sabato, Maggio 21

Ucraina – Europa: NATO impera Dopo il vertice del 24 marzo a Bruxelles, il processo che avrebbe dovuto portare alla costituzione effettiva di una difesa europea, si trova di colpo pesantemente spiazzato: ora fa tutto e solo la NATO

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In questa temperie convulsa, legata ad un guerra assurda in Ucraina (lo ripeto, solo assurda), siamo martellati giorno e notte da notizie, spesso di difficile verifica: quelle che i raffinati commentatori e politicanti vario chiamano in inglese ‘fake news’. Io le chiamo più semplicemente false o se preferite fasulle.
Anche sulverticedel 24 marzo a struttura variabile di Bruxelles non è che si sia capito molto di più di un invito (stavolta molto, ma molto pressante degli USA) ad un aumento degli armamenti europei.
La riunione di Bruxelles, mi è apparsa una grandissima confusione, di tipo sostanzialmente propagandistica, ma visibilmente tesa a rafforzare ulteriormente la NATO, che appare ‘risorta’ con la guerra in Ucraina, risorta da una sorta di morte cerebrale alla quale sembrava che fosse indirizzata.
Non è un mistero che l’Italia avesse trovato una strada difficile e impervia per cercare un ammorbidimento delle posizioni russe, in presenza di una disponibilità ad agevolarne gli interessi, relativamente all’Ucraina e alla sua sempre più chiara politica anti-russa, non filo statunitense: quando si hanno politiche ‘anti’ lo scontro è inevitabile e talvolta la politica ‘anti’ mira proprio allo scontro. Parlo, e me ne assumo la responsabilità della politica statunitense, violentemente aggressiva verso la Russia e che, non lo escluderei, è partita in contropiede, se posso dire così. È significativo che l’attacco sia avvenuto proprio quando sembrava più probabile un viaggio di Draghi a Mosca. Lo pensa, se ben capisco, anche Germano Dottori su ‘Limes‘.
Ma, ripeto, ciò che colpisce è la durezza propagandistica delle varie riunioni di questi giorni, dalle quali sono venute tre sole risposte: una decisione pericolosissima di continuare a fornire armi all’Ucraina, il rafforzamento militare della NATO, e la totalesottomissionedei Paesi europei alla logica violenta degli USA.

Mi ha colpito moltissimo in particolare il nostro Presidente del Consiglio Mario Draghi, sempre misurato e attento, e, lo si ricorderà, fino a qualche tempo fa poco entusiasta della NATO, perdere la misura con una affermazione tanto sballata, quanto incoerente, che rivelava, forse, la sua irritazione sia per la politica di Biden, che dell’eccessivo anticipo di Putin. Ad un giornalista che gli domandava qualcosa sulla guerra, ha risposto tra l’altro, seccamente più o meno ‘qui c’è la libertà di stampa, in Russia no’. Non voglio fare lo psicologo o altro, sia chiaro, ma a me pare che quella sia stata una risposta … dal sen fiuggita.
Mai, credo, Draghi ha pronunciato frase più infelice: parlare di libertà di stampa in Italia, mentre si metteva a tacere brutalmente uno che esprimeva opinioni (apparentemente) diverse rispetto al pensiero unico, non dominante, ma imposto.
Diciamo la verità: da noi ormai, o si canta nel coro o non si canta, e per di più si viene additati al disprezzo pubblico e si subiscono azioni di dubbia liceità giuridica e di nulla liceità sociale. E senza nemmeno prendersi la briga di motivare le decisioni, di discuterle: si chiude e basta. Che, poi, a ben vedere è una manifestazione di paura: paura che altri dicano cose diverse, paura, specialmente, di presentarsi all’alleato statunitense come dubbiosi, incerti … infidi, direbbe Biden. Ma anche una pulsione autoritaria che in una forte, sempre più forte, parte del nostro ‘establishment’ spinge all’autoritarismo, e Draghi in questo momento ha le carte per farlo.
Perché non è solo l’episodio in sé che colpisce, ma l’insieme dei comportamenti dei governanti e dei soliti servi sciocchi, che allignano ovunque.

 

Ormai, come dicevo, il pensiero è unico, obbligatoriamente unico: sia da parte internazionale (USA), sia da parte interna, i circoli autoritari di cui ho parlato sopra. Draghi, spero, sta in mezzo. E i toni sono duri e superficiali: Putin (non la Russia) è un animale, un macellaio e chi più ne ha più ne metta. La Russia è l’orrore, il nemico definitivo, da richiudere in quella cortina di ferro in cui era stato rinchiusa la Russia per decenni. È il sedicente, cow-boy buono contro il muso rosso selvaggio.
Sorvolo sulla umiliante figura che fanno i vari Matteo Salvini e Luigi Di Maio eccetera, che da amici e sostenitori non tanto della Russia, quanto di Putin, si sono trasformati in nemici giurati, specialmente il più giovane dei due che da buon Ministro degli Esteri, non è parco di insulti verso Putin. Avrebbe almeno potuto aspettare di vedere che dicevano gli altri: si sarebbe accorto che Emmanuel Macron (che dovrebbe essere il punto di riferimento dell’Europa, della quale è al momento Presidente) da certe affermazioni di Biden, giustamente, ha cercato di prendere le distanze. Quasi mi dispiace per Giggino, che senza volere e senza sapere era a un passo da fare una cosa ottima (l’incontro Putin Draghi) e si è trovato con un pugno di mosche in mano invece delle caramelle.
Qui, comunque, si pone un problema, per l’Europa, decisivo, fondamentale.
Il processo che avrebbe dovuto portare alla costituzione effettiva di una difesa europea, con la propriadottrina‘, diversa da quella di Washington, si trova di colpo pesantemente spiazzato: ora fa tutto e solo la NATO.
Che, del resto, non lo fa certo gratis. E infatti la prima cosa che ha chiesto (e anche l’unica in realtà) è di aumentare le spese militari, ottenendo un sì entusiastico della Germania e un sì meno entusiastico dagli altri Paesi europei, Gran Bretagna esclusa, che continua nella sua tradizionale politica da bull-dog piuttosto che altro.
Ma, naturalmente, noi siamo sempre noi e dobbiamo farci notare.
E quindi le sedicenti anime belle degli stellini, già legati a filo doppio a Putin, ora sono scesi in battaglia contro l’aumento delle spese militari. Non comprendendo, tra l’altro, che un aumento ben fatto e razionale, potrebbe servire a due fini, entrambi fondamentali: disporre di una forza armata paragonabile alle altre, e quindi potere spingere per una struttura, vera, di difesa europea, e potersi opporre alla preponderanza militare tedesca in Europa e nella struttura di difesa europea. Lo dice, mi pare, anche l’ambasciatore Giovanni Castellaneta, non esattamente il primo venuto.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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