giovedì, Maggio 19

Ucraina: e quando la guerra finirà… non tutto finirà Il tempo della memoria, dei ricordi e dei risentimenti

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Tutto termina, tutto ha una fine e, prima o poi, anche questa brutale guerra certamente finirà. Non ci è dato sapere quando, non ci è dato sapere come, ma anche questa guerra come tutte le altre che la nostra incerta e ambigua specie ha conosciuto, dovrà volgere verso una fine.

Ma l’importanza e il valore di una fine non è per tutti qualitativamente e quantitativamente uguale: una cosa è assistere al completamento di un’esperienza umana che aveva in programma il suo più o meno naturale e obbligato termine, e una cosa molto diversa è, al contrario, vedere la fine di una guerra che, specialmente per chi l’ha subita, sopportata e combattuta, con risultati mortali e disastrosi, non troverà nessun senso e nessuna ragione sul perché sia iniziata.

Comunque questa guerra terminerà, e quando questo accadrà giungerà il tempo della valutazione delle distruzioni subite, delle macerie da smaltire, della ricerca degli aiuti economici, del bisogno di ripensare lo Stato e la sua politica, le sue forme di difesa, etc. E tutto questo sappiamo bene che in vari modi e forme si potrà risolvere, si potrà vedere quel popolo offeso a ritornare alla risoluzione materiale delle distruzioni subite. Ma quello che non finirà, e forse mai, sarà la durata di tutti quei vissuti spaventosamente emotivi che si risveglieranno e si sedimenteranno nella memoria a lungo termine di bambine e bambini, di ragazzi e ragazze, di madri e padri, di nonne e nonni: l’offesa dei corpi, la morte dei figli, dei fratelli, delle mogli, dei mariti, dei parenti, degli ammalati, degli amici, etc. Queste offese e queste perdite si ‘inchioderanno’ così tanto nella memoria della gente che, specialmente nel tempo del dopo guerra, nel tempo in cui si potrà pensare e riflettere senza più subire l’incombente peso della paura della morte, ci si renderà conto davvero della quantità e della qualità delle offese ricevute. E questo diverrà il tempo dei ricordi, il tempo delle valutazioni personali, del dolore per la casa distrutta, per la famiglia dispersa, per la perdita dei corpi amati. Ecco allora che lo stato emotivo rischierà di amplificarsi, il tempo della memoria e dei ricordi di sofferenza potrà ‘gonfiarsi’ ed esplodere verso il territorio dell’odio, del risentimento, della vendetta personale.

Questa evoluzione negativa l’abbiamo già conosciuta in ogni dopo guerra, perché ogni guerra partorisce sempre la nascita dell’odio, a volte gestibile, ma altre volte così carico di rancore a tal punto di esplodere in comportamenti di vendetta privata, personale o gruppale che, molto spesso, come anche la nostra Europa ha vissuto, si sono trasformate in tante altre disparate stragi di innocenti.

Insomma, quando questa guerra finirà, noi tutti dovremo imparare a gestire con etica e saggezza la qualità del vissuto determinato dalla frase Per Non Dimenticare, (nata subito dopo la seconda guerra mondiale nel vivo ricordo dell’Olocausto o Shoah). Infatti ci sarà il rischio che il più che comprensibile non voler dimenticare specialmente da parte del popolo ucraino, possa in certi casi elaborarsi nella rivendicazione, nel castigo, nella punizione, nel rancore, in quel malsano desiderio di riscatto che può portare ad azioni altrettanto riprovevoli alla tragedia subita, al bisogno di dover ripagare con la stessa offesa. Certo non sarà facile per tutti giungere alla presa di coscienza che la più saggia interpretazione del nostro Per Non Dimenticare si risolva in un umano atto di remissione, di indulgenza, di magnanimità o magari anche in una forma di distaccato e pur de-limitato perdono. Non il nostro saggio Per Non Dimenticare non sta certo per Porgere l’altra guancia ma per un reale atto di Purificazione da quell’Odio che ci renderebbe uguali a quelli che ci hanno straziato dal dolore.

A questo punto ci piace concludere riportando una poesia per bambini sulla seconda guerra mondiale, creata dalla maestra e poetessa Germana Bruno come giusto esempio della elaborazione delle sofferenze umane subite:

Voglio narrarti una storia assai brutta,
te la racconto perché è importante,
voglio che tu la conosca tutta
per non dimenticarla neanche da grande.

C’erano mamme, c’erano bambini,
c’erano vecchi, c’erano malati,
e a tutti quanti cambiarono i destini,
persone malvagie, miseri esaltati.

Andavano dietro ad una mente pazza,
che vaneggiava su di una pura razza
e, come fossero rifiuti e sudiciume,
trattavano preziose vite umane.

Spero che tu ne colga la morale
per inventarne un’altra con diverso finale,
che sia più lieto, che sia più giusto,
e che non lasci questo disgusto,
ma che dia a tutti la voglia di fare
perché non si ripeta, non certo per dimenticare.

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