lunedì, Maggio 16

Ucraina: l’incubo europeo del gas Questo è il grande prezzo che l'Europa rischia di pagare: gran parte dell'Europa potrebbe trovarsi in un inverno molto freddo e molto costoso

0

Dopo che il Pentagono, lunedì scorso, aveva annunciato che 8.500 forze statunitensi erano state poste in ‘allerta intensificata’ per un potenziale dispiegamento nell’Europa orientale, venerdì, il Presidente USA Joe Biden, alla Joint Base Andrews nel Maryland, ha dichiarato: «Sposterò truppe nell’Europa orientale e nei Paesi della NATO a breve. Non troppe». Biden non ha identificato quali Paesi ospiteranno le truppe statunitensi, ma ha ripetutamente escluso schieramenti all’interno dell’Ucraina, che non è formalmente un alleato degli Stati Uniti, non un membro della NATO, e in passato aveva più volte ripetuto molto fermamente che l’esercito americano non entrerà in nessuna guerra che dovesse scoppiare in Ucraina, gli stivali americani non si appoggeranno sul suolo ucraino.
Un annuncio, quello di venerdì, perfettamente in linea con la guerra delle parole che le due superpotenze hanno ingaggiato oramai da mesi, con un crescendo quotidiano, sulla testa dell’Ucraina. La Casa Bianca continua a sostenere l’allarme di una invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, invasione inizialmente prevista per i primi giorni di gennaio e ora spostata a febbraio.
Se invasione sarà, di mezzo non ci finirà solo l’Ucraina, la prima vittima dell’invasione sarebbe l’Europa. Tre fronti quanto mai rischiosi: rifugiatigas/petrolio, grano.
Una invasione russa dell’Ucraina, e la conseguente raffica di rappresaglie e contro-rappresaglie, potrebbero anche causare onde d’urto in altri mercati delle materie prime in cui la Russia rappresenta una quota sostanziale delle forniture globali, tra cui carbone, grano e palladio.

«Non stiamo parlando solo di gas», ha affermato Helima Croft, amministratore delegato e responsabile globale della strategia delle materie prime di RBC Capital Markets. «La gente continua a dire che la Russia è una ‘stazione di servizio’, ma è molto di più. E’ come il Walmart delle merci. E’ un supermercato».

L’Ucraina è un importante Paese di transito per le forniture di petrolio e gas naturale dalla Russia ai Paesi di tutta Europa. In uno scenario di guerra, questo ruolo dell’Ucraina è pericolosissimo, e per l’Europa e gli Stati Uniti diventa una questione non soltanto economica, ma anche politica, e un freno a quelle che potrebbero essere le risposte di USA e UE all’aggressione russa dell’Ucraina.
Ma non solo il transito (attraverso l’Ucraina),
anche la produzione è critica. La Russia è uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio e gas, ci sono limiti reali alla quantità di attività economica russa che Washington può interrompere senza causare crisi economiche nel resto dell’Europa. Un’interruzione dei flussi di gas verso l’Europa, causa sanzioni o per scelta della Russia o ancora perchè le infrastrutture che conducono questi prodotti in Europa sono bloccate causa il conflitto, danneggerebbe profondamente le economie occidentali, l’Europa dovrebbe ricorrere alle riserve e i prezzi aumenterebbero in tutto il mondo.
Non è un caso che nelle sanzioni -definite ‘durissime’ ‘mai viste’- che da mesi Washington sta minacciando a Mosca, siano deliberatamente esclusi il commercio di petrolio e gas. Berlino ha chiesto l’esenzione dell’energia da qualsiasi sanzione occidentale nei confronti della Russia. Eppure il vero asso nella manica dell’Occidente sarebbe proprio sanzionare le esportazioni di energia che forniscono alla Russia i soldi di cui ha bisogno per finanziarsi, in particolare ora che dovrebbe coprire le spese di una invasione di proporzioni davvero molto importanti.
Una decisione, quella di escludere gas e petrolio dal pacchetto di sanzioni, che secondo alcuni osservatori, è sbagliata, affermando che «l
a Russia ha bisogno dei mercati europei più di quanto l’Europa abbia bisogno del gas russo. Dopotutto, la Russia fornisce oltre il 40% delle importazioni di gas naturale dell’Unione Europea. Ma la Russia dipende dalle esportazioni di energia per quasi il 60% di tutti i beni e servizi che il Paese vende all’estero».
Vladimir Putin ha affermato che, se l’Occidente impone nuove sanzioni alla Russia per la crisi in Ucraina, ciò porterà a una rottura delle relazioni. Chiaro che tra le righe il Presidente russo minacciava la chiusura dei rubinetti del gas. E ciò ovviamente coglie nel segno le preoccupazioni occidentali che un’invasione possa causare l’interruzione del gas russo che scorre attraverso l’Ucraina verso i clienti occidentali. Se ciò accadrà dipende da come si svilupperà la crisi. Se la Russia non invade, il gas continua a fluire perché l’Ucraina, come la Russia, ha bisogno di soldi. E’ evidente però che la preoccupazione, soprattutto dell’Europa, che un conflitto in Ucraina influenzi fino alla conseguenza estrema di mettere a rischio la sicurezza energetica europea, è fondata.

Posto quanto sopra, ci sono considerazioni diverse sul livello di rischio.
Nikos Tsafos, esperto di geopolitica dell’energia e del gas naturale, alla guida del programma di sicurezza energetica e cambiamenti climatici del Center for Strategic and International Studies (CSIS), mette in evidenza come il
ruolo dell’Ucraina quale Paese di transito del gas e del petrolio russi verso l’Europa, si sia ridimensionato nel tempo. L’Ucraina, afferma Tsafos, lavorando sui dati emersi dal rapporto di simulazionerealizzato dalla Rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione del gas (ENTSOG), «era un nodo chiave del sistema energetico europeo, ma la sua criticità è diminuita. Negli anni ’90, la maggior parte del gas esportato dalla Russia in Europa ha attraversato l’Ucraina. Ma la Russia da allora ha diversificato le rotte. Nel 1994 ha iniziato la costruzione del gasdotto Yamal-Europa attraverso la Bielorussia e la Polonia, che ha raggiunto la sua piena capacità nel 2006. Nel 2003, la Russia ha completato un gasdotto verso la Turchia (Blue Stream); nel 2011 ha completato una rotta verso la Germania (Nord Stream); e nel 2020 TurkStream hafornito un secondo collegamento con la Turchia. Questo sforzo pluridecennale russo ha ridotto del 70% il transito ucraino, da oltre 140 miliardi di metri cubi (bcm) nel 1998 a meno di 42 miliardi di metri cubi nel 2021. Con la diminuzione del ruolo di transito dell’Ucraina, è diminuito anche il numero di Paesi che dipendono dall’Ucraina per le forniture. Entro il 2021, l’Ucraina era un corridoio di transito in gran parte per il gas in entrata in Slovacchia, da dove continuava verso l’Austria e l’Italia. C’è stato un tempo in cui l’Ucraina inviava molto gas a sud, in Romania, Bulgaria, Grecia e Turchia, ma TurkStream ha cambiato le cose. Anche l’Ungheria, il secondo maggior destinatario di gas dall’Ucraina nel 2021, ha interrotto le importazioni nell’ottobre 2021».

In questo scenario che vede l’Ucraina non essere più il principale corridoio per la consegna del gas russo in Europa, anche se rimane significativo per alcuni Paesi, gli impatti sulla sicurezza energetica di un conflitto in Ucraina, dipendono da molte variabili.

Un conflitto a gennaio non è la stessa cosa di un conflitto ad aprile, dopo che l’inverno è finito, afferma Nikos Tsafos. «Una scaramuccia di una settimana è diversa da una situazione di stallo di più mesi. I combattimenti localizzati potrebbero non avere un impatto sui flussi di gas, mentre la guerra totale sì. L’infrastruttura del gas potrebbe essere presa di mira per caso o con l’intento di ottenere un vantaggio militare. I danni alle infrastrutture possono essere lievi o gravi. Queste variabili e parametri sono non si possono conoscere in questo momento.
Ma alcuni scenari possono essere postulati. Un’opzione è che i flussi di gas vengano interrotti perché le infrastrutture sono danneggiate. Oppure il gas potrebbe essere usato come leva. La Russia potrebbe interrompere il gas per fare pressione sull’Ucraina o sull’Europa. L’Ucraina potrebbe interrompere le forniture per portare l’Europa dalla sua parte. Oppure i flussi di gas potrebbero essere interrotti senza una rapida capacità di attribuire la colpa. Tutti questie eventualità sono possibili. Finché le interruzioni saranno limitate al corridoio ucraino, le conseguenze a valle saranno limitate ai Paesi sopra menzionati.
Un’altra serie di scenari vedrebbe il conflitto energetico estendersi oltre l’Ucraina. La Russia potrebbe interrompere i rifornimenti non solo attraverso l’Ucraina, ma anche attraverso altre rotte. La storia ci dice che l’energia è una pessima arma per raggiungere obiettivi politici. Ma potrebbe ancora essere impugnata».
Il conflitto potrebbe estendersi anche al gasdotto Nord Stream 2. La posizione tedesca non è ancora cambiata, anche se Nord Stream 2 potrebbe far parte della risposta della Germania. Come si comporterà la Germania è un’incognita a questo punto. Nonostante la retorica di Washington, la Germania non può semplicementecancellare il Nord Stream 2, dal momento che il gasdotto è già costruito. E se non c’è un conflitto immediato in Ucraina, la posizione della Germania diventa insostenibile. Deve approvare il funzionamento del gasdotto o tenerlo in attesa in caso di conflitto: a quel punto, la minaccia perde il suo valore deterrente se la Russia conclude che il progetto è condannato, qualunque cosa accada. L’attuale equilibrio non è stabile». E comunque secondo Tsafos, «la capacità della Russia di influenzare il mercato non dipende dal Nord Stream 2. Nel 2021, tutto ciò che la Russia ha dovuto fare per agitare i mercati non è stato rifornire i suoi siti di stoccaggio in Europa. Con tale leva, è difficile pensare che un nuovo gasdotto dia alla Russia un vantaggio decisivo. Le carte della Russia sono forti, non importa come il gas arrivi in Europa».

Come tutti oramai ammettono: «nessun livello di diversificazione potrebbe consentire all’Europa di sostituire il gas russo in tempi brevi», il che ha ricordato all’Europa la sua dipendenza dalle esportazioni di energia russa, con alcuni Paesi, in particolare la Germania, fortemente dipendenti dal gas russo. Washington ha lavorato in queste ultime settimane per trovare fonti alternative di approvvigionamento di gas per i Paesi europei,ma senza fortuna. La Casa Bianca ha perfino chiesto agli esportatori di gas statunitensi di trovare il modo di dirottare le spedizioni verso l’Europa in caso di invasione.
Questa fragilità potrebbe naturalmente essere sfruttata dal Cremlino a suo favore se la crisi dovesse peggiorare. I funzionari statunitensi ed europei, secondo Robbie Gramer e Christina Lu, editorialisti di ‘Foreign Policy‘, temono che qualsiasi invasione russa in Ucraina, «spingerà Mosca a limitare o addirittura fermare del tutto il flusso di petrolio e gas naturale verso i mercati europei». Questo è il grande prezzo che l’Europa rischia di pagare: «Gran parte dell’Europa potrebbe trovarsi in un inverno molto freddo e molto costoso», ha affermato Adam Thomson, direttore dell’European Leadership Network ed ex ambasciatore britannico presso la NATO. Il gas rappresenta la vulnerabilità più urgente per l’Europa.
Oltre a forniture alternative, di fatto impossibili da trovare, al di là di qualche piccola fornitura di tamponamento qua e là, forme di mitigazione, non di backstop, Robbie Gramer e Christina Lu rilevano che «c’è un numero limitato di terminali GNL in Europa che potrebbero ricevere forniture alternative, il che non sarebbe sufficiente a compensare l’assenza di forniture russe.
L’Europa ha attualmente 28 terminali di importazione di GNL su larga scala, una capacità sulla carta sufficiente a soddisfare circa il 43% della domanda del continente, ma questi terminali sono concentrati principalmente nell’Europa occidentale».

La maggior parte degli esperti considera l’eventualità che la Russia interrompa tutte le esportazioni di energia verso l’Europa una «possibilità altamente improbabile. La dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia è un’arma a doppio taglio; Mosca fa affidamento sulle entrate delle sue esportazioni di merci tanto quanto l’Europa fa affidamento su quelle merci. Chiudere completamente il rubinetto potrebbe quindi mettere a dura prova i fornitori russi. La Russia “ha bisogno di entrate di petrolio e gas almeno quanto l’Europa ha bisogno della sua fornitura di energia”, ha affermato un alto funzionario dell’amministrazione Biden. “Questo non è un vantaggio asimmetrico per Putin; è un’interdipendenza”.
La domanda è se la volontà di Putin di subire i colpi economici per un breve periodo di tempo superi la capacità dell’Europa di sbarazzarsi dell’energia russa. Nonostante l’atteggiamento dell’Amministrazione Biden, la maggior parte degli esperti ritiene che se si arrivasse a questo, Putin potrebbe sopravvivere all’Occidente».
L’auspicio da parte degli esperti è che questa crisi convinca l’Europa a ripensare la strategia di sicurezza energetica a lungo termine.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->