domenica, Maggio 22

Ucraina: la crisi che potrebbe affamare il mondo Il grano ucraino e quello russo hanno il maggior impatto sulla sicurezza alimentare in tutto il mondo, non solo in Europa, in particolare in Africa e Medio Oriente, nei Paesi già particolarmente fragili. La guerra Russia-Ucraina potrebbe affamare grandi fette di popolazione e causare rivolte sul modello delle Primavere arabe

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Con 42 milioni di ettari di terreni agricoli che coprono il 70% del Paese e circa il 25% delle riserve mondiali di ‘suolo nero‘, l’agroalimentare è il settore più promettente dell’economia dell’Ucraina. Il Paese è uno dei principali esportatori di mais, orzo e segale, ma è il grano del Paese che ha il maggiore impatto sulla sicurezza alimentare in tutto il mondo.
Conosciuta da sempre come il ‘granaio d’Europa’, l’Ucraina, negli ultimi anni, ha scalato la classifica delle esportazioni di grano e quest’anno punta ad essere il terzo esportatore mondiale di grano e il quarto di mais, esportando più di tre quarti del suo raccolto nazionale di mais e grano. L’Ucraina ha esportato 27,9 miliardi di dollari di prodotti agricoli nel 2021, quasi un quarto in più rispetto al precedente record di 22,4 miliardi di dollari stabilito nel 2020.
Dopo che l’Ucraina si è allontanata dalla Russia, e l’annessione russa della Crimea nel 2014, il commercio di Kiev con l’Europa è aumentato notevolmente. L’Ucraina è al quarto posto nella fornitura di prodotti agricoli all’UE e al 14° in termini di importazioni agricole dai Paesi dell’UE.

L‘esportazione di grano è diventata la principale fonte di entrate in valuta estera per l’Ucraina, che per il 2022 prevede di arrivare a totalizzare il12% delle esportazioni mondiali di grano, 16% di mais, 18% di orzo, 19% di colza. C’è un ostacolo: il rischio invasione russa.
Al primo carrarmato che entra in Ucraiana, dicono gli analisti, i mercati impazziranno. Facile previsione. Stiamo parlando dei mercati in generale e di quelli di petrolio, gas, cereali in particolare. Non per nulla gli incubi ucraini dell’Europa si chiamano gas e grano, oltre immigrazione. Ma l’incubo è ancora maggiore in Africa e nel Medio Oriente, anche perchè la recente siccità ha accresciuto il bisogno di grano importato. E, in particolare dal 2014 in avanti, l’Ucraina ha sviluppato nuovi accordi commerciali con il Nord Africa e il Medio Oriente.

Alcune delle terre più fertili al mondo si trovano in Ucraina, , ma una parte sostanziale dei terreni agricoli più produttivi dell’Ucraina si trova nelle sue regioni orientali -Kharkiv, Dnipropetrovsk, Zaporizhia- che sarebbero le prime ad essere invase dall’esercito russo nel caso dovesse scoppiare la guerra. L’area più esposta è l’oblast di Kherson, che si trova appena a ovest di Donetsk e Luhansk, dove da sette anni infuria una guerra non dichiarata con la Russia.
Le truppe russe sono ammassate in basi vicino al confine orientale dell’Ucraina, quindi le regioni produttrici di grano sono le prime che una forza d’invasione potrebbe raggiungere. In particolare a preoccupare è il territorio a est del fiume Dnepr, per il quale gli analisti agricoli prevedono un raccolto di oltre 12 milioni di tonnellate di grano, circa il 47% della produzione ucraina.
L’occupazione militare dei porti del Mar Nero, poi, potrebbe vedere una quantità significativa di grano bloccata fuori dai mercati internazionali, inclusi Russia e Kazakistan.
«Uno scenario che potrebbe influire sulla produzione agricola possibile è che
il Cremlino inondi il Donbas con più armi e intensifichi il conflitto nel Donbas, il che non richiederebbe ai soldati russi di attraversare il confine, ma i combattimenti potrebbero estendersi oltre l’attuale linea di contatto e quindi influenzare l’agricoltura nelle regioni vicinequalcosa che il Cremlino ha suggerito nell’ultima settimana che sta contemplando», afferma Ben Aris, fondatore e azionista di controllo di ‘IntelliNews‘, e tra i più autorevoli conoscitori della Russia e dell’Europa Orientale.
Il che si collega all’allerta arrivato nei giorni scorsi da ‘
Foreign Policy‘. Elisabeth Braw, ricercatrice dell’American Enterprise Institute, in un dettagliato servizio spiega come la Russia potrebbe vincere in Ucraina senza sparare un colpo. Come? Rendendo non assicurabili le imprese ucraine, a partire proprio dalle esportazioni delle merce. E’ quella che si chiama ‘destabilizzazione’, la quale porterebbe allo strozzamento economico del Paese. Ma capiamo bene.


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Gli affari in Ucraina stanno diventando sempre più difficili da assicurare. In effetti, i sottoscrittori stanno lontano dal Paese. E senza assicurazione,non ci sono affari». Il Joint War Committee (JWC) è una compagnia assicurativa, composta da dirigenti di assicuratori marittimi e assicuratori come Lloyd’s Market Association, Ascot Underwriting e Beazley Furlonge, spiega Braw. Ogni volta che scoppia una crisi in qualsiasi parte del mondo, JWC si riunisce per valutare il livello di rischio. E «il modo in cui gli assicuratori giudicano un Paese, una regione o un’arteria è molto importante». Quando JWC inserisce il Paese nell’elenco delle aree a maggior rischio per le aziende che devono muovere merci sono guai. Così si riducono le compagnie assicurative disposte ad accettare il rischio, e si alzano i prezzi dei premi richiesti. Ora, JWC sta tenendo d’occhio l’Ucraina molto attentamente, secondo i vertici del Comitato, ciò significa che sta valutando «il rischio per le navi civili nel Mar Nero, attraverso le quali il Paese riceve ed esporta grandi quantità di merci». «In questi giorni, i rischi per i mercantili includono non solo i sequestri,ma anche l’interferenza con il radar delle navi. Tale interferenza, mostra la nave in una posizione diversa, confonde gli equipaggi e può causare collisioni. Radar e mappe online mostrano anche la nave in una posizione falsa, che può essere utile per un Paese che vuole seminare il caos. Tale interferenza è già in atto e parte di essa sembra essere opera della Russia. I radar hanno mostrato che le navi compivano misteriosi cerchi al largo della costa della California quando, in realtà, si trovavano dall’altra parte del globo». In «diverse occasioni, le navi civili che viaggiavano nel Mar Nero hanno riscontrato misteriosi problemi GPS che mostravano che le navi si trovavano in una parte diversa del Mar Nero o addirittura a terra».

«Se le navi mercantili nel Mar Nero dovessero essere prese di mira dallo spoofing GPS come parte di una campagna russa contro l’Ucraina», ha detto Neil Roberts segretario del Comitato, «“potrebbe disorientarle e scontrarsi. È qualcosa che puoi sopportare per un po’, ma non per molto tempo. Se la JWC conclude che la guerra è imminente in Ucraina e nelle sue acque adiacenti, si riunirà rapidamente e collocherà il Paese nella sua categoria di conflitto”». Di conseguenza, le parti dilaniate dalla guerra saranno evitate dalle imprese marittime. E «le aziende che vogliono portare merci da e verso i porti del Paese faranno fatica a trovare un assicuratore e senza assicurazione, gli affari sono troppo pericolosi».
«Gli assicuratori del rischio politico, che assicurano le perdite causate da eventi politici, hanno già preso questa decisione. Quando Laura Burns, vicepresidente senior presso il broker assicurativo WTW, e il suo team hanno recentemente esaminato i 60 assicuratori che negli ultimi anni sono stati disposti ad assicurare operazioni commerciali in Ucraina, hanno scoperto che solo tre sono ora disposti a correre il rischio. E anche loro sono cauti».

«Negli ultimi anni, le tariffe assicurative per l’Ucraina, ad eccezione del Donbass, da cui gli assicuratori stanno ovviamente alla larga, sono salite alle stelle. Ancora nel 2016, una società con, diciamo, 10 milioni di dollari di esposizione pagava un premio assicurativo annuale di 55.000 dollari. Oggi, il premio è di 250.000 dollari».

Invasione su larga scala a parte, e molto improbabile, anche solo la destabilizzazione di cui sopra rappresenterebbe un’escalation che potrebbe seriamente interrompere la produzione agricola ucraina o anche solo determinare l’impossibilità materiale dell’esportazione, «e ciò non farebbe che esacerbare l’inflazione globale dei prezzi alimentari, che è già un grave problema economico per i banchieri centrali di tutto il mondo«», afferma Ben Aris. «Ciò provocherebbe aumenti dei prezzi del pane e di altri prodotti di base in un certo numero di Paesi come Libia, Yemen e Libano, che sono già tutti fortemente dipendenti dalle importazioni di grano ucraino e non hanno economie stabili. Lo scenario da incubo è che questo possa ricreare le condizioni che hanno innescato la Primavera Araba all’inizio dell’ultimo decennio e che sono state causate da un forte balzo dei prezzi dei generi alimentari. Attualmente l’inflazione dei prezzi alimentari è già alla pari con quella dell’era della Primavera Araba in Tunisia ed Egitto. “L’ultima volta che l’inflazione globale dei prezzi alimentari è stata così alta come nel 2021 è stato nel 2011, creando le basi per la Primavera Araba”, ha twittato Adam Tooze, accademico della Columbia University». In particolare «la stretta sulle importazioni di grano potrebbe causare disordini in Africa settentrionale, Iran, Sudan, Afghanistan ed Egitto. E ha aggiunto: “Il rischio in tutti quei Paesi di disordini sociali aumenta in questo scenario”. E disordini sociali naturalmente sono prevedibili anche in Europa, in particolare nell’Europa dell’Est, secondo gli analisti politici. «Se la crisi dovesse degenerare al punto da innescare sanzioni sbalorditive» contro la Russia, afferma Ben Aris, si potrebbero creare «problemi della catena di approvvigionamento globale inasprendo i mercati delle materie prime». «Una grave interruzione delle esportazioni ucraine,soprattutto in combinazione con qualsiasi interruzione delle esportazioni di grano russe,ancora più grandi, potrebbe accumularsi in un ciclo inflazionistico globale che in molti Paesi è già il peggiore degli ultimi decenni. L’anno scorso, secondo l’agenzia alimentare delle Nazioni Unite ,i prezzi alimentari globali sono aumentati del 28% al livello più alto in un decennio. Le preoccupazioni per la guerra hanno già portato i futures sul mais ai livelli più alti da giugno e hanno portato i futures sul grano ai massimi di due mesi prima di un recente allentamento».

Warren Patterson, capo della strategia per le materie prime di ING Groep NV, in nota, sostiene che per la Russia, qualsiasi sanzione finanziaria renderebbe difficile il commercio, che potrebbe colpire le esportazioni agricole. Dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia, non ci sono state grandi interruzioni nei flussi di grano dalla regione. Finora il discorso di nuove sanzioni si è concentrato sui settori finanziari piuttosto che sulle materie prime. E però, per quanto sanzioni sull’agroalimentare non siano state specificatamente menzionate, «le sanzioni contro le istituzioni finanziarie (e forse anche l’esclusione della Russia dal sistema SWIFT) potrebbero rendere più difficili gli scambi». Ovvero: alla mancanza sui mercati internazionali del grano ucraino si potrebbe aggiungere la mancanza del grano russo. Una mancanza che, secondo altri analisti, potrebbe anche essere determinata dalla decisione della Russia di ridurre le esportazioni,per motivi diversi che vanno dalla volontà di creare riserve di grano in caso di conflitto prolungato o per una strategia di destabilizzazione globale volta a fare pressione sull’Occidente.
C’è poi un problema correlato: i fertilizzanti. Rabobank stima che il 23% di ammoniaca, il 17% di potassio, il 14% di urea e il 10% di fosfati arrivino dalla Russia. In un momento in cui la Cina ha già riservato gran parte della sua produzione di urea e fosfati per uso domestico, la perdita dei prodotti russi comporterebbe ulteriori carenze e aumento dei prezzi degli ingredienti chiave dei fertilizzanti.

La sicurezza alimentare globale messa a rischio da una crisi delle esportazioni dell’Ucraina, potenzialmente deflagrante nei Paesi più deboli di Africa e Medio Oriente -oltre il 40% delle spedizioni annuali di mais e grano dell’Ucraina si sono dirette verso il Medio Oriente e l’Africa-, è spiegata nei dettagli da Alex Smith, analista alimentare e agricolo presso il Breakthrough Institute, che ha scritto su ‘Foreign Policyche le minacce alle esportazioni di grano ucraine rappresentano il rischio maggiore per la sicurezza alimentare globale. I clienti dell’Ucraina «includono la Cina e l’Unione Europea, ma il mondo in via di sviluppo è dove il grano ucraino è diventato un’importazione essenziale. Ad esempio, circa la metà di tutto il grano consumato in Libano nel 2020 proveniva dall’Ucraina, secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Basandosi sul pane e altri prodotti a base di cereali per il 35% dell’apporto calorico della popolazione, il Libano è fortemente dipendente dal grano ucraino. Dei 14 Paesi che dipendono dalle importazioni ucraine per oltre il 10% del loro consumo di grano, un numero significativo già affronta l’insicurezza alimentare a causa dell’instabilità politica in corso. Ad esempio, Yemen e Libia importano rispettivamente il 22% e il 43% del loro consumo totale di grano dall’Ucraina. L’Egitto, il più grande consumatore di grano ucraino, ha importato oltre 3 milioni di tonnellate nel 2020, circa il 14% del suo grano totale. L’Ucraina ha anche fornito il 28% del consumo di grano malese, il 28% dell’indonesiano e il 21% del Bangladesh nel 2020, secondo i dati della FAO».
«Se un possibile attacco all’Ucraina si trasformasse in un accaparramento della terra russa da dove i separatisti sostenuti dalla Russia hanno già stabilito le loro cosiddette repubbliche,potrebbe significare un forte calo della produzione di grano e un precipitoso calo delle esportazioni di grano mentre gli agricoltori fuggono dai combattimenti, dalle infrastrutture e le attrezzature vengono distrutte e l’economia della regione è paralizzata. Chiunque controlli la terra finirà per estrarne le ricchezze, ma se le condizioni nelle parti orientali dell’Ucraina controllate dai russi sono una guida, l’instabilità e la paralisi potrebbero risiedere nella regione e avere un grave impatto sulla produzione ben oltre l’invasione iniziale».
In molti altri Paesi, «
i picchi di prezzo e l’insicurezza alimentare potrebbero infiammare i conflitti, aumentare le tensioni etniche,destabilizzare i governi e causare la violenza oltre i confini. Questi scenari non dovrebbero essere presi alla leggera»
Alex Smith richiama l’esempio delle Primavere arabe che come abbiamo ricordato sono esplose proprio ‘in nome’ dell’aumento incontrollato dei prezzi delle materie prime, e poi c’è l’esempio ultimo in ordine di tempo. «Più recentemente, basta guardare al Kazakistan per vedere quanto velocemente un aumento del prezzo di un alimento di base, in questo caso il carburante, può portare a proteste, violenze e, nel caso del Kazakistan, a un intervento militare russo. La fame può aumentare le tensioni che producono disuguaglianza e contemporaneamente radicalizzare i movimenti politici di massa».

«L”intervento russo nell’agricoltura ucraina non è una novità. L’orribile carestia perpetrata dalle politiche sovietiche in Ucraina negli anni ’30, nota come Holodomor e considerata un genocidio da molti storici, uccise tra i 4 e i 7 milioni di ucraini. Sebbene varie cause abbiano contribuito alla carestia, i collegamenti tra le dure quote di consegna di grano imposte agli agricoltori ucraini da Mosca, la collettivizzazione forzata, la deportazione e l’uccisione di agricoltori e la fame etnica ucraina sono difficili da ignorare».

 

Il potenziale per una crisi alimentare causata da una guerra europea è enorme, ad essere coinvolti Paesi dall’Europa all’Asia passando per l’Africa.
Michael Every, stratega globale di Rabobank, mette in guardia. Bisogna andare a scandagliare le implicazioni a lungo termine di un conflitto Russia-Ucraina. «La crisi ucraina rappresenta un punto di svolta in una meta-crisi più ampia: la frattura dell’ordine mondiale post-1945, -71, -78 e -91». In questo contesto, l’attuale crisi ucraina potrebbe accelerare, secondo Every, alcune delle tendenze globali già in atto, molte delle quali sono state innescate dalla crisi del COVID e dalla politica estera e commerciale sempre più aggressiva della Cina. Every ha affermato che è difficile vedere come gli Stati Uniti possano imporre sanzioni paralizzanti alla Russia senza paralizzare anche gran parte dell’economia globale e del sistema finanziario. E’ questo il vero freno che Joe Biden si trova a non riuscire a sbloccare. Every è convito che il mondo vedrà una tendenza crescente verso alleanze strette e reciprocamente vantaggiose tra le Nazioni più potenti, come evidenziato dai recenti patti AUKUS e Quad. «In quanto tale, vedremmo un’accelerazione verso una forma di globalizzazione diversa, più chiusa o piùGrande Potenza‘. Un ambiente globale a somma zero rappresenterebbe una sfida importante per molte economie, in particolare gli esportatori netti dei mercati emergenti, la Cina e l’UE».

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