sabato, Settembre 18

Ucraina: fuga capitali e valuta a picco field_506ffb1d3dbe2

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Ucraina crisi

L’Ucraina, precipitata in un nuovo caos politico, deve fare i conti con una fuoriscita di investimenti esteri e con un forte deprezzamento della valuta nazionale. La hryvnia ha accusato un profondo calo rispetto alle principali divise occidentali, sfondando la barriera simbolica delle 9 hryvnie per un dollaro e toccando ai minimi di cinque anni. L’andamento sul mercato dei cambi, riferiscono gli analisti, potrebbe essere il segno di una fuga di capitali in corso nel Paese.

«È il panico, la hryvnia cade e la Banca centrale non la sostiene, perché le sue riserve sono deboli», ha sintetizzato all’agenzia stampa ‘TMNewsDmytro Sologub, economista di Raiffeisen Aval Bank, aggiungendo che «la gente ha iniziato a rivolgersi a monete straniere. C’è anche una fuga di capitali e non si esclude che persone che abbiano buone connessioni politiche e uomini d’affari stiano facendo uscire il denaro dal Paese». Sembrano i racconti provenienti da Grecia e Cipro all’apice della crisi del debito un paio di anni fa.

Il Primo Ministro in carica Serhiy Arbuzov ha confidato ai suoi colleghi di Governo che l’economia sta subendo le conseguenze della crisi, anche se i fondamentali sono buoni. Le parole hanno influenzato negativamente le contrattazioni sui mercati. Seduta interlocutoria per le Borse europee, poco variate dopo la pubblicazione degli indici Pmi e delle vendite al dettaglio. Ora è ufficiale: malgrado la debolezza della Francia, l’area euro è riuscita a registrare l’incremento più sostenuto del settore privato da oltre due anni e mezzo. Gran parte del merito va alle attività delle fabbriche tedesche.

L’indice composito Pmi fornito da Markit, che misura la performance di migliaia di società dell’area euro, è salito a 52,9 punti in gennaio, dall’area 52,1 di dicembre. Tale crescita potrebbe alimentare l’ottimismo di cui la regione ha disperato bisogno se vuole mettersi alla spalle la crisi del debito. È il settimo mese di fila che la produzione dell’economia ha registrato un’espansione. Inoltre il fatto che le imprese manifatturiere abbiano fatto meglio delle rivali nel settore dei servizi fa ben sperare per l’andamento delle esportazioni nel 2014. In tutti i modi resta il fatto che la ripresa non abbia ancora coinvolto l’ancora depresso mercato del lavoro. La disoccupazione è rimasta invariata su livelli altissimi oltre il 12% in gennaio. Se da un lato le aziende hanno assunto in Germania e Spagna, dall’altro hanno licenziato in Italia e Spagna. Il comparto dei servizi in Eurozona è sceso invece a quota 51,6 da 51,9, che era anche il livello previsto dagli analisti.

Cattive notizie dal versante dei consumi, con le vendite al dettaglio che sono diminuite in gennaio dell’1,6% mese su mese (-0,5% le previsioni, 0,9% il dato del mese precedente). Su base annuale la contrazione è stata dell’1%. A giudicare dai numeri pare che nonostante il ritorno alla crescita dopo una recessione profonda durata almeno due anni, il Natale in Europa sia stata l’occasione per risparmiare più che per fare acquisti e regali per molte famiglie. Male anche l’andamento dei beni di prima necessità. Le vendite di cibo, bevande e tabacco sono diminuite dell’1,4%

Sempre in ambito macro, negli Stati Uniti l’attività del terziario ha visto un miglioramento ai massimi di quattro mesi in gennaio. Le aziende del settore dei servizi stanno ancora assumendo anche se a passo lento. Nel Regno Unito, una delle economie più in salute dell’Unione Europea, i servizi hanno subìto una frenata a 58,3 da 58,8 (contro le stime di 59). In Germania il settore privato ha riportato l’aumento più marcato da 31 mesi.

Nell’area meno virtuosa dell’Eurozona, la Francia ha visto invece una nuova contrazione del settore, anche se inferiore a quella del mese precedente. L’indice Pmi è passato a 48,9 punti da 48,6, che era peraltro anche la quota attesa. Sebbene rimanga in fase di contrazione, l’attività in Italia ha avuto un risultato sorprendentemente positivo. Il rialzo di un punto e mezzo pieno a 49,4 si confronta con le anticipazioni per 48,6 punti. Nulla a che vedere con i 55,5 toccati dalle fabbriche tedesche. Anche in Spagna c’è stato un miglioramento, a 54,9 da 54,2 (stime erano per un 54,8).

La Borsa di Milano ha oscillato tra i rialzi e ribassi, prima di chiudere a +0,26%, riuscendo a tenere quota 19.000 punti, con Ubi e Mediobanca in cima al listino. Grante protagonista di giornata Poltrona Frau, favorita dalle notizie di un blitz della concorrente americana Haworth. I titoli del gruppo italiano hanno spiccato il volo, segnano anche rialzi del 18% dopo che la produttrice di mobili per l’ufficio Usa ha deciso di rilevare una quota del 58,6% nella casa italiana. Il prezzo sborsato è di 2,96 euro per azione. La famiglia Haworth lancerà un’offerta di acquisto di azioni proprie allo stesso prezzo per comprare la parte rimanente di azioni Poltrona Frau. Dopo un congelamento per eccesso di rialzo, i titoli del gruppo italiano sono tornati a fare prezzo e scambiare in rialzo del 18% a quota 2,932 euro.

Cresce intanto l’attesa per la riunione della Bce di domani. Per gli economisti di Bank of America, se vuole evitare una spirale deflativa il Governatore Mario Draghi dovrà tagliare i tassi, già ai minimi storici di 0,25%. Il mese scorso l’inflazione si è confermata su livelli ben lontani dalla soglia limite del 2% fissata dalle autorità europee. I prezzi si sono attestati ad appena lo 0,7%, in calo rispetto allo 0,8% del mese precedente. Secondo le stime degli analisti domani la Bce darà una nuova sforbiciata ai tassi di interesse, portando così il costo del denaro a zero.  O, come misura alternativa, potrebbe annunciare un piano di acquisto di bond. È l’opinione diffusa sui mercati secondo cui Draghi seguirà la strada segnata dai sui colleghi, con l’obiettivo di ridare slancio all’economia di Eurolandia e allontanare lo spettro della deflazione.

Nonostante i rialzi odierni, l’andamento dell’euro resta sotto pressione: lunedì ha toccato 1,3477 contro il dollaro, ovvero il livello più basso da novembre e in forte discesa dai massimi di due anni raggiunti lo scorso 27 dicembre quando la moneta unica quotava 1,3893 dollari. Oggi la moneta unica, intorno alle 17, segnava un rialzo dello 0,14% contro il dollaro a quota 1,35. «Dato che l’inflazione è destinata a rimanere molto bassa, pensiamo che la Bce dovrà fare di più», ha detto a ‘BloombergMichael Sneyd, analista presso BNP Paribas. «L’inflazione è al di sotto dell’1 per cento. Ciò significa che la Bce sta seriamente fallendo nel suo mandato»

In generale, la disinflazione, causata dalla stagnazione della domanda dei consumatori, mina la crescita e indebolisce la moneta, riducendo l’appeal delle attività denominate, nel caso specifico, in euro. «Si tratta di un problema serio per l’area euro in quanto la Bce si è astenuta dall’adozione di una politica monetaria aggressiva», si leggeva un mese fa in un report di HSBC. Da novembre 2013 a oggi la Bce non ha toccato i tassi, malgrado gli analisti prevedessero un ulteriore taglio dei tassi anche in considerazione delle forti preoccupazioni legate allo scenario di deflazione che coinvolge il blocco a 18. Proprio lo scorso novembre, l’istituto di Francoforte è intervenuto con una riduzione di un quarto di punto, da 0,5% a 0,25%, dopo la pubblicazione di un dato sull’inflazione simile a quello reso noto proprio in questi ultimi giorni.

 

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