mercoledì, Maggio 25

Ucraina, Azovstal: la formidabile fortezza, città nella città L'acciaieria Azovstal di Mariupol: una sorta di gigantesco bunker senza vie di uscita della resistenza assediata ucraina, scalpo di Putin per salvare la faccia

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Una formidabile fortezza nel centro città, una città sotto una città, un immenso complesso industriale di cemento e muri spessi, porte d’acciaio e tunnel sotterranei rinforzati affacciati sul Mar d’Azov. Un luogo progettato per resistere a un attacco nucleare. Stiamo parlando dell’acciaieria Azovstal di Mariupol. Al centro in queste ore del fuoco russo.
Un comandante ucraino, il tenente colonnello Denys Prokopenko, in un video registrato in fabbrica e diffuso dai media internazionali, afferma: «Usano bombe a caduta libera, razzi, bombe bunker-buster, tutti i tipi di artiglieria, sia terrestre che navale per attacchi indiscriminati». L’impianto non è facile da espugnare: i russi stanno scaricando le bombe anti-bunker -le stesse usate anche in Siria-, ma il sito è stato pensato e costruito per resistere ad attacchi nucleari. Ieri, martedì 19 aprile, fumo e fuoco sono stati osservati provenire da numerosi edifici nelle sezioni occidentali e orientali della città, nonché dentro e vicino l’impianto Azovstal.
La sua distruzione segnerà la presa definitiva di Mariupol da parte della Russia. Un obiettivo ambito, assolutamente strategico. I russi stanno cercando di stabilire il controllo incontrastato del territorio che collega le regioni controllate dai separatisti del Donbas, nel sud-est dell’Ucraina, alla penisola di Crimea, che la Russia ha occupato nel 2014. Mariupol, con la sua acciaieria è (era) l’ultimo sostanziale ostacolo rimasto nella regione. Altresì, il controllo dell’impianto Azovstal permetterà ai russi un migliore accesso al sistema ferroviario e al porto marittimo della regione.
Mariupol è molto importante per Vladimir Putin, la sua presa gli permetterebbe di affermare che il processo didenazificazioneha avuto successo. Essenziale per Putin poterlo affermare il 9 maggio, data nella quale Mosca celebra la vittoria sulla Germania nazista nella seconda guerra mondiale con una parata annuale sulla Piazza Rossa.

Malgrado ieri si sia diffusa la notizia che da Mosca era arrivato l’ordine di radere al suolo l’acciaieria, non è ancora chiaro come si muoveranno le forze russe.
E’ difficile comprendere quali siano i piani di Mosca per prendere possesso di uno dei più grandi stabilimenti metallurgici d’Europa.
Tentare un’irruzione significherebbe far pagare un prezzo di sangue elevatissimo alla fanteria russa, che si troverebbe a combattere in un ambiente complesso e sconosciuto nel quale a poco servirebbe un vantaggio numerico che, secondo Mosca, è di sei a uno, ovvero il doppio della ‘combat ratio’ che la dottrina militare ritiene equilibrata in uno scenario bellico tradizionale, quindi non di guerriglia urbana. Già un tentativo di blitz delle truppe cecene di Ramzan Kadyrov, settimane fa, sarebbe stato respinto con successo.

Utilizzare le micidiali bombe ‘bunker buster‘, già viste in azione ad Aleppo, richiederebbe avere una conoscenza precisa degli obiettivi, cosa non semplice data la vastità dell’area da attaccare.C’è chi sostiene che solo un attacco chimico consentirebbe di snidare i difensori di Mariupol. «E’ l’unico modo per farli uscire», ha spiegato al ‘Guardian‘ l’analista militare ucraino Oleg Zhdanov, «lo stabilimento Azovstal è uno spazio enorme con così tanti edifici che i russi semplicemente non possono trovarli». «Sono territori molto vasti che non possono essere distrutti dall’aria, per cui i russi stanno usando bombe di calibro pesante», spiega un altro analista militare ucraino, Sergiy Zgurets.
Il capo del Centro di controllo della difesa nazionale della Federazione russa, il colonnello generale
Mikhail Mizintsev, ha riferito sabato scorso che i difensori di Mariupol sono rimasti senza cibo e acqua e che solo l’opposizione delle autorità di Kiev ha impedito loro la resa. E’ però un’affermazione impossibile da verificare e al momento non è chiaro quanto i combattenti ucraini possano andare avanti prima di cedere alla fame e alla sete. E’ possibile che lo sterminato complesso ospiti risorse che consentano, per ora, agli assediati di continuare a resistere.
Quel che è
certo è che non c’è alcuna via di fuga e che sarebbe impossibile, al momento, per le forze ucraine intervenire e spezzare l’assedio.
«
Quante risorse abbiano i difensori e quanto possano reggere è quello che si chiedono tutti», aggiunge Zhdanov, «ma non hanno via d’uscita. Sono circondati da ogni lato, devono resistere fino alla fine. Se cedono, non saranno risparmiati».
La lotta per l’acciaieria Azovstal, ha annotato ‘The New York Times‘, ricorda una delle grandi lotte della seconda guerra mondiale, la battaglia per la fabbrica di trattori di Stalingrado, quando le forze della Germania nazista tentarono di catturare quella città. Migliaia di soldati tedeschi e sovietici morirono, così come molti civili, prima che alla fine i sovietici prevalessero. Un complesso industriale tentacolare e pesante, affermano gli analisti militari, è sempre una buona posizione di combattimento per i difensori che vi sono asserragliati.

L’impianto Azovstal fu fondato dall’Unione Sovietica negli anni ’30, scegliendo quel posto sul Mar d’Azov per la vicinanza con il porto di Mariupol. A fondarla fu il Presidio del Soviet Supremo dell’Urss, e solo tre anni dopo, nel 1933, la prima produzione uscì dall’altoforno, spento prima d’ora solo durante la Seconda guerra mondiale, quando nel 1941 la Germania nazista occupò Mariupol. Nel settembre del 1943, dopo la liberazione della città, lo stabilimento fu ricostruito.
È un labirinto di sistemi ferroviari, officine, altiforni e magazzini, con molti degli edifici realizzati in cemento ad alto spessore e progettati per resistere alle alte temperature.
L’impianto si estende su oltre 11 chilometri quadrati, un complesso di edificiciminiere, altiforni e pile di acciaio e lamiereedifici, binari, con una vasto rete di gallerie sotterranee, che dispone di proprie strutture portuali sul Mar d’Azov.
Azovstal era delle più grandi fabbriche di metalli in Europa, produceva circa 4,3/4,6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno prima dell’invasione russa, 3,5 milioni di tonnellate di metallo caldo e 1,2 milioni di tonnellate di acciaio laminato, avvalendosi di 11mila dipendenti, secondo Metinvest, un conglomerato siderurgico e minerario di proprietà dell’uomo più ricco dell’Ucraina, il miliardario Rinat Akhmetov.
Le attività nell’impianto sono state sospese il 24 febbraio scorso, il giorno di inizio dell’invasione russa, e lo stop rappresenta un duro colpo non solo per l’Ucraina, dodicesimo maggiore produttore di acciaio al mondo, ma anche per il mercato italiano che -secondo alcune stime- nel 2020 ha assorbito il 46% del volume di vendite di Azovstal.

Un portavoce di Metinvest, sentito da ‘The New York Times‘, ha affermato che i bunker dell’impianto erano stati usati come rifugi dai lavoratori siderurgici già nel 2014, quando i separatisti sostenuti dalla Russia avevano cercato di impadronirsi di Mariupol. «Sin dalla prima invasione, abbiamo tenuto i bunker in buono stato e riforniti di cibo e acqua», e questi rifugi possono ospitare fino a 4.000 persone, riforniti a sufficienza di cibo e acqua per durare tre settimane. Secondo testimoni oculari, nei primi giorni dell’assedio vi erano stati più di 2.000 civili, molti dei quali membri della famiglia dei dipendenti. Secondo le informazioni rilasciate dal Municipio di Mariupol ora vi sarebbero 1.000 civili circa. La rete di passaggi sotterranei e stanze, che ora è fondamentale per la sopravvivenza dei soldati e dei civili rintanati, è stata originariamente costruita per trasportare le attrezzature tra gli edifici, secondo Metinvest. Non era previsto un uso militare dei tunnel prima della guerra. Ora è l’impianto è diventato una sorta di gigantesco bunker, scelto dalla resistenza del battaglione Azov a cui si è unita la schiera di combattenti ucraini e volontari (molti dei quali provenienti da Paesi europei e dal Canada, per lo più mercenari, secondo i russi), ma anche sopravvissuti della trentaseiesima brigata di fanteria marina, militi della guardia nazionale, volontari stranieri, residui di brigate motorizzate. Secondo i russi sarebbero non più di 1.500 combattenti, secondo gli ucraini sarebbero il doppio. 

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