Ucraina: come nella pandemia, il pensiero unico s’impone La verità è una e una sola, ed è quella esposta da chi comanda, e quella verità non si discute. Non esiste alcuna possibilità, non dico di condividere le opinioni diverse, ma semplicemente di esporle

Ucraina: come nella pandemia, il pensiero unico s'impone
Ucraina: come nella pandemia, il pensiero unico s'impone

Guardando la guerra in Ucraina, parlavo ieri, con qualche preoccupazione, della tendenza sempre più forte in questi ultimi due o tre anni, ad imporre una sorta di ‘pensiero unico’. Se ne sono visti gli effetti e le modalità di espressione nel lungo periodo della pandemia.

Premesso che la pandemia, per chi non lo sapesse, non è finita affatto -ripeto non è finita- però il Governo, il Ministro della Salute Roberto Speranza, il Presidente del Consiglio Mario Draghi, i millecinquecento e più virologi, perfino canterini, si sono inabissati, non ve ne è più traccia, salvo un paio -chi sa, forse legati da qualche contratto- che si continuano a vedere, ma almeno una (la professoressa Antonella Viola) viene consultata su tutto tranne che sulla virologia, è divenuta una rispettata politologa.
E non vi è più traccia delle voci, talvolta tonanti, talaltra bercianti, spesso sciocche a dir poco, di coloro che avevano espresso pareri diversi da quelliufficialie che per tutto questo tempo sono stati messi all’indice, insultati, sbeffeggiati e, puntualmente, esclusi progressivamente dal pubblico colloquio. Ecco, cito questa questione perché è emblematica di quanto accade oggi a proposito della guerra in Ucraina e di chi ne parla. Non vi è più traccia nemmeno dei pareri di quei pochi (sì, onestamente, pochi) che si opponevano alsentire comunecon argomenti solidi, profondi, importanti e di prospettiva, ripeto prospettiva, solo per dire che, almeno su ciò avevano ragione.
Su quegli argomenti era e sarebbe ancora il caso di parlare. Ecco il punto: alcune di quelle voci andrebbero ancora ascoltate, anche oggi, anzi, più che mai oggi, quando la pandemia è stata dichiarata finita (senza prove): andrebbero ascoltate perché alcuni dei temi da loro posti e discussi, erano e sono ancora temi attuali, vivissimi. In una parola, sono i temi della democrazia (quella vera), sono i temi del bene comune. E sono zittiti proprio anche per questo, dato che facevano vedere e facevano pensare all’esclusione brutale di una parte, più o meno consistente che sia, delle persone italiane; alcune di quelle voci erano e sono vitali per la sopravvivenza di un regime democratico, dove tutte le voci hanno diritto di essere dette e ascoltate, discusse e valutate: prese sul serio quando serie sono le persone che le espongono.
Forse grazie all’esperienza vissuta con la pandemia, è partita immediatamente la propaganda sul conflitto determinato dalla invasione russa del territorio ucraino.

 

Mentre scrivo sento in sottofondo, i vari ‘leader’ esprimere tutti concordi le stesse cose: le ‘sanzioni’ (che non sono sanzioni, ma ritorsioni o rappresaglie) sono giuste e corrette, stanno distruggendo l’economia della Russia e quindi siamo tutti contenti, e per di più, pare, armiamo gruppi di privati per andare a combattere in Ucraina sotto la benedizione, non ufficiale, della NATO.
E si sentono strane considerazioni su questa vicenda.
Cito a caso: l’attacco ad un Paese democratico è, per ciò solo, aggressione. Non so, chi parla così non lo dice, se sia vero il contrario, e cioè che l’attacco di un Paese democratico ad uno qualunque (democratico o non) non sarebbe aggressione. Perfetto: la giustificazione formale delle guerre-non-aggressioni degli USA a … chiunque altro!
E quindi non esiste alcuna possibilità, non dico di condividere le opinioni diverse, ma semplicemente di esporle. E chi le espone, nella migliore delle ipotesi è uno che non si rende conto che le esprime perché in Italia c’è ‘una atavica simpatia per la Russia’. Avete letto bene, lo dice un importante e ascoltatissimo politologo (in genere attento e preciso, ma poi … la lingua batte dove il dente duole), noi italiani abbiamo una ‘atavica’ simpatia per la Russia. Sarà, se lo dice lui, sarà vero? A me sembra che così si confonda la ‘simpatia’ interessata di alcuni politicanti italiani verso la Russia e qualche mazzetta da lì proveniente, con quella che potrebbe essere la simpatia, o addirittura la valutazione intelligente e colta di chi si pone il problema di ciò che sta accadendo in termini di ‘complessità‘.
Certo, la complessità esclude il pensiero unico, ma specialmente esclude che si possa, con tanta facilità come accade oggi, stabilire chi ha torto e chi ha ragione. Il che spiega anche perché, nel descrivere l’azione russa, non ci si può sottrarre dall’usare espressioni crude: selvaggi, violenti, incivili, orribili. Altrimenti a qualcuno potrebbe accadere di scoprire che la Russia è un Paese europeo e che la sua cultura è nonché altissima, in gran parte europea.

 

È la logica grazie alla quale c’è chi si arroga il diritto di stabilire che un Tizio o una organizzazione è colpevole di qualcosa e di ammazzarlo o distruggere l’organizzazione, così, senza nemmeno interrogarlo, discutere con lui, arrestarlo. Chiunque abbia letto almeno un libro giallo, è aduso al metodo di alcuni criminali: ammazzare colui che potrebbe farlo scoprire, così ‘non parla’. Una cosa che dovrebbe provocare il disgusto in chiunque voglia ragionare da persona civile e democratica.
Ma tant’è: la verità è una e una sola, ed è quella esposta da chi comanda, e quella verità non si discute. È ciò che è accaduto in questo ultimo terribile mese in quello che si chiama, con grande superficialità, ‘mondo occidentale’.
Poi, come sempre, i servi sciocchi non mancano mai e, essendo, sciocchi, applicano in maniera estremizzata e radicale le parole d’ordine di chi comanda. È solo in questo senso che si possono interpretare le violentissime prese di posizione di parlamentari di varia estrazione (ma prevalentemente ‘di sinistra’, come il PD, o sedicenti di sinistra, come gli italoviventi) contro chi esprime, magari in modo documentato e razionale, un parere diverso da quello voluto da chi comanda, sia esso Joe Biden, la NATO, o Draghi.
E si arriva, ecco il punto a cui mi riferivo prima, fino a chiedere (parlo di parlamentari della Repubblica che chiedono) di escludere questo o quel commentatore o esperto dalla possibilità di parlare. Con il solito linguaggio ambiguo, volgare, viscido: nel ‘caso’ Alessandro Orsini «Orsini è giusto esprima liberamente il suo pensiero, ci mancherebbe. Che io lo debba però anche pagare, anche no. Roba da matti», o sempre nel ‘caso’ Orsini, anche peggio: «Prendere soldi dalla nostra tv di Stato per andare in tv a esprimere posizioni pro-Putin è troppo. La Rai, almeno la Rai, non può essere equidistante»: cioè, in RAI non si può non parlare male della Russia.
Ebbene no, signori parlamentari (dei quali, volutamente, non ho fatto il nome perché non hanno diritto che si conosca il loro nome, sono traditori della loro funzione e della Costituzione sulla quale hanno giurato: spergiuri!) è vero esattamente l’opposto: proprio perché la Rai è di tutti e pagata da tutti, ha il dovere, non il diritto, il DOVERE, di permettere l’esposizione del pensiero di tutti, anzi, andare a cercare deliberatamente chi la pensi diversamente dal Grande Fratello.
Io, comincio seriamente a temere per la nostra democrazia, posto che ancora vi sia.