martedì, Maggio 17

Ucraina: la sanità è una guerra nella guerra Il sistema sanitario ucraino è sempre stato teatro di battaglie di riforme ed ora la guerra lo mette in crisi ancor più

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In Ucraina, il sistema sanitario è sempre stato teatro di battaglie di riforme ed ora di guerra agìta che mette in crisi ancor più il sistema.

La popolazione ucraina ha sempre sofferto di non linearità di accesso ai servizi sanitari anche se il modello era di matrice russa ed improntato all’accesso per tutti garantito dalla gestione  pubblica.

Formalmente, la salute doveva essere tutelata gratuitamente dal sistema sanitario nazionale (retaggio dei principi sistemici dell’Unione Sovietica e dello schema di Semashko con la gratuità dei servizio sanitario). Un tempo, questo schema era definito il migliore in Europa, ma di questo in Ucraina è rimasto poco.

Purtroppo il pagamento integrativo (anche se non dovuto) dell’attività sanitaria pubblica era ed  è consuetudine e, nel 2017, il budget statale era del 3,5% del PIL (in Europa fra i piu’ bassi). L’economia del settore medico è ‘grigia’ cioè funziona tramite i pagamenti ‘grigi’ dei pazienti (bustarelle e versamenti di beneficenza a destinazione di singole persone).

Ante guerra, lo stato generale di salute della popolazione ucraina era già preoccupante. In media, gli ucraini vivevano undici anni in meno rispetto agli altri europei (71 anni contro 82 anni in UE), in parte a causa di un sistema sanitario che presentava molte carenze e che necessitava di profondi cambiamenti strutturali. Processi di riforma annunciati, ma sempre non attuati. Si immagini ora con la guerra.

Il finanziamento della medicina era effettuato in modo errato e inefficace, il che richiedeva una riforma radicale. Tali conclusioni sono state fatte da esperti della Banca mondiale. “I principi sistemici dell’assistenza sanitaria ucraina praticamente non sono cambiati anche dal periodo dell’esistenza dell’Unione Sovietica – in quegli anni la principale direzione della medicina era considerata una terapia episodica di esacerbazioni e condizioni acute”, dice l’appello.

Dopo il conflitto scoppiato nel 2014 nell’Est del Paese, il nuovo Governo sembrava tuttavia deciso a rilanciare le riforme, come dimostra la riforma della sanità per l’Ucraina 2015-2020 (National Health Reform Strategy for Ukraine) proposta nel febbraio del 2015.

Si pensi che anche la Svizzera ha deciso di sostenere le autorità sanitarie ucraine nei loro sforzi di riforma. Il focus della riforma incompiuta è l’assistenza sanitaria (primaria), ma anche la prevenzione delle malattie non trasmissibili come il diabete o le malattie cardiovascolari. Tutto questo prima del COVID-19.

Ora i bombardamenti stanno colpendo anche gli ospedali, gli operatori sanitari ed i malati. Ci vuole una ‘guerra di pace’ (paradosso lessicale) anche per segmenti specifici di malati oncologici e cardiologici di tutto il mondo.

Infatti, la guerra ha fermato (in parte) la ricerca per nuovi farmaci di cui l’Ucraina era polo per gli studi clinici e farmaceutici ( 257 studi attivi di cui 117 sul cancro). Era luogo di sperimentazione molto avanzato.

La guerra ha costretto i ricercatori a tutelarsi anche con una delocalizzazione degli esperimenti ed è facilmente intuibile che ci sono rallentamenti ed anche cancellazione di esperimenti. Se la guerra continuasse, sarebbe necessario bloccare la ricerca. Alcuni pazienti partecipanti a studi sperimentali non hanno risposto alle sollecitazioni di continuare.

Le aziende farmaceutiche sono combattute: lasciare la sperimentazione clinica che si svolge in Ucraina o mantenerla in loco, il che comporta rischi di incolumità per i ricercatori.

Anche in Russia ci sono sperimentazioni in essere (sono 577 quelli attive) che sono state bloccate indirettamente dalle nazioni con le sanzioni: per esempio, i conti correnti delle banche russe sono bloccati e quindi non si possono pagare i ricercatori. Molti farmaci sono in ‘fase tre’ di sperimentazione. Lo stop implica un ritardo nel processo di autorizzazione e quindi di immissione sul mercato per i pazienti.

Giustamente ci si lamenta del fatto che si parla poco di pace e molto di costi; è vero, ma ci sono, oltre ai costi economici, anche i costi di salute e vita dei pazienti che hanno un valore maggiore per l’uomo.

Per esempio, in oncologia e cardiologia Milano e la Lombardia sono sede di centri di ricerca farmacologica e ospedali collocati nella top ten mondiale (Mario Negri, IFOM, IEO, Monzino, Istituto dei Tumori, imprese farmaceutiche e tanti altri attori di scienza). La proposta è quella di accogliere il segmento dei profughi ucraini che  sono pazienti in trial di ricerca e che dovrebbero interrompere la loro disponibilità alla ricerca causa guerra in modo da non interrompere la ricerca.

La guerra di Ucraina è un dramma per la convivenza fra i popoli ed i riflessi sono diretti per i malati ucraini ed indiretti per i malati di patologie importanti come il tumore e i malati di cuore nel mondo.

Senza dubbio, ciò che va affrontato, oltre alle conseguenze dirette della guerra come le ferite di chi combatte, sono anche quelle legate allo sconvolgimento dei sistemi sanitari: “Chi fa terapie croniche, o ad esempio malati di HIV, si trova costretto ad interrompere trattamenti perché l’accesso alle strutture sanitarie, in paesi in cui già non è eccellente, si riduce ulteriormente, quindi oltre a morire sotto le bombe si muore perché non si ha l’accesso al sistema sanitario di base”.

E’ di questi giorni la notizia che profughi ucraini con patalogie tumorali e in chemioterapia hanno documenti che attestano di essere ‘sotto chemio’, ma non si riesce a comprendere il mix di farmaci che era stato inoculato in Ucraina. E quindi, c’è un blocco della terapia per verificare i farmaci. Queste ripercussioni sulla sanità in  Ucraina ci indicano che c’è una guerra nella guerra. È tempo di una ‘guerra di pace’.

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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