domenica, Agosto 14

Ucraina: l’oro della Russia e la eterogenesi dei fini Questa guerra ha ormai realizzato il suo fine: non voluto dagli USA e forse nemmeno dalla Russia, ma dai fatti, incontrovertibili: questa guerra ha realizzato in pieno la eterogenesi dei fini …combatterla non serve più, neanche attraverso l'oro della Russia. Ve lo ricordate il film 'Il grande paese'? quando i due confesseranno, in primis a sé stessi, di non farcela più e scoprire di avere amori diversi?

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La solita enfasi inutile, e tendenzialmente ridicola, accompagna l’ennesimasanzionealla Russia nella guerra ucraina: non compreremo più oro russo e la Russia sarà messa in ginocchio. E i giornali (specie italiani) ubbidienti «colpirà al cuore la macchina bellica della Russia».
Insomma: ancora una settimana e ‘l’Occidente’ (qualunque cosa esso sia), ha vinto. Poi … si può sempre rinviare la vittoria certa e completa.

Ci sarà, è vero, il piccolo particolare che il valore dell’oro schizzerà alle stelle e che la Russia se ne avvantaggerà vendendolo ad altri, tranne ‘l’Occidente’, ad un prezzo minore di quello ‘di mercato’ a taluni Paesi e al prezzo di mercato agli altri. Ma intanto, ripeto, ‘l’Occidentepagherà l’oro caro arrabbiato. E le conseguenze non saranno dappoco.

Poi, naturalmente, la vittoria certa e definitiva in pochi giorni, verrà anche dalla distribuzione in massa di nuovi razzi, nuovi carri armati, nuovi cannoni eccetera. E infatti gli ucraini si ritirano da Severodonetsk, ma si tratta di una ritirata strategica, per organizzare meglio la difesa. Noi ne sappiamo qualcosa: durante la seconda guerra non abbiamo fatto altro.
Ma è credibile? lo era allora?

Tutto ciò indifferenti al fatto che le economie europee cominciano a traballare e le possibilità di progressi nella Unione Europea si assottigliano ogni giorno, anche a causa di questa folle campagna di allargamento, il cui unico effetto non potrà che essere l’impossibilità di creare quella Unione più stretta, che è (o era?) nelle intenzioni di alcuni responsabili politici europei. Ma in sostanza Mario Draghi, Emmanuel Macron e Olaf Scholz.

 

Ci troviamo di fronte ad un disastro economico, a danni che pagheremo per anni, alla interruzione di una crescita brillante, spezzata da queste ‘sanzioni’ e dalla guerra naturalmente, e che avrà a Settembre un altro colpo durissimo con il ritorno del Covid, del quale oggi non si parla per … non disturbare le vacanze e non spaventare i turisti. Se poi la gente muore, che fa? ne muoiono tanti in Ucraina.
Dove, non voglio nascondermi dietro un dito, le atrocità si sprecano. Solo da parte russa, strillano i soliti miopi ma ‘autorevoli commentatori’. E va bene, solo da quella parte. Ora, si dice, si bruciano i libri scolastici in ucraino. Ma prima si bruciavano quelli in russo. E questo, purtroppo vale per tutto. Ad ognicritica al comportamento russo, corrisponde una possibile critica a quello ucraino. Ma lasciamo correre: la tesi ufficiale è che noi siamo il bene e loro il male. Tertium non datur. Augh!
E Biden, ammaccato come non mai dalla decisione da azzeccagarbugli della Corte Suprema sul tema dell’aborto (ne parlerò domani), arriva in Europa ancora una volta a proporre, meglio imporre, altresanzionie altre armi. Anche se, proprio da parte statunitense, si comincia seriamente a dubitare della utilità di continuare così.

 

È sotto gli occhi di tutti, non occorre essere né di sinistra né di destra, né filo-russo né filo-statunitense, che è in corso una guerra senza esclusione di colpi tra gli Stati Uniti, con il supporto dei bull-dog britannici, e la Russia, che cerca di appoggiarsi alla Cina.
È sotto gli occhi di tutti, che la guerra si combatte sulla pelle degli ucraini, a spese del territorio ucraino, e del terzo mondo che rischia una bazzecola: la fame, ma la fame vera, quella per la quale si muore.
È sotto gli occhi di tutti che quella guerra ha coinvolto l’Europa per la sua debolezza e incapacità di rispondere a muso duro a Joe Biden e a Vladimir Putin. È così, no? L’Europa è stata colta di contropiede, in un m momento in cui le varie elezioni fatte o da fare, rendevano le ‘leadership’ deboli, lasciando magari spazio a personaggetti come Luigi Di Maio, che dà dell’animale a Putin. E quindi ci siamo cascati dentro. Rinunciando all’unica arma che avevamo: la neutralità, e quindi la capacità di mediare tra i due veri contendenti.

 

È sotto gli occhi di tutti, che la guerra così come sta andando oggi, potrebbe durare anche dieci anni.
Ve lo ricordate il filmIl grande paese‘, quando Gregory Peck, finalmente, affronta (in piena notte per non farsi vedere e ammirare!) Charlton Heston, per mostrare a lui che non ha paura di fare a cazzotti. E alla fine distrutti dalla fatica, i due si salutano e la commedia si scioglie mostrando l’inutilità di quella scazzottata: Gregory non vuole più sposare la promessa, che invece sposa Charlton … e Gregory si prende quella intelligente!
Non riesco a sottrarmi a quella immagine. Si tratta solo di capire chi impersona chi e quando i due confesseranno, in primis a sé stessi, di non farcela più, per scoprire di avere amori diversi: la Russia la Cina e forse l’India, e gli USA … già gli USA? Pensano di fare tutto da soli. Pensano di fare ciò che Putin, proprio lui in persona (malatissimo, rimbecillito, ecc. rinvio ai grandi quotidiani per ciò), gli ha spiegato che non è più possibile: il mondo unipolare è finito. E, badate, non credo affatto che si vada incontro ad uno bipolare, ma ad uno multipolare. E anche questo, temo, non è per nulla chiaro non solo a Biden, ma anche a molti europei.

 

È sotto gli occhi di tutti, insomma, che il mondo è cambiato, non ‘sta’ cambiando, ‘è già’ cambiato. La Russia il suo oro lo venderà alla Cina insieme alla frutta e al grano, all’India insieme al grano e a qualche tecnologia nucleare, al Brasile in cambio della bomba e così via.

È sotto gli occhi di tutti, e il Papa lo ripete ogni giorno venendo insultato ogni giorno, che questa guerra ha ormai realizzato il suo fine: non voluto dagli USA e forse nemmeno dalla Russia, ma dai fatti, incontrovertibili: questa guerra ha realizzato in pieno la eterogenesi dei fini
Uso il termine ‘raffinato’ per suggerire ai moltissimi ‘pensatori’ e ‘moralizzatori’ nostrani e non che la situazione è cambiata, lo si voglia o no. La Russia forse davvero ma ne dubito (anche in Russia, benché animali, pensano: sapete?) pensava di scrollarsi di dosso la NATO e ha agito contando su una scarsa resistenza. Non ci credo, l’ho detto, ma questa è la tesi dominante, ebbene sia come volete. Comunque l’ha iniziata e la guerra sta là.
Gli USA l’hanno cominciata molto rumorosamente, convinti di poter cogliere l’occasione (se non è stata, come io credo, preparata prima: il dottor Stranamore non l’ho mica inventato io!) per distruggere la Russia prendendo due piccioni con una fava e cioè l’Europa. E si stanno rendendo conto che alla fine non ci riusciranno, mentre il cuore del Paese va in frantumi, si moltiplicano le violenze cieche (a imitazione della guerra cieca), riaffiorano vecchi pregiudizi e vecchi odi, e quello che ad alcuni appariva come il Paese delle libertà, rischia di tornare il Paese della violenza cieca: quello della conquista del west.
E l’Europa si barcamena avendo perso la verginità che aveva quasi mantenuto per 70 anni … quasi perché la guerra nei Balcani mica è stata un pranzo di gala.

Ma la guerra, la guerra la fanno gli ucraini, si ammazzano tra di loro, si distruggono a vicenda, magari nell’illusione di distruggere la Russia.

Questa guerra, invece, ha ormai raggiunto i suoi fini, sia pure eterogenerati‘, e combatterla ancora non serve a nulla. O meglio, serve ai pochi ricchissimi che si arricchiscono sempre di più, ai più di quei pochi che, intravedendo i cambiamenti, prendono qualche misura per il futuro, ma affama il resto, mentre i rischi del mancato controllo o autocontrollo, porta solo ad una possibile distruzione reciproca, mentre ciò che resta del mondo guarda già altrove … sempre che un po’ ne resti.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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