lunedì, Maggio 16

Ucraina, Bucha: il ritorno all’antico peggiore Sono le brutture schifose che sono state puntualmente fatte in tutte le guerre. I responsabili, non sono soltanto gli autori materiali delle brutture, ma anche chi le ha comandate o anche semplicemente permesse o 'non rilevate'

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Vorrei soltanto aggiungere poche parole, poche ma sentite parole, all’articolo di ieri, che, date le circostanze potrebbero apparire ciniche, viste le notizie dei massacri della città di Bucha.
Dico subito che massacrare i civili, no, massacrare esseri umani, è una cosa inaccettabile da qualunque punto di vista la si guardi e da qualunque Paese venga e anche da qualunqueideologiapervenga. Ripeto, qualunque individuo, per qualunque causa: ivi compresa la pena di morte.
Ciò che abbiamo visto, rientra esattamente in questo discorso, che però, forse, merita di essere approfondito. Approfondito, non giustificato.
Spero che, dopo essere stato certamente considerato un filo-russo per quello che ho scritto ieri ora non mi si consideri un massacratore o un amico dei massacratori.
Però, le mia parole, lo so bene, faranno molta fatica a passare ed essere udite, nel rumore, giustificato, ma non sempre ‘innocente’, con cui si commenta e si commenterà questo episodio di Bucha comunque lo si guardi, osceno e indegno di persone civili e di Paesi civili. Qui, davvero, si misura forse un ritorno all’antico (del quale molti parlano con riferimento alle modalità della guerra), al peggiore antico, con tutte le sue ben note e deprecate modalità, trucchi e, perfino, organizzazione!
Nulla giustifica cose simili. Ma io direi di più. Nulla giustifica cose simili, qualunque e per quanto ‘alta’ ne sia la motivazione o la provocazione. E infine, nessuna motivazione di qualunque genere può giustificare non solo quel massacro, ma l’uccisione di una sola persona.
Sì, di una sola persona, perché la gravità dell’uccisione di una sola persona, non è attenuata dal fatto che si tratti, appunto, di una sola persona. Bisogna essere coerenti sempre e quindi, di nuovo, non nascondersi dietro un, comodo, dito e guardare distrattamente ad operazioni militari che uccidono sia pure una sola persona, perché chi lo fa lo ritiene responsabile di qualche delitto, per grave che sia il delitto.
Non dico ciò per ‘giustificare’ certe cose. Al contrario, per sottolineare la criminosità di qualunque atto che colpisca una persona a morte.

 

Purtroppo, e qui veniamo alla considerazione con freddezza delle cose, purtroppo in ogni caso queste sono le brutture schifose che si verificano, che vengono fatte in tutte le guerre. E che sono state puntualmente fatte in tutte le guerre: non credete a nessuno che dica il contrario, è nella natura delle motivazioni delle guerre, che sono sempre oscene e che, con parole spessoalte‘, nascondono la brutale criminosità che deriva dallo stare in guerra: per ordine o non per ordine di chi comanda.
Se quelle immagini sono vere e a chiunque vengano attribuite, i responsabili vanno arrestati e condannati e le chiavi delle prigioni vanno gettate via. I responsabili, non sono soltanto gli autori materiali delle brutture, ma anche chi le ha comandate o anche semplicemente permesse onon rilevate’. Tutti costoro, e i loro complici, oggi possono essere perseguiti e puniti e debbono esserlo, perché, pur a prescindere dalle norme internazionali, i singoli ordinamenti giuridici possono e debbono procedere. Perseguite e punite le persone, individualmente, ma non collettivamente. Chiunque abbia fatto ciò è colpevole, ma il popolo dal quale viene non c’entra.

 

Ciò che, poi, è ancora più doloroso, è che occorreranno anni per poterne venire a capo, per sapere chi e perché lo ha fatto. Ma specialmente non è affatto certo che ciò accadrà, prima o poi.
Specialmente se, come tutto lascia intendere, sono stati i russi in ritirata fare quello scempio, processarli e punirli sarà molto difficile, specie perché la Russia non è parte dello Statuto della Corte penale internazionale, e la stessa Ucraina non lo è, e utilizza una clausola del trattato che permette eccezionalmente anche a chi non sia parte del trattato, di denunciare e pretendere che vengano processate dalla Corte penale internazionale le persone che hanno commesso quell’atto. Meno che mai, poi, è immaginabile che ciò possa accadere ad opera dei tribunali nazionali, anche se si cominciano a vedere sentenze pronunciate in nome del principio universalistico della legge penale. Talune esperienze del passato lo confermano a iosa: basterebbe a dimostrarlo il massacro di My Lai in Vietnam, o il meno trucido ma drammatico eccidio dei viaggiatori di una funivia a causa di un selvaggio e bestiale gioco di abilità tra piloti.

 

Ma poi c’è la propaganda. Che non è, ripeto non è, ripeto ancora, non è da una sola parte: occorre in questa guerra -lo sto imparando scrivendone desolato in questi giorni- fare uno sforzo sovrumano per riuscire a distinguere la verità dalla propaganda: è un mondo orribile quello che lasciamo ai nostri figli. I Russi bloccano le trasmissioni ‘occidentali’ in lingua russa. Ma gli ‘occidentali’ (che modo infame di definire i popoli!) bloccano le trasmissioni russe in lingua ‘occidentale’. E allora? È probabile che abbia ragione stavolta ‘l’occidente’, ma chi può dire come un giornalista della Rai, mentre scrivo, dice, che ‘evidentemente’ è fatto dai russi … evidentemente? Ma come si fa a dire ‘evidentemente’? e come si fa a dirlo dall’altra parte?
È, sarà, una lotta, continua, ininterrotta, durissima per la verità, no: per la realtà.
Ma, perdonatemi, resto senza parole, deluso, arrabbiato, quando sento che la risposta più forte a questo evento schifoso è stato: ‘dateci più armi‘ … orribile!
Resta il fatto che, una volta di più, questi fatti saranno, purtroppo, puniti solo dalla storia!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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