giovedì, Maggio 19

Ucraina: la guerra cambia il CSR, imprese meno verdi e più sociali Si dovrà assumere, in logica di impresa sociale, l’obiettivo della massimizzazione relativa e funzionale del profitto sempre nel rispetto di un equilibrio economico-finanziario a valere nel tempo

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Il contesto della guerra in Ucraina rischia di modificare il mix della sostenibilità del sistema mondo e delle imprese impegnate nel raggiungere risultati di lotta all’inquinamento e sviluppo climatico positivo.

Per le imprese, la ‘lunga marcia’ verso un assetto di impatto ambientale virtuoso, sociale e di governance continua ad essere un imperativo categorico ed una esigenza di sistema economico e sociale perché il mondo, altrimenti, si involve e si autodistrugge. Certo è che la ‘guerra’ in Ucraina e gli antecedenti della crisi energetica, ha bloccato il processo di sviluppo ambientale positivo; infatti, la decarbonizzazione si è fermata e si è ritornati a fonti energetiche da ‘pollution spinta’. Si dovranno incentivare gli investimenti in fonti energetiche alternative, ma i tempi sono di medio lungo termine ed i costi aumenteranno. I redditi delle persone diminuiranno e, nel combinato composto,con l’inflazione il costo della vita aumenterà.

Appare evidente che bisogna controbilanciare questa negatività con un maggiore impulso di investimenti sociali che cambino i comportamenti dei consumatori, che sviluppino il ‘consumerismo’, che applichino lo stile economico dell’’economia circolare’ e del riciclo e così via. Questa la realtà.

Le imprese dovranno essere ancor più sociali ed integrando l’ESG (Envaironment, Social,Governance) nella loro formula imprenditoriale si dovrà applicare la legge di Lavoisier, dei vasi comunicanti: da una parte scende l’ambiente e dall’altra sale il sociale e la governance mantenendo un equilibrio positivo ed a somma >0.

Rob Barnett, analista di Bloomberg Intelligence, afferma che i legislatori europei dovrebbero agire per ridurre la dipendenza del Continente dal gas russo e che le energie rinnovabili potrebbero rappresentare il percorso più veloce per tagliare l’uso del gas dall’industria elettrica.

La guerra in Ucraina ha innescato conseguenze negative sull’’approvvigionamento energetico che aveva preso una via positiva verso la decarbonizzazione dell’energia. Un processo iniziato 15 anni fa. Questo iter ha reso più sostenibile la produzione di energia aumentando la dipendenza della UE da fornitori esterni; in dieci anni l’energia primaria importata da fornitori terzi è incrementata del 14.7%.

Attualmente in Europa le energie rinnovabili coprono il 27.9% del mix energetico superando carbone (17.5%), gas naturale (14.2%) e petrolio (9.8%). Il trend positivo del progetto decarbonizzazione è ancora più alto se guardiamo all’Italia. Siamo infatti il quarto paese al mondo per capacità fotovoltaica pro-capite nel mondo, abbiamo già dismesso e riconvertito una delle sette centrali a carbone presenti nel paese e possiamo vantare un mix energetico sempre più green (vedi tabella).

Purtroppo, dovremo arrestare il piano di riconversione delle centrali a carbone e dovremo rallentare il programma strategico legato al gas. Fornitori alternativi dovranno compensare un produttore come la Russia . L’impatto sarà inevitabilmente notevole.

Alcuni dati sulle fonti utilizzate per il sistema elettrico nazionale nel 2020:

 

FONTI RINNOVABILI 45.04%
CARBONE   6.34%
GAS NATURALE 42.28%
PRODOTTI PETROLIFERI    0.48%
NUCLEARE    4.22%
ALTRE FONTI     2.64%

Come si nota, la dipendenza dal pari al 6.34% è inferiore a quella della media europea. C’è stato un approccio tecnologico d’avanguardia e di riconversione e dismissione delle centrali con data target 2025 ed una scelta etica sulla salvaguardia dei diritti umani dei lavoratori del settore estrattivo (si veda Colombia per il carbone).

Però la dipendenza dalla Russia, riguardo al gas, ci pone in grande difficoltà economica. Le rinnovabili sono una via certa e vituosa, ma lenta e costosa.

La guerra in Ucraina e le relazioni con la Russia ci costringono a cercare fornitori alternativi. I costi aumenteranno ed i prezzi al consumo anche.

La grande sfida per le imprese sarà quella di assumere un ruolo sociale che dia un equilibrio di qualità della vita dei propri dipendenti e dei propri consumatori sviluppando politiche sociali compensative sia del deterioramento ambientale e sia del depauperamento economico. Si pensi al ruolo importante che potrà assumere il welfare aziendale ed il suo impatto sociale.

Si dovrà assumere, in logica di impresa sociale, l’obiettivo della massimizzazione relativa e funzionale del profitto sempre nel rispetto di un equilibrio economico-finanziario a valere nel tempo. Lasciare, quindi, la massimizzazione assoluta del profitto e la sua massima distribuzione di dividendi in un’ottica di responsabilità sociale d’impresa agìta.

Stakeholderism’ e ‘Shareholderism’ non si devono integrare per esigenze di ‘bon ton’ d’immagine, ma, con la guerra in Ucraina, sono un fondamento dell’imprenditorialità di sopravvivenza.

Esse devono stare insieme con gradazioni diverse e la  sintesi è l’Impresa ad impatto sociale o impresa sociale che è la vera impresa.

“The war is accelerating the shift away from globalization and also causing a jump in energy and food prices” così dice Larry Fink, ceo di Black Rock, il più importante fondo d’investimenti nel mondo. 

Quindi la guerra di Ucraina sta cambiando anche il rating ESG e la CSR (Corporate Social Responsibility) delle imprese dovrà essere riequilibrata fra green, anche social e governance (ESG). Però in tempi brevi.

Dobbiamo muoverci con rapidità e decisione per difendere il potere di acquisto delle famiglie e la competitività e forse anche la sopravvivenza delle nostre imprese“M.Draghi

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Sull'autore

Professore associato di Economia delle aziende e delle amministrazioni pubbliche presso l'Istituto di Pubblica Amministrazione e Sanità (IPAS). Direttore del Master in Management delle aziende cooperative e imprese sociali non profit (NP&COOP). Docente senior dell' Area Public Management & Policy della SDA Bocconi. Membro del comitato scientifico della rivista Non Profit, Maggioli Editore. Membro del comitato medico-scientifico della rivista Vivere oggi del Comune di Milano. Membro del comitato scientifico della rivista Azienda Pubblica, Maggioli Editore. Fondatore e promotore della collana "Aziende non profit. Strategie, struttura e sistema informativo", EGEA, Milano. Membro dell'editorial advisory committee di Health Marketing Quarterly e del Journal of Professional Services Marketing, The Haworth Press, Inc., Binghamton, New York. Membro del comitato scientifico dell'Unione Nazionale Imprese di Comunicazione, UNICOM. Membro dell'Associazione Italiana di Economia Sanitaria, AIES. Membro dell'Osservatorio Camerale Economia Civile, Camera di Commercio di Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana Fundraiser di Forlì, ASSIFF. Membro del Consiglio di Gestione della Fondazione a sostegno della solidarietà sociale Umanamente, gruppo RAS. Membro del comitato etico di Coop Lombardia, Milano. Membro del comitato etico di Investietico, BPM Milano. Membro del comitato scientifico dell'Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale.

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