lunedì, Giugno 27

Ucraina: è nella complessità giuridica lo spazio per trattare I temi al centro del confronto giuridico in grado di determinare una discussione civile e dai risultati accettabili per una soluzione finale della guerra

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Da un punto di vista tecnico-politico, lo si voglia riconoscere o meno, e lo si voglia considerare solo un caso o meno, il viaggio di Mario Draghi a Washington ha aperto colloqui o prospettive serie di pacificazione in Ucraina.
E anche l’intervento deciso (sempre che lo mantenga! e già parrebbe di no) di Recep Tayyip Erdogan, che ha detto chiaro che si opporrà all’ingresso immediato di Finlandia e Svezia nella NATO, avrà il suo effetto, specie se coordinato con la decisa affermazione di Emmanuel Macron circa l’impossibilità di accelerazione della procedura di ingresso nella UE dell’Ucraina. Posizione, se non sbaglio, condivisa da Olaf Scholz.
Sarà un caso, ma non lo è, l’unico che non ha parlato‘, non si è schierato da una parte o dall’altra, resta Mario Draghi. Da europeista esperto e indiscutibile non sarà contrario all’adesione dell’Ucraina, ma nei tempi giusti; da atlantista intelligente, continua a mandare o promettere di mandare armi, ma è perfettamente coscio della contraddizione di fondo della situazione, con particolare riferimento ai rischi (che sono una certezza) di creare una sorta di carestia a livello mondiale per l’impossibilità ucraina di fare partire le granaglie già pronte, e di produrne di nuove. Di quest’ultimo tema, si è occupata proprio in questi giorni la Ministra degli esteri tedesca.

 

È molto facile che io mi sbagli, ma, a mio parere, ora tutte le carte sono sul tavolo, e su queste carte si deve ragionare e, quindi, trattare: sulla base di ciò che sul tavolo è.
Tra l’altro, trovo a dir poco ridicola l’osservazione di alcune ‘grandi firme’, tese forse a accompagnare certa politica nell’affondare al massimo il coltello nella Russia o semplicemente frutto di insipienza ma di parte: mi riferisco ai commenti alla frase durissima di Sergej Lavrov contro ‘l’Occidente’, che userebbe argomenti e valutazioni «cavernicole» contro la Russia. Secondo alcuni di quei commentatori, toni del genere indicano la mancata volontà dei russi di trattare seriamente con ‘l’Occidente’, vista la durezza delle parole! Ci vuole un bel coraggio a dire cose del genere, visto che Joe Biden in persona ha definito Vladimir Putin un ‘macellaio’. Quando dico, perdonatemi l’inciso, che la gran parte della stampa italiana (e forse non solo) è chiaramente di parte, alludo proprio a cose del genere, che sono ‘prova’ di un atteggiamento distorto verso la questione.
Ciò posto, c’è una ovvietà su quel tavolo della quale non si può fare finta che non vi sia. Se una trattativa deve esserci, e se, possibilmente, deve essere fondata almeno anche su elementi di valutazione giuridica, deve esserci merce di scambio, ragionevolmente sostenibile anche in termini giuridici.
Cerchiamo, dunque, di individuare quali temi di confronto giuridico esistano, in grado di determinare una discussione civile e dai risultati accettabili.

 

Innanzitutto, la questione di fondo: l’aggressione. Sulla quale, specialmente nella stampa italiana, si dà tutto per scontato: la Russia ha aggredito l’Ucraina. Indubbio, ma. Benché anche lo Statuto della Corte penale internazionale consideri l’aggressione un crimine internazionale, lo definisce in maniera alquanto vaga, perché si limita a dire che è aggressione la pianificazione di atti violenti «in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite», consistente nella invasione del territorio di un altro Stato.
E qui, checché ne pensino molti superficiali commentatori, sorge il primo problema. Perché, lo Statuto delle Nazioni Unite, non solo afferma il principio di autodeterminazione dei popoli, ma lo sostanzia in due modalità: da un lato affermando che tutti i popoli hanno uguali diritti, e dall’altro regolandone lo svolgimento (l’autodeterminazione è un processo, non un atto immediato), in particolare attraverso la Risoluzione sulle relazioni amichevoli tra gli Stati, dove si afferma esplicitamente che il sostegno, anche militare, di un popolo in lotta per l’autodeterminazione, è lecito … se addirittura non è obbligatorio.
Per di più l’invasione è avvenuta, inizialmente, sul territorio e per difendere il territorio delle due province ribelli, da oltre otto anni attaccate dalle forze armate ucraine, che però non riusciva a ‘portarle alla resa’. Ragione per cui, quelle due province possono ragionevolmente essere considerate per quello che appaiono (a mio parere senza dubbio alcuno), e cioè due soggetti di diritto internazionale, che, legittimamente, la Russia ha riconosciuto come tali, e su richiesta della quali è intervenuta. Questa, almeno, è la posizione della Russia, ovviamente suscettibile di ogni discussione, ma su cui certamente molto si dovrà discutere, tra le parti.
Certo, lo so bene, si può dire che la Russia ‘usa’ a suo vantaggio concetti giuridici, ma sta in fatto che li usa e li usa correttamente: che quelle province ribelli avessero ormai una consistenza verificabile, dopo otto anni di guerra, in cui se le province non ‘avanzavano’ non lo faceva nemmeno l’Ucraina.
Con buona pace di Enrico Mentana e addetti vari, tutti, dico tutti, i soggetti di diritto internazionale ‘si autoproclamano‘, e proprio il fatto che lo facciano è una delle prove della loro soggettività. Che siano o meno ‘riconosciuti’ dagli altri Stati è del tutto irrilevante: la Cina non è stata riconosciuta per un ventennio dopo la rivoluzione e certo non si poteva dire che … non esistesse.

 

L’altra, e tutt’altro che secondaria, è la questione della Crimea, sulla quale la gran parte dei commentatori dà per scontato che possa non solo essere compresa nella trattativa, ma che sia stata acquisita illegittimamente dalla Russia. Anche se, poi, è diffusa l’idea che ormai su di essa non vi sia più da discutere perché ormai la Russia l’ha presa, sia pure illecitamente, e mai la lascerà.
In termini politici, si vedrà, ma in termini giuridici le cose sono molto più complicate, e, anzi, è stato un errore di fondo degli avversari della Russia, quello di non aver voluto mai prendere sul serio leinvasionisia del Donbass che della Crimea. Errore, dico, non per intendere errore politico, ma proprio giuridico. Quando un soggetto nasce, sgradito o meno che sia, o si riesce a distruggerlo, oppure c’è, e fingere che non ci sia è stupido, ma giuridicamente irrilevante.
Il diritto internazionale, non è roba da educande!
Non occorrerebbe, dunque, nemmeno dire che se quelle questioni si fossero affrontate per tempo, la guerra non vi sarebbe. Tutto il mondo ha assistito indifferente a quelle situazioni, al massimo, nel caso degli USA, spingendo l’Ucraina a combattere contro il Donbass, in vista di uno scontro diretto con la Russia. Non occorrerebbe nemmeno dire, che se Tizio afferma un diritto e nessuno si oppone, quel diritto si dà per acquisito peracquiescenza‘. Oppure, se la vogliamo dire più ‘raffinatamente’: in ragione dell’istituto dell’’uti possidetis’, il «possesso vale titolo». In altre parole, se occupi una casa, dici che è tua e nessuno si oppone, sei trattato come proprietario (e ne hai anche i doveri: se allaghi il piano di sotto, paghi tu!), almeno finché qualcuno non rivendichi la proprietà per sé.
Beninteso, l’Ucraina (o meglio una parte di essa) protestava che il Donbass le apparteneva, ma la Comunità internazionale la ignorava: non per distrazione, ma … per acquiescenza.
Direte che io affermo che il conflitto di oggi sia stato preparato, e ben coscientemente, da tempo? Sì, credo proprio di sì. Con riferimento al caso specifico (una volta si sarebbe detto il ‘casus belli’), gli USA spingevano perché l’Ucraina combattesse contro i ribelli, ma non faceva di più, e il resto del mondo, non fiatava. Gli USA certamente, il resto del mondo non so, aspettavano solo che alla Russia saltassero i nervi. Su, diciamole le cose come stanno, no?

 

Inoltre, l’allargamento della NATO ad est è un dato di fatto incontrovertibile; così come altrettanto certo è che quell’allargamento avveniva in violazione di un accordo internazionale tra USA (che in realtà ogni tanto si fanno chiamare NATO!) e la Russia: l’allargamento della NATO ai Paesi baltici, alla Polonia eccetera, è una violazione plateale di quell’accordo (la Nato «non si muoverà di un centimetro più ad est»), e quindi oggi, volendo risolvere la controversia, anche di ciò si dovrà tenere conto.
E che l’Ucraina volesse aderire alla NATO (o, se preferite, usasse quell’argomento per ‘provocare’ la Russia) è evidente: è scritto a chiare lettere nella Costituzione in vigore.
D’altra parte, oggi avverrebbe in violazione di un accordo internazionale l’adesione della Finlandia (e, credo, anche della Svezia) alla NATO. Per quanto attiene alla Finlandia, infatti, quest’ultima è legata ad un accordo internazionale con la Russia, dove non solo si parla di non-aggressione reciproca, ma in specie esplicitamente si dice che la Finlandia si impegna a non aderire ad accordi internazionali che possano essere ostili alla Russia. E che la NATO, oggi come sempre, sia una alleanza militare ostile alla Russia e tutt’altro che difensiva, lo si è visto con la sua partecipazione alle guerre in Iraq e in Afghanistan, ma specialmente in questi giorni, quando la NATO, violando platealmente il proprio statuto (nonché le norme elementari di diritto internazionale) non solo ha rifornito di armi l’Ucraina, ma ha, anche molto prima dell’invasione russa, svolto manovre militari congiunte sul territorio ucraino e ha addestrato le forze armate ucraine. Forze armate -attenzione- perfettamente capaci di combattere perché addestrate dai russi, ma che con la NATO mostravano di aderire alle sue ‘dottrine’ militari ed alla sua politica ostile alla Russia. Ciò, beninteso, potrebbe essere un argomento fortissimo a favore della Russia, che potrebbe sostenere, e non senza ragione, che una minaccia di aggressione le fosse rivolta dall’Ucraina. Alla quale minaccia, la Russia potrebbe rivendicare il diritto di reagire, magari con una sorta di legittima difesa preventiva, vietata dal diritto internazionale, ma in questo caso sostenibile dato che l’aggressione verso la Russia avveniva attraverso la guerra alle province del Donbass.

Tutto ciò, sia chiaro, solo per mostrare quale complessità di problemi ponga la questione e quanto spazio di manovra potrebbe derivare da una scelta seria di cessate il fuoco, per seriamente negoziare, senza rinunciare preventivamente a nulla, ma affidando la soluzione finale alla soluzione della controversia.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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