domenica, Maggio 16

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UKRAINE-RUSSIA-UNREST-POLITICS

È già caduto il primo membro del Governo transitorio dell’Ucraina. Si tratta del Ministro della Difesa Ihor Tenyukh, che ha rassegnato le dimissioni in mattinata in seguito alle critiche per aver tenuto troppo a lungo le truppe ucraine in Crimea ed aver posto così a repentaglio la loro integrità. Pesa inoltre il fatto che solo un quarto degli stessi militari ucraini di stanza nella penisola abbia intenzione di rimanere nell’esercito di Kiev. La sua volontà di ritirarsi era stata inizialmente respinta dalla Verchovna Rada, per poi essere successivamente accolta: al suo posto, subentra il Generale Mikhail Koval, che godrebbe anche del supporto del Presidente provvisorio Oleksandr Turčinov. In giornata ha probabilmente tremato, però, anche la poltrona del Ministro dell’Interno Arsen Avakov: durante la notte, la polizia ha infatti ucciso uno dei maggiori esponenti del nazionalismo ucraino, Oleksandr Muzyčko (noto anche come Saško Bily). Già tra i protagonisti del rovesciamento dell’ex Presidente Viktor Janukovyč, Muzyčko sarebbe stato colpito mentre fuggiva da un bar nella regione occidentale di Rivne.

Notizie più ottimistiche giungono invece dal Ministero delle Finanze, il cui titolare Oleksandr Šlapak ha annunciato di essere in negoziati col Fondo Monetario Internazionale per un pacchetto di prestiti di 15-20 miliardi di dollari. La situazione economica del Paese, tuttavia, rimane critica: non solo per la stagnazione di cui soffre attualmente, ma anche perché Mosca ha comunicato che non verranno più concessi sconti sul gas a Kiev, data l’’illegittimità’ delle sue istituzioni ed il conseguente decadimento degli accordi firmati dal Presidente Vladimir Putin insieme a Janukovyč. Né gioverà ad un miglioramento dei rapporti fra i due Paesi l’intercettazione di una telefonata in cui Julija Tymošenko affermerebbe di essere «pronta a prendere in mano un mitra e sparare in fronte» allo stesso Presidente russo.

L’interessata sostiene che la registrazione sia in parte manipolata, ma è probabile che oggi Putin fosse concentrato su altre questioni: ad esempio, la permanenza della Russia nel G8. Dopo le condizioni dettate ieri al vertice dell’Aja, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha comunicato all’agenzia ‘Interfax’ che «il versante russo continua ad essere pronto ad avere tali contatti [coi Paesi del G8, ndr] a tutti i livelli, incluso il livello più alto. Siamo interessati a tali contatti». Il versante occidentale, però, sembra meno possibilista. Se, in mattinata, già il Segretario Generale della NATO Anders Fogh Rasmussen aveva espresso la propria preoccupazione per il crescente numero di truppe russe al confine con l’Ucraina, è di poche ore fa l’annuncio del Presidente statunitense Barack Obama, per cui l’organizzazione atlantica sarebbe pronta a reagire collettivamente, come previsto dall’art. 5 del Trattato Nordatlantico.

La NATO, intanto, è chiamata in causa dalle autorità di Belgradoche si sono rivolte all’ONU per ottenere un rapporto preciso sulla diffusione dell’uranio impoverito utilizzato dall’organizzazione atlantica durante il conflitto nel Kosovo. La richiesta è giunta dal Ministro per Kosovo e Metohija, Aleksandar Vulin, a 15 anni dall’inizio dei raid aerei, il cui lascito è collegato all’aumento rilevante di casi di cancro nella regione. In tema di informazioni, il Governo statunitense è intenzionato a porre un freno alle attività della National Security Agency. Il Presidente Obama chiederà infatti al Congresso di poter far cessare la raccolta indiscriminata di dati telefonici, mantenendo comunque la possibilità per il Governo di accedere ai ‘metadati’ su permesso della Foreign Intelligence Surveillance Court, qualora fossero riconducibili ad azioni terroristiche.

Sono proprio i servizi segreti statunitensi, intanto, a mettere in dubbio la ricostruzione israeliana riguardo al cargo intercettato nel Mar Rosso con missili siriani provenienti dall’Iran e diretti a Gaza. Destinazione della nave Klos-C sarebbe stata infatti il Sinai egiziano e non la Striscia palestinese. Secondo gli analisti, Israele avrebbe consapevolmente fornito un’informazione falsa nel tentativo di salvaguardare la reputazione del Governo egiziano, impegnato ad imporre il proprio ordine proprio nella penisola del Sinai. Proprio oggi, peraltro, Egitto ed Israele sono stati richiamati dall’Agenzia dell’ONU per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWAperché ritirino le restrizioni al confine con la Striscia di Gaza. Il Commissario Generale dell’agenzia, Filippo Grandi, ha riconosciuto le necessità dei due Paesi in material di sicurezza, ma ha anche ricordato il dramma umanitario che riguarda gli 1,8 milioni di palestinesi nella Striscia.

D’altronde, se Israele è stato al centro delle recenti critiche di Amnesty ed ONU, neanche l’Egitto si pone in buoni rapporti con la comunità internazionale: la condanna a morte di 529 sostenitori della Fratellanza Musulmana ha portato proprio il Palazzo di Vetro ad esprimersi, giudicando la sentenza della corte estranea al diritto internazionale. Tuttavia, ancor oggi la Corte d’Assise di Minya ha rinviato al 28 aprile la data di emissione della sentenza riguardo ad altri 683 sostenitori della Fratellanza, tra i quali la guida spirituale dell’organizzazione, Mohamed Badie. Nel frattempo, oltre alla condanna dell’ONU, nelle strade delle città universitarie di Alessandria e Mansura stanno avendo luogo scontri fra sostenitori ed oppositori del Presidente deposto Mohamed Morsi.

Nessun miglioramento neanche nel caso giudiziario che riguarda i due marò: «nessun passo in avanti o novità eclatanti» è stato il commento della Ministra degli Esteri Federica Mogherini dopo quello che lei stessa ha definito uno scambio «franco» col suo omologo indiano, Salman Khurshid, nel corso del vertice dell’Aja. L’India, intanto, annuncia l’arresto di Tahseen Akhtar, leader dell’organizzazione terroristica islamica Indian Mujaheddin, considerata dagli esperti in stretto collegamento con la pachistana Lashkar-e-Taiba. La cattura avviene a poca distanza dalle importanti elezioni legislative.

Si scriveva dell’opposizione egiziana, ma è attiva anche quella della Siria. Il vertice della Lega Araba che sta avendo luogo in Kuwait ha dato l’opportunità al leader dei ribelli Ahmad Jarba di rivendicare per la sua Coalizione Nazionale il seggio vacante di Damasco presso l’organizzazione. «Lasciare vuoto il seggio siriano invia un messaggio al Presidente Baššar al-Assad, ‘uccidi, uccidi, il seggio ti aspetterà quando la battaglia sarà finita’», il duro attacco di Jarba. Su simili posizioni il Principe saudita Salman, per cui è necessario «cambiare l’equilibrio delle forze sul terreno» in Siria e supportare ancora di più i ribelli perché rovescino al-Assad.

Oggi si sono registrati scontri anche nelle strade di Pechino, dove i familiari delle vittime del volo MH370 hanno aspramente contestato le autorità della Malesia davanti alla loro Ambasciata cinese. Al grido di «assassini», i parenti hanno sfogato l’angoscia accumulata in queste tre settimane gettando oggetti contro l’edificio che ospita la diplomazia di Kuala Lumpur nella capitale cinese e scontrandosi con le forze dell’ordine. L’accusa più ripetuta è quella di essere stati presi in giro dalle autorità malesi, ma la contestuale richiesta di presentare le proprie rimostranze personalmente ai dirigenti dell’Ambasciata ha incontrato un rifiuto: «stiamo ancora maneggiando questa vicenda, e dobbiamo ancora rilasciare informazioni pubbliche», ha dichiarato a ‘Reuters’ un funzionario della stessa. Frattanto, mentre le autorità australiane sospendono temporaneamente le ricerche del velivolo a causa del maltempo, il Presidente cinese Xi Jimping invia un delegato nella capitale malese per ottenere maggiori informazioni sull’aereo scomparso.

Problemi di minor portata, ma comunque di sicuro fastidio, riguarderanno invece i viaggiatori in transito in Germania nei prossimi giorni. Uno sciopero del sindacato Ver.Di sta infatti paralizzando ‘a singhiozzo’ diversi servizi del Paese, tra i quali i mezzi pubblici e i servizi all’infanzia, e giovedì colpirà anche i maggiori aeroporti. Francoforte (terzo hub europeo) e Monaco, ma anche Colonia/Bonn, Düsseldorf, Stoccarda e Hamburgo rimarranno fermi durante il turno mattutino, ossia fino alle 13. Le ragioni dello sciopero consistono in una richiesta di aumenti salariali che il Governo accetta solo in parte, definendo le pretese di Ver.Di «esorbitanti».

 

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