martedì, Maggio 17

Ucraina: il sistema di difesa a luci e ombre Come stanno le forze armate ucraine? Le componenti morale, concettuale e materiale delle forze armate ucraine. L'enorme divario tra le forze armate russe e quelle ucraine e la contestata riforma militare delle forze di Kiev

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Secondo informazioni rilasciate dalla Difesa degli Stati Uniti, alla data di venerdì 25 febbraio, la Russia in Ucraina avrebbe dispiegato solo circa un terzo delle sue forze ammassate al confine con l’Ucraina. Sottolineando il rischio di una significativa escalation nei prossimi giorni.
Le ragioni possono essere diverse. Una ragione logistica, secondo gli esperti militari, risiede nella scelta dei percorsi e delle strade. La principale motivazione strategica che si può ipotizzare risieda invece nel fatto che si vogliono tenere forze di riserva nel caso si incontrino sacche di resistenza particolarmente complicata. Possibile che i primi giorni di guerra vengano usati dai russi per decidere dove conviene rinforzare il fronte.

L’Ucraina ha messo sul terreno tutte le forze a sua disposizione, compresa la resistenza partigiana. E ha annunciato la creazione di una Legione straniera che sarà aperta a tutti coloro che volontariamente dall’estero vorranno andare a combattere in Ucraina.
Fin dall’inizio della crisi è stata sottolineato l’enorme divario tra le forze armate russe e quelle ucraine, e questo per il governo di Kiev resta il problema principale, che nei prossimi giorni potrebbe aggravarsi ulteriormente, sia per la sanchezza che comincierà a farsi sentire sulle spalle degli uomini, sia per il ridursi delle scorte dei materiali.

Il pensiero militare delinea ‘tre componenti del potere di combattimento’, spiega Frank Ledwidge, Senior Lecturer in Military Capabilities and Strategy all’Università di Portsmouth. Queste componenti sono: morale (morale, coesione, motivazione), concettuale (strategia, innovazione e dottrina militare) e materiale (armi).

Partiamo dalla componente ‘materiale‘.
Dal 2014-15, l’Ucraina ha triplicato il suo budget per la difesa e ha tentato di modernizzare le sue forze, non solo per difendersi dalla Russia, ma per conformarsi agli standard richiesti dalla Nato come requisito di ingresso. Secondo Ledwidge, i risultati sono stati ‘contrastanti‘, altri analisti li definiscono scarsi, altri ancora nulli. Il Paese «ha intrapreso un programma di riforma delle sue forze armate, spesso casuale, che lo ha reso, sebbene ancora vulnerabile sotto molti aspetti vitali, una forza piuttosto formidabile», se si guarda la situazione di partenza.
L’Ucraina per la Difesa ha speso 4,7 miliardi di dollari nel 2021, poco più di un decimo dei 45,8 miliardi di dollari della Russia, secondo il rapporto ‘The Military Balance‘ dell’International Institute for Strategic Studies (IISS).

Mentre il governo russo ha lanciato una campagna nel 2008 per modernizzare le sue forze armate, dopo che, una breve guerra con la Georgia, aveva messo a nudo le carenze di equipaggiamento, le armi dell’Ucraina sono ancora in gran parte dell’era sovietica. Nelle sue ambizioni di entrare a far parte della NATO, tuttavia, l’Ucraina ha riorganizzato la struttura delle sue forze armate e ha in programma di riequipaggiare la sua forza aerea con aerei da combattimento occidentali entro la metà degli anni ’30. Prevede inoltre di migliorare le sue capacità navali.
Il personale è una nota dolente.
La Russia ha 900.000 membri del personale attivo nelle sue forze armate e 2 milioni di riservisti; l’Ucraina ha 196.000 uomini in attività e 900.000 riservisti. Alla vigilia dell’invasione, l’Ucraina ha iniziato ad arruolare riservisti di età compresa tra 18 e 60 anni. Nelle sole forze di terra, la Russia ha un duplice vantaggio, con 280.000 soldati contro i 125.600 dell’Ucraina. E la sua forza aerea è quasi cinque volte più forte, con 165.000 contro i 35.000 dell’Ucraina.
La Russia ha più di 15.857 veicoli corazzati da combattimento, contro i 3.309 dell’Ucraina. La Russia ha 1.391 aerei contro i 128 dell’Ucraina e 821 elicotteri contro i 55 dell’Ucraina, se si includono gli aerei della Marina. La Russia ha poi 49 sottomarini, l’Ucraina non ne ha nessuno.
Yohann Michel, analista ricercatore che ha lavorato al rapporto IISS, a ‘
CNN‘ ha dichiarato: «Ci sono grandi differenze tra le due forze: la Russia ha un dominio aereo molto più capace, le sue difese aeree sono più forti. C’è un’enorme differenza tra elicotteri e aerei disponibili a tutti i livelli, dagli aerei da trasporto agli aerei da combattimento agli elicotteri d’attacco». Michel osserva che l’assoluta volontà di combattimento tra le truppe ucraine di combattere è stata la più grande forza delle forze armate. «Sono davvero sorpreso di quello che vedo. Il fatto che i caccia ucraini stiano ancora volando, che siano effettivamente decollati è impressionante».
Nick Reynolds, analista di ricerca per la guerra terrestre presso il Royal United Services Institute, ha affermato che l’aviazione ucraina è ora in gran parte eliminata.
«Ci sono stati seri problemi con la modernizzazione a causa dei problemi economici dell’Ucraina dal 2014, quindi i militari mancano di moderna difesa aerea e artiglieria, in particolare radar di artiglieria controbatteria e altre apparecchiature di sorveglianza per rilevare l’artiglieria nemica e almeno avere qualche possibilità di sopprimerla. Queste capacità sono fondamentali affinché l’esercito ucraino sia in grado di manovrare e rifornirsi».
«La maggior parte delle loro armature e dell’equipaggiamento sono relativamente vecchie», afferma Frank Ledwidge, «e, sebbene le fabbriche abbiano prodotto versioni modernizzate di vecchi modelli come il carro armato T72, queste forniscono poco in termini di opposizione efficace ai carri armati e ai veicoli corazzati russi molto più moderni -alcuni dei quali sono uguali o superiori al miglior stock Nato».
L’esercito ucraino, prosegue Ledwidge, «è vulnerabile sia all’artiglieria russa, tradizionalmente il braccio più formidabile dell’Armata Rossa, sia alla minaccia rappresentata dagli aerei d’attacco russi. I recenti doni della NATO di missili anticarro e antiaerei portatili e di altre armi imporranno perdite alle forze russe, ma non sono fattori di svolta.L’aviazione ucraina possiede una considerevole flotta di aerei dell’era della guerra fredda e il personale è ben organizzato e addestrato. Ma la Russia ha configurato le sue ‘forze aerospazialiper ottenere e mantenere il controllo cruciale dell’aria utilizzando, tra gli altri sistemi, i temibili missili antiaerei a lungo raggio S400». Questi sistemi preoccupano le forze aeree della Nato, figurarsi ai caccia e ai bombardieri vintage ucraini degli anni ’90. «Combattenti e missili russi avanzati domineranno il cielo a tempo debito, anche se gli ucraini hanno ottenuto alcuni successi contro le aspettative di molti». Il fatto che i caccia ucraini reggano e abbiamo abbattuto diversi jet russi, stupisce molti. «I loro vecchi -ma nelle mani giuste ancora efficaci- missili antiaerei hanno causato perdite anche alla Russia , secondo fonti ucraine.

La marina è ora militarmente insignificante, tanto più che gran parte di essa sembra essere stata affondata in porto entro 24 ore dall’inizio delle ostilità.»

La componente ‘morale‘ è quella che potrebbe fare la differenza, e sovvertire i pronostici. La motivazione dei militari russi è unanimemente ritenuta alta, combattono per la libertà della loro patria. La motivazione dei soldati russi è esclusivamente inculcata, e non è dato sapere con quale livello di successo. E oltre i militari, ci sono in campo, a fianco dei loro soldati, i cittadini-partigiani. «Il rischio più grande di Putin è di aver calcolato male la capacità dell’Ucraina di infliggere danni materiali alle sue forze armate attraverso la resistenza», afferma John Rain, consulente senior in geopolitical due diligence dell’International Institute for Strategic Studies (IISS). La resistenza della quale Rain parla è quella delle Territorial Defense Forces (TDF), le Forze Armate Territoriali. La resistenza dei civili, la resistenza partigiana che da giovedì 24 febbraio è al centro dell’attenzione nello scenario ucraino. E insieme a questa resistenza, c’è la mobilitazione generale della società civile.
L’Ucraina «può essere spezzata e subordinata da un’invasione schiacciante ma breve, sufficiente per instaurare un regime fantoccio. Ma
una resistenza che sbrana le forze russe danneggerebbe profondamente Putin e lo obbligherebbe ad adattarsi. Potrebbe avere intenzione di ritirare le sue forze prima che ciò possa accadere, ma una resistenza efficace e precoce lo costringerà a lasciare le forze nel Paese per proteggere un regime fantoccio», prosegue Rain. La resistenza costringerà i militari russi in conflitti,combattimenti da strada a strada asimmetrici a bassa intensità. La potenza di fuoco superiore della Russia «sarà meno vantaggiosa, a meno che non sia pronta ad essere trascinata in un altro Grozny». E conclude l’analista: «Se la resistenza ucraina avrà successo», quella di Putin in Ucraina potrebbe essere la sua ultima mossa «da dittatore canaglia».
«
Ogni volta che uno Stato autorizza i suoi cittadini a portare violenza, apre unvaso di Pandoradi problemi», ci dice Brian S. Petit, Colonnello in pensione dell’esercito degli Stati Uniti, ex ufficiale delle operazioni speciali dell’esercito americano, che, come dice di se stesso, ha passato molto tempo a costruire resistenze ma anche a combatterle. Criticità che Petit ha sintetizzato in un rapportodelle scorse settimane, e che svariati analisti militari non hanno mancato di sottolineare, ma, prosegue Brian, «secondo me, l’Ucraina non ha altra scelta che aprire completamente il vaso di Pandora, capovolgerlo e svuotarne il contenuto. Il rischio che i cittadini vadano male per la causa è un rischio necessario da correre in questo momento».

Veniamo, infine, alla componente ‘concettuale‘. Qui le differenze tra russi e ucraini sono importanti e soprattutto molto dibattute tra gli esperti militari, in particolare per quanto riguarda il capitolo innovazione. «Putin ha avuto ragioni per essere fiducioso», dice John Rain. «Ha trascorso decenni a modernizzare le forze armate russe,ridisegnandole e riconfigurandole per questo tipo di campagna, quindi testando e temprando sistemi, uomini e attrezzature in combattimento in Siria».
Il
dibattito si appunta, invece, sui progressi delle riforme dell’Ucraina.
Nel
luglio 2021 è uscito un rapporto a firma del tenente colonnello Glen Grant, il quale ha prestato servizio per 37 anni nell’esercito britannico ricoprendo un’ampia varietà di incarichi, anche primo consigliere del Ministero della Difesa ucraino quando è iniziata la guerra nel 2014, e in seguito ha lavorato in Ucraina come appaltatore della difesa per gli Stati Uniti e come project manager presso il Ministero della Difesa ucraino, analista all’interno di vari centri studi. Tale rapporto è molto scettico circa le condizioni della difesa ucraina, Glen Grant esordisce affermando tranchant che «il sistema di difesa ucraino non si è riformato».
Di diverso avviso l’
Atlantic Council, che, in un rapporto del dicembre 2021, firmato da un gruppo di esperti (Andriy Zagorodnyuk, presidente del Center for Defense Strategies ed ex Ministro della Difesa dell’Ucraina, Alina Frolova, vicepresidente del Center for Defense Strategies e viceministro della difesa dell’Ucraina, Hans Petter Midttun membro del Center for Defense Strategies ed ex addetto alla difesa norvegese in Ucraina, Oleksii Pavliuchyk, colonnello in pensione e ricercatore presso il Center for Defense Strategies in qualità di esperto nel campo della trasformazione del settore della sicurezza e della difesa), afferma di ritenere «che le forze di difesa ucraine possano causare danni significativi» nell’ipotesi di una invasione russa, e dice di ritenere quella di Grant una «visione imprecisa» dello stato attuale delle forze armate russe.

Glen Grant sostiene che né l’esercito ucraino, né l’industria della difesa hanno subito riforme sostanziali; «le forze di difesa rimangono non riformate e, in molti casi, disfunzionali dal punto di vista gestionale».
Le «ragioni sono straordinariamente complesse e intrecciate. Vanno da una mancanza di direzione politica; la continua selezione di alti ufficiali che sonocomandanti rossidella vecchia scuola, cioè quelli che si oppongono alla NATO e desiderano mantenere l’eredità sovietica; all’incapacità o riluttanza degli ufficiali di contestare un sistema caratterizzato da leggi, norme e regolamentiobsoleti o dannosi, poiché la loro violazione garantisce punizioni e insuccesso nella carriera. L’assistenza ‘Gold Standard’ degli Stati Uniti di oltre 2 miliardi di dollari all’Ucraina dall’inizio della guerra russa non ha avuto alcun ritorno sull’investimento evidente, per non parlare quantificabile. In effetti, le riforme guidate dagli Stati Uniti non avranno successo senza modifiche allo stile e ai metodi di sostegno. Un tale ripensamento dell’assistenza militare statunitense dovrà includere una maggiore condizionalità sugli aiuti, l’acquisizione del programma da parte di un unico comandante militare completamente incentrato sulla riforma e sulla spesa e una maggiore enfasi sulla selezione e sull’addestramento» dopo uno studio molto più approfondito dei problemi e delle sfide esistenti.
Quella realizzata, secondo Grant, è unapiccola riforma‘, perchè «l’esercito ucraino, dalla leadership politica fino al soldato di base,funziona come una delle ultime vestigia del sistema comunista e sovietico. Le patologie sono profonde», non ultima la corruzione ampiamente diffusa. L’esercito, precisa Grant, «non è rappresentativo del vasto corpo della società ucraina, ma dovrebbe essere visto come un’anomalia storica in un Paese che si sta lentamente modernizzando».
«L’Ucraina ha uno dei più complessi sistemi di difesa e sicurezza post-comunisti rimasti nell’ex Unione Sovietica, nel Patto di Varsavia e negli spazi jugoslavi. Mentre la guerra e il sostegno degli alleati hanno assicurato che i soldati ucraini in prima linea siano notevolmente migliorati, il sistema di difesa stesso è chiaramente e pubblicamenterottoa livello organizzativo,forse irreparabile, secondo molti attivisti che sostengono la difesa».

Il 65% dei soldati, annota Grant, lascia dopo il primo contratto. «E sebbene l’esercito sia pubblicamente dichiarato essere di 250.000 uomini, la forza di combattimento effettivamente addestrata è più simile a 130.000 e probabilmente meno. Molti soldati non combattenti si trovano nelle grandi strutture amministrative e di addestramento dell’eredità sovietica insieme a civili e coscritti che non si schierano in guerra».
«La promozione a posizioni di alto livello è dominata dalla lealtà ai leader militari e politici(personali, finanziari e materiali) o dalla tangente».
«Il più grande fattore in Ucraina che influenza il cambiamento è la mancanza di volontà politica. Quanto di questo sia corruzione e influenza degli oligarchi locali, quanto sia influenza russa e cosa possa essere attribuito a una genuina mancanza di comprensione di cosa fare è impossibile da dire».

Il rapporto di Atlantic Council «riconoscendo che molte questioni rimangono irrisolte», sostiene che nelle forze armate «sono stati compiuti grandi progressi».
I quattro analisti, respingono quanto sostenuto da Grent in fatto di ‘cultura sovietica’ della quale sarebbero intrise le forze armate.
La posizione di partenza per l’Ucraina era estremamente sfavorevole, e da tutti i punti di vista. Ad oggi, secondo gli analisti, le«vulnerabilità strategiche durature»permangono, ma si stanno riducendo. «Il finanziamento è limitato a causa delle condizioni economiche generali del Paese. La corruzione ha limitato significativamente lo slancio per il cambiamento e i risultati positivi della trasformazione. «La questione è ancora attuale, sebbene l’influenza della corruzione sia diminuita a causa delle riforme e del ruolo attivo del governo, della società civile, del settore pubblico e degli agenti di cambiamento all’interno delle forze armate».

«In linea con i suddetti vincoli di bilancio, la capacità dell’Ucraina di produrre a livello nazionale attrezzature militari a basso costo è fondamentale. La capacità di produzione esistente è stata influenzata negativamente dalle debolezze istituzionali dell’industria della difesa di proprietà del governo e dal sistema obsoleto di appalti della difesa».
Il rapporto approfondisce una serie di aspetti tecnici che vanno dal personale, alle tecniche militari, al sistema delle armi e degli equipaggiamenti fino alla transizione agli standard NATO, al sistema degli appalti, all’industria della difesa, tratteggiando unasituazione con criticità importanti ma in miglioramento e in progress soddisfacente. Ci sono «una serie di carenze e lacune fondamentali nella riforma della difesa e nello sviluppo delle forze di difesa. Ci sono lacune nelle principali capacità operative e di combattimento, vale a dire Marina, Difesa aerea e Aviazione tattica». «Il processo di coscrizione è un anacronismo dei vecchi tempi. Il sistema di coscrizione deve essere immediatamente trasformato in un processo più efficiente e modernizzato di preparazione di una riserva addestrata dai militari».
In conclusione, «pur riconoscendo che molte questioni rimangono irrisolte, sono stati compiuti grandi progressi».

Indipendentemente dal consuntivo di questi ultimi anni, il conflitto in corso, compreso quanto accadrà dopo la fine delle ostilità e quanto emergerà sul futuro del Paese dalle trattative in corso, inciderà sul processo di riforma delle forze armate in tutte le componenti che abbiamo visto.

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