mercoledì, Maggio 25

Ucraina: il negoziato c’è … su un filo sottilissimo di rasoio Può concludersi positivamente o scatenare una violenza molto maggiore da parte della Russia, alla quale potrebbe interessare mantenere uno stato di guerra strisciante dopo una qualche conclusione del conflitto 'ufficiale'

0

Sul fronte italiano della guerra ucraina, continua la grande sceneggiata degli stellini sulle spese militari. Una cosa da cortile di servizio, veramente avvilente, tanto più avvilente per il fatto che le grida più alte e più ridicole sono state fatte da un ex Presidente del Consiglio, il che certamente non giova alla credibilità italiana. E tanto per rendere la cosa più ridicola, il personaggio di cui sopra, si reca ‘rumorosamente’ dal Presidente della Repubblica … forse a confessarsi! Ma, certo, non mi sembra questa la principale preoccupazione dei nostri politicanti e in particolare degli stellini, dei quali si dice (ma io non me ne stupirei se fosse vero) che stiano convergendo verso Danilo Toninelli, che sta diventando un punto di riferimento per le truppe stellate. De Di Maio? Boh … ma diciamocelo chiaro: ce ne importa proprio?
Insomma, è la solita politica, appunto, da cortile, nella quale eccellono i nostri superpagati politicanti. Anche Matteo Salvini, come osserva crudelmente Selvaggia Lucarelli, non parla più della guerra e torna ai vecchi amori, ivi compresi i migranti. Alla faccia della coerenza, visto che si è sperticato in congratulazioni sull’accoglienza degli ucraini. Giustamente: ci sono migranti e migranti.

 

La guerra continua e, devo dire con qualche mia sorpresa (o forse no), la stampa sembra concorde nel ritenere che la cosa sarà ancora lunga.
Naturalmente non sono un esperto di politica internazionale o di geopolitica, e non mi avvicino nemmeno a dieci kilometri dalla ‘competenza’ di quel Dario Fabbri, del quale anche parla la signora Lucarelli, che, mi pare, escluda questa eventualità. Avrà ragione lui, lui sa tutto, parla su tutto e cita documenti incontrovertibili su tutto, anche se finora ha evitato di prendere a male parole qualche altro commentatore, dei mille e passa che infestano le reti TV, i giornali, le radio eccetera, e questo gli va riconosciuto come un merito rispetto ad altri. Io invidio molto queste persone che sanno tutto e non oserei mai dire qualcosa di diverso, ove mai mi dovesse accadere (tranquilli, non accadrà) di essere consultato da qualche rete televisiva. E quindi, sicuro di non essere visto né ascoltato, né letto dal signor Fabbri, e meno che mai dal suo mentore Enrico Mentana, dico a bassa voce e senza strillare troppo, ma sparandola bella grossa, che a me sembra che vi siano le condizioni per mettere, almeno provvisoriamente, fine a questa guerra.

 

Lo dico principalmente per due motivi. Di Vladimir Putin si può dire tutto quello che si vuole e quindi non cito nemmeno tutte le contumelie e le brutture che sono state dette di lui, ma, oltre a dire che è un esaltato e che non riceve le notizie reali, se non sbaglio, l’unica cosa che non si può dire, e non è stata detta di lui, è che sia scemo. E dunque, se non è scemo, tirare fuori dal cappello quella data del 9 Maggio, quando si ripropone di autocelebrarsi nella festa per la vittoria nella seconda guerra mondiale, non è un caso: è, o potrebbe essere, un modo di dire che in un paio di settimane le ostilità debbono cessare, le bombe fermarsi … poi per trattare c’è sempre tempo, meglio se molto.
Certo, se volesse, non credo che avrebbe problemi a celebrarsi lo stesso, pur essendo ancora in guerra, ma allora perché parlarne? D’altra parte, fin dall’inizio, il suo obiettivo dichiarato era la difesa del Donbass, il mantenimento della Crimea, e una botta in testa all’Ucraina perché sappia che è meglio non provocare la Russia. Che puntasse ad altro e a una Blitz-Krieg lo dicono gli importanti commentatori di cui sopra, lui no.
Non dico che questi risultati siano stati raggiunti, almeno non pienamente, ma certo si sono abbastanza concretizzati.
Quanto meno, alla Russia potrebbe interessare di mantenere uno stato di guerra strisciante, dopo una qualche conclusione del conflitto ufficiale‘. Tra l’altro -anche qui spero che i dottori Fabbri e Mentana non mi ascoltino- mi pare di capire che la Russia (non diversamente dall’Ucraina) stia mobilitando una serie di ‘gruppi’ (non saprei come altrimenti chiamarli) di mercenari, raccattati qua e là. Voglio dire (e lo dico con la morte nel cuore, perché significherebbe per gli ucraini vivere il loro futuro tra attentati e colpi di mano continui) che alla fine potrebbe essere interesse dei russi, come è certamente interesse degli statunitensi, didelegarela guerra ai mercenari, vestiti per l’occasione con il manto dei patrioti.

 

Mario Draghi, ieri, ha sostanzialmente detto che, secondo Putin, i tempi non sono maturi per un cessate il fuoco, ma che i negoziati hanno un contenuto accettabile.
Draghi, da politico sottile, ha anche aggiunto che questaapertura‘ (non ha usato la parola, ma il discorso era chiaramente partito da quella parola non pronunciata) era stata favorita da due fattori: il successo delle sanzioni‘, e la capacità di difendersi degli ucraini.
Sul primo punto, Draghi ha visibilmente ragione, nel senso che alla Russia potrebbe ormai non essere più possibile sopportarle a lungo. Ma, nel colloquio con Draghi, Putin, mentre ha detto che sul pagamento del gas in rubli si può discutere -che già è un primo passetto indietro- ha recepito (così interpreto, molto forzando, le parole di Draghi) l’affermazione sulle sanzioni un modo molto cauto per dire che l’Italia potrebbe adoperarsi per ridurre le sanzioni stesse, o comunque spingere perché alcuni Stati, Italia in testa (che di gas ne acquista moltissimo dai russi), attenuino, di fatto se non di diritto, le sanzioni.
Del resto, anche su suggerimento russo, esistono molti modi, pare, per pagare il gas in rubli, ma … in euro, trasformati in rubli! Ma il bello è che la Russia ha creato un bel saltafosso ad alcuni Paesi, che alla notizia hanno immediatamente minacciato fuochi e fiamme (mentre Draghi taceva!) per essere poi sbeffeggiati dal fatto che la soluzione c’era … sarà un caso, ma Draghi è un banchiere di grande livello!
Beninteso, io parto dal principio che non solo Putin, ma certamente Draghi non sono due cretini. Draghi non aveva nessun motivo di ricordare l’efficacia delle sanzioni, se non lo avesse fatto (e quindi ‘con intenzione’) anche a Putin.

 

Infine (mi sto giocando la poca reputazione che ho) sembra quasi una conseguenza di quel colloquio lanotiziache sia la Russia che l’Ucraina gradirebbero una funzione di garante dell’Italia … e della Turchia.
Lasciamo stare, per ora, il contenuto di detta ‘mediazione’, perché a me sembra evidente che la proposta strampalata dell’Ucraina di una sorta di obbligo di intervento da parte degli Statigarantinon ha alcun senso (è una cosa alla Grillo, per intenderci), ma una neutralizzazionegarantita‘ non da tutti gli Stati già citati, ma da Italia e Turchia, in termini politici, e quindi senza uso della forza, avrebbe sì un senso. E giocherebbe a favore dell’Italia, proprio il fatto che, alla fine, l’Italia sia uno dei Paesi più ‘deboli’ e quindi ‘utilizzabili’. Non credo, inoltre, che sia un caso, che in una trasmissione televisiva poco dopo il colloquio con Draghi, Putin dica che gli USA vogliono solo vendere il proprio gas a un prezzo più alto di quello russo. Per poi fare rincarare la dose dalla ‘Tass‘, parlando casualmente del figliolo di Biden, mescolato ad armi chimiche! I russi cominciano a reagire.
Di nuovo a costo della mia reputazione, la mia impressione è che per la Russia, sul terreno, ha assunto un valore simbolico lacadutadi Mariupol (ormai ridotta a un cumulo di macerie), caduta che potrebbe avvenire se gli ucraini, o i mercenari ivi presenti, si ritirassero. Se poi la Russia riuscisse ad occupare anche Odessa, Putin potrebbe gridare vittoria … il 9 Maggio, che però è a un tiro di sputo.

 

In altre parole, un negoziato c’è e si trova su un filo sottilissimo di rasoio e quindi: può concludersi positivamente (cioè con un cessate il fuoco vero, definitivo) o scatenare una violenza molto maggiore da parte della Russia.
Quanto all’eventuale neutralità, meglio ‘neutralizzazione’, sento varie cose, molto superficiali, sulle quali si potrà tornare, ma la soluzione comunque ovvia sarà un trattato internazionale, obbligatorio, anche a prescindere dalla Costituzione, richiamata chi sa perché da qualche commentatore. La Costituzione, invece, dovrà essere modificata prima della neutralizzazione effettiva, perché contiene riferimenti espliciti alla partecipazione dell’Ucraina alla NATO, che poi è stato il casus belli!
Certo in una situazione di questa complessità e delicatezza, le capriole di Conte e Toninelli, aiutati da Paola Taverna, sono svolte sulla Luna!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->