lunedì, Maggio 16

Ucraina: la storia è grigia … e la ‘cronaca’ propaganda La 'decisione unilaterale', il 'potere legittimo', il 'territorio nazionale', i 'confini' … Piano! Ci sono gli Stati, ma ci sono anche i popoli, e ci sono anche gli interessi, i legami, le prospettive per il futuro. Non è tutto bianco o nero, anzi, la storia è grigia. Se non c'è il grigio, non si fa storia, si fa solo propaganda

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Come si dice? Chi di spada ferisce, di spada perisce! Vero?
Bene, non per drammatizzare, non ne vale la pena, ma per parlare ancora della maledetta guerra in Ucraina, guerra nella quale -lo ripeto a scanso di equivoci, hai visto mai che cacciano pure me dal giornale! ha ragione il professor Orsini: è veramente umiliante dover scrivere su cose di qualunque genere, con la necessità di ‘precisare’ la propria posizione politica e, che è peggio, culturale!- è indubbia l’aggressione russa, ma tutta da valutarne la motivazione, non per nulla ho parlato di Vietnam europeo.

 

Non per drammatizzare, dicevo, ma guarda che succede ai raffinatissimi e sottilissimi politici internazionali, diplomatici di rango e di minor rango, eccetera, adusi a sottili manovre ad ampio raggio! Succede che zitta zitta la Cina -la cattivissima Cina improvvisamente buona per fare finta di mediare nella ostilità statunitense (cioè con le mani legate dietro la schiena)- rifornisce la Serbia -l’odiata Serbia di Slobodan Milosevic (lasciato morire all’Aja)- di missili anti-missili.
Eccola qui la saggezza di questa politica da strapazzo. Ma anche la perfetta ineluttabile logica: ‘l’Occidente‘ -il grande perfetto e democratico Occidente- ha deciso, come urla felice uno dei giornali esponenti, spesso rozzo assai, dell’ala marciante della borghesia (retriva) italiana, ‘Una corazza sul fianco orientale. Lavori in corso per la nuova NATO‘. Premesso che mi domando preoccupato quale sia il fianco occidentale, siamo tutti contenti: si creerà una nuova barriera di missili puntati contro la Russia, dato che la NATO è una organizzazione militare ‘difensiva’. E l’Europa? Di nuovo nelle grinfie di quella NATO definita da Emmanuel Macron cerebrolesa?
Qui, come dicevo non per caso prima, non si gioca nemmeno più sulle vecchie stupidaggini pre- storiche del ‘si vis pacem para bellum’ che oltre a definire il nome di una nota pistola, significa che se vuoi la pace attrezzati per la guerra. Così, pensano gli strateghi di Washington, i russi si spaventano. Appunto, lo dico non da ora, non si negozia, si minaccia. A parte, che non si capisce che centrino gli USA in una bega tutta europea.
Ma, se anche l’altra parte fa lo stesso, minaccia visto che non si negozia o almeno non ci si riesce, allora è il regno di Belzebù. Una logica stringente. Tanto stringente che, con un ragionamento che non riesco a seguire, un’altra grande firma spiega che la guerra fredda, anzi, la cortina di ferro, la vogliono i russofili. Sarà, Polito docet, io non sono all’altezza. Ma quando si passa alla ‘cultura ufficiale’, nemmeno ci si scherza. È, infatti, in corso una sottile e profondissima discussione per decidere se Putin assomigli più a Mussolini o a Hitler, tanto che, dall’alto della sua intima conoscenza del primo, il signor Antonio Scurati decide per Hitler. Meno male, abbiamo risolto un problema che ci angosciava da tempo.
Uno credeva che elevare cortine di ferro fosse controproducente per i rapporti pacifici, e zac, l’idea è finita nel cestino dei rifiuti: più cortine fai meglio è. E la Cina (dove forse si ragiona in termini politici molto più sottili) ti piazza una difesa (questa è esattamente e solo una difesa, sono l’equivalente dei missili ‘Patriot’) bella forte in Serbia. Come dire, per usare un espressione napoletana, ‘non vi allargate troppo … a est, che se no ci pensa la Cina’. O, se preferite, ‘non fate tanto i ganzi, che i missili ce li abbiamo pure noi’! la Cina, non la Russia, vi rendete conto che il mondo è ormai capovolto? La Cina, diranno i super politologi, vuole mettere lo zampino in Europa. È il contrario:
la Cina vuole che in Europa si continui a menarsi, così intanto lei fa i fatti suoi e ogni tanto fa le bizze su Taiwan.

 

Intanto badateci, passa inosservato un lungo e attento articolo  -veramente bello, finalmente ben fatto, in un giornale che ormai è un ricordo- di Pier Luigi Pisa, dove si spiega, con parole misurate, senza eccessi, citando le fonti disponibili e ragionando, che non è affatto così chiaro che il missile sulla stazione di Kramatorsk sia stato lanciato dalla Russia. Anzi, ma questo mi permetto di aggiungerlo io, appare sempre più probabile che sia stato lanciato dagli ucraini.
È un classico, fateci attenzione. Come la calunnia è un venticello che cresce piano piano, e che, nella versione di Edoardo Bennato, diventa «la confessione di un pentito magari di uno che fa un nome a caso … » … sembra scritta domani. Se sostituite il pentito con uno che sa fare i conti. Certo per Ustica stiamo ancora aspettando, ma la storia non scherza, e prima o poi, parla.
Calma, calma, calma, non sto affatto dicendo che sia andata così, tutt’altro. Ma nemmeno il contrario, perché non lo so, e probabilmente lo sanno in pochissimi, ben muti come per Ustica. E, vi sembrerà cinico, non mi interessa: a me interessa che i missili non partano nemmeno, perché così non ‘cadono’, magari si arrugginiscono.
È la pace che si cerca, ma non la semplice, provvisoria, deposizione delle armi, che è solo la premessa, ma la pace, che si può fare solo in due, accettando e discutendo ciascuno le ragioni e le storie dell’altro.

 

Ho scritto ormai non so quante volte quella storia, sia pure per grandi linee. Quella storia non è univoca, non corre su un binario dritto da qui a lì. È complessa, come direbbe Massimo Gramellini, è lunga. E la storia insegna, insegnerebbe, che i mugugni e i rancori spesso ottundono la ragione, così come, ancora di più, la spengono le … cattive amicizie.
È bello dire, caro Ezio Mauro, «uno Stato sovrano ha invaso per decisione unilaterale un altro Stato sovrano, ha messo in discussione con le armi i suoi confini e ha negato la potestà di governo del potere legittimo sul territorio nazionale, calpestando con i tank la sua sovranità, la sua autonomia e la sua indipendenza. Cioè la sua libertà», non è così semplice, a parte la ridondanza dello ‘Stato sovrano’ … perché ce ne sono di non sovrani? La decisione unilaterale, il potere legittimo, il territorio nazionale, i confini … ehhhhh piano, piano! Discorso pericoloso, tra l’altro, specie in Italia, ma sorvoliamo.
E quindi, ripeto, non è così semplice. Ci sono gli Stati, ma ci sono anche i popoli, e ci sono anche gli interessi, i legami e, specialmente, le prospettive per il futuro, anzi, i progetti per il futuro. La storia non comincia dal giornoxper finire il giornoy‘, scelti da chi ne straparla. Così non si fa storia (mamma mia, ora mi tolgono la cittadinanza!), dottor Mauro, con profondo rispetto, questa è solo propaganda. Specie se, poi, aggiunge forse senza rendersi conto di ciò che dice (spero) «La democrazia e la libertà … l’Occidente le ha tradotte in istituzioni e costituzioni. Il rifiuto della guerra ha senso se arriva fin qui, fino in fondo: questa barbarie va fermata in nome della democrazia e della libertà, aggredite a Kiev e Mariupol, proprio perché siamo occidentali e questi valori sono la nostra identità». Giusto: vedi Iraq, Afghanistan, ecc….
Ma di che si parla? Questo miticoOccidentecos’è? l’adolescente alla prima comunione? Ma siamo, siate seri. Questo è manicheismo, e pure di bassa lega. Lo ripeto, è semplice propaganda, purtroppo usata anche da persone che si poteva supporre fossero pensanti.
Di fronte a certe affermazioni superficiali e arroganti, solo tese alla propaganda (perché io, sinceramente, non credo che Mauro pensi proprio così), è impossibile non ricordare che non è così, non è tutto bianco o nero, anzi, la gran parte è grigia, perché la storia è grigia. E una persona che pensi lealmente, lo fa guardandosi allo specchio, e quindi ha l’obbligo di mostrare il grigiore del bianco e del nero, e proporre una strada di riflessione, di accettazione reciproca, di rispetto del diritto, di quello vero, non strattonato da un ‘pentito’, magari ben pagato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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