lunedì, Maggio 16

Ucraina: che fine farà la Stazione Spaziale Internazionale? L’Europa e l’Italia hanno investito molto con la Russia per cui le preoccupazioni sono ben motivate perché qualunque iniziativa sarà presa, comporterà rischi occupazionali e esposizioni finanziarie

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La Soyuz MS-19 è ritornata a Terra, toccando l’ampia steppa kazaka a sud-est di Dzhezkazgan. Anton Shkaplerov, Pyotr Dubrove e Mark Vande Hei, due russi e un americano, i membri dell’equipaggio di ritorno della Stazione Spaziale Internazionale, sono stati subito visitati in una tenda medica e poi trasportati in elicottero in due ore di volo alla città carbonifera di Karaganda. Da lì, Vande Hei è volato a Houston, a bordo di un Gulfstream V della NASA con un solo scalo tecnico a Colonia.

Da osservatori siamo soddisfatti dellesempio che il personale dello spazio sta dando al mondo: già con la consegna del controllo della Stazione da Shkaplerov all’astronauta statunitense Thomas Marshburn si erano spese parole serene: il comandante uscente nel ringraziare «i fratelli e le sorelle spaziali» aveva elogiato Marshburn, dicendo che sarebbe stato un «comandante professionista della ISS». E nella risposta del neo coordinatore lo stesso atteggiamento: «Le persone hanno problemi sulla Terra ma in orbita siamo un equipaggio». E poi salutando chi stava per far ritorno alle proprie basi, un cenno di fiducia: «La stazione spaziale è un simbolo di amicizia e cooperazione ed è il futuro dell’esplorazione nello spazio». E su queste note gli astronauti e i cosmonauti si sono abbracciati, come è comune tra i membri dell’equipaggio che vanno e vengono da lassù. Magari in spazi ancor più vasti sulla Terra si facesse lo stesso!

Poi il ritorno di un americano su un mezzo spaziale russo è stato un altro segno potente in mezzo alle tensioni sempre più intense che lasciano in sospeso il prossimo destino di cooperazione, anche per le applicazioni spaziali.

Qualche giorno fa a Varsavia, in uno dei negoziati per cercare di portare a una soluzione la guerra in Ucraina, il Presidente degli Stati Uniti d’America ha detto del suo omologo russo: «È un macellaio» a cui è stato risposto dall’agenzia di stampa Tass: «I nuoviinsulti restringono ulteriormente la finestra di opportunità per ricucire i rapporti». Fin qui potrebbe sembrare uno scazzo a distanza tra due persone che si sentono umanamente molto al di sopra delle loro funzioni. Il fatto è che in questa irresponsabilità c’è anche l’Europa, un continente disomogeneo, mal guidato e negato ad ogni forma di soluzione indipendente.

E in questa storia ci rientra anche lo spazio!

Nonostante l’invasione dell’Ucraina, la NASA ha assicurato di continuare la sua partnership con la Russia, almeno per la Stazione. Del resto, la proprietà e l’utilizzo del mezzo sono stabiliti in accordi intergovernativi al momento non alienabili e da bilanciamenti funzionali inamovibili. In queste pagine abbiamo più volte ricordato che da oltre 20 anni la Stazione non può funzionare senza il contributo dei russi che forniscono la propulsione che consente alla ISS di mantenere la sua orbita e manovrare quando necessario degli americani che forniscono energia a tutto l’impianto, compreso il segmento russo. Quindi tutti o nessuno!

La NASA fa la sua parte per apparire misurata e concentrata sulla vita degli equipaggi nello spazio ma Dmitry Rogozin, il capo dell’agenzia spaziale russa, restasulla campagna di minacce, definite anche spacconate dalla stampa americana, affermando che la Russia potrebbe potrebbe lasciarla schiantare al suolo. E per questo, lo stesso Rogozin ha appena comunicato che presenterà proposte per terminare la collaborazione alla ISS alla dirigenza del Paese come ritorsione alle sanzioni internazionali riguardanti le aziende spaziali e missilistiche. A questa intenzione, USA e Canada hanno risposto a Roscosmos affermando che le penalità non verranno revocate. L’ESA, che è un’organizzazione intergovernativa gestita da 22 Paesi e ha il compito di portare avanti progetti sui quali sono stati investiti tempo e soldi, ha risposto che le decisioni spettano agli Stati membri.

L’Europa e l’Italia hanno investito molto con la Russia per cui le preoccupazioni sono ben motivate perché qualunque iniziativa sarà presa, comporterà rischi occupazionali e esposizioni finanziarie.

Ma le uniche esternazioni di ESA sono state relative al rinvio di ExoMars -il programma robotico di esplorazione marziana di cui lindustria italiana è prime contractor e al blocco di altri programmi in itinere. La decisione di far ritirare Roscosmos dalla base spaziale europea di Kourou avrà ripercussioni sull’agenzia russa ma anche sulle attività europee come la missione Euclid pianificata per l’anno prossimo.

L’Agenzia Spaziale Italiana si è allineata a chi attende di allinearsi. In silenzio, in perfetta linea con l’efficacia che regna nel luogo più istituzionale della politica estera nazionale.

In conclusione, a noi sembra che rimanere al di sopra del campo delle azioni, con dichiarazioni minime porta ancora più all’emarginazione di un comparto che nel mondo sta acquisendo sempre maggior valore da cui l’Italia non dovrebbe uscire.

«Adesso si aprono molte strade e ancora non possiamo dire che cosa avverrà», si è affrettato a dichiarare all’Ansa il presidente dell’ASI Giorgio Saccoccia ma ha parlato sicuramente di ‘tempi brevissimi’. Era il 21 febbraio!

Probabilmente anche lui è in attesa che qualcuno gli dica che fare

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