mercoledì, Maggio 25

Ucraina: il ‘calcio di inizio’ della Terza guerra mondiale Terza guerra mondiale, come le altre due da combattere in Europa, con quella inedita alleanza di Paesi diversi e lontani, 'democratici per via dicens', di Ramstein, parola del rude Lloyd Austin

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Senza voler esagerare, né nei toni, né nei contenuti, da un punto di vista tecnico non credo vi siano dubbi sul fatto che è ufficialmente iniziata la terza guerra mondiale.
Dichiarata formalmente e ufficialmente, con una proclamazione al solito violenta e propagandistica, dal Segretario di Stato alla Difesa USA, Lloyd Austin, naturalmente su Twitter: «We just kicked off a historic meeting — more than 40 countries gathered together to help Ukraine win the fight against Russia’s unjust invasion. Our goal is to leave here with a common, transparent understanding of Ukraine’s short-term and long-term security requirements».
Solo un rigo da giurista, cui si accappona la pelle a leggere certe parole: ‘unjust’. No, non si può dire, deve essere solo la Comunità internazionale, nelle forme e nei modi che le sono propri, che può dire se sia legittima o illegittima, mai giusta o ingiusta.
Ciò posto, in quella affermazione, perdonatemi, vi sono due notizie, entrambe clamorose perché rovesciano in un istante 70 anni di politica europea, 70 anni di pace fondata sulla comprensione e sullasopportazionereciproca. La annuncia il segretario alla difesa USA come quella annunciata a suo tempo contro i ‘selvaggi indiani’ d’America. Solo per memoria, al di là di ogni discussione, basta anche solo il linguaggio del famoso (naturalmente sempre dimenticato) passaggio della dichiarazione di indipendenza USA (quella che eccita fino all’orgasmo i suoi ammiratori che vi trovano la ricerca della ‘felicità’!), quel passo della Dichiarazione di indipendenza che dice testualmente: «He has excited domestic insurrections amongst us, and has endeavoured to bring on the inhabitants of our frontiers, the merciless Indian Savages, whose known rule of warfare, is an undistinguished destruction of all ages, sexes and conditions»: i ‘selvaggi indiani’! E la annuncia ruvidamente ma anche minacciosamente: ‘we kicked off‘, ‘abbiamo dato il calcio di inizio‘. Quindi è l’inizio, solo l’inizio, il che presuppone un seguito.
E infatti il seguito è lì, spiattellato senza alcuna remora, in quella che si autodefinisce una sorta di lega speciale, di accordo ad hoc didifesa dell’Ucraina, cui aggiunge con l’ipocrisia tipica dei nostri politicanti atti sempre a ‘prendere le distanze’: «L’Ucraina crede di poter vincere la guerra, e a questo crediamo anche tutti noi». Notate l’ipocrisia, la doppiezza: è l’Ucraina che crede, se poi va male, peggio per lei. E ci cade, infatti, il Ministro della Difesa ucraino quando dice irridente: «Ho trasmesso un messaggio ai partner occidentali nel corso del vertice alla base aerea di Ramstein: ogni tranche di assistenza militare ci avvicina alla pace in Europa, rafforza la sicurezza nel mondo e la giustizia e la nostra vittoria comune sulla Russia». Notate bene: ogni tranche di armi avvicina alla pace. Solo a dirlo verrebbe da ridere, ma lo si dice e il ‘Ministro Guerini’, il nostro Ministro alla Difesa, non ha nulla da dire.
Ma la volontà generale è chiarissima e la dice chiara lo stesso Austin, è, come dicevo, una dichiarazione di guerra vera e propria: «Ne va più dell’Ucraina, ne va dell’Europa, la guerra di Putin è una sfida per gli uomini liberi di tutto il mondo», riporto dai giornali italiani, ma il senso è quello che conta.
È la tesi annunciata nei giorni scorso dal tremolante Joe Biden, dal bel Tony Blinken e dal rude Austin. È la guerra totale alla Russia, allo scopo diindebolirla‘, insomma di sconfiggerla, per poi poterla ignorare in futuro  -altrimenti perché?

 

C’è un piccolo particolare che si omette di sottolineare, specialmente da parte della stampa italiana dove ormai l’ipocrisia e la distorsione delle notizie (e sorvolo sulle TV) è pane quotidiano. Il piccolo particolare è che: questa guerra si combatterà in Europa, iniziando dall’Ucraina. Combatterla costerà moltissime vite umane, moltissime altre distruzioni in Ucraina ( … per ora) ma poi anche altrove, per non parlare delle conseguenze economiche devastanti per l’intera Europa che appena si stava sollevando dal disastro del Covid-19. E che, oltre a pagare un prezzo altissimo in termini economici, paga il prezzo maggiore e più importante: la propria libertà. Libertà? Sì. Libertà, dagli interessi altrui, USA e Russia e Cina, libertà dalle merci altrui finora sgradite (si pensi agli OGM!), dipendenza presso che totale dagli USA e dai suoi interessi.
Terza guerra mondiale, come le altre due da combattere in Europa, campo di battaglia di sempre, mentre gli USA, arricchiti dalla vendita di armi, di petrolio, di gas (costosissimi), potranno vedersela con la Cina, senza l’incomodo di quella rompiscatole di Europa, che fino a poco fa pretendeva di avere un ruolo, e di fare a meno della NATO.
Anzi, giusto per sottolineare le cose come stanno effettivamente, guarda caso, dopo la riunione a Ramstein, la più grande base americana in Europa e nel mondo, come sottolineano orgogliosi i giornali italiani, i tedeschi decidono di cedere i carri armati agli ucraini. Da Ramstein, dalla base americana … dalle forze di occupazione USA in Europa, arriva l’ordine e i tedeschi devono piegare la testa. Direte che esagero, che non c’è una minaccia, che me la immagino io, che l’occupazione è finita. Ma, badate, non c’è solo la psicologia di Putin da tenere da conto (psicologia per la quale viene scomodato perfino uno psicologo da vetrina come Massimo Recalcati) c’è anche quella dei tedeschi, di Scholz, della traballante coalizione. Senza scomodare Recalcati: è semplicemente ovvio che un Paese nel quale c’è una base statunitense irta di armi anche nucleari e che ‘ricorda’ bene di avere vissuto per molti anni (ma in realtà ancora oggi) sotto occupazione militare USA, abbia una certa resistenza ad opporsi agli USA, che agiscono proprio da lì!
Non diversamente, aggiungo, dall’Italia. E non lo dico per giustificare il nostro inconsapevole ministrino della Difesa a sua insaputa, come il suo collega agli esteri. Un discorso più approfondito andrebbe fatto, invece, da Mario Draghi, del quale non si sente la voce, non si comprende cosa voglia fare, pare abbia dimenticato la sua politica di autonomia europea e di condiscendente spiegazione al popolo. Certo è, lo scrivevo ieri, l’Europa è finita qui, almeno per ora.

 

Dicevo prima che le cose importanti sono due. L’altra, è, forse, ancora più devastante di quella di cui ho parlato finora e destinata a cambiare davvero a fondo l’assetto mondiale. Tanto radicale, temo, che prima o poi non mancheranno tentativi di fermare questo abbrivio, che, tanto per dire, rovescia il tentativo di Blinken e soci, di coinvolgere l’India nella lotta alla Russia in funzione anticinese. Vedremo, ma io da oggi comincerei a guardare con molta, preoccupata, attenzione la Cina: ciò che accade è solo l’inizio della guerra a lei, tanto più se inizierà dopo avere distrutto o quasi la Russia.
In nome della democrazia e di non so che altro, quella di Ramstein non è stata una riunione della NATO, anzi, la NATO non c’era, credo che mancasse anche il combattivo Stoltenberg. Era una riunione di quaranta Stati contro la Russia in nome della democrazia. 40 Stati, tra cui la Turchia, Israele, il Qatar, il Kenia, la Liberia, il Marocco, la Tunisia, tutti Paesi sulla cui vocazione e pratica democratica io sarei assai cauto. Quanto all’autodeterminazione, basta citare Israele e la Turchia, non per nulla amici inseparabili ormai!
Ma per fare la guerra alla Russia in nome della ‘democrazia secondo me’, mica si può stare a fare gli schizzinosi se alcuni dei Paesi che partecipano entusiasti non abbiano con la democrazia un rapporto di particolare affezione. Ma la cosa importante non è questa: la democrazia è una frase che si usa, ma non si pratica nella politica internazionale. La cosa importante è che questa inedita alleanza di Paesi diversi e lontani, prefigura, appunto, lo schieramento della prossima guerra mondiale, che, come la precedente, supera i Paesi direttamente interessati, ma, questa volta, già prima che inizi effettivamente.

 

A chiosa di tutto ciò, non si può non citare il comico duetto dell’altra sera tra i due americo-italioti più o meno vicini al dipartimento della difesa USA: Edward Luttwak (il solito) e Alan Friedman. Che dicevano la stessa cosa, ma, comicamente, Friedman cercava in tutti i modi di distinguersi dal sempre tranciante Luttwak, sempre più la macchietta di sé stesso, ma che questa volta ha ricordato, secco, che lui è ‘consulente’ del Governo USA, leggi CIA, per dire ‘eh che credete, di poter fare quello che volete’. Latesidel consulente era schietta e semplice. Armare al massimo la Ucraina, perché con quelle armi fermi, ma non sconfiggi del tutto Putin (Friedman invece si proponeva di sconfiggerlo del tutto … per accelerare la guerra, insomma!) ma, sul più bello (per gli USA) fargli una offerta che «gli salvi la faccia e alla quale non possa dire di no». E l’offerta quale sarebbe? Riconoscere nelle regioni che vogliono l’autonomia in Ucraina, il Donbass insomma, una sorta di replica della devastante operazione dei plebisciti in Europa centrale, per dare a coloro (sorvolo sulle minuzie circa chi avrebbe diritto al voto, insomma lo scopo è di non lasciarli alla Russia, questo è ovvio) la possibilità di esprimersi con un plebiscito. Democrazia, signori, democrazia!
Potrei dire, andatevi a vedere su un libro di storia che devastazione furono. C’è un librone bellissimo in materia, da fare venire i brividi: Sarah Wambaugh, ‘Plebiscites since the world war I‘, Washington (Carnegie Endowement) vll. 2, 1933 … al solito, gli ‘americani’ i libri li scrivono, ma non li leggono!
Ma, la cosa da sottolineare è un’altra, sulla quale non a caso i due imitatori di sé stessi erano perfettamente d’accordo: tutto ciò si svolgerebbe in Ucraina e più in generale in Europa, il solito familiare campo di battaglia.
Alla fine, i pochi superstiti, naturalmente soccorsi come gli indiani dai ‘buoni’ yankee, raccoglieranno i cocci.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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