venerdì, Maggio 20

Ucraina: il mal di testa della Turchia Il voto in Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla risoluzione che condanna l’invasione russa, analizzato da Crisis Group

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Il 2 marzo, 7° giorno di guerra in Ucraina, nel corso di una sessione straordinaria, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato a stragrande maggioranza una risoluzione che condanna l’invasione russa.
141 Stati membri delle Nazioni Unite hanno votato a favore della risoluzione, 5 contro, 35 astenuti.

Il voto ha certificato come la maggior parte del mondo sia schierato contro l’azione della Russia, come sia improvvisamente cambiato il mood della geopolitica nei confronti di Mosca.
«È stata una squillante denuncia globale da parte del mondo contro la Russia», ha commentato ‘CNN.
Eppure, proprio questa quasi unanimità, questo voto schiacciante, ha evidenziato divisioni degne di nota tra gli Stati membri delle Nazioni Unite su come rispondere alla crisi. Cosa spiega le differenze negli atteggiamenti regionali e nazionali nei confronti della crisi ucraina?
Crisis Group -l’organizzazione indipendente e transnazionale, che svolge attività di ricerca sul campo in materia di conflitti violenti e avanza politiche per prevenire, mitigare o risolvere i conflitti- attraverso una serie di studi-Paese, ha cercato di evidenziare i fattori politici interni,geopolitici, economici, di sicurezza che determinano le singole diverse posizioni e che dunque hanno determinato il voto in sede di plenaria ONU.

Di seguito l’analisi Crisis Group della posizione della Turchia, che alla risoluzione ha votato a favore.

«Il conflitto in Ucraina è un grave problema per la Turchia. Minaccia non solo di danneggiare le relazioni di Ankara con Mosca, ma anche di danneggiare l’economia turca, facendo aumentare i costi energetici e impedendo ai turisti russi e ucraini di visitare la Turchia. Alcuni analisti stimano che un calo del turismo potrebbe significare fino a 6 miliardi di dollari di mancate entrate. La Turchia ha espresso un forte sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, ma ha anche cercato di ridurre al minimo le tensioni con la Russia e si è astenuta dal voto per sospendere la Russia dal Consiglio d’Europa il 25 febbraio. Il 1° marzo il portavoce del presidente Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che la Turchia non avrebbe imposto sanzioni alla Russia, adducendo sia “interessi nazionali”, sia la convinzione che “ci dovrebbe essere un attore che possa parlare con la Russia”.

Ankara è stata anche una convinta sostenitrice di un maggiore sostegno multilaterale all’Ucraina e il presidente Erdoğan ha criticato la NATO e l’UE per aver semplicemente condannato le azioni della Russia e non aver intrapreso misure concrete per aiutare l’Ucraina. Dal 2014, le compagnie di difesa turche sono state sempre più impegnate in Ucraina e nel 2019 hanno venduto al Paese droni che gli ucraini considerano significativi nel rallentare l’avanzata russa. Il 27 febbraio, Ankara ha annunciato che avrebbe impedito alle navi da guerra russe e di altri Stati litoranei di entrare nel Mar Nero attraverso il Bosforo e lo stretto dei Dardanelli finché la guerra continua, in linea con la Convenzione di Montreux (sebbene le navi russe normalmente di stanza nel Mar Nero siano esenti dalla restrizione, secondo i termini della convenzione).
Pur descrivendo il comportamento della Russia come ‘inaccettabile’, il presidente Erdoğan ha anche colto l’occasione per criticare l’UE e la NATO per non aver adottato un approccio “decisivo e serio” per sostenere l’Ucraina nel periodo che precede la guerra. I media turchi hanno ampiamente sostenuto Kiev, ma hanno anche accusato gli Stati Uniti e la NATO di armare l’Ucraina in modo insufficiente prima del conflitto (in contrasto con le vendite di droni della Turchia). Gli analisti turchi hanno notato che la guerra conferma l’opinione di lunga data di Erdoğan secondo cui le istituzioni di sicurezza internazionale, come il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, sono obsolete e mature per le riforme.

I commentatori turchi hanno espresso preoccupazione per le conseguenze della guerra per altri conflitti che coinvolgono Ankara. Indicano in particolare cosa potrebbe fare Mosca per punire Ankara e le capitali europee per la loro posizione contro l’invasione. Alcuni temono, ad esempio, che la Russia e il suo alleato del regime siriano aumentino la pressione su Idlib, l’enclave controllata dai ribelli nel nord-ovest della Siria,costringendo un gran numero di rifugiati a entrare in Turchia, da dove potrebbero tentare di dirigersi verso l’Europa. Questa preoccupazione persiste anche se non è chiaro se la Russia vorrebbe riscaldare il fronte siriano mentre deve affrontare la resiliente resistenza ucraina.
Pur offrendo all’Ucraina un forte sostegno retorico, la Turchia continuerà a sostenere una soluzione negoziata al conflitto e alla fine di febbraio le autorità ucraine hanno brevemente lanciato l’idea di incontrare i funzionari russi sul suolo turco. Una guerra prolungata non farà che esacerbare le preoccupazioni economiche e di sicurezza della Turchia e, se la Russia consoliderà il controllo della costa ucraina, infliggerà anche un duro colpo alla Turchia in termini di equilibrio navale nel Mar Nero. È probabile che la Turchia si avvicinerà alla NATO come risultato di questa guerra, e meno probabile che la Turchia acquisterà un secondo lotto di missili terra-aria S-400 dalla Russia, soprattutto perché ha fatto infuriare gli Stati Uniti con il suo primo acquisto nel 2017, o attivare quelli che già possiede».

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