lunedì, Maggio 16

Ucraina: il mood della geopolitica mondiale sconvolto dalla Russia La mappa della sicurezza dell'Europa è stata sostanzialmente modificata. In particolare all'interno dell'Unione Europea, sono state prese decisioni che sarebbero state impensabili solo poche settimane fa

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Nazioni Unite, NATO, Unione Europea, Corte Penale Internazionale. Le vituperate organizzazioni internazionali fino a ieri considerate una fastidiosissima orticaria, una zavorra da sopportare, hanno ritrovato nuova energia e centralità. Sono trascorsi otto giorni da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, eppure è come se fossero trascorsi decenni. Al centro del movimento tellurico, la sicurezza europea e il futuro della Russia. Ma non solo. Il terremoto nell’area europea ha provocato un maremoto le cui onde hanno raggiunto tutti i continenti. Per altro, fin dalle prime immediate reazioni, si è capito che l’evento avrebbe dato uno scossone agli equilibri mondiali, che molto non sarebbe stato più come prima.
«Qualunque sia l’esito finale dell’invasione russa dell’Ucraina , il Presidente russo Vladimir Putin è riuscito in una cosa:
la mappa della sicurezza dell’Europa è stata sostanzialmente modificata e le cose non torneranno mai più come prima», afferma Luke McGee, senior producer ‘CNN.

«In tutto il continente, e in particolare all’interno dell’Unione Europea, sono state prese decisioni che sarebbero state impensabili solo poche settimane fa. Nel giro di pochi giorni, Bruxelles è andata oltre nella sua ricerca per diventare una potenza geopolitica a sé stante più di quanto non sia andata in decenni». Il pensiero dell’Europa su difesa, sicurezza e affari esteri si è evoluto anni luce nel giro di pochi giorni.
Contestualmente, Unione Europea e NATO hanno operato insieme inaspettatamente bene, la loro risposta all’aggressione russa è stata ottimamente coordinata. Uno dei motivi principali è che la risposta occidentale, soprattutto in Europa, è stata coordinata. «I funzionari di entrambe le istituzioni hanno affermato che ciò è dovuto al fatto che per la prima volta entrambe le istituzioni si sono attenute alle proprie competenze e hanno lavorato a stretto contatto», afferma McGee.

E il lavoro è stato condotto bene, con coordinamento, tra UE, NATO e Stati Uniti anche al Palazzo di Vetro.

Ieri 2 marzo, nel corso di una sessione straordinaria, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a stragrande maggioranza una risoluzione che condanna l’invasione russa dell’Ucraina. «È stata una squillante denuncia globale da parte del mondo contro la Russia», commenta ‘CNN‘. 141 Nazioni a favore della risoluzione, 5 Nazioni contro, 35 astenute.
Il documento, sebbene legalmente non vincolante, e sebbene quasi certamente non in grado di incidere sulle decisioni del Presidente russo Vladimir Putin, ha un peso politico a livello globale. Sopratutto, il risultato della votazione è la traduzione in numeri del mood globale nei confronti della Russia. Lo ha rilevato bene il Segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, affermando: «Il messaggio dell’Assemblea Generale è forte e chiaro: porre fine alle ostilità in Ucraina ora. Mettere a tacere le armi ora. Aprire la porta al dialogo e alla diplomazia ora». La situazione in Ucraina potrebbe peggiorare se le armi non cessano.
La risoluzione richiede che «la Federazione Russa ritiri immediatamente, completamente e incondizionatamente tutte le sue forze militari dal territorio dell’Ucraina entro i suoi confini internazionalmente riconosciuti«».
Il voto ha chiuso «tre giorni di dichiarazioni pubbliche, che hanno messo in evidenza ilcrescente allarme internazionale sulle azioni della Russia», afferma i Colum Lynch, giornalista del ‘Foreign Policy‘.
Da sottolineare che tra i 35 astenuti c’è la Cina, e altri fedeli alleati di Mosca tra i quali Cuba, IranNicaragua, mentre i Paesi dell’Europa orientale con stretti legami con la Russia, come la Serbia e l’Ungheria, hanno votato a favore della risoluzione. I sostenitori della Russia che, con la medesima, hanno votato contro la risoluzione sono Bielorussia, Eritrea, Corea del Nord, Siria.
Lo «spettro di una grande potenza militare che attacca clamorosamente un altro Stato membro delle Nazioni Unite ha trasformato bruscamente l’umore contro Mosca» sottolinea Lynch. E’ quel nuovo mood globale che improvvisamente si è affermato e guarda a Mosca con sospetto e preoccupazione.
Gli Stati Uniti avevano deciso all’Assemblea generale di esprimersi dopo che la Russia aveva posto il veto all’adozione di una risoluzione simile venerdì scorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E’ la prima volta in circa 40 anni che il Consiglio di 15 nazioni chiede all’assemblea di svolgere un lavoro che di fatto sarebbe stato suo.

Ed Arnold, research fellow specializzato in sicurezza europea, operativo presso il dipartimento International Security Studies della RUSI, afferma: «La sicurezza europea è cambiata di più negli ultimi sette giorni che nei 33 anni precedenti. L’unità che l’Occidente ha dimostrato è in completa antitesi rispetto le intenzioni del Presidente Vladimir Putin. Rappresenta un totale fallimento della strategia russa, che deve essere sfruttata dall’Occidente per costruire un’Europa più sicura e prospera». E gli Stati Uniti sono già operativi in questa direzione, fin da molto prima dell’invasione, infiltrando spie nell’enturage di Putin e usando l’arma della controinformazione. Obiettivo: non un cambio di regime, bensì rendere impossibile a Putin di ignorare il sentiment dell’opinione pubblica russa.
Dopo soli sette giorni di combattimenti tra Russia e Ucraina, prosegue Arnold, «l’orientamento nazionale e i cambiamenti politici dei Paesi e delle istituzioni europee sono stati sismici. Per certi aspetti, l’evoluzione delle politiche ha saltato un decennio o addirittura una generazione e sta rapidamente riformando l’ordine di sicurezza europeo. Inoltre, la volontà di lotta ucraina si è rivelata decisiva nell’influenzare i cambiamenti nella politica europea. Se le forze ucraine avessero capitolato in due o tre giorni, questi cambiamenti avrebbero potuto non verificarsi».

Il movimento tellurico è iniziato in Germania. E, secondo l’analista, quanto accaduto a Berlino è stato forse il cambiamento più significativo che ha accelerato tutto quel che vi è stato dopo. «Il governo tedesco ha annunciato un ulteriore investimento di 100 miliardi di euro nella difesae che invierà aiuti letali all’Ucraina. Sorprendentemente, il 78% dei tedeschi approva questo aumento della spesa. Ciò ha fatto seguito a misure non militari, tra cui l’arresto del gasdotto Nord Stream 2 e il taglio della Russia dal sistema finanziario SWIFT. In tal modo, il nuovo governo ha ribaltato decenni di politica nazionale coerente. Mentre questo aumento della spesa potrebbe essere considerato come superato e oramai insufficiente dopo anni di spesa troppo bassa per la difesa, i Paesi occidentali devono ora sostenere e guidare la Germania attraverso questo difficile processo, che potrebbe cambiare drasticamente l’equilibrio militare europeo». «Ognuna di queste decisioni rappresenta una sorta di terremoto»,afferma ‘The Atlantic‘. E’ quella che è stata definita ‘la nascita della Germania geopolitica‘.

Il secondo luogo, sottolinea McGee, «lo shock della guerra che torna nel continente ha unito i 27 Stati membri dell’UE, infatti, il blocco ha approvato non solo il più forte pacchetto di sanzioni che abbia mai imposto, ma ha anche accettato di acquistare e fornire armi agli ucraini».
L’UE ha annunciato «un pacchetto di sostegno militare da 500 milioni di euro all’Ucraina tramite il Fondo europeo per la pace, che la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha descritto come un ‘momento spartiacque’. Dopo aver carburato, con un inizio lento, prosegue Ed Arnold, «
la politica di difesa, estera e di sicurezza dell’UE è balzata in avanti di un decennio. Inoltre, tutti gli Stati membri hanno concordato di accogliere i rifugiati ucraini per tre anni senza pratiche burocratiche in materia di asilo, dimostrando un sostegno inequivocabile in un’area delicata per l’Unione.
Il
Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy ha presentato domanda di adesione all’UE e ha chiesto l’accelerazione del processo». Il Parlamento Europeo ha votato per accettare la sua domanda di adesione, chiedendo alle altre istituzioni UE di «adoperarsi per concedere all’Ucraina lo status di Paese candidato all’adesione all’Ue». Una presa di posizione arrivata a stragrande maggioranza: 637 voti favorevoli, 13 contrari e 26 astensioni.
«L’adesione all’UE è un processo lungo e non avverrà immediatamente, anche se l’Ucraina uscirà intatta da questo conflitto. Ma l’idea è stata affrontata. Ormai fa parte dell’immaginario collettivo del continente. Da luogo lontano, mal compreso, fa ora parte di ciò che la gente intende quando dice Europa».
I Paesi dell’Unione da sempre sono stati divisi su quanto controllo centrale della politica estera dovesse avere la UE. Ciò ha ostacolato le elevate ambizioni globali dell’UE. «
La crisi in Ucraina ha infranto l’illusione che la sicurezza e la stabilità in Europa siano gratuite», ha detto a ‘CNN‘ un alto diplomatico europeo. «Quando non c’era una vera minaccia, la geopolitica sembrava remota. Ora c’è una guerra al nostro confine. Ora sappiamo che dobbiamo pagare e agire insieme». L’unità e la risolutezza dell’Europa sono frutto di una crisi unica e di una minaccia irripetibile per la sicurezza del continente, certo, ma secondo il diplomatico sentito da ‘CNN‘, «decisioni che avrebbero richiesto anni hanno richiesto pochi giorni perché l’Europa è cambiata per sempre. Semplicemente non abbiamo più tempo per l’inazione e l’autocompiacimento».

In terzo luogo, dietro le quinte a Bruxelles è cambiato l’atteggiamento delle cosiddetteNazioni neutralidell’UE (Austria, Irlanda, Finlandia e Svezia). Paesi che si considerano militarmente non alleati, anche se sono politicamente alleati con l’UE e i suoi alleati globali. «Penso che ora comprendiamo che fare in modo di essere neutrali e non far parte della NATO non significa che tu sia al sicuro», ha detto a ‘CNN‘ un alto consigliere dell’UE per gli affari esteri.
«
Svezia e Finlandia hanno effettivamente posto fine alla loro neutralità», afferma Ed Arnold, «inviando aiuti militari in Ucraina (aiuto letale nel caso della Svezia). La Svizzera e l’Irlanda hanno entrambe sospeso la loro neutralità e hanno sostenuto le sanzioni contro la Russia. Tutti questi rappresentano cambiamenti significativi di decenni di politica nazionale.
In quarto luogo,
Svezia e Finlandia sono molto più vicine all’adesione alla NATO, il che renderebbe sette degli otto membri del Consiglio Artico anche membri della NATO. Il Kosovo ha richiesto una base militare americana permanente e l’adesione alla NATO. Inoltre, l’Alleanza sta rafforzando in modo significativo la sua presenza avanzata nei Paesi baltici, ha istituito una nuova forza a guida francese in Romania e ha schierato per la prima volta elementi della sua Task Force ad altissima prontezza».

«I cambiamenti epocali nella politica e la ritrovata unità dell’Europa devono essere sfruttati per creare una strategia collettiva a lungo termine per affrontare la Russia di Putin e qualunque cosa possa accadere dopo.

Questi sono i primi giorni ed è facile per i politici lasciarsi trasportare dal momento, ma questa crisi sembra qualitativamente e quantitativamente diversa dalle precedenti false partenze, inclusa l’unità di breve durata dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Questi cambiamenti epocali nella politica e la ritrovata unità dell’Europa devono essere sfruttate per creare una strategia collettiva a lungo termine per affrontare la Russia di Putin e qualunque cosa possa accadere dopo».
C’è da annotare che, al di fuori dei guadagni sul terreno in Ucraina, l’unico vero vantaggio strategico della Russia è stato il consolidamento del suo controllo sulla Bielorussia, presentando un’ulteriore minaccia per l’Europa in termini di armamenti nucleari avanzati e migrazione armata verso l’Europa».

E infine, sulla scena internazionale appare anche la Corte penale internazionale (Cpi). La quale ha annunciato che aprirà un’indagine su presunti crimini di guerra condotti dalla Russia in Ucraina. Lo ha detto il procuratore della Cpi, Karim AA Khan, affermando che «c’è una base ragionevole per ritenere che siano stati commessi in Ucraina sia presunti crimini di guerra, sia crimini contro l’umanità». La richiesta di avviare l’indagine era stata avanzata dal governo lituano, affermando: «I crimini di guerra e i crimini contro l’umanità commessi dalla leadership russa e bielorussa non possono essere lasciati impuniti».
Questo non significa, come spiega Caleb Wheeler, docente di giurisprudenza all’Università di Cardiff, che presto verranno presentate accuse penali contro Putin o i suoi collaboratori e generali. «
Indagini penali di questa portata e complessità richiedono molto tempo per essere investigate. Ciò è reso più difficile in una zona di guerra attiva in cui l’accesso alle prove, ai testimoni e alle vittime può essere estremamente limitato». Per quanto la risoluzione della situazione «rimanga da qualche parte in un lontano futuro», l’apertura di un’indagine rappresenta «un solido passo avanti verso una sorta di responsabilità per i crimini che potrebbero essere commessi durante la guerra in Ucraina».
L’ufficio di Khan ha giurisdizione per indagare su eventuali atti di genocidio, crimini di guerra o crimini contro l’umanità commessi in Ucraina dal 20 febbraio 2014. Durante la fase delle indagini, il pubblico ministero raccoglierà le prove necessarie per identificare quali crimini potrebbero essere stati commessi e chi presumibilmente li ha commessi.
Spiega
Caleb Wheeler: «Il reato di genocidio si configura quando determinati atti sono commessi allo scopo di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.

I crimini di guerra sono crimini che si verificano nel contesto di un conflitto armato. Possono includere attacchi diretti contro i civili, le loro proprietà, le città e i villaggi in cui vivono e contro edifici culturalmente o religiosamente significativi». E ci sono già indicazioni che effettivamente cose del genere siano accadute.
«
I crimini contro l’umanità sono diretti contro i civili e comprendono l’omicidio, la riduzione in schiavitù, lo stupro, la deportazione e la tortura. Per essere qualificati come crimini contro l’umanità, questi atti devono essere commessi nel contesto di un attacco diffuso e sistematico contro la popolazione civile. Tuttavia, l’attacco non deve essere collegato a un conflitto armato più ampio.
Un reato che il pubblico ministero non indagherà è il reato di aggressione, che implica la pianificazione, la preparazione e l’esecuzione di un atto di aggressione. Ciò può includere l’invasione o il bombardamento di un altro paese, l’attacco ai suoi militari o il blocco delle sue navi. Sebbene l’invasione russa dell’Ucraina possa qualificarsi come un atto di aggressione, la CPI non può ritenere la Russia responsabile di tali atti. La giurisdizione sul crimine di aggressione è riservata agli attacchi commessi da o contro Paesi membri della CPI. Poiché sia la Russia che l’Ucraina non sono membri, qualsiasi accusa su atti di aggressione è inammissibile».

Tutto questo ad appena una settimana dall’inizio della guerra. C’è da ritenere che nelle prossime settimane altri inattesi sviluppi si profileranno all’orizzonte.

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