lunedì, Maggio 16

Ucraina: la guerra e le conseguenze economiche di Versailles Pochi giorni fa, si è concluso a Versailles un vertice informale dei leader dell’Unione Europea, che ha sancito tutta una serie di penalizzazioni boomerang per la Russia, che di fatto consegnano l’Europa ancora di più alla dipendenza da materie prime da importare dal continente americano

0

Parafrasando il ben più famoso John Maynard Keynes, rammento che a Versailles, icona dell’Ancien Régime, sono state innescate tante brutte vicende per la nostra Europa.

Nel 1919 furono gettate sicure basi per un secondo conflitto mondiale, a causa delle pesantissime e irragionevoli sanzioni che i vincitori imposero alla Germania, nella convinzione di avere vinto «la guerra che avrebbe posto fine a ogni guerra», come aveva affermato con miopia il Presidente degli USA Thomas Woodrow Wilson.

A poche decine di chilometri da , a Compiègne, nel 1940 i francesi firmarono la resa senza condizioni all’esercito tedesco, un’altra umiliazione all’avversario che si arrende, seppure a parti invertite.

Pochi giorni fa, si è concluso a Versailles un vertice informale dei leader dell’Unione Europea, che ha sancito tra l’altro tutta una serie di penalizzazioni boomerang per la Russia, che di fatto consegnano l’Europa ancora di più alla dipendenza da materie prime da importare dal continente americano, in una sorta di rianimazione del famigerato, deceduto, TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), che era sostanzialmente fallito nel 2016.

E così, in barba al cambiamento climatico, archivieremo la transizione ecologica importando gas liquefatto su enormi navi metaniere, che inquinano come tutta la Saudi Aramco, invece che farlo arrivare con i gasdotti, per giunta già operativi, e faremo lo stesso per tante altre materie prime, compreso il grano al glifosato del nord America. Il tutto ovviamente ci costerà come fare un bagno col Brunello di Montalcino.

Nessuna analisi sulle cause del pur ingiustificabile attacco russo all’Ucraina, figuriamoci un mea culpa, anzi si sono tutti accordati per gettare ancora un po’ di benzina su quel fuoco inviando armi in un teatro di guerra. Nessuno ha pensato di battersi il petto per l’immobilismo dell’Unione Europea di fronte alle continue provocazioni della NATO, degli USA e dei suoi mercenari. Nessuna analisi circa le ingerenze di governi stranieri nelle questioni europee, vere e proprie intrusioni che stanno sempre di più esponendo il vecchio continente a un rischio di crisi economica sistemica e di guerra. Nessuna riflessione sui settori strategici per l’Unione che andrebbero rimessi nelle mani pubbliche, come energia, trasporti, acqua potabile, ecc. Nessun passo avanti verso un sistema di difesa comune che consenta di rimandare a casa con tanti ringraziamenti le truppe statunitensi che ancora stazionano nel continente, a 77 anni dalla fine della seconda guerra mondiale.

Ancora e ancora questa Unione Europea si conferma come pressappoco un pesantissimo impiccio, più simile alle Macchine Inutili di Bruno Munari che a un’organizzazione concepita per lo sviluppo e la cooperazione. Il pantano in cui si sono ficcati Russia, Ucraina e tutti gli altri vicini di casa è la conseguenza della rinuncia allo spirito di Ventotene e della costruzione di una comunità fondata invece su interessi di tipo finanziario. Questo pasticcio, da qualcuno definito golpe finanziario euroatlantico, ha poco o nulla a che fare con la casa comune, rappresenta piuttosto una organizzazione sostanzialmente misantropica che ha preso le distanze dalla ostpolitik di Willy Brandt e dell’europeismo di Alcide De Gasperi.

Forse un giorno quel bel castello francese potrà riscattarsi dalla pessima reputazione che si è guadagnato una sciagura dopo l’altra, magari come il luogo dove l’Unione Europea sarà finalmente nata, libera da influenze straniere, costruita a misura dei suoi abitanti e non solo dei banchieri di mezzo mondo.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Direttore Centro Studi Politici e Sociali 'F. M. Malfatti'

End Comment -->