mercoledì, Maggio 25

Ucraina: il dubbio vo’ cercando Primo: esercitare quella grande virtù dell’intelligenza che si chiama dubbio. Secondo: sospendere le ostilità, discutere, negoziare e sottoporre la questione ad un Tribunale vero

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Stucchevole, decisamente stucchevole la ‘polemica’ sulla opportunità o meno di dare armi all’Ucraina. Stucchevole e, come al solito, fatta di allusioni e insulti. Se dici ‘sì’ sei un guerrafondaio, se dici ‘no’ sei un cinico massacratore di persone disarmate. Quanto alla ‘competenza’, sorvoliamo.
Purtroppo, nonostante la gravità della situazione, la cosa che meno si vede, nonché la competenza, è la razionalità, specialmente in molti dei ‘giornalisti d’assalto’ in giro in Ucraina, spesso a molestare ucraini che, poveracci, ne hanno avute abbastanza di ‘seccature’ direi, o a risolvere sommariamente ogni possibile problema.
L’unica costante, nella gran parte dei commenti che si sentono, è la superficialità del ‘sotuttoioevoinoncapitenientemavelodicolostesso’ … come durante il Covid. Ogni tanto, di rado si sente qualche parola razionale, ma viene subito zittita o trascurata.

Intanto, ilWall Street Journal esce con un vero scoop: l’offerta o la proposta di Olaf Scholz a Volodymyr Zelenski di una sorta di ipotesi di pace sottoscritta proprio da Vladimir Putin e Joe Biden (i veri contendenti, come dico dal primo giorno di guerra), rifiutata da Zelenski con la motivazione di una ipotetica inaffidabilità della Russia. E la proposta risalirebbe al 19 febbraio, cinque giorni prima che scoppiasse il conflitto. Sempre secondo il giornale, l’oggetto della proposta era che l’Ucraina accettasse la neutralizzazione e la non adesione alla NATO, nell’ambito di un accordo tra Biden e Putin.
Difficile dire se sia vero, però, tenuto conto che è un giornale statunitense a dirlo, un minimo di affidamento può essere dato. Un minimo, perché ero e resto convinto che un commentatore deve dare notizie confermate, oppure restare neutro. Anzi, specie se si tratti di qualcuno ‘esperto’ della materia, esercitare quella grande virtù dell’intelligenza che si chiama dubbio: finché non ho le prove, ma prove solidissime e inequivocabili, io esercito il dubbio.
Peraltro, un elemento in più per propendere per la verosimiglianza della notizia è il fatto che lo stesso giornale, nel medesimo articolo, parla di un viaggio (o forse più viaggi) di responsabili della sicurezza statunitensi a Kiev nei quali affermavano di sapere di prossimi attacchi e suggerivano agli ucraini come difendersi. Sorvolo sul fatto che distinguere tra difesa e attacco, spesso è molto difficile, specie nel diritto internazionale: si pensi solo alla cosiddetta ‘guerra dei sei giorni’ di Israele contro i Paesi vicini, dove Israele pretendeva di essere considerata aggredita, perché aveva previsto che la stessero per aggredire.
Per di più il segretario della NATO ha avuto il coraggio di dire chiaramente non solo che hanno addestrato gli ucraini per anni, ma che li hanno riforniti di armi sofisticate già molto prima dell’inizio della guerra, e che, come noto, l’anno scorso si sono svolte varieesercitazionimilitari NATO in e con la partecipazione dell’Ucraina: esercitazioni della NATO in un Paese non della NATO. Un bel rischio, se ci pensate: visto che non essendo l’Ucraina membro della NATO, le si rivelavano, però, segreti e strategie della NATO.
In altre parole, guardate ai fatti, anzi, ai pochi fatti che conosciamo, e su quelli e solo su quelli ragioniamo.
Solo da ciò che ho detto ora, non si può non vedere quanto di infido, di incerto, di ambiguo vi sia nell’intera lunga ‘gestione’, o di illusioni di gestire, in tutta questa vicenda.
E dunque una persona razionale non può non guardare con sospetto e perplessità le ‘sicurezze’ che si esprimono in giro, le certezze, i giudizi sommari, la attribuzione a questo o quello degli attori della qualifica di ‘cattivo’ o di ‘buono’, di leale e di sleale, di affidabile o inaffidabile.

 

Si nota, invece, subito, chiarissima, la pregiudizialità di certi commenti, espressi pure con grande sicumera, magari mostrando conoscenze minute di questo o quel fatto, per imporre a chi quelle conoscenze non ha, l’obbligo di tacere.
Che, è bene dirlo subito, non significa e meno che mai giustifica quelle posizioni oltranziste e spesso molto superficiali, e spesso frutto di ignoranza, dei cultori del complottismo da ‘SPECTRE’ di alcuni commenti. Ecco: definire la strage di Bucha una recitazione malvagia, è più, che assurdo, è ridicolo e quindi anche offensivo, specialmente per le vittime.
Bene ha fatto, con i suoi toni trancianti e inequivoci, Massimo Cacciari di fronte a dichiarazioni insulse di Carlo Freccero che definisce l’episodio di Bucha una fiction. Eh no, c’è un limite a tutto, quelle persone sono morte, sono morte davvero. È legittimo, ma con moltissima cautela, dubitare e chiedersi se la strage sia stata fatta dai russi o da altri. È legittimo, anzi, è doveroso, anche se la mente rifugge dalla sola idea che quel massacro (quale ne sia l’entità: una vittima basta e avanza) sia stato fatto ad arte per poterne incolpare i russi. È anche probabile che sia così, ma fino a quando non si abbiano le prove chiare e certe, il dubbio, il dubbio deve fare premio su tutto.
È impossibile? Tutt’altro, purtroppo. Quando il generale Colin Powell mostrò la bottiglietta con il veleno preparato da Saddam Hussein (senza spiegare come ne fosse venuto in possesso), molti gli credettero davvero o strumentalmente e quindi allo scopo di fare proprio quella guerra che si sarebbe dovuto evitare. Ma proprio quello è un caso ‘di scuola’: come si può immaginare, si disse, che uno Stato come gli USA fabbrichi una buffonata come quella? Eppure era proprio così.
Cautela, dubbio, parlare al cervello, e non al cuore o più giù … perché c’è anche quello!

 

E allora torno all’inizio. Dove in realtà siamo veramente alla discussione sul sesso degli angeli: è bene o è male dare armi agli ucraini?
Se gliele dai, dice quello, loro combattono di più, muoiono di più e fanno fare figuracce ai russi, non potranno egualmente vincere la guerra, ecc…
Se non gliele dai, dice quell’altro, loro sono certamente battuti più facilmente dai russi, però si deve aiutare un Paese aggredito, si deve difendere l’autodeterminazione del Paese aggredito.
Difficile dare una risposta netta. Difficile non pensare che aiutandoli gli dai una mano, ma che ne prolunghi e aggravi le sofferenze. Eccetera.
Ho un vantaggio, io, su di voi, forse: io sono un giurista e parlo da giurista. E quindi:
1. aiutare una delle parti in guerra significa partecipare alla guerra e quindi diventarne nemico, con tutte le conseguenze del caso.
2. In caso di aggressione, è lecito che la Comunità internazionale intervenga a difesa dell’aggredito, ma è la Comunità internazionale che interviene, non il singolo Stato o un gruppo di Stati, come in questo caso, per così dire motu proprio.
3. Ma se si trattasse di un caso di autodeterminazione? Attenzione, questa è un’arma a doppio taglio: un caso di autodeterminazione potrebbe esservi per la parte orientale (Donbass) che si sente russa da sempre e si è data l’indipendenza, e anche per la Crimea, trasferita in dono all’Ucraina dalla Unione Sovietica, cosa certo non rispettosa dell’autodeterminazione. E dunque aiutare un popolo in lotta per la propria autodeterminazione si potrebbe, ma … sarebbe quello che fa la Russia!
4. Ma ogni Stato ha il diritto di allearsi con chi vuole e partecipare a quello che vuole, quindi l’Ucraina può scegliere.
5. Ma se la scelta fosse a sua volta, interpretandola come aggressiva, una minaccia illecita?

 

È un problema tecnico e complesso (Gramellini mi perdonerà) che va risolto alla luce del diritto: io ho fatto solo un accenno. E quindi, posto che comunque l’aggressione è illecita prima facie, ma solo prima facie, e quindi la soluzione più logica sarebbe sospendere le ostilità, discutere, negoziare e sottoporre la questione, per esempio, alla Corte internazionale di Giustizia.
Come ho scritto mille volte, ormai, la Russia è nel torto per l’aggressione, ma potrebbe, sospesa la guerra, sostenere di essere stata minacciata di aggressione, con la conseguenza di metterla al riparo dall’illecito.
Solo un dibattito internazionale serio, a bocce ferme, e affidando la soluzione ad un Tribunale vero, potrebbero dare una razionalità a quei fatti. Ora come ora, basterebbe solo il dibattito al Consiglio di Sicurezza o qualche report giornalistico per convincersene.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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