venerdì, Agosto 6

Ucraina, Kiev fa muro I blitz delle forze speciali arginano le occupazioni dei filorussi nell'est

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I militari di Kiev hanno ricomposto la frattura a est, in punta di fucile. Ma la frontiera dell’Ucraina orientale resta una polveriera pronta a esplodere, come dimostra anche l’allarme dei Servizi segreti di Kiev su insorti filorussi che continuerebbero a occupare la sede regionale dell’Intelligence a Lugansk, con in ostaggio 60 persone in un edificio minato.
A Kharkiv invece, all’alba le forze speciali della polizia hanno liberato il Palazzo del Governo locale occupato dagli attivisti secessionisti, dopo il via libero del Ministero dell’Interno a «un’operazione antiterrorismo». Nella roccaforte di Viktor Yanukovich, l’ex Presidente ucraino riparato in Russia, 70 oppositori sono stati arrestati: le armi da fuoco sono rimaste nelle fondine, ma un incendio si è sviluppato al pian terreno dell’edificio, probabilmente a causa delle molotov lanciate dai manifestanti.
Il centro storico di Kharkiv è rimasto bloccato, mentre a Donetsk, altra città orientale proclamata «repubblica sovrana» dai filorussi, sono in corso negoziati con Kiev, per sgomberare senza blitz le sedi dell’Amministrazione locale e della Polizia.
Se il Governo ucraino accusa Mosca, sempre più isolata, di finanziare e fomentare la rivolta, il Cremlino invita Kiev a «fermare immediatamente qualsiasi preparazione militare, o si potrebbe scatenare una guerra civile».
A Mikolaiv, terzo centro rivendicato dai secessionisti, sono in corso scontri tra fazioni con alcuni feriti: la scintilla sono stati gli sgomberi forzati dei dimostranti antigovernativi da parte degli attivisti filo occidentali di EuroMaidan.

Per il Cremlino si tratta di un complotto con «circa 150 mercenari americani della compagnia privata Greystone, vestiti con l’uniforme delle forze speciali di polizia». Altri infiltrati, come i miliziani della destra xenofoba «illegale di Pravi Sektor» sarebbero ammassati lungo il confine, insieme con le «unità delle truppe dell’Interno e della Guardia nazionale».
Per Kiev invece sono i russi ad aver inviato rinforzi, mascherati tra i dimostranti secessionisti, così da completare l’annessione dell’est dopo la Crimea. Anche il Segretario di Stato americano John Kerry, ha denunciato la presenza nella regione di «provocatori e agenti russi inviati per creare il caos».
Nei blitz, le forze governative hanno ripreso il controllo della maggioranza dei luoghi istituzionali: a Donetsk, in particolare, «parte delle armi»sarebbe stata «restituita ai servizi segreti», durante la ritirata dei filorussi.
Ma la pax armata è estremamente precaria. La compagnia di bandiera russa Aeroflot ha cancellato i collegamenti serali e nella mattina verso la città. «I separatisti che imbracciano le armi e assaltano i palazzi sono terroristi e criminali e saranno trattati come tali, come prevedono la Costituzione e le leggi», ha dichiarato il Presidente ucraino ad interim Oleksandr Turcinov intervenendo in Parlamento, prima dell’approvazione di un pacchetto che ha inasprito le pene per i reati contro lo Stato. «Le forze dell’ordine non useranno mai le armi contro i manifestanti pacifici», ha detto.

La situazione però può facilmente sfuggire di mano. Nell’Assemblea di Kiev che ha estromesso Ynaukovich cambiando bandiera, è esplosa una rissa tra i deputati comunisti e i nazionalisti di Svoboda, venuti alle mani.
Le modifiche al codice penale sulla sicurezza sono state votate da 231 parlamentari, appena cinque in più del quorum richiesto. E, in questo quadro di democrazia fragile, il Governo tedesco si è appellato al Cremlino, affinché termini la «pressione militare al confine e dissuada le forze filorusse dall’uso della violenza».
Mosca e Kiev sono pronte a negoziare con molte riserve, ma il Ministro degli Esteri russo Serghiei Lavrov ha proposto che, ai colloqui, oltre agli Stati Uniti e all’Unione europea (Ue) prendano parte anche il sud-est del Paese e i principali candidati alle presidenziali del 25 maggio. Sulla possibilità di auto-indire un referendum come nell’ex Repubblica autonoma di Crimea, poi, Lavrov ha preferito non rispondere.
I leader occidentali temono una polpetta avvelenata e, intanto, l’Ufficio dell’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Ue Catherine Ashton ha annunciato che i «lavori per le sanzioni di terzo livello contro la Russia proseguono a tutta velocità». La Commissione Ue è preoccupata per gli «ulteriori passi di escalation» e «contro ogni forma di destabilizzazione dell’Ucraina da dentro o fuori il Paese».
Per la data dell’incontro a quattro tra Ucraina, Russia e Usa sono in corso ancora mediazioni, Kerry ha confermato il suo incontro con Lavrov la prossima settimana.

A uso e consumo della propaganda nazionalista, il Cremlino ha rivendicato la cattura e l’uccisione del ricercato numero uno Doku Umarov, capo della guerriglia Imarat Kavkav (Emirato del Caucaso del nord) nonché «martire» dei terroristi islamici e ceceni e responsabile dell’attacco suicida del 2010 all’aeroporto moscovita di Domodedovo ( 37 morti) e dei due ultimi attaentati kamikaze nella metropolitana di Mosca (un totale di 40 vittime).
Ferito svariate volte, per 20 anni il regista di una lunga catena di operazioni terroristici era stato dato per morto e sempre resuscitato. Ma stavolta i vertici dei Servizi segreti russi (Fsb), riuniti per la Commissione nazionale anti-terrorismo, hanno confermato la «neutralizzazione» della primula rossa, in «un’operazione speciale andata in porto questo trimestre».
La scia di sangue dei kamikaze tuttavia prosegue, in molte regioni dell’Asia centrale e del Medio Oriente.
Nel Balucistan pachistano al confine con l’Iran, almeno 12 passeggeri sono morti per una violenta esplosione a bordo di un treno locale: secondo le prime ricostruzioni, un atto di terrorismo islamico nella regione diventata santuario di Osama bin Laden.

Mentre, a Vienna, la delegazione iraniana ha ripreso i negoziati sul nucleare con il Gruppo 5+1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più Germania) nell’obiettivo di arrivare, domani, a una «base per l’accordo finale», gli occhi di Teheran sono puntati anche sui risultati delle presidenziali in Afghanistan del 5 aprile, per le quali la Commissione elettorale ha ricevuto oltre 3.100 denunce di brogli e irregolarità.
In Siria, mentre i ribelli hanno lanciato un’offensiva di razzi verso il feudo governativo del Presidente Bashar al Assad a Latakia, attraverso l’agenzia ufficiale ‘Sana‘ il Governo ha annunciato l‘apertura, il 20 aprile prossimo, delle candidature per le presidenzali in agenda entro giugno.
Nella Libia minata dagli attentati, traballa invece, il Governo di transizione, che ha minacciato le dimissioni, con una nota ai deputati del Congresso: il neo Premier Abdullah Al Thani è alle prese con l’ennesimo rimpasto.
Nell’Egitto delle proteste quotidiane, le forze dell’ordine hanno arresto Sarwat Sahal Shehata, braccio destro del leader qaedista Ayman al Zawahri, 12 cariche esplosive sono state scoperte nell’Università di Ain Shams al Cairo e altri 24 sospetti terroristi arrestati nel Sinai.

Nuove tensioni anche in Israele, ma stavolta non per i razzi palestinesi dalla Striscia di Gaza. Nella notte i militari sono stati attaccati con pietre e pneumatici in fiamme dai coloni di estrema destra dell’insediamento ebraico di Yitzhar, a Nablus in Cisgiordania, contrari alla demolizione di quattro edifici illegali.
Oltreoceano, in Venezuela, il Governo bolivariano di Nicolas Maduro ha gettato un ramo d’olivo alla destra anti-chavista, accettando per domani 9 aprile un «incontro con l’opposizione», impostogli dai Paesi dell’Unasur (l’alleanzia sud-americana con (Brasile, Colombia, Argentina, Ecuador, Surinam, ndr) per il 9 aprile. «Ciò che dovrà essere perdonato, sarà perdonato, ma con giustizia», ha dichiarato il successore di Hugo Chavez dopo i 39 morti e le centinaia di feriti delle barricate.

 

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