giovedì, Ottobre 21

Ucraina eletta al Consiglio di sicurezza Onu

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In Libia siamo ormai alle battute conclusive sul via libera da parte di Tripoli e Tobruk all’accordo per un governo di unità nazionale. Nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, in presenza del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Bernardino Leon, ha sottolineato l’importante ruolo svolto dall’Italia nei colloqui di pace, affermando che la missione per trovare un’intesa «sarebbe stata impossibile» senza il sostegno dell’Italia, del suo governo e del ministro Parlo Gentiloni. L’Italia «dovrà avere un ruolo guida» nella comunità internazionale per fronteggiare le sfide come la crisi dei migranti e le minacce che arrivano dalle forze negative in Libia» come lo Stato Islamico, ha concluso Leon.
Tuttavia, proprio oggi sull’inviato speciale sono piovute severe critiche da parte  dell’ambasciatore libico alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi. Le strategie usate da Leon, «in molti casi hanno creato confusione e non hanno aiutato i negoziatori a prendere decisioni», ha affermato il diplomatico. Secondo Dabbashi, Leon ha anche commesso altri errori durante il negoziato come quello di «permettere emendamenti» all’accordo quando era già stata raggiunta l’intesa. Inoltre, Leon avrebbe insistito nel voler coinvolgere a tutti i costi i rappresentanti del Cng nel governo di unità, «malgrado la loro opposizione all’accordo e il rifiuto a parteciparvi».

 

L’Iran ha finora rispettato gli accordi sulla cooperazione con l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), fornendo quanto necessario per valutare se le sue attività passate abbiano avuto legami con lo sviluppo di armi nucleari. Lo ha sottolineato in una nota la stessa agenzia Onu per il nucleare. «Nel periodo fino al 15 ottobre, sono state completate le attività previste dalla ‘road-map’ per il chiarimento delle questioni passate e presenti in sospeso che riguardano il programma nucleare dell’Iran», si legge nel comunicato.
Gli ispettori dell’Aiea hanno avuto tempo fino ad oggi per raccogliere tutte le informazioni necessarie per completare le indagini rispetto alla passate attività nucleari di Teheran, in particolare quelle che si sospetta siano state condotte in alcuni siti militari. Le verifiche dell’Agenzia sono state stabilite in un documento firmato a margine dell’accordo di Vienna. L’Aiea dovrà stilare un rapporto entro il 15 dicembre dal quale dipenderà la revoca delle sanzioni contro la Repubblica islamica. Proprio oggi, però, la tv di Stato iraniana ‘Irib’ ha mostrato per la prima volta le immagini di una base segreta nascosta in una montagna con all’interno, dispiegati su dei camion, decine di missili e lanciamissili. Le immagini della base, situata a 500 metri di profondità, sono state trasmesse all’indomani dell’approvazione da parte del Parlamento iraniano dello storico accordo sul nucleare con il gruppo 5+1 (Usa, Russia, Cina, Francia, Gb e Germania) e a tre giorni dal test del missile a lungo raggio Emad. Secondo alcuni esperti, citati dalla stampa britannica, l’inatteso servizio di Irib sarebbe in risposta ad alcuni deputati ultraconservatori contrari all’accordo perché, a loro dire, indebolirebbe la Repubblica islamica dal punto di vista militare, limitando in particolare lo sviluppo del programma di missili balistici.

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