Ucraina: il bluff di Putin … che non spiace gli altri Mosca non vuole la guerra, vuole che la sua minaccia di guerra sia credibile a Kiev e a Washington. Il record della Russia, poi, mostra che l'invasione su larga scala dell'Ucraina è improbabile

Una delle crisi più pericolose che hanno segnato questo 2021 è quella dell’Ucraina. Una crisi che ci porteremo dietro nel 2022.
L’ammasso di circa 100mila militari russi al confine tra Russia e Ucraina che ha portato l’Occidente a denunciare che la Russia si stava organizzando per invadere l’Ucraina, le richiesteche il Ministero degli Esteri russo ha avanzato, il 17 dicembre, in termini di garanzie di sicurezza tra Russia e Stati Uniti, tracciando una linea rossa sull’espansione della NATO verso est, verso l’Ucraina e altri ex Stati sovietici, l’avvertimentolanciato, il 21 dicembre, dal Presidente russo Vladimir Putin che ha parlato di una rispostamilitare-tecnicaa quelle che considerava misureaggressiveda parte dell’Occidente, seguito poi dall’annuncio, il 26 dicembre, del Ministero della Difesa russo, che gli oltre 10.000 soldati avevano terminato le esercitazioni di un mese vicino all’Ucraina, hanno fatto di questa crisi il pericolo più grave del momento, rendendo palpabile il rischio di una nuova guerra in Europa, conflitto che potenzialmente potrebbe coinvolgere gli Stati Uniti -‘potenzialmente’, perchè l’Amministrazione Biden ha escluso l’invio di truppe in Ucraiana, ma oggi i modi per partecipare a una guerra si sa che sono molti.
Eppure, lo sferragliare di gavette, baionette e mitragliatrici potrebbe essere un bluff. «Nonostante tutte le dure parole di Mosca, il record della Russia mostra che un’invasione è improbabile», afferma Eugene Chausovskyconsulente del Newlines Institute e già analista senior per l’Eurasia di Stratfor. «Piuttosto che cercare un conflitto totale, Mosca sta probabilmente cercando di alimentare le braci di una guerra che serve i suoi interessi», sostieneSamir Puri, senior fellow in sicurezza urbana e guerra ibrida dell’International Institute for Strategic Studies (IISS). «La guerra del Donbass a bassa intensità ha ancora un’utilità strategica per la Russia», perché garantisce a Mosca la possibilità di porre e mantenere un veto sulla stabilità dell’Ucraina, il che si traduce anche nell’impossibilità che Kiev entri nella NATO -esattamente l’obiettivo di Vladimir Putin.

Chausovsky afferma l’improbabilità di una invasione andando analizzare i precedenti, dall’invasione russa della Georgia nel 2008, all’invasione dell’Ucraina orientale nel 2014, dalla non-invasione dell’Estonia nel 2007, al non-intervento negli scontri etnici tra kirghisi e uzbeki nel sud del Kirghizistan nel 2010. Quello applicato in questa analisi, precisa e avverte Chausovsky, «non è un progetto specifico radicato in alcun documento politico particolare, ma piuttosto un modello guidato empiricamente basato sull’osservazione delle tendenze e del processo decisionale russo nella sfera militare sotto il governo di Putin».

Intanto partiamo da quali le motivazioni che giustificherebbero la discesa in campo della Russia, quali gli obiettivi.
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Gli imperativi primari della Russia sono il consolidamento della politica sul fronte interno,la protezione dalle minacce esterne (che provengano dai vicini o dalle potenze globali) e l’espansione della propria influenza sia a livello regionale, specialmente nei Paesi dell’ex Unione Sovietica, sia oltre, per quanto possibile».

«L’espansione della NATO all’ex blocco sovietico viola quindi un imperativo chiave per la Russia, che lascia Mosca fondamentalmente insicura sia dai Paesi vicini che aderiscono al blocco, sia dalle potenze esterne, in primis gli Stati Uniti, che li sostengono. Mentre la Russia era troppo debole per fermare l’espansione della NATO nell’Europa centrale e negli Stati baltici negli anni ’90 e nei primi anni 2000, Mosca è stata disposta ad andare in guerra in Georgia nel 2008 e successivamente in Ucraina nel 2014 per impedire che ciò accadesse. Ma anche questa decisione non è stata presa alla leggera o indiscriminatamente dal Cremlino, il che ci riporta al quadro degli interventi militari russi», afferma Chausovsky.

«Nel suo processo decisionale sull’opportunità di intervenire militarmente nell’ex sfera sovietica, il calcolo della Russia utilizza un quadro strategico che si basa principalmente su cinque variabili: 1) un fattore scatenante; 2) supporto locale; 3) reazione militare prevista; 4) fattibilità tecnica; 5) costi politici ed economici previsti relativamente bassi, specialmente quando si tratta di risposte non militari all’invasione come sanzioni o restrizioni diplomatiche. Se una di queste condizioni è insufficiente o inesistente, è improbabile che la Russia intervenga militarmente, anche all’interno dell’ex spazio sovietico. Se tutti questi fattori sono presenti, c’è una probabilità molto più alta per un intervento militare russo».

Così, «quale obiettivo specifico avrebbe la Russia nell’invadere l’Ucraina adesso? Non c’è una risposta chiara a questo, a parte minare ulteriormente il governo ucraino, usare il revanscismo per sostenere il sostegno interno o inviare un messaggio all’Occidente. Senza un trigger di base, un intervento sembra improbabile. L’intervento potrebbe ritorcersi contro e spingere l’Ucraina ancora più vicino alla NATO, violando uno degli imperativi fondamentali della Russia. E mentre ciascuna delle cinque variabili era in atto per un’invasione russa nel 2014, molte di queste sono cambiate. Ad esempio, l’Ucraina ora ha un sostegno molto maggiore dall’Occidente, e anche se non è un membro della NATO, i costi economici, politici e potenzialmente militari per la Russia sarebbero significativamente più alti. Inoltre, il sostegno locale all’interno dell’Ucraina per un’invasione russa sarebbe molto inferiore ora rispetto al 2014, ad eccezione delle roccaforti esistenti nel Donbass e in Crimea, dove la Russia ha già truppe e/o personale militare». E il fattore opinione pubblica è ritenuto da alcuni come Taras Kuzio, ricercatore presso il think tank della Henry Jackson Society a Londra e professore di scienze politiche presso la National University of Kyiv Mohyla Academy, molto importante nel determinare i prossimi passi di Putin.

«Un’invasione su vasta scala dell’Ucraina si dimostrerebbe altamente impopolare per il pubblico russo interno», afferma Kuzio. Mentre l’occupazione della Crimea è sempre stata popolare tra i russi, che in genere la vedono come un’operazione brillantemente eseguita e un atto di giustizia storica -il sostegno dell’opinione pubblica in questi anni è oscillato tra l’84% e l’86% e ha incluso molti membri dell’opposizione liberale russa- lo stesso non vale per gli atteggiamenti russi nei confronti della regione del Donbas.
Il che fa ritenere che gli sforzi per espandere l’occupazione dell’Ucraina e conquistare più terra farebbero fatica a catturare l’immaginazione del pubblico russo, specialmente se l’avanzata fosse accompagnata da un flusso costante di vittime russe. Dunque, «
se Putin tenta di schiacciare l’Ucraina con la forza militare, potrebbe finire per perdere il Paese per sempre, scatenando anche disordini antigovernativi all’interno della Russia con il potenziale di minacciare la sopravvivenza del suo intero regime. Per un uomo che ha già vissuto il crollo di un impero, questo potrebbe essere un rischio che non è disposto a correre», conclude Taras Kuzio.

C’è poi anche da considerare il fattore esercito ucraino. «Quando le truppe russe hanno invaso l’Ucraina orientale nel 2014 e hanno occupato la penisola di Crimea, hanno affrontato poca resistenza da parte di un decrepito esercito ucraino: inesperto, svuotato da decenni di corruzione e privo delle forniture più elementari. Ora, dopo anni di riforme e miliardi di dollari di assistenza alla sicurezza dagli Stati Uniti», dal 2014, gli Stati Uniti hanno donato 2,5 miliardi di dollari per sostenere lo sviluppo delle forze armate del Paese, «l’esercito ucraino è agguerrito e fortemente motivato dopo sette anni di conflitto con i ribelli sostenuti dalla Russia nella regione del Donbass in Ucraina», spiegano due giornalisti del ForeignPolicy‘, Amy Mackinnon, reporter per la sicurezza nazionale e l’intelligence, e Jack Detsch, esperto di Pentagono e sicurezza nazionale.
Aspirante membro della NATO, «
l’Ucraina ha cercato di portare le sue forze armate allo standard dell’alleanza rafforzando il controllo civile sul forze armate, la sua capacità di interagire con le forze della NATO e perseguendo più ampie riforme del settore democratico e della sicurezza». L’Ucraina è andata oltre la maggior parte dei membri della NATO. «Secondo i dati dell’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma, dal 2013, la spesa militare dell’Ucraina è passata dall’1,6% come quota del PIL del Paese a poco più del 4% l’anno scorso».

Ma è tutto relativo, avvertono Mackinnon e Detsch. Infatti, anche la Russia in questi anni è cresciuta. Intanto, la Russia ha 900.000 persone in servizio attivo rispetto ai 209.000 dell’Ucraina, secondo l’International Institute for Strategic Studies, altresì Kiev è ampiamente superata in termini di attrezzature e aerei. «Il budget russo è 11 volte più grande del [budget] ucraino», ha affermato Andriy Zagorodniuk, ex Ministro della Difesa ucraino. «A partire dal 2009, sono stati compiuti ampi sforzi per rinnovare le forze armate, modernizzare le attrezzature e passare da un esercito di leva a una forza professionale. Hanno anche avuto l’opportunità di testare queste riforme in Siria e Ucraina».
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L’esercito russo oggi sembra molto diverso da quello che ha combattuto in Ucraina nel 2014 e nel 2015», ha affermato Michael Kofman, esperto delle forze armate russe del think tank CNA ( Center for Naval Analyses). E «l’esercito ucraino conserva alcuni sostanziali deficit strutturali e parti importanti di esso rimangono non riformate».
Uno di questi deficit è nell’aviazione. «
L’Ucraina è stata lenta nel costruire difese aeree integrate e ha bisogno di aiuto su tutto, dai radar ai missili antiaerei», ha affermato Alexander Gray, membro anziano dell’American Foreign Policy Council. Negli ultimi anni, poi, l’aviazione ucraina ha visto un grande esodo di piloti esperti, causa bassi salari e cattive condizioni di lavoro.

La Russia è in grado di mettere in campo batterie di difesa aerea S-400 per completare la sua avanzata, ha quattro brigate che gestiscono missili balistici Iskander, che possono raggiungere gran parte dell’Ucraina, e potrebbe usare i missili per mettere fuori uso le piste, gli aeroporti lasciando i caccia ucraini a terra. L’Ucraina non sarebbe in grado di rispondere perchè non hanno sistemi comparabili.

E a fianco dell’esercito ucraino c’è la resistenza della popolazione civile. Tanto importante che secondo il ‘New York Times‘ «La formazione dei volontari in Ucraina è diventata un fattore nello stallo con la Russia». Migliaia di civili ucraini si sono iscritti per apprendere le abilità di combattimento nei programmi di addestramento creati e gestiti dal governo e da gruppi paramilitari privati. I programmi fanno parte del piano di difesa strategica del Paese in caso di una potenziale invasione della Russia, per promuovere una resistenza civile che possa continuare a combattere se l’esercito ucraino viene sopraffatto.

«L’addestramento per i civili sponsorizzato dal governo ha sostenuto per decenni le strategie militari nordiche e svizzere e sta guadagnando terreno come dottrina militare nell’Europa orientale.

Spronate dalle minacce russe, Estonia, Lettonia e Lituania hanno tutte programmi che incoraggiano il possesso di fucili da parte di alcuni civili e un addestramento formale per combattere come partigiani dopo un’occupazione». E la «difesa civile non è sconosciuta in Ucraina; le brigate di volontari hanno costituito la spina dorsale della forza del Paese nell’est nel 2014, il primo anno della guerra contro i separatisti russi, quando l’esercito ucraino era allo sbando.

Questo sforzo viene ora formalizzato in unità delle forze di difesa territoriale di nuova costituzione, una parte dell’esercito. L’anno scorso, l’esercito ucraino ha iniziato l’addestramento nel fine settimana per i volontari civili in queste unità». L’obiettivo sarebbe formare 100.000 volontari da poter attivare caso di conflitto, ma secondo i comandanti ucraini, mezzo milione di ucraini hanno esperienza militare, compresi quelli appartenenti a gruppi privati come la Ukrainian Legion, e l’auspicio del governo è che molti di questi possano essere attivi nel caso di invasione.

Sono tutti questi elementi aggregati che fanno ritenere improbabile un’invasione russa su larga scala dell’Ucraina. Tuttavia, afferma Eugene Chausovsky, «ciò non preclude misure militari alternative e non convenzionali da parte della Russia. Questi potrebbero comportare vari aspetti della guerra ibrida, come attività segrete,manipolazione politica, attacchi informatici,propaganda e disinformazione, inclusa la segnalazione di una potenziale invasione che stiamo vedendo ora. C’è anche la possibilità di accumuli militari russi altrove, come il dispiegamento di armi a Kaliningrad o in Paesi più ‘amici’, come la Bielorussia.

Un’invasione russa dell’Ucraina non è impossibile, poiché le condizioni potrebbero certamente cambiare per portare a un calcolo diverso per Mosca in futuro».

Ma una lettura attenta dell’uso della forza militare da parte della Russia nell’era di Putin,mostra un Cremlino che, «sebbene spesso appaia aggressivo», «è in realtà piuttosto conservatore e avverso al rischio, con una forte analisi costi-benefici in ogni caso particolare. Utilizzando un tale quadro, è possibile non solo comprendere gli interventi militari della Russia in Ucraina e altrove nell’ex spazio sovietico, ma anche anticiparli».

Una valutazione, quella di Eugene Chausovsky, perfettamente allineata alla considerazione di Samir Puri, secondo il quale Mosca non vuole la guerra,vuole che la sua minaccia di guerra sia credibile a Kiev e a Washington. «Mosca vuole alimentare le braci ardenti della guerra del Donbass,piuttosto che estinguerle o accenderle nel furioso inferno di una grande guerra. La domanda è per quanto tempo questo può essere sostenuto, ma sembra che entrambi gli accumuli militari russi vicino all’Ucraina quest’anno siano serviti a questo scopo», afferma Samir Puri.
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Il Cremlino è perfettamente consapevole che il veto più potente che mantiene sulla possibile deriva verso ovest del governo di Kiev in strutture come l’Unione Europea e la NATO è quello di preservare una zona di guerra a bassa intensità nell’est dell’Ucraina, mentre occasionalmente brandisce il minaccia di una grande invasione».

Oggi le agenzie informano che Stati Uniti e Russia avvieranno il prossimo 10 gennaio negoziati sulle tensioni in Ucraina e sul controllo delle armi nucleari. L’informazione l’ha data a ‘Afp‘ un portavoce della Casa Bianca. «Gli Stati Uniti sono desiderosi di avviare un dialogo con la Russia», ha affermato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale. Un incontro tra Russia e Nato potrebbe poi aver luogo il 12 gennaio, seguito il 13 gennaio da un incontro tra la Russia e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), di cui fanno parte gli Stati Uniti, ha aggiunto il portavoce.
Alla luce di quanto sostengono Chausovsky e Puri, questi incontri saranno gestiti da Mosca -ma forse anche da Washington, per nulla esultante all’idea di un ingresso dell’Ucraina nella NATO- con l’obiettivo di mantenere inalterato lo status quo. Una guerra a bassa intensità in Ucraina alla fine può essere funzionale (a Mosca) e accettabile (da Washington) da tutte le parti in gioco.