sabato, Maggio 15

Ucraina, l'opposizione e il suo futuro field_506ffb1d3dbe2

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Ucraina oppos

Marciare uniti per colpire divisi. Questo era stato finora lo slogan della troika di opposizione ai piani del presidente ucraino Viktor Yanukovich. E ora? Come reagire all’incontro di martedi scorso tra i leader di Kiev e Mosca col quale l’integrazione tra i due Stati sembra aver fatto un sostanzioso passo in avanti? Un problema che presto dovranno porsi Vitali Klitschko, Arsenij Jazenjuk e Oleh Tjahnibok. Tre personalità diverse, finora unite dalla lotta comune alle prospettive economiche, politiche e culturali rappresentate dall’eventuale ingresso nell’Unione euroasiatica voluta dal Cremlino.

Cercando le responsabilità di quanto accaduto in questi anni in Ucraina, non si può non ripensare alle conseguenze della vittoria arancione nel 2004. Periodo segnato dagli scontri tra Yuschenko e Timoschenko. I due leader del campo che oggi si è ritrovato sotto le bandiere dell’Ue, hanno passato la maggior parte del tempo a disposizione per farsi la guerra. Massime cariche dello Stato impegnate più a combattersi che a collaborare. Yulia Timoschenko, prima donna a ricoprire la carica di primo ministro ucraino, si è dimostrata poi più in grado di guidare l’opposizione che di gestire gli affari di uno Stato composto di fatto da due nazioni. Senza dimenticare il contratto sottoscritto con Vladimir Putin nel 2009, e l’incredibilmente alto prezzo del gas che Kiev doveva pagare a Gazprom. Fino agli sconti concessi da Putin.

Come riunire ora sotto uno stesso cartello le diversità’ dell’opposizione ucraina? Questo il rebus che dovranno sciogliere l’ex campione del mondo di boxe e capo del partito Udar, Klitschko. L’ex presidente del parlamento di Kiev e sostituto di Yulia Timoschenko alla guida del Partito della Patria, Jazenjuk. E Tjahnibok, leader di Libertà, piccola forza nazionalista ucraina.

A meno di imprevedibili rivolgimenti, la prossima tappa di rilievo della politica del Paese sarà l’elezione presidenziale del 2015. Tra i tre personaggi anti Yanukovich, solo Klitschko e Jazenjuk hanno possibilità di sconfiggere il presidente in carica. Tra i due il più piazzato al momento è l’ex sportivo. Il vice di Timoschenko invece è fermo al 6 percento delle aspettative di voto. Si vede dunque come i due uomini oggi alleati contro Yanukovich, tra un anno potrebbero diventare concorrenti per guidare l’opposizione alla sperata vittoria. La rivalità condotta finora in maniera civile e rimasta sempre sotto traccia. All’attacco personale, i due hanno preferito le consultazioni.

Chi però a breve dovrà mettersi alla testa dell’opposizione non è ancora chiaro. Al recente annuncio di Klitschko di candidarsi alle presidenziali, Jazenjuk  ha preferito tacere. Canali informati parlano di accordi per la futura divisione del lavoro. Secondo tali piani, non ancora però accettati da Jazenjuk, in caso di vittoria delle opposizioni, lo sportivo diventerebbe capo dello Stato. Al politico invece andrebbe la guida del governo. Un progetto indigesto al leader di Patria. Il suo consenso arriverebbe solo nel caso in cui una revisione costituzionale desse maggiori poteri al primo ministro. Impasse che fa venire a mente la vecchia rivalità tra Yuschenko e Timoschenko.

Anche sulle prospettive da dare alle attuali proteste, Klitschko e Jazenjuk hanno seguito strade diverse. L’ex pugile nel suo slancio rivoluzionario appare più radicale non solo di Jazenjuk ma anche del nazionalista Tjahnibok. Jazenjuk , a proprio agio nei labirinti della politica ucraina piu’ di Klitschko, sarebbe il più prudente dei tre. Secondo le dichiarazioni dei suoi colleghi di partito, lo scopo principale del politico è evitare spargimenti di sangue. Obiettivo raggiungibile solo se le tendenze  proeuropee si manterranno nel solco del realismo. In questo senso la politica di Patria potrebbe trovare una sponda nel nuovo responsabile della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier.

Al momento Tjahnibok punta a screditare l’immagine di Viktor Yanukovich per impedirgli di vincere le presidenziali del marzo 2015. Jazenjuk al momento non ritiene possibili altre vie legali per spodestare il capo dello Stato in carica. La mobilitazione democratica attuale dovrebbe essere sfruttata per rendere impossibili nel 2015 i brogli elettorali senza i quali, secondo l’uomo politico, la vittoria di Yanukovich sarebbe impossibile. Per il prossimo futuro indispensabile però raggiungere una «vittoria di tappa» in grado di galvanizzare chi ha partecipato alle manifestazioni di massa. Un successo in grado di sottolineare la debolezza di Yanukovich assicurando cosi il buon risultato delle prossime presidenziali.  Primo obiettivo di questa strategia potrebbero essere le dimissioni del primo ministro ucraino Mikola Asarov. In questo caso Yanukovich dovrebbe fare parte del gioco. Sostituire l’attuale capo del governo con un uomo sostenuto anche dall’opposizione allo scopo di proseguire il cammino pro Ue e riaccendere i crediti del Fondo monetario internazionale. Questo il piano di Tjahnibok  per aggiungere ai quindici miliardi di dollari concessi da Mosca quelli previsti, e per ora congelati, dall Fmi. Uno scenario forse poco realistico dopo la svolta pro russa del capo dello Stato.

Le richieste di Klitschko sono invece ancora più energiche. Spinto dalle proprie ambizioni presidenziali, l’ex pugile punta alla rapida caduta di Yanukovich. Solo con elezioni anticipate, lo sportivo potrebbe sfruttare a pieno «l’effetto star» finora assicuratogli dai media di tutto il mondo. Emozioni destinate a spegnersi nel caso in cui la politica ucraina dovesse tornare ai soliti ritmi. Prospettiva questa che non dispiacerebbe a Jazenjuk, finora costretto a restare nel cono d’ombra del più celebre rivale-alleato.

La settimana scorsa questa divergenza è venuta per la prima volta chiaramente a galla. Klitschko ha confermato che lui, a differenza di Jazenjuk, vuole anticipare non solo la scadenza presidenziale ma anche quella legislativa. Un obiettivo ribadito ai media internazionali davanti ai quali lo sportivo ha sottolineato come non basti «cambiare un paio di ministri». Klitschko ha fatto capire che punta a raggiungere «un veloce cambio di potere». Scopo per il quale non vi è che una strada. «Le masse devono restare in piazza e continuare con le proprie richieste». Per Klitschko la rinuncia all’uso della forza e le dimissioni di alcuni alti funzionari dello Stato per le violenze contro i dimostranti del 30 novembre, erano la dimostrazione che il potere presidenziale si era indebolito al punto tale da non sostenere una nuova settimana di dimostrazioni. «Fino a poco tempo fa Janukovich era forte ma ora si sta piegando», aveva profetizzato. Una diagnosi che il capo di Udar dovrà aggiornare in un senso o nell’altro.

Oleh Tjahnibok , l’altra personalità del trio di opposizione punta a occupare una via di mezzo tra i due. Anche lui a favore di elezioni anticipate ma in seguito ad accordi col potere in carica. Una richiesta minima secondo il leader nazionalista per soddisfare gli umori delle centinaia di migliaia scesi in piazza nelle scorse settimane.  In realtà Libertà, Svoboda in russo e ucraino, il partito nazionalista di Tjahnibok cerca di sfruttare al meglio lo slancio pro Ue di parti dell’Ucraina per ribadire l’appartenenza del partito al Paese e quello di Kiev alla famiglia europea. Libertà è forte soprattutto nell’occidente ucrainofono, ed è stato sopratutto il voltafaccia di Yanukovich a portare il partito sotto la luce dei riflettori internazionali.

E anche vero però che Svoboda non ricorda più il partito social-nazionale ucraino, forza politica da cui nel 2044 è nata l’attuale Libertà. Via i discorsi sulla «mafia ebraico-moscovita che dirige Kiev». Basta con le ossessioni etniche da inserire addirittura nei documenti personali. In una svolta che ricorda quella fatta in Francia dal Fronte nazionale di Marine Le Pen, Svoboda afferma di essere nulla di più di una normale formazione patriottica. E anche se alcuni vecchi demoni non sono ancora scomparsi, l’alleanza tra Libertà e le altre due formazioni politiche è ormai collaudata da tempo. Ma per vincere le elezioni la coalizione di opposizione dovrà pescare anche tra gli elettori dell’est e sud del Paese. Russofoni che non si potranno mai riconoscer negli slogan di Svoboda. Soprattutto se questi dovessero diventare politica di Stato. Allora marciare uniti per colpire divisi potrebbe non bastare più.

 

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