domenica, Ottobre 17

Ucraina, NATO raddoppia

0

Da 13mila a 30mila uomini per contrastare l’avanzata russa a seguito delle tensioni con il Cremlino. A riferirlo oggi a Bruxelles è stato il segretario generale dell’Alleanza Atlantica, Jens Stoltenberg. La forza di risposta rapida, ha precisato l’ex premier norvegese all’inizio della riunione dei ministri della Difesa dei Paesi Nato, includerà un nucleo di cinquemila dispiegabile in 48 ore. Le motivazioni di quest’azione arriverebbero in risposta alle azioni aggressive da parte della Russia specialmente nel violare il diritto internazionale con l’annessione della Crimea.  Ciò nonostante Stoltenberg ha confermato la sua decisione di incontrare nel fine settimana il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, durante la Conferenza sulla sicurezza che si terrà a Monaco di Baviera. Oltre a rafforzare il centro di comando nella polacca Stettino, verranno istituiti 6 nuovi centri di comando regionali nei paesi dell’est Europa. L’obiettivo sarà proprio quello di controllare le mosse politiche e le strategie della Russia, oltre a fungere da quartier generale dello spiegamento di 30mila unità sia nell’est che nell’area sud-est dell’Europa.  Intanto nel Donbass continuano a morire le uniche vittime di questa guerra in cui tutti propongono soluzioni. In 24 ore sono altre 19 persone hanno perso la vita, 14 delle quali civili.

La Francia  si è detta comunque non favorevole all’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica. La decisione è arrivata tramite la voce del presidente Francois Hollande, impegnato proprio quest’oggi e domani in una visita a Kiev insieme alla sua degna collega Angel Merkel. La motivazione pare essere una nuova proposta di risoluzione del conflitto in Ucraina. Non poteva anche mancare anche il Segretario di Stato americano, Kerry, volato anch’egli fino all’ucraina non per proporre soluzioni di pace bensì per assicurare altri 16,4 milioni di dollari, quasi 15 milioni di euro per i civili nelle martoriate regioni dell’est separatista. Il Segretario Usa domani volerà a Monaco mentre i due presidenti europei incontreranno Putin e Lavrov a Mosca.

Francois Hollande intanto definisce «legittima» la decisione della Bce sulla Grecia, di non accettare più i bond di Atene a garanzia dei prestiti: «bisogna avviare rapidamente il lavoro, la decisione della Banca centrale europea ha delle conseguenze, rimanda le responsabilità agli Stati e ai governi ed è legittima; sta al governo greco annunciare un quadro per le riforme» ha riferito. Da lui arriva anche l’invito a Tsipras a presentarsi al cospetto della Cancelliera per valutare le mosse strategiche anti austerity di comune accordo con la linea europea. Nella giornata di insediamento del nuovo parlamento greco anche Putin non perde occasione per invitare l’esponente della sinistra ellenica al Cremlino per un confronto alla pari.

La situazione appare più preoccupante -ma comunque gestibile- in Yemen. Domenica scorsa era stato presentato un ultimatum da parte dei ribelli Houthi (autori del Colpo di Stato che ha occupato la dimora del Presidente) ai partiti politici del governo in carica in cui si chiedevano misure più drastiche per soluzionare i problemi che stanno colpendo lo stato a sud ovest di Riad. Tutti i partiti yemeniti si erano rifiutati di partecipare ai colloqui con la fazione dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh, sospettato di essere dietro la presa di potere dei ribelli; il presidente attuale Abd Rabbo Mansour Hadi ha rassegnato così le dimissioni e ieri il partito di Saleh ha assegnato i suoi poteri a un comitato presidenziale. Secondo la tv al-Arabiya, gli Houthi hanno annunciato che «la leadership rivoluzionaria si farà carico della situazione dello Stato». Intanto, nella provincia di Shabwa, nello Yemen meridionale, un drone Usa ha colpito a morte Harith Al Nadhari, uno dei leader di Al Qaeda. Insieme a lui altri tre sono rimasti uccisi nell’auto che li trasportava. Lo scorso 10 gennaio, poco dopo i blitz che misero fine in Francia agli attacchi terroristici, fu Al-Nadhari a rivendicare l’attacco contro Charlie Hebdo. Dal 2012 era diventato il portavoce nonché la guida spirituale e l’Imam della frangia qaedista yemenita.

La Giordania dopo aver assistito al cruento video che segna la fine alla vita -per mano dell’Isis- di Moaz al Kasasbeh, proprio connazionale, sta ora valutando la possibilità di lanciare una campagna di terra contro l’Is. Oltre a rivedere la sua strategia nel quadro della coalizione internazionale anti-Is guidata dagli Usa la Giordania ha effettuato nelle ultime ore una serie di raid aerei su Raqqa, roccaforte dello Stato islamico nella zona settentrionale della Siria.

Circa 60 persone, per lo più civili -tra cui minori- sono stati uccisi nel nord della Siria dalla coalizione occidentale anti Isis. L’errore non giustificabile è avvenuto ad al Bab, a est di Aleppo, su un edificio usato dal Daesh come prigione per detenuti «colpevoli di reati minori». Si tratta di civili siriani, tra cui si contavano anche minori e bambini. All’interno erano presenti circa 90 persone di cui solo 10 miliziani jihadisti, immagini e testimoni oculari raccolti in un rapporto di una nota organizzazione umanitaria hanno raccontato di  un edificio raso al suolo. L’accaduto sarebbe avvenuto il 28 dicembre scorso ma solo ora si è scoperta la verità.  I jihadisti dello Stato islamico hanno intanto imposto la rimozione delle croci e crocifissi dalle chiese di Tel Hamis, una località a maggioranza cristiana nel nord-est della Siria. Il comitato delle Nazioni Unite sui diritti dei bambini lancia inoltre un appello affinché le forze di governo irachene si impegnino maggiormente per proteggere i bambini e le loro famiglie dai miliziani dell’Isis in seguito al rapporto che racconta di come i bambini vengano crocifissi, decapitati e sepolti vivi.

Di orrori simili si può parlare anche nel cuore dell’Africa dove nelle ultime ore sarebbero stati trovati altri 400 corpi a Fotokol, cittadina al confine tra Camerun e Nigeria dove nei giorni scorsi sarebbe avvenuto un altro pesante scontro tra soldati del Ciad e milizie di Boko Haram. In quell’occasione in 200 persero la vita.

Per quanto riguarda ciò che è accaduto a Fotokol, il ministero della Comunicazione camerunese non ha ancora fornito un bilancio ufficiale dell’accaduto, ma alcuni testimoni hanno raccontato di decine di cadaveri che giacciono ancora lungo strade e nelle abitazioni. E’ stato inoltre riferito che i combattenti erano circa 800 e che sarebbero stati spinti dalla reazione alla liberazione, da parte di soldati del contingente ciadiano, della città nigeriana di Gambarou.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->