancora qualche domanda sul conflitto, e gli chiedo: “quanti uomini hai perso sotto il tuo comando?”. Mi guarda e mi chiede “in quale conflitto, quello piccolo o questo grande?”, e io “in entrambi” mi fissa e seccamente mi dice “nel 2015 ne ho persi 13 e adesso 3!” Per qualche secondo scende un silenzio tombale tra noi, poi fa spallucce e dice “…è la guerra!” E continua a fumare.

Gli faccio l’ultima domanda, è una cosa che mi incuriosisce chiedere a ogni combattente, ancora di più a uno come Orso che ha incarichi di comando. “A te e alle unità che hai comandato è mai capitato di catturare dei soldati nemici, sia nel 2015 e sia adesso? Li hai fatti prigionieri o li hai fucilati sul posto?”. Mi risponde senza esitazione: “sì, mi è capitato di accerchiare e catturare delle truppe russe, a cui altri ragazzi volevano sparare. Ma io ho dato l’ordine di non farlo, di farli prigionieri e di consegnarli ai superiori”.