domenica, Agosto 14

Ucraina nella UE: opinione pubblica europea favorevole, non esultante Nel vertice dei capi stato e di governo della UE del 23 e 24 giugno, si dovrà decidere se all'Ucraina viene assegnato lo status di Paese candidato. La decisione è in mano ai politici. Ma l'opinione pubblica europea ha una sua opinione. Divario crescente tra le posizioni dichiarate di molti governi europei e l'umore pubblico nei loro Paesi

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Nel corso del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno i capi di Stato e di Governo europei decideranno sullo status dell’Ucraina quale Paese candidato.
Una decisione che a Kiev si attende con ansia, mentre il combattimento in Donbass è entrato in una delle fasi più dure e complicate, e da qui il pressing del Presidente Volodymyr Zelensky sull’Occidente per ottenere, come sempre, nuove armi. Una decisione che i leader europei dovranno prendere mentre la Lituania, Paese membro dell’Unione, è sotto la massima pressione da parte di Mosca, dopo che Vilnius ha deciso di applicare le sanzioni occidentali e fermare il transito sul proprio territorio di merci sanzionate dall’Ue verso Kaliningrad, l’enclave russa situata tra il Mar Baltico, la stessa Lituania e la Polonia.
Il Vicepresidente della Commissione Affari Esteri del Consiglio della Federazione russa, Andrey Klimov, ha affermato che l’Unione europea deve correggere la situazione, «altrimenti la Russia avrà mano libera per risolvere la questione del transito con qualsiasi mezzo». Secondo Klimov, la Nato avrebbe spinto per mettere in atto il blocco alla regione russa con l’aiuto della Lituania, commettendo «un’aggressione diretta contro la Russia», che potrebbe «costringerla a ricorrere all’autodifesa».
Il Ministero degli Esteri ha convocato, per questa mattina, l’ambasciatore dell’Ue a Mosca, Markus Ederer, il quale si è limitato a spiegare il perchè del provvedimento di Vilnius e a difenderne la correttezza. L’agenzia ‘AGI‘ informa che anche l’ambasciatore italiano a Mosca, Giorgio Starace, è stato convocato ed «è rimasto a colloquio un’ora nella sede del ministero degli Esteri russo. Non si conosce al momento il motivo della convocazione».
Alcuni osservatori e analisti spiegano che «questo rischia di rappresentare la classica goccia che fa traboccare il vaso del conflitto in Ucraina verso un’escalation incontrollabile dello scontro tra Russia e Occidente», secondo una nota stampa ‘AGI‘.

La decisione del Consiglio circa il riconoscimento dell’Ucraina quale Paese candidato, fino a 24 ore fa, sembrava scontata, anche considerando i pronunciamenti del Presidente della Commissione UE von der Leyen in occasione della sua ultima visita, pochi giorni fa, a Kiev. La crisi nella crisi della Lituania potrebbe far decidere i 27 di desistere, prendere tempo? onde evitare l’ennesimo schiaffo in pieno viso a una Mosca già fin troppo nervosa? Potrebbe, certo. Una sia pur minima possibilità c’è. Lontano dalle telecamere, probabilmente, la Lituania sarà un motivo in più perchè i contrari (compresi Germania e Francia, ‘convertiti’ durante il viaggio a Kiev dello scorso 16 giugno) provino convincere alla cautela.

Qualunque sia la decisione al termine della due giorni, quella sarà la decisione dei politici, sarà la conseguenza di considerazioni strettamente politiche. Ma l’opinione pubblica europea cosa ne pensa?
Secondo una
indagine dell’Eurobarometro «il 66% è d’accordo sul fatto chel’Ucraina dovrebbe entrare nell’UE quando sarà pronta‘, il 71% crede che l’Ucraina faccia parte della famiglia europea e l’89% prova simpatia nei confronti degli ucraini».
La maggior parte degli intervistati che non sono d’accordo con l’adesione dell’Ucraina all’UE quando sarà pronta si trovano in Lussemburgo (38%), Grecia (37%), Ungheria (36%), Austria e Bulgaria (35% ciascuna) e anche a Cipro e Slovacchia (entrambi 34%).
Da sottolineare che la risposta è ‘sì,
quando sarà pronta‘.
Un
sondaggio Euroskopia di marzo evidenzia che i «Paesi dell’Europa centrale hanno avuto la tendenza ad essere più favorevoli all’adesione dell’Ucraina al blocco».
Lo studio condotto dall’
European Council on Foreign Relations (ECFR) con uno dei suoi abituali sondaggi paneuropei realizzato su 10 Paesi -Polonia e Romania, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Finlandia, Svezia, Gran Bretagna- appare particolarmente utile per la completezza, in quanto va ben oltre a una secca domanda sull’adesione, e naturalmente non è stata posta la domanda se riconoscere subito l’Ucraina Paese candidato. I dati raccolti sono molto indicativi di cosa gli europei pensano dell’Ucraina. ECFR, sull’adesione dell’Ucraina all’UE, dichiara esserci un generico favore, sottolineando checoloro che sono propensi a una pace subito esprimono «solo un tiepido sostegno».

ECFR, nella presentazione del sondaggio, a cura di Ivan Krastev, Presidente del Center for Liberal Strategies, di Sofia, e membro permanente dell’Institute for Human Sciences di Vienna, e Mark Leonard, co-fondatore e direttore dell’ECFR, annota: «Nei primi 100 giorni della guerra della Russia contro l’Ucraina, l’opinione pubblica europea ha contribuito a consolidare la risposta politica dell’Europa». «Gli europei hanno sorpreso sia Vladimir Putin, sia se stessi, per la loro unità e risolutezza. Le società europee post-eroiche, indignate dall’aggressione russa e ipnotizzate dal valore degli ucraini, hanno fornito la forza motivante per la svolta inaspettata dell’Europa.Hanno ispirato i loro governi ad adottare il cambiamento su scala storica; hanno aperto le loro case a milioni di ucraini; chiedevano dure sanzioni economiche; e hanno costretto le compagnie occidentali a lasciare la Russia il più rapidamente possibile.
Gli europei hanno scoperto di essere una forza più seria di quanto pensassero in precedenza. L’ illustre commentatore Moises Naim ha affermato che “l’Europa ha scoperto di essere una superpotenza”».
Gli europei hanno oramai capito che all’orizzonte si profila una guerra lunga, forse molto lunga. A fronte di questa consapevolezza, «
l’unità europea durerà? O inizieranno a emergere crepe tra e all’interno dei Paesi dell’UE?», si chiede il sondaggio.
Il
sondaggio rivela che «le preferenze pubbliche divergenti potrebbero indebolire questa unità».
«I risultati del sondaggio suggeriscono che
l’opinione pubblica europea sta cambiando e che potrebbero arrivare i giorni più difficili». «L’indagine rivela un divario crescente tra le posizioni dichiarate di molti governi europei e l’umore pubblico nei loro Paesi. Il grande divario incombente è tra coloro che vogliono porre fine alla guerra il più rapidamente possibile e coloro che vogliono continuare a combattere fino alla sconfitta della Russia».

La ricerca dell’ECFR mostra che, mentre gli europei provano grande solidarietà con l’Ucraina e sostengono le sanzioni contro la Russia, sono divisi sugli obiettivi a lungo termine.
Si dividono tra un campo dellaPace‘ (35% delle persone) che vuole che la guerra finisca il prima possibile, e un campo dellaGiustizia che crede che l’obiettivo più urgente sia punire la Russia(25% delle persone)», un quinto (20%) rifiuta di scegliere tra pace o giustizia, ma sostiene ancora ampiamente le azioni dell’UE in risposta alla guerra russa in Ucraina.
La maggioranza in entrambi i campi della Pace e della Giustizia concordano sul fatto che è la Russia la prima responsabile della situazione/scoppio della guerra, e concordano che
Russia e Ucraina staranno peggio a causa di questa guerra, il campo della Giustizia ritiene che la Russia soprattutto starà ‘molto peggio’ – mentre i membri del campo della pace prevedono che, delle due, l’Ucraina soffrirà di più.
I sostenitori del campo della Pace vogliono la pace anche a costo delle concessioni ucraine alla Russia. Il campo della Giustizia crede che solo la netta sconfitta della Russia possa portare la pace. Questa divisione attraversa molti Paesi e tra di loro. Mentre il conflitto in Ucraina si trasforma in una lunga guerra di logoramento, rischia di diventare la linea di demarcazione chiave in Europa. E, a meno che i leader politici non gestiscano con attenzione questa differenza di punti di vista, potrebbe significare la fine per la straordinaria unità dell’Europa».


«In tutti i Paesi, a parte la Polonia,
il campoPaceè più grande del campoGiustizia‘. I cittadini europei sono preoccupati per il costo delle sanzioni economiche e per la minaccia di un’escalation nucleare. A meno che qualcosa non cambi radicalmente, si opporranno a una guerra lunga e prolungata. Solo in Polonia, Germania, Svezia e Finlandia c’è un sostegno pubblico sostanziale per aumentare la spesa militare.

I governi dovranno trovare un nuovo linguaggio per colmare il divario tra questi campi emergenti, al fine di rafforzare l’unità europea ed evitare la polarizzazione tra e all’interno dei Paesi. La chiave sarà presentare consegne di armi e sanzioni come parte di una guerra difensiva».

Gli intervistati son stati posti davanti al quesito se dare o meno più armi a Kiev. I membri dei campi di Pace e Giustizia giungono a conclusioni radicalmente diverse sulla questione se il loro Paese debba ora aumentare la spesa per la difesa. La maggioranza nel campo della giustizia (53%) sostiene l’aumento delle spese militari, anche se ciò significa tagliare i fondi in settori come la salute, l’istruzione e la prevenzione della criminalità. Nel frattempo, solo il 29 per cento afferma che il proprio Paese non dovrebbe aumentare la spesa per la difesa, nonostante la guerra, poiché ciò potrebbe richiedere tagli in altre aree. Nel campo della pace, le proporzioni sono quasi esattamente invertite: 29 per cento a favore e 51 per cento contrari. Gli elettori oscillanti sono più o meno divisi su questo tema, con una leggera preferenza per l’astenersi dal spendere di più per la difesa (dal 35% al 30%). Le altre opzioni disponibili per questa domanda erano ‘Nessuna di queste due’ o ‘Non so’».

Stanno emergendo grandi divisioni tra gli Stati membri dell’UE i cui cittadini si sentono partecipi della guerra e quelli in cui le persone vogliono ancora cercare di evitare il coinvolgimento nel conflitto. Un chiaro valore anomalo è la Polonia, dove gli intervistati preferiscono la giustizia alla pace dal 41% al 16%. Nel frattempo, la preferenza per la Pace è più forte in Italia (52%) e Germania (49%).

Le opinioni degli europei sulle cause della guerra variano considerevolmente. Ad esempio, oltre l’80% delle persone in Polonia, Svezia, Finlandia, Portogallo e Gran Bretagna afferma che la Russia è la principale responsabile dell’inizio del conflitto. Ciò è in contrasto con solo il 56% in Italia, il 62% in Francia e il 66% in Germania che danno la colpa al Cremlino. Sulla questione di chi rappresenti il più grande ostacolo alla pace, il 64% di tutti i Paesi intervistati afferma la Russia, ma solo il 39% in Italia e il 42% in Romania sono d’accordo. In Italia oltre un quarto (28%) afferma che la colpa è degli Stati Uniti, contro il 9% degli altri nove Paesi esaminati.

La rottura con Mosca è reale e durerà per qualche tempo, a prescindere da come e quando finirà la guerra. C’è un forte sostegno in tutti i Paesi per la rottura di tutti i legami economici con la Russia (dal 62 al 22 per cento), senza che nessun Paese, nemmeno l’Italia, dissenti da questa linea di condotta. C’è anche un sostegno significativo per tagliare i legami culturali e diplomatici con la Russia, anche se questo non è così forte come nel caso delle relazioni economiche. In alcuni Paesi, gli intervistati si oppongono alla fine di tali rapporti (Italia sui contatti culturali e Italia, Francia e Germania sulle relazioni diplomatiche).

Nel cercare di immaginare le future divisioni in Europa causate dalla guerra, gli analisti fanno spesso riferimento a una ‘divisione est-ovest’ e alle differenze tra i Paesi in prima linea e quelli geograficamente più lontani dal conflitto. Lo studio dell’ECFR suggerisce «una mappa molto più sfumata. Rivela, ad esempio, differenze significative tra Polonia e Romania, entrambi Paesi in prima linea che ospitano un gran numero di rifugiati e che storicamente sono sospettosi e ostili alla Russia.
Anche se sia la Polonia che la Romania confinano con l’Ucraina ei loro governi sono tra i principali sostenitori di Kiev, i loro cittadini mostrano atteggiamenti abbastanza distinti nei confronti della guerra. L’83% delle persone in Polonia incolpa la Russia per il conflitto; in Romania, solo il 58 per cento lo fa. Ancora più importante, il 74% delle persone in Polonia vede la Russia come il più grande ostacolo alla pace, mentre solo il 42% in Romania lo fa».

«I due Paesi sono anche effettivamente su due pianeti diversi quando si tratta della loro preferenza per la pace o la giustizia. Come notato, la Polonia è l’unico Paese nel sondaggio in cui il campo della Giustizia prevale nettamente sul campo della Pace (dal 41 al 16 per cento). Nel frattempo, la Romania, insieme a Francia, Germania, Italia, Svezia e Spagna, mostra una chiara preferenza per la pace rispetto alla giustizia (dal 42 al 23 per cento).

I polacchi sono tra i più grandi falchi d’Europa e i rumeni tra le più grandi colombe. In Polonia, il 77 per cento vuole tagliare tutti i legami economici con la Russia; in Romania, solo il 45 per cento lo fa. Il 74% dei polacchi sostiene la fine totale delle importazioni di combustibili fossili dalla Russia, rispetto al 51% in Romania. Allo stesso modo, il 71% delle persone in Polonia -a differenza di appena il 39% in Romania- vuole tagliare tutti i rapporti diplomatici con la Russia. E il 73% in Polonia -contro solo il 40% in Romania- sostiene la fine di tutti i contatti culturali con la Russia.
Polacchi e rumeni si differenziano anche per la forza della solidarietà che provano con l’Ucraina. Ad esempio, il 71% delle persone in Polonia – ma il 54% delle persone in Romania – sostiene fornendo maggiore assistenza economica all’Ucraina.
Sulla questione dell’invio di armi aggiuntive in Ucraina, il 78% in Polonia è favorevole contro appena il 46% in Romania. I due Paesi differiscono in modo più significativo sull’idea di inviare truppe in Ucraina: la Polonia è tra i pochi Paesi in cui il sostegno a questa opzione prevale sull’opposizione, dal 46% al 30%; I rumeni si oppongono all’invio di truppe dal 44% al 26%.

Mentre la Polonia è uno dei due soli Paesi in cui il 50% o più concorda sul fatto che la guerra significhi che Paesi dovrebbero aumentare le spese militari, i rumeni sono molto meno convinti. La geografia non è il destino quando si tratta di definire l’atteggiamento dei cittadini nei confronti della guerra.

Uno sguardo ad alcuni dei Paesi europei precedentemente più amichevoli nei confronti della Russia mostra anche traiettorie divergenti. Mentregli europei dell’est accusano regolarmente la Germania di placare la Russia, questo nuovo sondaggio mostra che i cittadini tedeschi sono molto più aggressivi degli italiani.
Ad esempio, anche se la maggior parte dei tedeschi (66%) e degli italiani (56%) incolpa principalmente la Russia per la guerra, differiscono su chi rappresenta il maggiore ostacolo alla pace. Il 63% in Germania crede che la risposta sia la Russia, ma solo il 39% in Italia è d’accordo. L’Italia è anche il Paese con il maggior numero di intervistati che affermano che la colpa principale è degli Stati Uniti (20 per cento) e il maggiore ostacolo alla pace (28 per cento); meno in Germania (rispettivamente 11 e 9 per cento) condividono queste convinzioni.
I tedeschi sostengono (dal 52% al 33%) l’invio di ulteriori armi e forniture militari al governo ucraino. Gli italiani sono l’unica nazionalità intervistata ad essere per lo più contraria a questa idea (dal 45% al 33%). Allo stesso modo, l’opinione prevalente in Germania è che ulteriori truppe dovrebbero essere inviate ai membri orientali della NATO (dal 45% al 32%). Ma gli italiani per lo più si oppongono a tale mossa, dal 45% 30%.

Forse la differenza più evidente tra Germania e Italia risiede nella posizione dei cittadini sulla spesa per la difesa. L’Italia è un valore anomalo tra tutti i Paesi intervistati, con il 63% che afferma che non è necessario aumentare la spesa per la difesa, nonostante la guerra; solo il 14 per cento vuole vedere un aumento. Nel frattempo, la Germania è solo tra i quattro Paesi (insieme a Finlandia, Polonia e Svezia) in cui le persone sostengono in gran parte l’aumento della spesa per la difesa (dal 41% al 32%)».

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