lunedì, Agosto 15

Ucraina nel tranello del bene e del male Gli USA sono il 'bene', il resto -la Russia- è il 'male', dice l'Occidente, e dice Furio Colombo. Il punto vero è che non esiste, nella Comunità internazionale, un meccanismo capace di prendere in mano il problema, non esiste una Autorità che possa farlo. Ma non esiste perché proprio la Russia e gli USA, entrambi, non lo vogliono, mai lo hanno voluto

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La frase con cui Mario Draghi dice che con Vladimir Putin ha trovato un muro, dubito che possa aiutare molto nelle trattative di pace volte a risolvere la guerra in Ucraina. È vero che si riferiva sostanzialmente al primo periodo della guerra, ma non sempre certe sottigliezze sono comprese da chi dovrebbe accettare di discuterne.
Del resto, come spiegavo ieri, la proposta di Draghi (il piano di pace avanzato dall’Italia) non è una proposta di soluzioni, ma di un metodo per trovare, cercandola insieme, una soluzione.
Orbene, per cercare una soluzione, si deve essere almeno in due: occorre che i due cerchino, vogliano cercare insieme una soluzione. Draghi, con quella frase vuole forse attribuire questa mancanza di volontà di cercare la pace alla Russia. Vuole, apparentemente, ma se vuole così, si contraddice promuovendo una idea di pace: l’unica seria finora sul tappeto. Anzi, per dirla tutta: Draghi è caduto in una contraddizione pericolosa, proponendo un meccanismo di soluzione di una controversia nella quale sembra già di conoscere la soluzione. Che errore diplomatico!
Francamente non capisco come si possa pensare di cercare di intavolare una trattativa dicendo che una delle parti non ha alcuna intenzione di farlo.

Certo, l’altro interlocutore vero, gli USA, non solo non hanno alcuna intenzione di intavolare una trattativa, ma non perdono occasione per creare situazioni ostili e di conflitto. Joe Biden, ormai preso dalla euforia della guerra, continua a darsi da fare per minacciare tutto e tutti. Ora, tanto per alleggerire il clima, ha cominciato a lanciare minacce di ogni genere alla Cina, per spiegarle che è pronto, Biden, ad usare la forza per difendere Taiwan. Che senso ha? Che bisogno c’è di aprire un altro fronte di scontro quando quello attuale è già abbastanza turbolento? Ma poi, non esiste una soluzione pacifica, cioè giuridicamente attendibile per risolvere quella questione? Facendo così, Biden ha detto chiaro e tondo che a lui del ‘diritto’ non importa nulla.

 

Dice Furio Colombo, in un articolo intitolato ‘Putin il lupo e i porcellini‘, con il quale riprende a scrivere con ‘Repubblica‘, dopo la lunga militanza col ‘Fatto‘, che c’è chi vuole spaccare il mondo, e costui è Putin.
Bene, questa è la tesi, e le prove? Ma le parole di Colombo sono da leggere bene: «È iniziata, insieme alla guerra d’invasione dell’Ucraina, un’operazione ben più complessa, e per cui non esistono negoziati: la spaccatura del mondo. Questo è il progetto della nuova Russia. Per spaccare il mondo ci vuole un’altra parte combattente. Non c’era. Ma si può sempre inventare. Potrebbe essere la Nato», di cui sono parte fondamentale gli USA, «adatta a creare l’immagine del mondo spaccato non appena protesta e annuncia che non resterà inerte. In questo modo la Russia, che si irritava alla ripetizione di una evidente verità (se esiste un aggressore esiste anche un aggredito) può annunciare al mondo che sta per essere aggredita. La storia si può anche raccontare così. Il lupo all’improvviso abbatte la casetta dei tre porcellini».
Ma questo discorso è un assunto non dimostrato e che non permette obiezioni. ‘Se gli USA protestano per qualcosa, ci sono tutti quelli che sono per principio contro gli USA e quindi hanno torto’, dice in sostanza Colombo.
E quindi, aggiunge Colombo, la Russia, nella mente distorta deipacifisti‘, da aggressore, diventa aggredito. Sorvolo sulla sciocchezza dei tre porcellini.
Se si ragionacosì, si afferma solo un postulato, anzi, un atto di fede: gli USA sono il bene, il resto è il male. Potrei dire, ma l’Iraq, l’Afghanistan … ? ma non lo faccio, se no cado nell’altro orrendo baratro di nefandezze dei filo-putiniani. Cioè di dire che ‘anche gli USA’ hanno fatto, ecc…
Non ci cado, tranquilli. Gli USA sono il bene e quello che fanno è bene. Punto.
La domanda che, secondo me, tutti dobbiamo porci, Colombo permettendo, è un’altra. Se sei circondato da gente ostile, che ti rende la vita difficile, e tu per allentare la stretta prendi a pugni uno che ti circonda, sei un aggressore, o cerchi di difenderti da un possibile, certo solo possibile, attacco altrui? E come mai quando Israele … no, no, se no sarei il solito filo-Putin che ricorda le nefandezze altrui.
Il fatto reale è che se, come dice Colombo, il mondo è spaccato in due, da una parte il bene e dall’altra il male, qualunque cosa faccia la parte del male è … male.

 

Sciogliamo un momento questa logica aberrante, per ripetere cose che ho scritto mille volte ormai.
La Russia è un grande Paese -fisicamente intendo, che credete!- che è circondato non da altri Stati amici o indifferenti, ma da Stati ostili, che fanno parte di una alleanza che ha come unico scopo (poi in realtà ha fatto ben altre cose!) quello di difendersi da una possibile aggressione dello Stato che circonda. E che cerca di chiudere definitivamente il cerchio portando anche l’Ucraina dentro la Nato.
Alle proteste della Russia, nessuno reagisce, la si ignora: è il male.
Badate, è questo il punto. Di fronte alle proteste russe, il mondo che fa capo alla Nato ha risposto con il silenzio o l’indifferenza. Invece di cercare un accordo, invece di mostrare, per così dire, il volto migliore della Nato, si è ignorata la protesta e si è andati avanti con indifferenza.
Il grande torto di quello che ama chiamarsiOccidente‘, è questo e solo questo: avere trattato la Russia come una entità ostile da ridurre alla ragione nell’unico modo concepibile per la Nato: con la forza. Non ancora militare, ma politica, economica, ecc… l’idea è, da tempo, quella di mettere la Russia nell’angolo, per evitare che diventi un concorrente degli USA nella prossima guerra economica (speriamo solo economica) con la Cina.

 

Draghi, almeno, mostra di voler credere ad una possibilità di dialogo e ci prova, anche se dice che è inutile. Ma Biden non solo non ci prova, ma boicotta le iniziative di pace, minacciando altri sfracelli, mentre il suo braccio sinistro arma fino agli occhi la Moldavia. A qual titolo, faccio per dire, gli USA si arrogano il diritto di decidere del destino di Taiwan?
Ma permettetemi, mi rivolgo alla vostra intelligenza: come si può ragionevolmente pensare che tutto, ma proprio tutto il male stia sempre e solo da una sola parte! Mentre, e questo è ancora peggio, non si immagina nemmeno che tutto il bene sia dall’altra parte, ma che lo sia in uno e uno solo, che noi, obbedienti, poniamo a capo di tutto.
Solo uno, badate, solo uno: che assume anche il titolo di voler essere il gendarme dell’intero mondo. Un gendarme che si fa anche la propria legge: un gendarme-giudice-legislatore.
Come si fa a non vedere (e lo dico a Furio Colombo e tanti altri … anzi, meglio di no, è inutile) che non può essere uno solo a decidere su tutto e per tutti.
Il punto reale è questo: non esiste, nella Comunità internazionale, un meccanismo capace di prendere in mano il problema, non esiste una Autorità che possa farlo. Ma non esiste perché proprio la Russia e gli USA, entrambi, non lo vogliono, mai lo hanno voluto. Farsi giustizia da sé è considerato da entrambi il modo migliore, anzi, l’unico per soddisfare le proprie esigenze: ma la giustizia, da ciascuno viene rivestito di rispetto della legge, diciamolo bene: della norma.
Certamente la Russia è il lupo che attacca l’agnello (bene armato, peraltro), ma se si fosse parlato col lupo l’attacco non vi sarebbe stato, probabilmente; se vi fosse stato un tribunale, forse avrebbe condannato la Russia e, per essa, Putin, ma verosimilmente avrebbe condannato anche gli USA e, per essi, Biden.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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