martedì, Maggio 24

Ucraina: la pace e il condizionatore, le sanzioni e l’uguaglianza nel diritto Suggerimenti di riflessione sulle sanzioni nel diritto internazionale ('International Community as a Whole') e nella pratica (ritorsioni o rappresaglie), e su come una norma giuridica ha un senso solo se è vista e applicata in maniera uguale per tutti e in tutte le situazioni

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In tutta franchezza, ma molto nettamente e con molto dispiacere, non esito a dire che la frase di Mario Draghi «la pace o il condizionatore d’aria acceso» è, sorprendentemente per me, infelice, anzi, sbagliata, inammissibile per il Capo di un Governo di un Paese che ambisce ad essere definito democratico.

Spiego subito il perché, a cominciare dal tono sprezzante che è puramente e semplicemente inammissibile. Anche perché dà per scontato, ciò che scontato non è: e cioè che agli italiani piaccia la situazione attuale e che condividano il sempre più forte appiattimento dell’Italia sulle posizioni degli USA. Ed è ancora più grave che si sia espresso in quel modo, visto che lo fa proprio qualche giorno dopo che da vari sondaggi e indagini più o meno attendibili, è emersa una simpatia più o meno esplicita e cosciente verso la Russia. Caro Presidente, come direbbero Massimo Gramellini, Federico Rampini e molti altri, si tratta di gente indecente, incapaci di discernere tra Hitler e Gesù Cristo, ma sono cittadini italiani e, Le sembrerà strano, anche loro vanno rispettati!
Beninteso, e anche questo non varrebbe nemmeno la pena di dirlo, non mi riferisco ai vari capataz più o meno buffoneschi italiani che della Russia hanno mostrato di amare i soldi e i favori in cambio di ossequio. Il che ancora, obbliga a sottolineare che vanno egualmente rispettati quelli che, invece, la pensano diversamente.
Rispetto meritano tutti quelli che esprimono il proprio parere o il proprio sentimento in modo disinteressato e pacato diversamente dai giornalisti di cui sopra, di qualunque opinione siano, sia pure, e lo ripeto, eccetto coloro che per motivi imperscrutabili (o forse scrutabilissimi?) sono stati e ancora in minima parte sono (il coraggio e la lealtà del nostro mondo politico sono proverbiali!) favorevoli, o comunque amici della Russia.
Frase, dunque, nonché infelice, inammissibile e … scamiciata, sulle cui motivazioni sarebbe interessante indagare. Ma tant’è.
Veniamo al merito della cosa.

 

Da quando questa vicenda è iniziata, è partita una vera e propria guerra senza quartiere contro la Russia, definita con un termine del tutto sbagliato: sanzioni.
La sanzione, nel diritto internazionale, come in qualunque ordinamento giuridico, è lo strumento con il quale sipunisceil soggetto che abbia violato le regole dell’ordinamento. Quindi, la sanzione può solo derivare da una decisione, purchessia, della intera Comunità internazionale. In uno Stato le cose sono più ‘semplici’ perché esistono le polizie, i giudici e le carceri. Nel diritto internazionale tutto ciò non c’è, e non c’è deliberatamente: a pensare male, perché così ognuno può fare ciò che vuole; a pensare bene, si può ritenere che ciò sia impraticabile in un sistema giuridico ‘complesso’, dove manca l’Autorità, principalmente (si dice) a causa del fatto che i soggetti principali del diritto internazionale, gli Stati, sono dotati, meglio si dotano, della prerogativa che si chiama sovranità.
Quelle azioni che sono state adottate da alcuni Stati, contro la Russia, sono ritorsioni o rappresaglie. Sono, cioè, il modo attraverso il quale i singoli Stati (parti o meno di Organizzazioni internazionali) agiscono contro lo Stato che, secondo loro, commette un illecito nei loro confronti.
Può anche darsi, peraltro, che i singoli Stati agiscano contro il presunto violatore di norme di diritto internazionale, a nome, per così dire, della intera collettività internazionale -di quella che si chiama da taluni ‘International Community as a Whole’. In questo caso si può anche parlare di sanzioni. La dottrina italiana, molto più sofisticata, parla di obblighi erga omnes, ma sorvoliamo.
Ma chi può decidere se applicare o meno quelle sanzioni o ritorsioni? Questo è il punto focale.
Dato che una Autorità nella Comunità internazionale non c’è, quando gli Stati agiscono, come in questo caso, di propria iniziativa, rischiano di agire in maniera diversa da come l’ordinamento vuole, con la conseguenza di diventare essi responsabili di un illecito.

 

Diamo per scontato che quelle sanzioni o ritorsioni siano perfettamente legittime e condivise dall’intera collettività. Lo do per scontato, ma mi permetto di suggerire un dubbio, anzi, una domanda circa coloro che questa decisione hanno assunto: sono queste sanzioni o ritorsioni condivise dalla interaInternational Community as a Whole?
, risponderebbero molti, citando la risoluzione del 2 marzo dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottata a maggioranza di 141 contro 5, con una trentina di astensioni e una quindicina di assenti. È proprio questa composizione della maggioranza favorevole allesanzioniche, suggerisco, suscita, deve suscitare dubbi.
Nel diritto internazionale vige il ben noto principio, per il quale i soggetti, gli Stati, sono tutti uguali e sovrani. Per cui quando, ad esempio, nella Assemblea Generale delle Nazioni Unite si vota, il voto di San Marino vale esattamente quanto quello degli USA. La cosa, diciamoci la verità, non è molto razionale, se non altro perché ignora il non piccolo particolare che ogni Stato amministra una popolazione, che pure un peso deve avere. Non per nulla il Parlamento europeo decide a maggioranza dei suoi membri, non degli Stati, anche se, poi, gli Stati pretendono di adottare le decisioni all’unanimità. Bene, sia come sia, il diritto internazionale per ora funziona così, ma non tenere conto delle popolazioni è abbastanza assurdo, specie in un caso del genere. Solo per fare notare, senza altre conseguenze, che gli astenuti, i contrari e gli assenti, rappresentano ben più della metà della popolazione terrestre. Ignorarla mi sembra rischioso. E, democraticamente parlando, di dubbia validità.

 

C’è un ultimo punto, sempre in materia giuridica.
Il diritto, una norma giuridica ha un senso solo se è vista e applicata in maniera uguale per tutti e in tutte le situazioni.
E qui si torna a Draghi, che con quella frase sprezzante intendeva dire che un gruppo di Stati secondo lui adeguato ha ‘deciso’ (con quale potere non si capisce) le ‘sanzioni’, e quindi noi dobbiamo seguirle. Ho fatto vedere sopra che ciò non è vero, e che, aggiungo ora, per di più non è valida nemmeno contando solo gli Stati senza i popoli: 27 Stati europei più Usa e Canada, con la partecipazione straordinaria (come si dice nei film per i grandi attori finiti) dell’Australia ,sulla cui presenza è lecito chiedersi il perché, quegli Stati, dico, hanno ‘deciso’ sanzioni a nome e per conto di altri 250 o più Stati! Qui la democrazia è mal messa, sia che la si guardi dal punto di vista degli Stati, che da quello delle popolazioni.
Ma, e l’uguaglianza?
Se le misure adottate sono corrette e giuridicamente sostenibili tanto che chi vi si opponga si mette fuori del diritto, per così dire, perché non solo nessuna misura del genere è stata adottata, ma specialmente nessuno ne ha anche solo parlato, quando le stesse identiche cose (e anche molto peggiori!) sono state fatte proprio da quegli Stati? Quando? Basta citare a caso: in Vietnam, in Iraq, a Panama, a Grenada, in Afghanistan, in Palestina, ecc., ecc., ecc… Naturalmente già immagino le obiezioni urlate dai soliti ‘se uno commette un illecito, mica si può andare a vedere se in passato qualcuno lo ha fatto senza conseguenze’. Giusto, bravi, 18 a maggioranza, però. I casi in cui nulla del genere è accaduto sono molti, proprio molti!
Ecco. Qui si tocca un tema fondamentale di ogni ordinamento giuridico: l’uguaglianza. Se si lascia ‘passare’ ciò che fanno oggi quei Paesi, non solo commettiamo la grave ingiustizia di dividere gli Stati tra quelli che possono fare quello che vogliono e gli altri, ma apriamo la strada ad altre anche più terribili violazioni.

Queste righe vogliono solo essere un suggerimento di riflessione per tutti. Specialmente per quelli che, letti i commenti di questa o quella grande firma, sono capaci di fermarsi e farsi domande: se si continua così, la legge della giungla è perfino più equilibrata.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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