domenica, Maggio 22

Ucraina: l’ipocrisia italiana Due grandi ipocrisie dell'Italia ai tempi della guerra in Ucraina. L'Italia è in stato di guerra non dichiarata con la Russia. Tutte le tv seguono la guerra con grande 'partecipazione' verso gli amici ucraini, ricordare qualcosa di simile per le altre guerre -Iraq, Afghanistan- che ci hanno visti impegnati?

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Scrivo qui da parecchio tempo, sia per dire ciò che non si dice o che spesso non si sa nemmeno che si potrebbe dire, sia perché non ho mai avuto inviti ad ammorbidire o altro ciò che dico, né mi sono mai capitati commenti negativi da Lettori, che non so in che numero, ma certo non oceanico. E quindi, sapendo di essere ‘antipatico’ ne dico oggi un paio che mi stanno da tempo sul gozzo.

Primo. Come ho scritto, credo a chiare lettere, tempo fa, che il risultato delle decisioni (umanamente e politicamente anche comprensibili) del Governo Draghi -a mio parere ‘obbligate’- è che l’Italia, dato che fornisce supporto militare all’Ucraina, è in stato di guerra non dichiarata con la Russia. Infatti, siamo finiti nella lista dei ‘Paesi ostili’.
Come ha ricordato il Papa, come ho ricordato nel mio piccolo io, la Costituzione italiana (sì, anche per questo forse la più bella del mondo, mi spiace per Renzi), all’art. 11, dice chiarissimamente che «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». ‘Ripudia’, un verbo forte, per dire che sa, la Costituzione, che la, guerra esiste, sa che talvolta è imposta dalle circostanze, ma la ripudia egualmente: non ne vuole sapere.
Obietterete: ma l’Italia ha partecipato alla guerra (la prima) contro l’Iraq, e poi anche contro lo stesso Iraq (seconda guerra), contro l’Afghanistan. Vero. Ma in tutti e tre i casi -nel secondo grazie ad una sorta di sanatoria a posteriori delle Nazioni Uunite- l’azione di guerra era in realtà una azione di ‘polizia internazionale’, sollecitata dalle Nazioni Unite. La faccio breve: oggi proprio no.
Come ho detto, la decisione del Governo può essere umanamente comprensibile e anche politicamente comprensibile, ma giuridicamente, anzi, costituzionalmente, proprio no. Il Parlamento sovrano potrebbe ben decidere (ma con legge) che in questo caso si tratta di aiutare un popolo in lotta per la propria autodeterminazione, ma dovrebbe farlo alla luce del diritto costituzionale italiano e del diritto internazionale. Beninteso non vi dirò se e quali norme internazionali potrebbero giustificare l’azione italiana, ma dal punto di vista costituzionale, la guerra è illecita.
Mi domando come potrà il Governo difendersi qualora un danno ne derivi ai cittadini italiani, dal ‘nemico’ Russia.
Sorvolo sul resto, salvo a dire che, una volta di più, l’ipocrisia governa.

 

Secondo. La guerra in Ucraina è seguita spasmodicamente dalla stampa e dalla TV, spesso con grandi strafalcioni, sempre con grandepartecipazioneverso gli amici ucraini.
L’altro giorno ho seguito uno stupendo servizio di Francesca Mannocchi, nel quale si descriveva benissimo e senza troppa retorica la situazione dei cittadini, l’angoscia dell’attesa dei bombardamenti, gli enormi disagi derivanti dalla caduta dei servizi.
Bene, ottimo servizio, ottima cosa che il conflitto sia seguito con tanta passione e solerzia, meno ottime le lezioncine dei vari ‘esperti’ consultati come ai tempi del Covid a dire tutto e il contrario di tutto e a spiegare dall’alto della propria competenza e delle proprie superiori capacità di interpretazione, cosa ha veramente in mente Putin (pronunciato con sprezzo, quando non si cita l’Unione Sovietica), del quale peraltro non si manca mai di dire che è un delinquente, un mafioso insieme ai non meglio definiti ‘oligarchi’, ecc…
Di nuovo bene. Tutto regolare, tutto prevedibile, il futuro probabilmente ci riserverà qualche sorpresa, ma tant’è, per ora abbiamo le maratone quotidiane di Enrico Mentana e di molti altri.
Mi domando solo e vi domando: ricordate qualcosa di simile quando ci fu la guerra all’Iraq, o quella all’Afghanistan?
Mi domando solo e vi domando: gli iracheni non sono uomini come noi, le madri afghane non sono madri come le ucraine, i bambini siriani non sono bambini come gli ucraini?
Parlare continuamente di una guerra può anche essere buona cosa, purché si spieghi perché altre guerre altrettanto vicine a noi (ho citato tre casi nei quali noi siamo stati in guerra direttamente) non hanno meritato e non meriteranno certamente altrettanta attenzione.
Non rispondo alla domanda, anche perché non saprei come rispondere.
Resta solo l’ipocrisia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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