lunedì, Giugno 27

Ucraina e ben oltre, con Finlandia e Svezia, il progetto europeista di Draghi La creazione di una sorta di sub-alleanza di difesa europea, che includa i membri europei della NATO, in un progetto separato, se pur coordinato con la NATO. Obiettivo: allentamento della dipendenza dell'Europa dagli USA, con l'Europa 'mega-cuscinetto' tra Russia e USA

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Nella immobilità stralunata della nostra ‘politica’, sempre più asfittica e autoreferenziale, si giocano due partite fondamentali: l’una di rilevanza mondiale, ma del tutta ignota ai nostri politicanti, e l’altra di livello da cortile, o meglio da backyard (i nostri politicanti ‘sanno’ l’inglese), da cortile della servitù.
Cominciamo da questi ultimi. Che ora litigano a squarciagola sulle scelte di politica estera del Governo, con particolare riferimento all’aiuto militare all’Ucraina. Su questa vicenda, sarebbe stato necessario un dibattito parlamentare vero e proprio, e non quella risoluzione affrettata che dice tutto e niente.

 

Premesso, infatti, che la malafede è evidente e i giochetti lo sono anche di più, è un dato di fatto che né il Parlamento, né il Capo dello Stato (e questo è gravissimo!) hanno rilevato che, a norma di diritto internazionale, la fornitura di armi e assistenza militare varia ad uno dei belligeranti è partecipazione alla guerra. Il fatto che sia la partecipazione all’azione difensivadi una parte, non cambia in nulla la situazione di fatto: siamo in guerra a tutti gli effetti.
Nulla di strano o di sbagliato, ma diritto e Costituzione vogliono che la situazione sia chiara. Se non altro per le conseguenze che ne possono derivare. Occorre dichiarare lo stato di guerra: questo prescrive la nostra Costituzione. Poi di dottori più o meno sottili che dicano il contrario se ne trovano quanti se ne vuole, ma la situazione non cambia, e il Presidente della Repubblica dovrebbe essere il garante della Costituzione, cioè di noi tutti.
Beninteso, capisco bene come per Mario Draghi, la sola idea di dovere avere a che fare con questo Parlamento di nani e ballerine, per non parlare di certi Ministri a dir poco surreali, sia allucinante, e che si ponga il problema ora di fare finta che l’Italia abbia una politica estera, e quindi si guardi bene dal proporre di dichiarare lo stato di guerra … figuriamoci! Però, sia per lui che per Sergio Mattarella, l’ipotesi di attentato alla Costituzione -che mi pare sia un reato- permane, manca solo il giovane Luigi Di Maio a denunciarlo, forse anche perché, tecnicamente, ne sarebbe complice.
E questo è un altro punto sul quale il nostro ceto di politicanti mostra la sua totale assenza di nerbo e di intelligenza. E non mi riferisco alla solita bega da cortile che porta la signora Stefania Craxi, un nome una garanzia, alla presidenza della Commissione Esteri, finora presieduta da altri in maniera a dir poco improbabile, bega che è nel più comune e perfetto stile della nostra politica. ‘Siamo in campagna elettorale’ titolano i nostri giornali, e giustificano tutto. Certo, è vero: il senso di responsabilità del nostro personale politico è pari a zero, e quindi sperare che capiscano che siamo impegnati in un cambiamento radicale e permanente del quadro politico internazionale e del relativo sistema di alleanze è impossibile. I commentatori raffinati direbbero che si tratta di una ‘epocale’ ‘rivoluzione della geopolitica’! Il nostro ceto politico, però, solo di ciò si occupa: come fregare l’altro, come fare apparire la propria forza più forte dell’altra.
Eppure, quando dico che siamo di fronte ad un cambiamento radicale dell’assetto politico mondiale, dico solo una cosa ovvia, che dovrebbe essere valutata con la massima attenzione, nell’interesse del nostro Paese, dell’Europa e, in ultima analisi, del resto del mondo.

 

L’azione (a mio parere irresponsabile) con la quale Finlandia e Svezia decidono di aderire alla NATO (dopo decenni se non secoli di sana neutralità, che tra l’altro li ha fatti ricchi e rispettati), determina una nuova situazione esplosiva nel nord Europa.
La Russia, a conferma dei suoi tradizionali timori (e terrori atavici), si vede chiudere l’uscita in mare aperto oltre che a sud, dove i Dardanelli sono una sorta di Forche Caudine controllate dal nemico/amico di sempre, la Turchia, anche a nord, dove già finora i due Stati nordici erano di fatto associati alle manovre militari NATO (in violazione della presunta natura difensiva di quest’ultima), ma ora diventano decisamente e dichiaratamente ostili. In sé non è un gran cambiamento, ma politicamente e psicologicamente sì, lo è, e anche grave. Se a ciò si aggiunge che la Russia è esclusa dagli accordi per lo sfruttamento dell’Artico, i casus belli si moltiplicano all’infinito.
La situazione, poi, si complica per i tentativi bizantini di Recep Tayyip Erdogan di ottenere che i due Stati estradino i presunti terroristi curdi rifugiati da loro, anche se questa è solo melina.
A suo tempo, per chi lo ricorda, la Turchia trovò il modo, col sostanziale aiuto statunitense, di obbligare il coraggioso Massimo D’Alema a fare una cosa della quale dovremmo ancora vergognarci: la consegna, in pratica, di Abdullah Oçalan ai turchi, nelle cui prigioni da allora si trova. Oggi la Turchia tenta di nuovo di giocare quella carta, per ottenerli.
In realtà, ne sono certo, alla Turchia non interessa affatto mandare in prigione o ammazzare qualche curdo in più, ma interessa invece di avere mani libere sia con i curdi a est e in Siria, sia nel mare Egeo per lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio, che cerca di dividersi con Israele ed Egitto, ma, se ben capisco, escludendo la Grecia.
In questo tipo di politica di un bizantinismo sfrenato, Erdogan ha sempre mostrato di essere abilissimo, anche perché dispone della chiave di volta della NATO contro la Russia, il Bosforo e i Dardanelli. Dove, tra l’altro, se non sbaglio ha in atto la costruzione di un canale, che le navi potrebbero percorrere a pagamento, denominato ‘Canale di Istanbul‘. Al solito Erdogan ha mille carte in mano da giocare e le gioca senza pudore.

In questo quadro esasperato e confuso, dove gli USA cercano di controllare tutto anche se ormai ho l’impressione che i problemi siano diventati troppo grossi anche per loro, Draghi, nell’accogliere la Presidente finlandese, Sanna Marin, non ha perso l’occasione per ribadire ancora una volta e in maniera chiarissima, che più chiara non si può, come l’adesione della Finlandia e della Svezia alla NATO, è cosa buona e giusta, specie, però, nel quadro della creazione di una sorta di sub-alleanza di difesa europea, che includa i membri europei della NATO, in un progetto, dunque, separato, se pur coordinato con la NATO.
Lo scopo è evidente, ed è politico, anzi è (finalmente in questo Paese) di grande politica internazionale. La realizzazione del quale porterebbe ad un allentamento dei rapporti di sostanziale dipendenza dell’Europa dagli USA, per di più con la possibilità per l’Europa di giocare un ruolo fondamentale dimega-cuscinettotra Russia e USA.
Non per caso, infatti, Draghi con Joe Biden ha parlato di pace, anzi, ha parlato della volontà del popolo, dei popoli europei di avere pace in Ucraina. Una pacificazione o un inizio serio di trattativa, potrebbe appunto favorire il progetto di difesa europea, portando i contendenti ‘ufficiali’ ad un tavolo, non facile, di trattativa. Il ‘gioco’, se vogliamo usare questo termine orrendo, è delicatissimo e complicato, ma affascinante.

Lo scontro vero è tra USA e Russia. Ma fare sedere i due ad un tavolo di negoziato potrebbe essere troppo difficile per essere realizzato in breve. Ma se l’Europa potessemediare‘, si potrebbe almeno arrivare ad una sorta di armistizio, un cessate il fuoco che permetta ai contendenti di iniziare una trattativa, che sarebbe comunque lunghissima, con la prospettiva di una soluzione definitiva del problema, chesalvigli interessi di tutti, dando all’Europa un ruolo autonomo di terza forza nel futuro scontro USA-Cina. Che poi gli USA stiano mettendo tutti i paletti necessari a perdere lo scontro con la Cina è un fatto, per me, molto chiaro, ma ne parleremo a suo tempo, intanto sarebbe utile allentare un po’ le catene che ci legano agli USA.
Fantasie, speranze, progetti? Non lo so, non potrei dirlo fino in fondo: non sono all’altezza di quei super politologi che definiscono il futuro del mondo con precisione millimetrica. Ma le ipotesi sul tavolo sono queste.

 

E, mentre il mondo si arrovella su questi temi: Matteo Renzi si allea con la destra per fregare gli stellini; Giuseppe Conte inferocito minaccia fuoco e fiamme senza dire dove, Giggino da New York tuona che si è inferto un colpo agli stellini; Silvio Berlusconi, in attesa del processo Ruby-ter, si riunisce con il resto della destra e fanno una bella litigata; Enrico Letta pensa di contendersi con Giorgia Meloni la prossima Presidenza del Consiglio.
Ditemi voi!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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