lunedì, Maggio 16

Ucraina: le piazze del mondo e il Papa Pace e ambientalismo, no al riarmo. La grande protesta dei movimenti giovanili da Parigi a Madrid, Vienna, Lisbona, Roma, Milano, Torino, Firenze mette a nudo le scelte pro-armi della politica. In Italia, il Collettivo operaio della GKN insieme al Friday for Future. Intanto si prepara la grande Marcia straordinaria della Pace Perugia-ASSISI del 24 aprile

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E dopo le grandi manifestazioni No war e in solidarietà con l’Ucraina che hanno  attraversato la settimana scorsa le piazze italiane d’Europa,  e in coincidenza con  il grido risentito e risoluto di Papa Bergoglio: “Vergogna”, vergogna,  siete dei pazzi”  rivolto verso i governanti degli stati occidentali per l’aumento del 2%  del PIL delle spese  per le armi, ecco irrompere sulla   scena mondiale i movimenti  pacifisti ed ecologisti  che in occasione dello sciopero mondiale per il clima, levano alta e forte la loro voce che, negli ultimi tempi, sembrava assopita.  Nelle piazze da Parigi a Madrid, da Vienna a Tirana, Lisbona, Atene, perfino in Africa e nelle Americhe e in Asia. In migliaia hanno aderito allo sciopero globale di Fridays for future. In Germania si sono avute proteste in 300 città. «Putin può bombardare l’Ucraina solamente perché continuiamo a comprargli gas e carbone».Dai variegati movimenti  ambientalisti, studenteschi,  di lavoratori e disoccupati, che si sono ritrovati nelle piazze italiane, d’Europa e del mondo. Addirittura in varie città della Germania, tedesche «contro la guerra e a favore del Clima» oltre 220 mila manifestanti scesi in piazza per gridare  No alla fornitura di armi all’Ucraina e fermare l’import della valanga di gas prevista dal governo Scholz. “ People , not profit”, lo slogan rimbalzato da  Berlino a Monaco, da Amburgo a Colonia, passando per varie altre città, ove il movimento pacifista si sta facendo sentire, in maniera così netta come raramente era avvenuto finora.  Anche in Italia, a Firenze   in particolare a Roma,Torino e in altre città, i movimenti No war e ambientalisti hanno tentato una saldatura. In buona parte dell’opinione pubblica si fa  strada  l’idea che  La decisione di aumentare le spese per gli armamenti sottrarrà risorse ad altre iniziative sociali e alla lotta climatica.

Ma, ecco il punto di vista di diversi partecipanti alle manifestazioni che si sono svolte in Italia – come Marco – ove il governo sembra aver imboccato senza ripensamenti la via del riarmo. “ Ma c’è  l’altro rovescio della medaglia – precisa – di cui si dovrà tener conto: “ le energie pulite non solo forniscono un contributo positivo verso la transizione ecologica, ma incidono anche sulle importazioni di gas proveniente dalla Russia. In soli tre anni si potrebbe installare in Italia una quantità di rinnovabili tale da dimezzare le importazioni, lo sostengono le imprese raccolte in Elettricità Futura.Non tutto è perduto dunque sul fronte della battaglia ecologista anche se  l’impressione è che il treno delle rinnovabili  sembra frenato da  intoppi, resistenze, venti contrari. “Per invertire questa  deriva negativa,  occorre un deciso cambio di marcia, ad esempio, dicono, Berlino che aveva puntato nel giro di 8 anni di avere l’elettricità verde, punta ora al 100% di rinnovabili” elettriche al 2035. “Insomma, non mancano previsioni e calcoli ottimistici in base ai quali vari paesi d’Europa, Asia e perfino Cina, dovranno ricorrere  alle energie  rinnovabili. E in Italia? Il cammino sembra  sempre più ricco di ostacoli sostiene Luca studioso di scienze ambientali – se si continua ad insistere sul modello  di  crescita e sviluppo  (immagini fuorvianti) che ci ha portato  sull’orlo dell’attuale  crisi e se insistiamo nel destinare  così tante risorse agli armamenti. Ma, mai come oggiosservano alcuni giovani del Fridays for Futureè il momento di cambiare marcia. Certo è – sottolinea Luca – che le parole che Papa Francesco non si stanca di gridare, fanno sempre  più presa nell’opinione pubblica,  sia quella che è scesa nelle piazze che quella  che segue con angoscia i tragici sviluppi della guerra di aggressione all’Ucraina. “Ciò che indica il Papa non è un’utopia, ma una strada precisa, poiché – sono le sue parole – non sono le armi la vera soluzione, bensì “un modo diverso di governare il mondo”. Il cammino è ancora lungo ma questa è l’unica strada che può imporre la trattativa di pace, e cambiare le sorti del pianeta. Lo capiranno i nostri governanti? Secondo Martina Comparelli, portavoce italiana del Friday for future – Le battaglie ecologiche 20 anni fa sembravano di nicchia.. Queste cose noi le sentiamo nello stomaco, come quando sei innamorato. Qualcosa di fisico, di inevitabile». E’ chiaro che questa radiografia delle recenti piazze  ecologiste mostri l’esistenza  di fratture all’interno del grande movimento pacifista e ambientalista che ha riempito le nostre piazze, e che si riflettono in parte sulle posizioni delle forze politiche rappresentante in parlamento e nello stesso governo.  Ma, la speranza è che, auspice  Bergoglio,  che si mostra più realista e concreto di chi ha scelto la  vecchia strada senza sentire altre ragioni se non quelle delle armi – afferma Valentina  – si intensifichi il dialogo fra tutte le componenti del mondo pacifista, del lavoro, della giustizia e dei diritti umani e sociali,  prima che sia troppo tardi. Segnali importanti sono emersi anche dalle manifestazioni italiane, dove l’iniziativa nazionale preparata dal Collettivo di  Fabbrica della GKN e dal movimento  Fridaysfor Future, ha riportato al centro dell’attenzione   le tematiche ambientali e sociali, al  posto del riarmo, della guerra, del profitto.

“ Pace  disarmo e sostenibilità ecologica e  sociale,” sono anche gli obbiettivi che sono tornati ad essere al centro dei vari movimenti che rappresentano l’arcipelago   pacifista e a ambientalista, le organizzazioni religiose e laiche, del mondo del lavoro e della scuola e dell’università, dei senza lavoro e di chi ha il lavoro precario come i riders che continuano a morire sul lavoro. Alla testa di questi movimenti si sono trovati i lavoratori della GKL che tutti ricordano per essere stati licenziati  in centinaia con una semplice email.  Una multinazionale inglese, fondata nel 1759, attiva nel settore dell’automobile, nella produzione di semiassi e di elementi di trasmissione che pur andando assai bene ed avendo nuovi macchinari veniva chiusa trasferire la produzioni  altrove, riducendo i costi e aumentando le quotazioni in morsa. Ebbene, la lotta operaia, d’intesa con la Regione, è riuscita abloccare  delocalizzazioni e licenziamenti, a difendere i posti di lavori attraverso la trasformazione della attività produttiva in una produzione ecologica.  Certo, l’intesa va perfezionata, ma la strada è questa: No alla guerra e si alla pace ed alla conversione ecologica . Dice Pasotti delegato della Fiom CGIL , – la maggioranza del paese è contro la guerra, contro il riarmo e contro l’invio di armamenti, anche se il Parlamento  non lo capisce.” Ma la strada non può essere la guerra, quanto piuttosto un radicale cambiamento del sistema di produzione in una direzione di sostenibilità ecologica, economica e sociale e di riduzione delle emissioni, e di un nuovo stato sociale. ” E tra  poco più di un mese, il 24 aprile, in Italia gli stessi temi, ne siamo certi, saranno al centro  della marcia straordinaria  Perugia-Assisi”, che si terrà lungo  i 22 chilometri di percorsi all’insegna delle bandiere arcobaleno, come 61 anni anni fa sotto la guida di Aldo Capitini e Danilo Dolci , quando allora si temeva l’atomica e si invocava l’amore, si svolgerà la più grande marcia della pace e della lotta ai cambiamenti climatici d’Europa, che si concluderà nella città del Santo Francesco.  

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