lunedì, Maggio 16

Ucraina: il lento progredire russo e l’efficace contrasto ucraino Evoluzione della situazione operativa e tattica nel teatro ucraino: apprezzamento riferito al periodo 15 - 23 aprile 2022

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La dichiarata offensiva russa in Donbass sembra essere in atto. Dico sembra perché, almeno in queste prime fasi, appare così diversa da quanto, soprattutto in Occidente, ci si attendeva, da far pensare che il peggio debba ancora venire. O forse no, ed è questa la particolarità di una guerra che appare sempre più come una guerra del secolo scorso, ma che si scontra con un mondo e delle capacità radicalmente mutate.

Quello a cui si assiste è da una parte un esercito, quello russo, che non vuole o non può dispiegare tutta la sua capacità distruttiva, dall’altro l’esercito ucraino che sta ora mettendo a frutto non solo l’esperienza di oltre otto anni di guerra nel Donbass, ma anche gli insegnamenti tecnico-tattici che da anni addestratori americani, inglesi e di chissà quale altro Paese stanno impartendo.
Fallita l’offensiva multipla su direttrici diverse – quella per intenderci che fino alla fine di marzo aveva coinvolto Kiev, Sumy, Chernitiv insieme al Donbass, Kherson e Mariupol- ci si è concentrati nel Donbass nell’intento di sferrare un’unica, poderosa offensiva che permettesse a Mosca di raggiungere almeno un obiettivo territoriale significativo e che consentisse a Putin di dichiararemission accomplished. E invece, per parafrasare una celebre frase di Churchill «invece di un gatto selvatico ci ritroviamo una balena arenata». In altri termini, alle penetrazioni di decine e spesso centinaia di chilometri della seconda guerra mondiale, vediamo oggi il progredire lento delle unità russe costantemente contrastate da quelle ucraine. Come insegna ogni manuale di tattica militare, ciò snatura l’offensiva di due delle sue principali caratteristiche: vale a dire la velocità di esecuzione e la possibilità di coprire ampi spazi in breve tempo.
Sono questi due elementi, infatti, a battere il difensore privandolo della libertà di azione e della possibilità di concentrare una sufficiente potenza di reazione nel luogo e nel punto stabiliti.

Viene quindi da chiedersi cosa stia accadendo. Come spesso accade la spiegazione è complessa e il peso dei singoli fattori non è ancora definibile, tuttavia si può azzardare una spiegazione che vada oltre la vulgata dell’eroica resistenza ucraina e dell’ignavia crudele e codarda dell’esercito russo.
Il primo degli elementi da considerare è come sempre il terreno, o meglio l’avvenuta urbanizzazione anche di questa parte del mondo. A settant’anni dalla seconda mondiale, anche la pianura ucraina non è più e non è solo quell’immensa distesa di campi e di verde percorsa dai panzer delle divisioni tedesche. Anche lì la demografia e il progresso hanno lasciato segni. I vecchi villaggi di contadini, le isbe, le città malandate della prima metà dell’ottocento, sono lievitate in città con migliaia e migliaia di abitanti, la rete viaria è ora fatta da autostrade a quattro corsie non più solo da piste che la ‘rasputitza’, il fango nato dal disgelo, trasformava in trappole vischiose. Ai numerosi abitati, villaggi, centri commerciali, aeroporti, strade e ferrovie, si aggiunge da sempre un’imponente rete di fiumi di grande portata e diverse aree paludose. La combinazione che ne scaturisce è un terreno che rallenta non solo il combattimento, ma lo stesso movimento delle formazioni corazzate e meccanizzate.

Il secondo fattore è in parte legato al primo e risale alla scelta da parte ucraina di attivare molti di questi centri abitati come caposaldi difensivi, una sorta di fortezze irsute dalle quali partono limitati contrattacchi contro gli assedianti. Agili formazioni corazzate e unità controcarri libere di muoversi tra un paese e l’altro contribuiscono a una difesa densa entro la quale si trova spesso impantanato. Per cercare di venire a capo di un simile sistema a Mosca rimangono solo due opzioni: ricorrere all’immensa potenza distruttiva dell’aeronautica e dei missili, vale a dire radere al suolo ogni casa, oppure frazionare le forze per ripulire e rendere sicure le zone attraversate, combattendo infiniti scontri per il possesso di località spesso di scarsa importanza ai fini della manovra e quindi anemizzando man mano la forza d’urto iniziale.

Una considerazione va poi rivolta anche alla quantità di forze che l’esercito russo sta destinando all’operazione. Ad un sommario confronto si evince che il rapporto difensore/attaccante è vicino all’ 1 a 1 che ben difficilmente consente a chi attacca di prevalere.
Sembrerebbe, inoltre, che la tentazione da parte del vertice russo di gestire direttamente le operazioni sul terreno, imponendo tempi, modi e obiettivi, non sia ancora superata. Ne risulta una azione di comando perennemente rivolta non al nemico, ma a Mosca, con evidenti conseguenze sulla libertà d’azione e sull’iniziativa dei comandanti sul terreno. A corollario di questa campagna ‘ad alta densità difensiva’ va ricordato il fondamentale ruolo svolto dagli assetti intelligence e di sorveglianza forniti dall’Occidente all’Ucraina. La chiara e aggiornatissima visione del campo di battaglia sta mettendo il difensore nella condizione di sapere sempre quando, dove e come colpire o sottrarsi. E non è certo cosa di poco conto, come testimonia l’affondamento da parte ucraina dell’incrociatore lanciamissili ‘Mosca’, praticamente impossibile senza l’acceso a questa rete informativa. In termini più grossolani, è ben difficile per i russi realizzare la sorpresa.
Il cambio al vertice dell’armata russa in Ucraina, con la nomina del generale Aleksander Dvornikov a comandante di teatro, ha leggermente mitigato la situazione, senza però sottrarla da un’assoluta prevedibilità dottrinale. Vale a dire: attacco su un fronte largo, seguito da un colpo decisivo in un punto individuato e infine sfruttamento in profondità. Niente di nuovo e comunque di assai difficile attuazione in una situazione come quella precedentemente descritta. Si deve quindi ancora attendere che Dvornikov individui il suo ‘schwerpunkt’: il luogo dove ci si deve aspettare che dispieghi le sue migliori unità per puntare alla vittoria.

Nel frattempo la pressione internazionale, la necessità di un rapido successo da esibire ai fini interni e non certo ultimo l’afflusso di armi ed equipaggiamenti dall’Occidente possono far ipotizzare anche un prossimo cambiamento di equilibrio. La quantità degli armamenti e la combinazione di potenza di fuoco e precisione che stanno per offrire, per non parlare della mobilità, ridurrebbero ulteriormente una differenza tra attaccante e difensore che già ora non appare eccessiva. In questa prospettiva, ogni azione che porti ad allargare il fronte, come, ad esempio, un attacco contro Odessa o ancora più ad ovest, appare assai improbabile, fatte salve ovviamente limitate azioni di ritorsione.
Verso dove ci si sta dunque incamminando? Pur non potendolo dire con certezza, è evidente che ci si sta comunque allontanando dall’idea di una guerra breve e risolutiva, per entrare nel territorio di un conflitto lungo e sclerotizzato, in gran parte dipendente dal supporto di potenze esterne. Come sempre: vedremo.

 

LIVELLO POLITICO-STRATEGICO
 Il 23 aprile il Parlamento finlandese ha approvato l’inizio della procedura per l’ingresso del Paese nella NATO. Il Ministro degli Esteri Pekka Haavisto ha ribadito l’importanza che Finlandia e Svezia si muovano di pari passo per limitare i rischi connessi a un’eventuale reazione russa. Russia e Finlandia condividono una linea confinaria di oltre 1.300 km, mentre la Svezia non ha confini comuni con la Russia ma, per oltre 1600 km, ne ha con la Norvegia, già Paese della NATO. Il vice ministero degli Esteri russo, Sergei Belyayev ha dichiarato: «E’ ovvio che la loro adesione all’Alleanza, che è in primo luogo un’organizzazione militare, comporterebbe conseguenze politiche e militari che richiederebbero la necessità di rivedere le relazioni con questi Paesi e adottare misure di ritorsione».
 Il 26 aprile, presso la base aerea americana di Ramstein (Repubblica Federale Tedesca) il segretario alla Difesa americano, Llyod Austin, ospiterà un summit internazionale aperto anche a Paesi ‘non-NATO’. L’agenda sarà dedicata alla situazione sul campo in Ucraina e agli sforzi per migliorare la capacità del Paese a difendersi sul lungo termine.
 Il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha così commentato la risposta russa alla proposta ucraina di una tregua d’armi in occasione della Pasqua ortodossa: «…sfortunatamente, la Russia ha respinto la proposta di stabilire una tregua per la Pasqua» ortodossa che si celebra questa domenica. «Questo dimostra molto bene come i vertici di questo Paese trattino effettivamente la fede cristiana, come si rapportino a una delle festività più importanti».
 L’alto rappresentante dell’Ue per la Politica estera, Josep Borrell, riguardo alla possibilità di un embargo totale alle importazioni di petrolio dalla Russia ha dichiarato: «Magari nei prossimi giorni potrà esserci un bando totale dell’import del petrolio russo e io sto spingendo in questa direzione. Manca l’accordo sulla tempistica tra gli Stati membri ma arriverà». Ha quindi proseguito con: « … l’economia russa sta soffrendo molto dal punto di vista di perdita di posti di lavoro, beni congelati, transazioni vietate, crollo dell’export. Che altro possiamo fare? Possiamo completare il bando delle banche russo dallo S.W.I.F.T. perché ci sono delle banche ancora dentro e il punto mancante del settore energia, il petrolio e il gas». Germania e Italia non sembrano tuttavia favorevoli nell’immediato a questo tipo di misura.
 Il segretario generale dell’ONU ha annunciato un visita personale a Mosca e a Kiev, rispettivamente il 26 e 27 aprile. Kiev ha fatto sapere che non gradisce che la visita inizi da Mosca.
 Il Presidente degli Stati Uniti ha annunciato un pacchetto di aiuti militari da 800 milioni di dollari per l’Ucraina. Biden ha anche affermato che la prossima settimana chiederà al Congresso fondi aggiuntivi per l’assistenza militare al Paese.
 Gli Stati Uniti hanno inviato in Ucraina 18 obici a traino meccanico M777 calibro 155mm e un numero non noto di lanciarazzi multipli M142 HIMARS.
 Il Canada, la Francia e la Gran Bretagna, a loro volto forniranno artiglierie, missili anti-nave e veicoli protetti per il trasporto e il combattimento. La Norvegia ha già consegnato un centinaio di missili contraerei leggeri tipo ‘MISTRAL’ di fabbricazione francese.
 La marina degli Stati Uniti avrebbe inviato un aereo P-8 Poseidon per coadiuvare l’attacco ucraino all’incrociatore russo ‘Mosca’. Il Boeing P-8 Poseidon è un aereo da pattugliamento marittimo modificato dal Boeing 737-800ERX. Opera nella guerra antisommergibile e in quella antinave. È armato di siluri ‘Harpoon’ e missili anti-nave.
 «Le forze armate russe hanno il diritto di considerare come obiettivi legittimi i convogli che trasportano armi degli Stati Uniti e della Nato che passano passa attraverso il territorio ucraino». Lo ha dichiarato Serghei Koshelev, vicedirettore del dipartimento Nord America del Ministero degli Esteri russo, sostenendo che l’avvertimento è rivolto direttamente «ai rappresentanti degli Stati Uniti».

 

LIVELLO OPERATIVO-TATTICO
L’offensiva russa nel Donbass sembra essere iniziata con un’imponente azione del fuoco aereo e dell’artiglieria terrestre per conseguire il completo fissaggio delle posizioni ucraine nelle zone di combattimento. Al riguardo si stima che l’esercito russo abbia impiegato oltre 2.400 pezzi di artiglieria di vario calibro e diverse centinaia di sortite aeree in tutto il teatro. Viene riportata anche la presenza di batterie di missili anti-nave Kh 35 utilizzati contro obiettivi terrestri. Questa forza d’attacco, inedita dai tempi della 2° guerra mondiale, può lanciare ogni giorno tra 1,5 e 2 chilotoni di esplosivo sulle posizioni ucraine del Donbass (un decimo della potenza esplosiva della bomba di Hiroshima). Dal 2014 la linea di contatto tra Russia e Ucraina, lunga oltre 400 chilometri, è stata costantemente rinforzata e migliorata tanto che oggi può essere considerata tra le zone più difese al mondo.
L’esercito russo oggi impegnato nel teatro ucraino sembra accusare un deficit in termini di personale. A tale riguardo voci ricorrenti riferiscono di una nuova campagna di reclutamento in Siria nonché di un più attivo e robusto coinvolgimento dei mercenari del ‘gruppo Wagner’.

POTERE AEREO
La maggior parte dei velivoli da combattimento russi sono stati dislocati dalla Bielorussia alle basi nella Russia sud-occidentale. Da queste basi partono all’incirca 200 missioni di combattimento al giorno.
Nelle ultime due settimane l’aeronautica russa sembra aver neutralizzato o distrutto quasi tutte le raffinerie e i depositi strategici dell’Ucraina. In particolare il 16 aprile sono state colpite infrastrutture d’interesse militare nei pressi di MYKOLAIV e POLVAVA. Il 17 aprile lo sforzo aerei si è quindi concentrato contro le infrastrutture ferroviarie nelle regioni di LEOPOLI e DNIEPROPETROVSK. In particolare a PAVLOHRAD e SYNELNYKOVO e LEOPOLI. Tuttavia l’incremento dell’attività aerea e i danni causati alla rete ferroviaria i treni che trasportano armi e carburante hanno continuato a transitare.
L’efficacia della difesa aerea ucraina rimane elevata costringendo l’aeronautica russa a pianificare le proprie missioni con maggiore attenzione. L’incrementata efficienza delle difese aeree ucraine è stata ben dimostrata il 19 aprile quando i bombardieri strategici russi in avvicinamento e destinati al IVANO- FRANKIVSK sono stati rilevati già sul Mar Caspio, dando modo alla difesa di abbattere in volo ben due missili da crociera. La situazione ha imposto al comando russo di rivedere le procedure tecnico-tattiche per la condotta delle missioni. In particolare i caccia-bombardieri sono ora raggruppati in ‘ in pacchetti d’attacco’ che includono aerei per la guerra elettronica e velivoli per la sorveglianza del campo di battaglia. Le missioni di bombardamento (Battlefield Air Interdiction) vengono prevalentemente svolte di notte mentre le missioni di Supporto Aereo Ravvicinato alle truppe a terra (Close Air Support) continuano ad essere svolte prevalentemente di giorno assumendo un livello di rischio medio-alto. L’attività di Interdizione (Air Interdiction) nell’ovest dell’Ucraina sono affidate quasi esclusivamente a missili da crociera rilasciati da bombardieri Tu-95 e Tu-160 o da navi da guerra nel Mar Nero, o da missili balistici come Iskanders e Tochkas, lanciati dal territorio russo. Tuttavia, sebbene il ritmo degli attacchi sia ancora oggettivamente sostenuto, appare in diminuzione rispetto ai primi giorni dell’offensiva. Probabilmente questo è dovuto al consumo delle scorte di questi armamenti che l’industria russa non è ancora in grado di ripianare.

DONBASS
Nelle ultime due settimane il generale Dvornikov è riuscito a schierare sufficienti forze, materiali ed equipaggiamenti per tentare un’offensiva principale in Ucraina orientale.
Questo sebbene l’armata russa non sia riuscita a rendere pienamente operativi tutti i gruppi tattici recuperati dai settori di KIEV e SUMY e nonostante la sistematica interruzione dei collegamenti logistici -in primo luogo del sistema ferroviario tra KURSK, VORNEZH e KUPYANSK- da parte delle forze speciali ucraine. Inoltre, la situazione su MARIUPOL è sufficientemente definita da permettere di ritirare dalla città una dozzina di gruppi tattici da dedicare ad altri settori.
Il totale dei gruppi tattici schierati oggi in Ucraina è di circa un’ottantina ed altri dieci erano attesi per il 22 aprile.
Area di IZIUM – Fino al 16 aprile, i russi hanno dispiegato il loro primo scaglione d’assalto a sud della città di IZIUM, lungo l’allineamento ZAVODY, MALA KOMYSHUVAKHA, KAMYANKA, KREMINA su un fronte di oltre 50 km in linea d’aria.
Nelle adiacenze del fiume OSKII, hanno ottenuto i maggiori risultati. In particolare hanno catturato il grande ponte di HOROKHOVATKA, 30 km a nord-est di IZIUM. In questo tratto il fiume OSKII è largo circa un chilometro. Nella notte del 17 aprile unità russe hanno attaccato nel settore di ZAVODY, piccolo centro a circa 30 km a sud-ovest di IZIUM, nelle adiacenze del fiume SEVERSKY DONETZ (ampiezza media 700 metri). Gli apparenti obiettivi di questa direttrice d’attacco erano:
– bloccare e distruggere le forze ucraine in movimento verso BARVINKOVE (30 km più a sud) e tagliare il collegamento stradale e ferroviario tra l’Ucraina centrale e SLOVYANSK;
– più ad est, raggiungere e attraversare il fiume DONETS, tagliando così i difensori dell’area di SEVERODONETSK-LYSYCHANSK dalle loro basi logistico-operative dell’Ucraina centrale.
A seguito dell’attacco le forze ucraine sono state costrette a rettificare la linea difensiva tra il fiume OSKII e SEVERODONETSK (circa 80 km in linea d’aria). Area di KHARKIV: Nel nord-est, il 19 aprile le forze ucraine hanno condotto un contrattacco di alleggerimento. La 92a brigata meccanizzata e la 4a brigata corazzata ucraine si sono spinte a sud-est di CHUHUIV, cittadina a 35 km a sud di CHARKIV lungo l’autostrada M03/P07 dotata di un aeroporto di medie dimensioni. Da questo incrocio, gli ucraini possono minacciare l’asse logistico principale russo che va da BELGOROD a IZIUM attraverso le città di VELYKYI BURLUK e KOPIANSK. Il contrattacco è stato completato da colpi di mano delle Forze Speciali sulle retrovie e anche in territorio russo. Da parte ucraina l’intento era di costringere il comando russo a distogliere forze dalla contemporanea offensiva russa condotta nelle stesse ore a sud di IZIUM. L’azione è iniziata bene portando alla liberazione di numerosi villaggi lungo l’autostrada P07, tra cui Lebyazhe e Shevchenkove, a soli 35 km ad ovest di Kupyansk. Tuttavia, quest’ultima cittadina rimane sotto controllo russo. Si tratta infatti di una posizione importante in quanto si trova sull’unica autostrada nord-sud ad est del fiume OSKIL (P07); ha un grande ponte sul fiume Oskil e una grande stazione ferroviaria. Ospita peraltro i comandi della 35a e della 20a armata corazzata combinata. Il contrattacco ucraino è riuscito costringendo il comando del generale Dvornikov a ritirare alcuni gruppi tattici impegnati nell’attacco a sud di IZIUM e a rischierarli per fermare l’azione. Il contrattacco ucraino ha dunque avuto l’effetto di indebolire l’attacco russo a sud est e a sud-ovest di IZIUM. A sud di IZIUM, i russi hanno comunque il possesso di DIBROVNE e sono in procinto di attaccare DOVHENKE. A nord-ovest della città, i russi si sono concentrati sui posti comando a HUSARIVKA e ANDRIVKA, villaggi nei pressi di BALAKLIIA, cittadina a 45 km nord di IZIUM lungo l’autostrada P78.

Area di SEVERODONETSK (130 km dal confine russo-ucraino e 120 km a sud di IZIUM).
Questa zona è interessata dalla prima delle tre direttrici d’attacco dell’esercito russo nel Nord-est Donbass. In questa zona le forze russe possono essere stimate in 10-12 gruppi tattici (2 reggimenti della milizia separatista di Lugansk, 1 reggimento corazzato e 1 brigata meccanizzata russa) sotto il comando della 2ª Armata combinata. Esse fronteggiano tre brigate di manovra ucraine, l’equivalente in unità da combattimento di 9 gruppi tattici russi, ma con nettamente meno artiglieria, più una brigata territoriale e unità paramilitari del Ministero dell’Interno.

L’area urbana di SEVERODONETSK, vasta circa la metà di MARIUPOL e i suoi campi trincerati resistono accanitamente dal 2 marzo. Lo sforzo russo si concentra sul confine settentrionale della zona da LYMAN – 15 km a nord-est di SLOVIANSK – fino a RUBIZHNE che confina con SEVERODONETSK a nord.
L’intento degli attaccanti è realizzare l’avvolgimento della città, separando così questa sacca di resistenza da quella di SLOVIANSK-KRAMATORSK. Dopo tre giorni di attacchi ripetuti i russi hanno catturato KREMINA 25 km a nord di SEVERODONETSK lungo la strada statale P66 e ad avanzare poi di una ventina di chilometri fino a ZARICHNE, villaggio in prossimità di LYMAN. Più a est, nonostante il dispiegamento della 4ª brigata di intervento rapido della Guardia nazionale e del battaglione georgiano, gli ucraini sembrano aver perso gran parte del RUBIZHNE, posizione cruciale a nord-ovest di SEVERODONETSK.
Il 2º corpo d’armata della milizia di Lugansk è invece incaricato dell’attacco a POPASNA a sud di SEVERODONETSK. POPASNA è difesa dalla 24ª brigata meccanizzata. La progressione di questa prima direttrice di attacco è lenta ma reale, anche se l’avvolgimento delle due sacche non si è realizzato.
Area di HORLIVKA, 50 km a nord-ovest di DONETZ lungo l’autostrada E50. Gli ucraini dichiarano di aver respinto tutti gli attacchi russi portati nella zona tra TORETSK e AVIDIYIVKA (entrambi ad ovest di Horlivka). I reparti russi hanno subito pesanti perdite.
Area di KHERSON I combattimenti sono ancora incerti nella regione di KHERSONMYKOLAEV, dove le forze russe si sforzano di diminuire la pressione ucraina con contrattacchi limitati e soprattutto l’impiego del fuoco di interdizione. Nell’area si riporta l’incremento di attività di guerriglia da parte ucraina, attività che costringe i russi a impiegare sempre maggiori aliquote di forze per la prevenzione e la repressione. La 49a armata combinata, schierata nell’area di KHERSON sta bombardando le principali posizioni ucraine in direzione di MYKOLAIV e a sud di KRYVYI RIH. L’attacco a OLEKSANDRIVKA dell’80º aerotrasportato ucraino sembra essere stato fermato da un contrattacco russo, e i combattimenti in quel villaggio sono in corso. A loro volta, gli ucraini bombardarono nuovamente l’aeroporto di KHERSON.
La zona di KHERSON è vitale per la Russia in quanto a 80 km a nord di KHERSON, presso l’abitato di KHAKOVKA, nasce il Canale Nord Crimea, opera di oltre 400 km che assicura l’approvvigionamento idrico a tutta la Crimea. La 58a armata corazzata combinata, nel settore di MELITOPOL, ha intensificato la sua attività lungo l’intera linea del fronte.

SETTORE SUD
MARIUPOL – Mosca e i separatisti nel DONBASS hanno rivendicato il controllo del 98% della città. In realtà oltre 2.000 difensori stanno ancora resistendo. La maggior parte è riportata all’interno del grande impianto AZOVSTAL. L’acciaieria è stata ripetutamente colpita dall’artiglieria e da bombardieri strategici Tu-22M-3. Tuttavia, sembra che il 1º battaglione del reggimento AZOV sia ancora in possesso di una stretta striscia lungo il mare nell’angolo settentrionale del distretto cittadino di PRYMORSKY e degli approdi su entrambe le sponde del fiume KALMIUS che lambisce il lato nord e ovest dell’acciaieria. Il resto del reggimento AZOV, la 12ª brigata di difesa territoriale e i resti della 36ª brigata di fanteria di marina Fanteria sono all’interno del complesso insieme a diverse centinaia di civili.
Il 14 aprile, i comandi del 1º battaglione del reggimento AZOV e della 36ª brigata di fanteria di marina sono stati uniti sotto il comando del maggiore Serhiy Volynsky della 36ª brigata di fanteria di marina. Le autorità russe hanno annunciato un cessate il fuoco, l’evacuazione di civili e dei feriti in cambio della resa dei difensori. Qualora accettato dai difensori il cessate il fuoco sarebbe entrato in vigore dalle 13 del 20 aprile. L’offerta è stata rifiutata.
Il 22 aprile, in un colloquio con il ministro della Difesa russo il premier Putin ha ordinato di sospendere l’attacco alla fabbrica AZOVSTAL adducendo ragioni umanitarie. Più probabilmente in questa fase dei combattimenti l’esercito russo non ha truppe a sufficienza per dedicarne una significativa parte alla conquista del sito. La struttura della fabbrica AZOVSTAL risale ai primi anni ’30 e dopo la 2^ guerra mondiale è stata ricostruita e adeguata alle esigenze di sicurezza e protezione del periodo della guerra fredda. Come molti complessi similari anche la AZOVSTAL dispone di una vasta struttura sotterranea in grado di garantire un minimo di produzione nonché la protezione e la vita di centinaia di operai anche in condizioni degradate da un attacco atomico nelle vicinanze. Si immagina che la fabbrica abbia sei livelli di strutture sotterranee per una lunghezza totale di circa 12.000 m. Almeno in teoria, i difensori sono dunque relativamente sicuri (tranne quando devono uscire per combattere). Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti stima pertanto che per la conquista dell’area AZOVSTAL sarebbero necessari circa 12 gruppi tattici a livello battaglione, cioé circa 8.000 soldati.
MARIUPOL è stata a lungo un porto strategicamente importante sul Mar d’Azov e un centro per il commercio di acciaio, carbone e grano. Ha il porto più grande del Mar d’Azov e con i suoi approdi profondi funge da hub di esportazione per i prodotti agricoli ucraini in Medio Oriente. Dal punto di vista strategico-operativo MARIUPOL è quindi l’ultima città che ostacola la creazione di un corridoio terrestre russo che vada dalle città russe al confine con l’Ucraina direttamente alla Crimea occupata (circa 400 km), negando all’Ucraina l’accesso all’80% della sua costa precedente, compromettendone ulteriormente l’economia. Tuttavia, anche se la caduta di MARIUPOL sarebbe un indubbio vantaggio per le forze russe, non giocherebbe necessariamente un ruolo decisivo nell’imminente battaglia nel Donbass.

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Sull'autore

Il generale Paolo Capitini, ha preso parte a diverse operazioni all’estero (Somalia, Bosnia, Kosovo, Ciad e Repubblica Centro Africana, Haiti e Libia) e ha prestato servizio presso il Comando Operativo di Vertice Interforze a Roma, presso il Corpo di Reazione Rapida della NATO a Lille e la Scuola Sottufficiali Esercito a Viterbo. Esperto di scienze strategiche e di storia militare

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