sabato, Maggio 21

Ucraina: la complessità della storia e il grottesco dell’odio Vietato essere fuori dal coro, pena essere censurato e irriso; vietato parlare di quei fatti storici che sono alla radice della guerra di oggi; vietato non odiare, fino al grottesco

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Volevo concludere oggi questi troppi articoli sulla questione dell’Ucraina, ma alcuni fatti nuovi, tre per la precisione, mi inducono a rinviare la chiusura.
Comincio con il mettere i puntini sulle ‘i’, perché, come vedrete, ormai se uno dice una parola che sia una fuori dal coro, non solo rischia di essere censurato, ma finisce irriso sulcaffèdi Massimo Gramellini, e questo mi spiace assai. Gramellini è quasi un buon erede del grande Fortebraccio, ma irridere uno che ha espresso la sua opinione di ‘esperto’ direbbe Gramellini, di studioso, direi io, e l’ha espressa in maniera diversa da quella corrente o voluta, francamente mi sembra un insulto alla sua -di Gramellini- intelligenza ed un atto maramaldesco, visto che irride uno che, per avere espresso la propria opinione, è stato ‘censurato’ dalla sua stessa Università.
Caro Gramellini e cara Ministra dell’Università (se esiste, la Ministra non l’Università), non si fa altro che parlare di democrazia, e in questi giorni i giornali sono pieni di accuse al regime russo ostile alla libertà di opinione, e la prima cosa che fanno i vari Gramellini e varie Università è censurare uno che esprime un pensiero fuori del coro, giusto o sbagliato che sia, posto, però, che chi lo giudica sappia di che cosa parla! Se questa è la democrazia, stiamo freschi! Se questa è l’Università, cara alla sua Ministra, altro che freschi, siamo, surgelati!
E quindi più che mai mi colpiscono i commentatori sulla situazione dell’Ucraina, che si affrettano a precisare ‘io sto con …’, dove il ‘con’ è la NATO, gli USA, ecc… Cito, solo per un esempio, l’articolo di Stefano Fassina, tutto centrato sul ‘noi stiamo con …’.

 

E dunque, i puntini sulle ‘i’. Io nonstocon nessuno, ma ciò non mi impedisce di dire chiaramente che la Russia ha commesso un atto illecito, aggressione, nei confronti dell’Ucraina. Ma nemmeno ciò mi impedisce di ricordare che la crisi dell’Ucraina non nasce con l’aggressione (sì, ripeto, avete letto bene: aggressione) ma molto prima, prima ancora che un movimento dalla natura oscura, benché verosimilmente legato alla Russia, avesseoccupatola Crimea, e costruito quelle che la stampa ufficiale italiana chiama, usando una espressione priva di senso, ‘repubbliche autoproclamate’. L’ho spiegato qui varie volte, quella espressione è una bestialità, se uno studente in sede di esami mi dicesse quella frase io lo correggerei duramente. La questione nasce da molto prima, da quando è stato abbattuto (non è caduto affatto, se ne è deciso l’abbattimento a causa del cambiamento di politica del Cremlino), l’URSS, deliberatamente, anche sulla base di un accordo tra Michail Gorbaciov e George Bush Sr., dove era previsto sia che la Russia sciogliesse la Confederazione (l’URSS, appunto) e il Patto di Varsavia (nato nel 1955 come contraltare della NATO, fondata nel 1949, sei anni prima!), sia che in cambio la NATO (un organismo militare sulla carta difensivo, ma aggressivo nella realtà) evitasse diestendersiad est, sancendo così la fine della guerra fredda.
Orbene, la Confederazione si è sciolta, il Patto di Varsavia anche, ma la NATO si è espansa ad est e i confini russi sono irti di missili puntati su Mosca. Da ciò sono nate discussioni e, peggio, la Russia è stata espulsa dal G8, eccetera. Sono cose ben note, delle quali non parla nessuno. Sono cose complesse, mi spiace per Gramellini, ma la realtà, la storia, sonocomplesse‘, e tenere conto della complessità è compito primario di uno studioso che sia uno studioso e di un cittadino che sia un cittadino. La storia, specie quella diplomatica, non è una partita di boccette in cui se sei più vicino al pallino vinci. La storia è complessa e dire chi ha ragione e chi ha torto è molto difficile, e comunque prima di dare una risposta occorre valutare tutto ciò che riempie di contenuti la complessità della situazione.
Io non mi sentirei di dire, oggi e subito, chi ha ragione e chi ha torto, anche se gli atti della Russia sul terreno sono probabilmente eccessivi e quindi condannabili. Ma anche qui, un po’ di prudenza ci vuole per valutare fino a qual punto il comportamento della Russia superi i limiti del lecito. Certamente, però, le vittime civili vanno evitate e non c’è dubbio che vi sia una discrasia tra l’obiettivo dichiarato dalla Russia (la protezione delle repubbliche del Donbass) e il comportamento sul terreno, che appare di respiro più ampio.
Però, non facciamo le verginelle. In questi ultimi quaranta anni di guerre ce ne sono state molte, e di nessuna ci si è curati della popolazione civile quanto oggi di quella dell’Ucraina. Ciò non toglie, però, che l’aggressione è vietata e che la popolazione civile va protetta. In altre occasioni la stampa e i governi sono stati molto meno attenti e partecipi, male: vuol dire che in futuro faranno di più, ma ciò che è illecito, illecito resta.

 

A questo punto del discorso complesso, trovo giusta e illuminante una frase di Michele Serra, quando scrive a conclusione del suo articolo: «Il crimine è la guerra. La dissuasione, in ogni sua forma, della guerra, è lotta al crimine».
Questo è il tema vero, l’unico tema. Solo che la dissuasione della guerra implica grande accortezza politica ed etica, altrimenti la preoccupazione di evitare la guerra, può condurre a facilitare chi ne approfitta per i propri interessi. In altre parole (parlo per me, non sto cercando di attribuire ciò che dico a Michele Serra), la risposta non è il pacifismo puro e semplice (che potrebbe significare resa al più forte o al più cinico), ma la ricerca continua della pace, frutto del dialogo democratico. Si vis pacem para bellum, si diceva una volta; vuol solo dire che se non hai una forza credibile, difficilmente negozi alla pari.
E infatti, purtroppo, è facile obiettare: trovatemi due Stati disposti a devolvere ad una autorità comune la soddisfazione dei propri interessi. Questa è la realtà effettiva, purtroppo: senza un mediatore istituzionale e realmente super partes, la soluzione pacifica non esiste, ma resta (resterebbe, temo) solo la capacità e la volontà di critica distaccata ed oggettiva, indipendente e sincera.
E, a conferma di ciò che dico, cito un altro episodio, che mi ha colpito come un pugno in pieno viso.

 

In questi giorni non si fa altro che parlare di certi miticioligarchirussi, all’origine di ogni male, suggeritori cinici di Vladimir Putin ecc… Premetto che ‘oligarchi’ è un termine sballato, perché costoro non governano, ma al massimo fanno prevalere i propri interessi. Cosa sbagliatissima, sia chiaro, ma mica esistente solo in Russia … devo proprio citare i molti ‘oligarchi’ nostrani che hanno condizionato e condizionano la politica economica e non del nostro Paese?
Insomma, sono uomini ricchi che influenzano le scelte dei Governi e che magari sostengono economicamente i politici: ce ne sono dappertutto in tutti i Paesi. Ma considerarli la fonte di tutti i mali mi pare ridicolo, specie se la loro esistenza è definita da un terzo, che li condanna perché sono ricchi e li sospetta di influenzare il Governo. Vi rendete conto dell’assurdo? Gli oligarchi sono da condannare, e siamo noi stessi a decidere chi è oligarca e, magari, chi no, come vedremo più avanti.
Ma tant’è, nulla da eccepire. Gli si sequestrano i beni, benissimo. Loro si ribelleranno, faranno ricorsi e li vinceranno perché, se non sbaglio, essere ricco e influente non è un reato. Ma l’odio, a dir poco, verso costoro, definiti ad libitum da chiunque, diventa qualcosa di grottesco e violentemente volgare quando, come mi è capitato la sera del 14 Marzo, si assiste a un colloquio tra Enrico Mentana e Milena Gabanelli nel corso del quale propongono, non solo di sequestrarne i beni (senza dire chi li identifica e in base a cosa li si condanni), ma addirittura di: a.) fargli restituite le eventuali onorificenze; b.) di vietare ai loro figli di frequentare scuole o università fuori della Russia, per impedirgli, dunque, di godere dei conseguenti vantaggi. E, per di più, alla faccia della ‘privacy’, di questi figli di padri degeneri si mostrano le foto, i nomi e dove stanno studiando. (Lo potete vedere qui, con inizio al 27° minuto di registrazione).
Francamente, dire che sono disgustato è poco: nella fantasia astiosa di quei due, i figli pagherebbero le (presunte) colpe dei padri; non tutti, aggiunge scandalizzata e puntigliosa la signora Gabanelli, andrebbero rimandati in Russia a studiare, ma solo quel ‘qualche migliaio’ di figli dei padri più, a giudizio del duo Gabanelli-Mentana, influenti o magari antipatici.
Non sembravano i due vergognarsi neanche un po’, anzi, come ultima notizia, Mentana ricordava che Naftali Bennet era impegnato in una mediazione con la Russia!
Questa è la democrazia dell’Occidente?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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