martedì, Maggio 24

Ucraina: la pace in mano a ‘bizantinofili’ Il trucchetto infantile del ruolo operativo dei Paesi 'garanti' fa dubitare della 'saggezza' politica di Zelenski e dei suoi consiglieri

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Nella guerra ucraina, una trattativa, forse troppo timida o no, ma una trattativa sembra profilarsi, auspice il Governo e il governante piùdittatoriali tra quelli interessati. Non è marginale questo. La Russia ha un Governo legittimo, ma molto ‘autarchico’ (si dice, e anche questo sarebbe ora di smettere di enunciarlo, e, invece, dimostrarlo), ma Volodymyr Zelenski, si sospetta, è stato, fin dall’inizio della sua carriera politica, teleguidato dagli USA. Possono capirsi, voglio dire, con una punta di ironia, perché, alla fine, sono della medesima pasta. Ma in più Recep Tayyip Erdogan rappresenta sia l’ultimo avamposto bellicoso della NATO, sia il primo amico della Russia a occidente: non a caso si parla di Bisanzio. Del resto, la Russia e la Turchia ‘escono’ da poco da una soluzione ‘concordata’ (dopo scambi anche molto violenti) in Siria, dove la Turchia si è assorbita una parte del territorio nord e nord-occidentale della Siria, e la Russia, per parte sua, sostiene il Governo siriano nella sua lotta contro i ribelli interni, attualmente concentrati a Idlib. Dove, sarà un caso ma assai interessante, si sono manifestate (il 19 marzo scorso) proteste di massa a sostegno … dell’Ucraina, da parte di una popolazione almeno in parte non irrilevante di ex combattenti dell’ISIS.
Evviva la logica e la coerenza!

 

Da quel che si sa, l’Ucraina accetterebbe un accordo di autonomia/separazione forte del Donbass, Mosca ordinerebbe le sue preferenze al contrario, ma la trattativa c’è! Invero, tenuto conto che la Russia ha già in mano la gran parte del Donbass, margini di trattativa vi sono a favore della Russia. Così come potrebbero continuare le ostilità, qualora la Russia volesse cercare di occupare quella parte del Donbass non ancora occupata, ma contesa. Idem per la Crimea, dove si parla di 15 anni di trattative per risolvere il problema: che verosimilmente vuol dire che per ora resta dov’è e poi si discute, magari direttamente tra Zelenski e Putin.
La cosa interessante, è che questo accordo di, diciamo così, trasferimento o autonomizzazione di territori ucraini (che per motivi a me incomprensibili il direttore di Repubblica considera contrario allo Statuto delle Nazioni Unite, 30.3.2022 ‘Tagadà‘ su La7) l’Ucraina vorrebbegarantitoda alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, ed extra europei, tra cui Israele e la Turchia. Posto che si tratta di una ipotesi non molto sicura, l’ipotesi è interessante, perché potrebbe mettere nelle mani di Stati estranei il conseguimento di una sorta di lodo sul destino di quei territori. In tutta franchezza, mi sembra difficile che la Russia sia d’accordo, a meno che gli Stati chiamati a ‘garantire’ siano almeno in numero pari tra quelli scelti dall’Ucraina e quelli scelti dalla Russia. Ogni ‘lodo’ internazionale è fatto così, se no che ‘lodo‘ è?
Ma la proposta ucraina, per quanto si comprende, prevederebbe che i Paesi garanti si impegnino ad intervenire immediatamente, con le armi, a difesa dell’Ucraina qualora essa fosse o si sentisse minacciata dalla Russia.
Una proposta stramba e sbilenca, che non ha senso comune, ma che nella realtà (questa sarebbe la ‘abile sottigliezza’ bizantina di Zelenski … francamente siamo alle elementari!) -ammesso e non concesso che un qualunque Stato accetti una assurdità del genere- vorrebbe avere lo scopo di fare scattare l’obbligo di intervento a fianco di un Paese NATO in guerra. Insomma un trucchetto infantile, che fa davvero dubitare dellasaggezzapolitica di Zelenski e dei suoi consiglieri. Che, a quel che si legge, non dovrebbe avere letto bene il trattato NATO, dove la disposizione dell’art. 5 si riferisce ad uno Stato ‘attaccato’ perché vi sia l’obbligo di intervenire al suo fianco.
L’Ucraina, a siffatte condizioni, a quanto si comprende, lascia intendere che sarebbe disposta ad accettare lo status di neutralità richiesto dalla Russia.
Detto così sembra facile, ma la negoziazione pratica di una situazione del genere, sarebbe, o, speriamo, sarà di una complessità enorme. Ma è, invece, di grandissima importanza che la Russia abbia espresso soddisfazione almeno su questo punto.
La Russia, intanto, promette unilateralmente un allentamentodelle azioni militari, specialmente su Kiev e Leopoli, che per ora non c’è stato, ma può esservi se i negoziati vanno avanti.
È un punto di partenza, non più di tanto, ma un punto di partenza. Rafforzato da un lungo colloquio di Mario Draghi con Vladimir Putin, nel corso del quale, pare che quest’ultimo abbia ribadito la volontà russa di ricevere pagamenti in rubli per il gas: un bel problema!
Ci si aspetterebbe che tutti gli altri Governi, applaudissero e dessero un appoggio. Vedremo, ma intanto Joe Biden conferma quello che ha detto, e quindi anche quello che i suoi collaboratori hanno negato, insomma fa anche lui il bizantino. In realtà, a mio parere, il punto vero è che gli USA -che, ancora a mio parere, hanno voluto questa guerra assurda- non vogliono affatto che la guerra finisca: il loro interesse è che continui, sfinendo la Russia in un conflitto su un terreno così difficile.

 

Va senza dire che, quale che sarà la soluzione, i Paesi europei, e l’Italia in particolare, dovranno avere a disposizione Forze armate adeguate al compito.
Ma noi, siamo sempre noi. E quindi il capo-grillino, recentemente rieletto a ‘furor di popolo’ capo-grillino, scopre che ilpacifismo‘ (parolaio, aggiungo io) è il suo mestiere, e che spendere per armamenti non va bene, anche se lui ha speso quando era Presidente del Consiglio, ora non più.
Per fortuna questa volta Draghi, che nel frattempo non manca di fare visite in giro (probabilmente per contribuire ad una nuova immagine di sé stesso come suggerito da molti), punta i piedi. Ora basta, dice, richiamando tra l’altro il fatto che c’è un impegno internazionale del Governo, che va rispettato, ma specialmente che l’aumento era comunque già previsto.
Non so, francamente, se la nuova politica del sorriso bonaccione di Draghi renda gran che alla sua figura (secondo me no), ma piace rivedere il Draghi deciso che non si lascia mettere i bastoni fra le ruote dai politicanti italiani. Giuseppe Conte, per parte sua, cerca solo di riconquistare un ruolo che ormai ha perso, secondo me irrimediabilmente, facendo il grillino vecchia maniera: no a tutto, anche perché altre sono le priorità. La solita storia, ora resa più difficile perché il suo ‘seggio’, se non il suo partito, è fortemente attaccato e minato dal ‘grande’ Ministro degli Esteri, che, ne sono certo, non aspetta altro che il momento giusto per fargli scoppiare il partito in mano. In nome della trasparenza e della lealtà.
Ciò che colpisce, al di là della piccineria della questione, è l’immane provincialismo del ceto politico italiano, tutto preso alle proprie piccole beghe interne, proprio nel momento in cui Draghi parla con Putin e viene accreditato come un interlocutore di mediazione privilegiato nel complesso negoziato.
Evviva!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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