giovedì, Ottobre 21

Ucraina eletta al Consiglio di sicurezza Onu

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Era atteso per oggi l’annuncio della Casa Bianca sul prolungamento della missione in Afghanistan. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha spiegato che rimarranno sul terreno 9800 truppe Usa per il 2016, con 5500 che saranno ancora nel Paese nel 2017. La loro missione continuerà ad essere di addestramento e contrasto al terrorismo. «Sono convinto», ha aggiunto il presidente, «che sia la cosa giusta da fare. Coerente con i nostri obiettivi». «La missione militare americana non cambierà, i nostri soldati saranno impegnati ad addestrare le forze afghane e nella lotta contro al Qaida», ha ribadito Obama. Gli Usa dovrebbero mantenere le basi di Kabul, Bagram, Jalalabad e Kandahar. Secondo la Cnn la decisione di rallentare il ritiro è stata presa dopo mesi di consultazioni con il presidente dell’Afghanistan, Ashraf Ghani, il chief executive officer, Abdullah Abdullah, funzionari dell’Amministrazione Usa, responsabili della Sicurezza Nazionale e vertici militari.
Nel Paese martoriato da decenni di guerre resteranno quindi oltre il 2016 militari Usa con compiti diversi dalla sola protezione dell’ambasciata a Kabul, come era stato inizialmente previsto. Nei giorni scorsi, dopo l’attacco dei Talebani a Kunduz City, il comandante delle forze Usa in Afghanistan, generale John Campbell, aveva parlato al Congresso della necessità di considerare l’opzione di un rafforzamento della presenza di truppe rispetto al piano di ritiro definito in passato.

Intanto i talebani afghani sostengono di essere pronti ad un «negoziato con tutte le parti interessate» per porre fine ai combattimenti a condizione che «termini l’occupazione» del territorio afghano e che «le truppe straniere si ritirino». Reagendo alle notizie provenienti da Washington, i talebani sostengono che «la soluzione militare non è una via d’uscita dalla questione afghana». e per questo di essere disposti «ad iniziare significativi negoziati».

Ciononostante, cresce l’allarme per una recrudescenza delle violenze nelle principali città del Paese. Dopo la presa di Kunduz lo mese scorso da parte dei talebani e il successivo annuncio del ritiro qualche giorno fa, le autorità temono ora che gli attacchi degli insorti si possano concentrare su altri capoluoghi provinciali in quello che è visto come un cambio di tattica strategico: il passaggio dalle aeree rurali ai centri urbani. I talebani ora si stanno concentrando su Qalat e Ghazni. Negli ultimi giorni hanno raccolto le forze per un’operazione a Qalat, hanno piantato mine lungo le strade principali e vicino ai posti di blocco. Inoltre, anche se le forze afghane sono riuscite alla fine a respingerli, lo scorso marted, nella loro offensiva gli insorti sono arrivati alle porte di Ghazni, ad un centinaio di chilometri da Kabul. E anche se i talebani non sono entrati direttamente in città, numerosi residenti sono fuggiti.
Gli insorti sono andati di casa in casa ad uccidere civili, violentare e rapire donne. E a proposito di violenze di genere, va rimarcato che diversi centri di organizzazioni a sostegno delle donne sono stati distrutti.

 

Tensione altissima in Israele per il timore di nuovi attacchi dopo due settimane di violenze in cui sono morti sette israeliani e una trentina di palestinesi. Hamas ha indetto per domani, al termine della preghiera del venerdì di festa musulmano, una nuova Giornata della collera in Cisgiordania e a Gerusalemme est. Il movimento islamico che controlla la Striscia di Gaza ha invitato ad attaccare l’esercito israeliano ‘per punirlo dei suoi crimini’ e ha esortato tutti i gruppi palestinesi a partecipare a queste azioni.
L’appello è stato lanciato poche ore dopo che al leader del Movimento islamico, lo sceicco Raed Sallah, è stato impedito di partire dall’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv per recarsi in Turchia dove avrebbe dovuto incontrare deputati turchi ed arabi. A Sallah, considerato l’ispiratore dei disordini alla moschea al Aqsa che sono stati il preludio alla nuova Intifada, sarebbe stato notificato un divieto di espatrio per il prossimo mese.
Intanto la diplomazia è al lavoro per cercare di fermare le violenze che rischiano di affossare ogni speranza di dialogo tra Israele e palestinesi. Il segretario di Stato Usa, John Kerry partirà presto per la regione e intanto starebbe cercando di organizzare un vertice ad Amman tra il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e il presidente palestinese, Abu Mazen, con l’obiettivo di abbassare la tensione. A Tel Aviv la polizia ha fermato dopo un lungo inseguimento due palestinesi residenti a Gerusalemme est: la caccia all’uomo è iniziata dopo la segnalazione dello Shin Bet che i due si accingevano g compiere un attacco terroristico. La battaglia tra Israele e palestinesi si combatte anche a livello mediatico: il ministero degli Esteri dello Stato ebraico ha diffuso le foto di Ahmed Mansara, il ragazzino palestinese di 13 anni che aveva ferito gravemente un coetaneo israeliano a Gerusalemme, per mostrare che è vivo ed è ricoverato in ospedale. È stata così smentita l’accusa di Abu Mazen che aveva affermato che il giovanissimo palestinese era stato «giustiziato». L’ufficio del premier israeliano ha tacciato il presidente dell’Anp di «istigare» alla violenza e di diffondere «bugie». Le immagini sono anche la risposta d’Israele alle allusioni del portavoce del dipartimento di Stato americano, John Kirby, verso un «uso eccessivo della forza» nell’affrontare gli attacchi palestinesi. L’accusa ha fatto infuriare il ministro della Difesa, Moshe Yaalon, che ha accusato Washington di «malinterpretare» il conflitto israelo-palestinese. «Se qualcuno brandisce un coltello e lo uccidono, è questo uso eccessivo della forza? Ma di cosa stiamo parlando», ha commentato Yaalon ai microfoni della radio militare.

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