Ucraina: l’elettricità non parla più russo. Ovvero: ‘l’altra’ e ‘prima’ adesione UE Nel giorno dell'invasione, l'Ucraina, insieme alla Moldavia, si è disconnessa dalla rete elettrica russa ed è entrata nel sistema elettrico europeo. Più che una semplice integrazione tecnica di sistemi e capacità, l'allineamento dell'elettricità è anche un allineamento politico strategico non lontano dal livello di adesione all'UE, sostengono gli addetti ai lavori

Poche ore prima che la Russia lanciasse la sua invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio, le autorità ucraine si sono disconnesse dalla rete elettrica russa, come parte di piani a lungo programmati per testare la disponibilità del Paese ad entrare nel sistema elettrico europeo. Anche la Moldavia ha agito in questa direzione. Operativamente questo si traduce, spiegano Robert Cluley, Professore Associato in Studi Organizzativi presso l’Università di Nottingham, e Hafez Abdo, Professore Associato di Contabilità nella stessa università, nel fatto che Ucraina e Moldova «hanno sincronizzato le loro reti elettriche con l’Europa continentale, il che significa che l’elettricità potrebbe ora in teoria fluire avanti e indietro tra i due Paesi e attraverso una rete che si estende attraverso l’UE fino al Regno Unito e potrebbe un giorno collegarsi all’Africa settentrionale».

Proprio causa il conflitto in rapida escalation, i piani per integrare le infrastrutture energetiche dell’Ucraina hanno subito un’accelerazione drammatica, e così, integrandosi con successo nella rete europea, «l’Ucraina ha sferrato un duro colpo alla Russia», afferma Aura Sabadus, giornalista esperta in questioni energetiche che scrive di Europa orientale, Turchia e Ucraina per l’Independent Commodity Intelligence Services (ICIS).

«Dal 2017, sia l’Ucraina che la Moldova si stavano preparando a disconnettersi dalla vecchia rete sovietica e sincronizzarsi con il sistema europeo, in una mossa progettata per aumentare la loro sicurezza e consentire loro di espandere le loro relazioni commerciali in fatto di energia con altri Paesi europei», spiega Sabadus. «La sincronizzazione completa era stata programmata per il 2023 con i due Paesi che avrebbero dovuto condurre i test preliminari nell’inverno e nell’estate 2022. Il primo test pianificato doveva iniziare il 24 febbraio. Quando Mosca ha scatenato l’invasione quello stesso giorno, Kiev ha successivamente rifiutato di riconnettersi, chiedendo invece la sincronizzazione di emergenza con le linee europee che operano sotto l’ombrello della Rete europea dei gestori dei sistemi di trasmissione dell’elettricità (ENTSO-E)».
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Si è trattato di un compito delicato e difficile -la frequenza di entrambi i sistemi elettrici deve essere perfettamente allineata per evitare sbalzi o blackout improvvisi», affermano Cluley e Abdo, «Ciò che normalmente avrebbe richiesto un anno, è accaduto in settimane. Ma più che una semplice integrazione tecnica di sistemi e capacità,l’allineamento dell’elettricità è anche un allineamento politico strategico non lontano dal livello di adesione all’UE».
Sabadus commenta come la richiesta di emergenza dell’Ucraina a ENTSO-E sia stata «tanto visionaria quanto audace. Disconnettendosi dal sistema russo e collegandosi con l’infrastruttura ENTSO-E, c’era speranza che Mosca non potesse mettere in ginocchio l’Ucraina privandola di forniture di elettricità salvavita.Tuttavia, non vi era alcuna garanzia che ENTSO-E avrebbe dato il via libera alla sincronizzazione di emergenza o che, in tal caso, l’Ucraina avrebbe potuto continuare a mantenere il sistema in funzione resistendo agli implacabili attacchi russi contro linee elettriche e centrali elettriche. Per più di due settimane, gli ucraini hanno affrontato una corsa feroce per mantenere in funzione le centrali nucleari e termiche del paese in condizioni di guerra e prevenire il collasso del sistema di trasmissione. Le sfide che hanno affrontato erano quasi sovrumane, dalla formazione di scudi umani per proteggere le centrali nucleari dagli attacchi russi, alla ricerca di rotte di consegna per le forniture di carbone alle centrali termiche come alternativa ai porti del Mar Nero bloccati dalla Russia. Nel frattempo, gli ingegneri elettrici hanno sfidato bombe e proiettili per riparare le linee di trasmissione. Parafrasando un consulente elettrico europeo che scrive sui social: “è già un risultato straordinario far funzionare un sistema elettrico in isolamento in tempi normali. Farlo sotto la pioggia di bombe è inaudito”. L’Ucraina in realtà è andata anche oltre, collaborando con la vicina Moldova per garantire che le infrastrutture del Paese non fossero interessate dalla guerra per tutto questo periodo».

A lungo termine, prosegue Aura Sabadus, «la sincronizzazione ha implicazioni politiche ed economiche potenzialmente profonde. Da un lato, consentirà a Ucraina e Moldova di accelerare il loro processo di integrazione con i mercati energetici dell’UE. La sua importanza non è solo simbolica, ma anche esistenziale per la Moldova in particolare, che storicamente dipendeva per l’80% dalla domanda interna dall’elettricità generata nella Transnistria controllata dal Cremlino, una repubblica non riconosciuta sulla riva sinistra del fiume Dniester, dove la Russia continua a mantenere truppe. Per l’Ucraina, i guadagni a lungo termine sono significativi, non da ultimo perché in uno scenario in cui il Paese esce vittorioso sulla Russia, la sincronizzazione ENTSO-E l’aiuterà a ricostruire un nuovo sistema energetico in cui potrebbe iniziare a eliminare gradualmente le vecchie centrali termoelettriche e fare affidamento sulle importazioni di energia elettrica consolidando al contempo la propria nuova infrastruttura verde. Non c’è dubbio che per ora la situazione rimane altamente instabile. Il futuro del settore energetico e delle infrastrutture dell’Ucraina dipenderà dal corso della guerra e dagli eventi nei giorni e nelle settimane a venire».

Una soddisfazione per quella che gli addetti ai lavori considerano quasi ‘l’impresa impossibile’ che Robert Cluley e Hafez Abdo analizzano nell’ottica della complessità delle politiche dei sistemi energetici.
In primo luogo i due esperti sottolineano «il rischio che la politicizzazione dell’energia oscuri le questioni pratiche legate alla fornitura e alla generazione di elettricità», che invece sono fondamentali e sono parte della politicizzazione stessa. Nella risposta ai problemi operativi in fatto di generazione e fornitura elettrica l’imperativo è «costruire connessioni con altri sistemi elettrici. Questa è una necessità pratica che significa che, indipendentemente da chi fornisce l’elettricità, un Paese non può davvero isolarsicome qualcuno potrebbe desiderare. La vera domanda è con chi si collega».

E a questa domanda deve fare seguito il «riconoscimento che l’indipendenza energetica implica scelte difficili sul con chi lavorare‘. Entrano in gioco storia, ideologia,tecnologia, economia e, in definitiva, realpolitik».La guerra in Ucraina è distruttiva quanto difficile da prevedere nel suo svolgersi. «Ma il principio alla base delle connessioni alla rete è lo stesso. Il collegamento della rete elettrica dell’Ucraina all’Europa offre sia un meccanismo per sostenere l’approvvigionamento energetico in tutta la regione, sia una nuova forma di aiuto a un vicino assediato. Potrebbe non garantire la sicurezza energetica, poiché le infrastrutture critiche possono ancora essere attaccate e le luci potrebbero ancora spegnersi nelle città ucraine. Ma è una prova di solidarietà politica e di un rafforzamento dei legami tra l’Ucraina e l’UE».
A livello globale, poi, «la mossa ci mostra che
l’elettricità non può essere separata dalla politica. La politica energetica deve andare oltre le facili risposte e le false promesse», concludono Robert Cluley e Hafez Abdo.