lunedì, Maggio 10

Ucraina: la pace passa per Minsk

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La crisi ucraina rimane in primo piano nello scenario internazionale. L’incontro di mercoledì 11 febbraio a Minsk tra i quattro leader Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande potrebbe essere infatti l’ultima chance per scongiurare una pericolosissima radicalizzazione del conflitto nel Paese. E se dagli Stati Uniti la componente repubblicana del Congresso preme per inviare armamenti all’esercito di Kiev, il presidente russo Putin si è detto preoccupato sulla crescente militarizzazione dell’Ucraina e ha auspicato una tregua e la fine del blocco economico nelle regioni del Sud-Est.

«La questione ucraina non è esplosa per colpa della Russia» ha dichiarato Putin in un’intervista, ma «è una conseguenza dei tentativi degli Usa e dei loro alleati occidentali che si ritengono ‘vincitori’ della Guerra fredda di espandere dappertutto la loro volontà». La denuncia di Putin arriva dalle colonne del quotidiano egiziano Al-Ahram, dalle quali il presidente russo ha inoltre chiesto che si giunga in fretta ad una soluzione “esclusivamente pacifica”, che passi per la fine degli scontri nel Sud-Est e per il raggiungimento di un accordo costituzionale. In attesa dell’incontro di mercoledì il portavoce del Cremlino Peskov ha precisato, inoltre, che la Russia non accetterà “ultimatum” al vertice di Minsk, riferendosi al “tono” delle proposte di Angela Merkel durante i negoziati degli scorsi giorni. La cancelliera tedesca si trova in questo momento negli Stati Uniti, in visita dal presidente Obama, per un incontro che doveva essere incentrato sul prossimo G7 di giugno in Germania, e che invece, per forza di cose, sarà dominato dal tema della crisi ucraina. Secondo il ‘Wall Street Journal’, Obama aspetterebbe proprio il faccia a faccia con la Merkel per prendere una decisione definitiva sulla fornitura di armamenti pesanti a Kiev. Un’eventualità sulla quale finora la Germania è sembrata contraria. Germania e Usa sono d’accordo invece sulla necessità di continuare ad imporre sanzioni alla Russia: «abbiamo chiarito che se Mosca continuerà in questo modo, sara’ ancora più isolata», ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti poco fa in una conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca.

La Russia «ha violato tutti gli impegni presi con gli accordi di Minsk e non può pretendere di ridisegnare le frontiere in Europa con il fucile puntato», il commento dopo il vertice con la Merkel di Obama. Il presidente Usa però è ancora possibilista per una soluzione pacifica della crisi scoppiata nell’est dell’Ucraina. «La Russia – ha aggiunto Obama – invece di ritirare i suoi soldati dalle regioni orientali ucraine ne ha inviati altri e inviato nuove forze di artiglieria». Quindi il presidente americano ha ammonito il Cremlino: «Se Mosca insiste nel sostegno ai ribelli aumenterà il suo isolamento internazionale». Duro Obama, ma l’opzione del dialogo è quella che rimane in primo piano: «L’aggressione russa ha rafforzato l’unità internazionale, che incoraggia una soluzione diplomatica». Dello stesso avviso la cancelliera Merkel.

Kiev intanto ha oggi denunciato lo sconfinamento di 1.500 soldati russi all’interno dei confini ucraini nel weekend, e un bombardamento da parte di due caccia russi ‘Sukhoi Su-25’ dell’importante snodo ferroviario di Debaltsevo. Intanto, tra le velate proteste di Spagna e Grecia, dal consiglio Esteri dell’UE è stato annunciato poco fa, per bocca del francese Laurent Fabius, il varo di nuove sanzioni contro la Russia, la cui applicazione, però, a detta del capo della diplomazia francese, sarà subordinata agli esiti del vertice di mercoledì. Più cauto il ministro degli Esteri italiano, Paolo Gentiloni, il quale, arrivando all’incontro, ha dichiarato che l’Europa «deve essere unita nell’invito a Mosca a rendere possibile un risultato positivo del negoziato. Questo risultato è possibile, ma ci vuole la spinta e la convergenza di tutti».

Ma a far tremare l’Europa non sono solo i venti di guerra che soffiano sul Donbass. C’è infatti anche la previsione della probabile uscita della Grecia dall’Euro, fatta ieri da Alan Greenspan ai microfoni della BBC. Per l’ex presidente della “Fed” infatti, l’uscita della Grecia dall’eurozona è inevitabile e sarebbe solo una «questione di tempo». Parole che non si sono perse nell’etere. Anzi, Downing Street sembra averle prese molto sul serio. Il premier inglese David Cameron ha infatti convocato stamattina una riunione con funzionari del Tesoro e della Banca d’Inghilterra, rappresentanti del Foreign Office e del ministero del Commercio, per discutere dell’eventuale emergenza finanziaria che si verrebbe a creare con la cosiddetta “Grexit”. Il governo inglese ha così aggiornato e rafforzato i piani per il rischio di contagio derivante dai contraccolpi dell’uscita della Grecia dalla moneta unica, mentre si avvia una settimana cruciale per il negoziato sul debito tra il governo di Alexis Tsipras e Bruxelles.

Nel frattempo il presidente Putin è giunto stamane a Il Cairo per una visita ufficiale che durerà due giorni, dove si discuterà delle sempre più strette relazioni economiche, commerciali ed energetiche fra i due Paesi, ed anche della collaborazione nei principali scenari di crisi nel Vicino Oriente e nel Nord Africa. Sul piano della sicurezza infatti «la situazione nelle regioni del Medio Oriente e dell’Africa settentrionale, in Iraq, Siria e Libia, come pure il conflitto israelo-palestinese» sono le questioni che saranno affrontate nei colloqui tra Putin e Al-Sisi, durante la due giorni egiziana del presidente russo, come si legge in un documento diffuso dal Cremlino. Un incontro decisamente rilevante, che sottolinea il riposizionamento geopolitico de Il Cairo, sempre più vicino a Mosca. Ciò, a dispetto dell’allontanamento diplomatico degli Stati Uniti dal presidente egiziano Al-Sisi, inviso a Washington per via della repressione del dissenso dei sostenitori del deposto presidente Morsi, legati alla Fratellanza Musulmana. Sebbene gli Usa abbiano tentato di ricucire un rapporto con l’Egitto inviando nei mesi scorsi 1,5 miliardi di dollari di aiuti per combattere gli jihadisti nel Sinai, il Cremlino rimane un partner d’eccezione. Questo è dimostrato anche dal fatto che nei bilaterali di oggi e domani si discuterà, come annunciato dallo stesso Putin su Al Arham, la volontà di estromettere il dollaro dagli scambi economico-commerciali dei due Paesi per prediligere gli scambi nelle valute nazionali.

Intanto questa mattina la capitale irachena Baghdad è stata colpita da un duplice attentato suicida, in due quartieri a maggioranza sciita, che ha provocato 19 morti, secondo un primo bilancio. L’attentato arriva in concomitanza con l’annuncio del coordinatore della coalizione internazionale anti Isis, Jhon Allen, il quale ha comunicato che la prossima settimana le truppe irachene lanceranno una grande offensiva di terra contro lo Stato Islamico, che sarà supportata dai raid aerei della coalizione internazionale: «gli Stati Uniti» ha affermato Allen, «stanno facendo tutto quello che possono per dare il loro sostegno il più rapidamente possibile». Dal presidente Usa però ancora non sono arrivate conferme sulla eventuale presenza di boots on the ground americani di supporto all’esercito iracheno. Ma se Obama si è dichiarato sempre contrario, dal Pentagono giungerebbero voci su un presunto stato di allerta delle truppe presenti nella zona, circa 3.000 effettivi, pronti ad intervenire nel caso in cui il presidente cambiasse idea. Sono molte le voci che metterebbero però in guardia da un’azione di questo tipo, giudicata rischiosa. Il presidente russo Putin ha sottolineato , inoltre, come le azioni della coalizione anti-Isis manchino di legittimità, in quanto non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. E anche Damasco si è schierata contro l’eventuale ingresso di truppe di terra giordane in territorio siriano per combattere lo Stato Islamico. Ma contro l’Isis non ci sono solo i droni: anche Anonymous infatti ha dichiarato la sua “guerra digitale” allo Stato Islamico. Il gruppo di hackers, infatti, ha comunicato ieri di aver “spento” centinaia di account Facebook e Twitter appartenenti ai miliziani dell’Islam radicale: «voi siete il virus, noi siamo l’antidoto» si legge nel comunicato della “coalizione” anti-Isis 2.0.

Ed è proprio nelle fila dello Stato Islamico del nord dell’Iraq che voleva arruolarsi un cittadino italiano il cui arresto, effettuato qualche mese fa, è stato reso noto oggi dal presidente curdo Massoud Barzani e confermato dall’ambasciatore italiano a Baghdad, Massimo Marotti. Anche il ministro Gentiloni, ha confermato al termine del Consiglio esteri dell’UE che il nostro connazionale è stato effettivamente «arrestato dal dipartimento antiterrorismo a Erbil» e che si sta cercando di chiarire la sua posizione. «Il consolato italiano locale segue la vicenda da qualche settimana e io ho avuto queste informazioni negli ultimi minuti» ha concluso il ministro degli Esteri.

Oggi in Afghanistan invece è stato ucciso, nell’attacco messo a segno da alcuni droni statunitensi, il Mullah Abdul Rauf, responsabile afghano dello Stato Islamico.

Il terrorismo islamico non cessa di scuotere la Nigeria e fa temere il contagio anche agli altri Stati dell’area, con i violenti attacchi di Boko Haram che in queste ore ha colpito anche in Niger ed in Camerun. Abubakar Shekau, il leader del gruppo integralista, ha diffuso oggi in un video messaggio pesanti minacce contro le forze militari messe in campo dai Paesi della regione per sconfiggere il gruppo nel nord-est della Nigeria. Il Paese, che corre verso le elezioni, aveva infatti garantito che il territorio nigeriano sarebbe stato messo in sicurezza e che le basi di Boko Haram sarebbero state completamente debellate per il 28 marzo, data in cui è prevista l’elezione del nuovo capo dello Stato.

E si è pensato ad un nuovo attacco terrorista stamattina quando, a poche ore dalla visita del premier francese Manuel Valls e del ministro dell’Interno Cazeneuve, prevista per questo pomeriggio a Marsiglia, alcuni testimoni hanno visto degli uomini incappucciati sparare colpi di Kalashnikov in aria nel quartiere la Castellane, alla periferia della città. La zona è stata prontamente evacuata e sono giunte sul posto le teste di cuoio del GIPN (Groupe d’intervention de la Police nationale). Il primo ministro e i tre ministri dell’Interno, dell’Istruzione e delle Aree Urbane, erano attesi oggi proprio a Marsiglia per una due giorni sul tema della sicurezza e dell’istruzione. L’allarme è rientrato poco dopo quando la polizia ha chiarito che si sarebbe trattato di un regolamento di conti tra bande rivali legato al traffico di droga.

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